21 dic 2013

L'incredibile quarto d'ora di celebrità di Scot Halpin

Batterista per una volta degli Who

20 novembre 1973. The Who sono all'apice del loro successo e, con l'album Quadrophenia che scala tutte le classifiche, si accingono a conquistare l'America. Il concerto d'apertura del loro tour è al Cow Palace di San Francisco. Keith Moon, il batterista, riesce a malapena a tenere in mano gli sticks, durante l'esecuzione di "Drowned" sbanda vistosamente e finisce per crollare sulla batteria nel corso del pezzo successivo, "Won't Get Fooled Again".



Moon è completamente fatto: PCP o "angel dust", il nome dell'ominosa droga. E' una sostanza che solitamente si usa come tranquillante per i cavalli o per i gorilla rinchiusi nelle gabbie degli zoo.
Il drummer viene sbarellato fuori dal palco. Pete Townshend si rivolge al pubblico così: "Cercheremo di ricondurlo in vita colpendolo sulla pancia; riporterà solo qualche ematoma al costato..."
Venti minuti e una serie di docce fredde dopo, un Keith Moon dalla faccia assente fa il suo ritorno. Il gruppo riattacca con "Magic Bus", ma Moon collassa ancora una volta.

Keith Moon

Townshend, Roger Daltrey e John Entwhistle si guardano in faccia. Suonano "See Me, Feel Me" senza le percussioni. Townshend è disperato e non lo nasconde. "Beh, c'è qualcuno nel pubblico che sa suonare la batteria?" chiede.
Viene sospinto in avanti (da un suo amico) il 19enne Scot Halpin. Il ragazzo proviene dall'Iowa. In realtà suona principalmente il basso, e solo occasionalmente la batteria, ma nel camerino fa velocemente qualche prova e Pete e Roger, sospirando, dicono: "Okay".

Roger Daltrey annuncia agli spettatori il nome del nuovo batterista, quindi il concerto riparte con il blues "'Smokestack Lightning". Il giovanissimo Scot conosce a malapena il pezzo, ignorava persino che facesse parte del repertorio degli Who. Sta tutto concentrato a cogliere i segnali lanciatigli da Pete Townshend. Accompagna la band anche in "Spoonful" e nel più complicato "Naked Eye". Secondo alcune fonti, suonò anche in quello che normalmente è il gran finale, ovvero "My Generation".

Dopo il concerto, Townshend, Daltrey ed Entwhistle gli dicono grazie, gli promettono 1000 dollari e gli regalano una giacca con su la griffe del tour americano degli Who. E lui va via.
Di quei momenti nel backstage, Scot Halpin ricorda la tensione tra Townshend e Daltrey (quest'ultimo beveva Jack Daniels direttamente dalla bottiglia). Circa Keith Moon li sentì dire: "Ma per sballarsi non poteva aspettare la fine dello show?"

Moon dietro al suo set di percussioni, che a Scot Halpin, in quella strana serata al Cow Palace di San Francisco, apparì immenso



Sul suo "quarto d'ora di celebrità" sono stati scritti libri, realizzati film e non pochi servizi televisivi, ma lo stesso Scot Halpin era restio a parlarne. "Tutto accadde in maniera molto veloce... ed è come avvolto nella nebbia."

La giacca gli venne rubata quasi immediatamente... Il giorno dopo lo show Scot ricevette una lusinghiera recensione dal San Francisco Chronicle e la sua esibizione è immortalata sul DVD THE WHO, Cow Palace Nov. 1973 - Quadrophenia 1st night. Per lui, questo fu anche tutto. Dopo tale esperienza si mise a fare il pittore, si sposò, mise al mondo un figlio, e usava fare la spola tra San Francisco e  Bloomington, Indiana. Come molti altri "puristi" degli Who, si disinamorò della band quando Keith Moon morì, a soli 32 anni, nel settembre '78. Curiosamente, la droga che uccise il drummer era un medicinale che avrebbe dovuto curarlo dall'alcolismo...



Alla rivista Rolling Stone, Scot dichiarò, non molto dopo la sua esibizione: "Erano incredibilmente pieni di energia. Io ho suonato solo in tre dei loro pezzi e poi mi sono sentito distrutto..."

Più tardi non volle assolutamente più parlare di quel memorabile episodio, rifiutandosi di rilasciare qualsiasi intervista.

Morì il 9 febbraio 2008, qualche giorno dopo il suo 54esimo compleanno.


Scot Halpin al Cow Palace: 15 minuti di celebrità




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