18 dic 2011

La storia dei Genesis - 2: 'Trespass'

Il vento soffia attraverso le porte chiuse e pizzica le orecchie di uno gnomo che si aggira tra le stanche mura. Qualcosa - o forse qualcuno - sta per accadere. Per saperlo, bisogna capire quello che dice il vento. Ma solo quando tutti gli spiragli si allineeranno in un ben preciso disegno magico riusciremo a decifrare il suo linguaggio.



Nella cosmologia genesiana, Trespass (1970) segna l'inizio della serie portentosa che si protrarrà per 6 anni e 5 album, opere che hanno contribuito a scrivere la storia del rock progressivo. Ma Trespass segna anche il ritiro volontario di Ant Phillips, la cui sensibilità non gli faceva sopportare lo stress delle gigs, e, oltre a ciò, il licenziamento del batterista John Mayhew, a registrazione già avvenuta.
Al contrario della maggioranza dei commentatori della band, per me quest'ultima decisione rimane oscura. Se è vero che Mayhew "seguiva" gli altri componenti invece di trascinarli, è anche vero che il suo drumming non manca affatto di potenza, là dove questa è richiesta. "The Knife" è un pezzo classico grazie anche al suo attento lavoro, e la puntualità dei suoi interventi (crescendo, rulli, occasionali esplosioni) in "Looking For Someone", "White Mountain", "Visions Of Angels" e "Stagnation" è fuori discussione. Io protendo a credere che John Mayhew abbia dovuto abbandonare il gruppo solo perché "meno colto" degli altri. Con il coetaneo Phil Collins i Genesis trovarono un compagno di strada più furbo, più estroverso e certamente più volenteroso a contribuire al processo compositorio, ma come batterista di sicuro non molto migliore del suo predecessore. (Entrambi, Collins e Mayhew, provengono dalla "working class". Mayhew era, ed è rimasto, un falegname. Dopo due matrimoni falliti, è emigrato in Australia. John Silver invece, che fu il batterista in From Genesis To Revelation, ha fatto carriera nell'ambiente della televisione, ambiente che Collins già conosceva per alcune sue esperienze di recitazione.) 


One-eye hid the crown and with laurels on his head
Returned amongst the tribe and dwelt in peace.


Guercio nascose la corona e, con l'alloro sul suo capo,
Tornò alla tribù, dove poté vivere in pace.  

(Ultime parole di "White Mountain")


 
Trespass, la "trasgressione", è il punto di passaggio dei Genesis da come li volevano Jonathan King e la Decca Records a quelli della piena autoconsapevolezza artistica. Prodotta da John Anthony per l'etichetta Charisma del lungimirante Tony Stratton-Smith, la band trova definitivamente la propria formula. La taratura però avviene già prima di varcare la soglia dello studio, grazie a una lunga successione di concerti in tutto il Sud Est inglese.

Se ci sono punti in comune con il precedente From Genesis To Revelation, sono i testi intellettuali e la voce teatrale di Peter Gabriel; sia gli uni che l'altra, ovvio, qui enormemente sviluppati. I 40 minuti dell'album sono un unico viaggio fantastico e surreale, compiuto in parte nel mondo odierno e in parte sui sentieri eterei delle sfere ultraterrene.
Sui primi quattro solchi l'Hammond di Tony Banks (quando non è il dulcimer o il piano) aggiunge una vena di malinconia e, dopo la romantica e un po' monocorde ballata "Dusk", ecco finalmente la scatenata "The Knife", che chiude il disco. All'interagire delle 12 corde acustiche Anthony Phillips e Mike Rutherford avvicendano rispettivamente il lead elettrico e il basso, con naturalezza a dir poco sconcertante per essere appena ventenni.
"The Knife", dedicata a "chi trasgredisce contro di noi", è il nodo cardine da cui si dipana il domani dei Genesis. Phillips come detto getterà la spugna, ma l'arrivo al suo posto di Steve Hackett si rivelerà assai felice. Le basi per l'epopea di uno dei gruppi principi del prog sono definitivamente poste. 


Tracks:
     
1. Looking For Someone 
2. White Mountain    
3. Visions Of Angels  
4. Stagnation    
5. Dusk 
6. The Knife
  

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