02 gen 2013

Bobby Jameson / Chris Lucey

Tanti artisti, nella storia della musica pop/rock, sono stati depredati. Hanno composto canzoni con le quali altri hanno fatto soldi senza dar loro neppure un centesimo; hanno inciso dischi rimettendoci di tasca propria; sono caduti nel dimenticatoio - e nella povertà - forse perché ingenui, o più probabilmente perché nessuno ha mai preso le loro difese.
Quel che segue è il ritratto di uno di questi artisti,
oggi quasi 68enne (è nato a Geneva, Illinois, nel 1945), che mai conobbe giustizia



Bobby Jameson / Chris Lucey entrò nel mondo della musica nei primi Anni Sessanta con alcune composizioni pop ("Let's Surf", "Please Little Girl Take This Lollypop", "All I Want Is My Baby" [canzone di Mick Jagger e Keith Richards mai registrata dai Rolling Stones] e soprattutto "I'm So Lonely") che lasciavano presagire una grande carriera, sulla falsariga di quella di Gene Vincent, di Brian Wilson dei Beach Boys, di Tim Buckley o di colui al quale forse la voce del giovane Jameson assomigliava maggiormente, ovvero Scott Walker. 



L'album di debutto Songs of Protest and Anti-Protest (1965), realizzato con lo pseudonimo "Chris Lucey", è davvero straordinario, ma passò tristemente inosservato. Del famigerato "Chris Lucey" (leggi qui il motivo di tale pseudonimo) sono anche gli album Working e il recentemente ri-edito Color Him In 


"Jesus Was An Outlaw Too": arranged by Jesse Ed Davis and Bobby Jameson. 
Randy Newman on piano. Jesse Ed Davis on lead guitar. Bob Glaub bass, Jimmy Karstein drums. Performed and written by Bobby Jameson and recorded in 1970-71
 
Nel suo trip londinese, a cui fu invitato dal manager degli Stones Andrew Loog Oldham, Jameson andò incontro a una serie di malintesi (davvero esilarante la cronaca del suo incontro con Oldham, disponibile sul Bobby Jameson's personal blog), e dunque seguì un pronto rientro a Los Angeles.
Se non altro sul Sunset Strip questo cantante folk-pop era uno dei più noti; ed ecco arrivare alcune fruttuose collaborazioni con l'allora già esuberante Frank Zappa. Similmente a molti altri del genere melodico-popolare, dopo l'avvento dei Beatles (ma anche grazie all'influsso dei Rolling Stones e di Arthur Lee e i suoi Love), Bobby Jameson si convertì al rock. Di conseguenza, negli Anni Settanta e Ottanta i suoi toni si fecero più rudi, i testi più impegnati ("Vietnam", "Outlaw", "Jesus Was An Outlaw Too", ecc.). Sussisteva tuttora la prospettiva di un successo...
Invece, nel 1985, arrivò il crash down, il fallimento. Il cinismo delle etichette discografiche e l'ambiguità di molti personaggi del mondo musicale (la vita di Jameson è stata un'unica lotta per farsi riconoscere il copyright di sue canzoni) furono alla fonte di un'avvilente defaillance sociale e personale: droghe e alcool, i mobili pignorati, il rischio incombente di divenire uno dei numerosi senzatetto che vagano per il grembo di "Mother America"... ("Misi tutto all'asta e qualche fortunato bastardo si accaparrò la mia vecchia Telecaster per soli 250 dollari" rammenta l'artista sul suo blog personale). 
Poi, com'è accaduto ad altri grandi musicisti, l'avvento di Internet lo ha fatto uscire dal dimenticatoio: dal 2007 o giù di lì Jameson è tornato a risalire la china.
I soldi però li sta ancora aspettando... mentre altri guadagnano con le ristampe dei suoi dischi.



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