27 set 2015

Jazz on Sunday: Sonny Rollins




Tra i longevi del jazz c'è sicuramente da annoverare Theodore Walter "Sonny" Rollins, newyorkese ma di genitori provenienti dalle Virgin Islands.


Il "Colosso del Sax" come è stato chiamato, è tra i pionieri del moderno jazz. Iniziò a suonare a 7-8 anni e, dopo aver iniziato con il be-bop, passò ad altri stili. Inizialmente venne influenzato, come tanti altri, dai suoni "jump" e Rhythm&Blues di artisti del rango di Louis Jordan, per poi orientarsi ai grandi sax tenori compresi in quell'ampio raggio che va dal "duro" Coleman Hawkins ai frasisti "leggeri" tipo Lester Young. Erano gli Anni Cinquanta e il be-bop stava scrivendo la propria appassionante storia. Non c'è dunque da sorprendersi che, a vent'anni o giù di lì, Rollins idolatrasse Charlie Parker. Lui stesso ebbe la fortuna di avere un mentore d'eccezione: il pianista e compositore Thelonious Monk, che lo sentì suonare spesso (molte volte a casa dello stesso Monk).



La vita di Sonny Rollins è un romanzo ed è anche un esempio di come, dopo ogni caduta, ci si può rialzare. Nel 1950 viene arrestato per rapina a mano armata e condannato a tre anni di carcere. Sconta "solo" dieci mesi (a Rikers Island), prima di essere rilasciato sulla parola. Nel '52 viene ri-arrestato perché trovato in possesso di eroina. L'eroina, questa compagna inseparabile - e implacabile - di molti grandi musicisti! Nel 1955 è mandato al Federal Medical Center di Lexington (allora l'unico istituto negli USA per sconfiggere l'abuso di droghe), dove il giovane Sonny decide di fare da volontario per una terapia a base di metadone. Trasferitosi a Chicago, si unisce al trombettista Booker Little. Teme apertamente la sobrietà: ha paura che essere sobrio potrebbe inficiare il suo modo di fare musica, la creatività... E invece, come capitò a Clifford Brown (che riuscì sempre a mantenersi "clean"), arrivò anche per Rollins il successo.

Nell'estate del 1955 divenne un membro del Miles Davis Quintet, ma solo per poco. Quindi passò al Clifford Brown - Max Roach Quintet. Dopo la morte, in un incidente automobilistico, di Brown (a soli 25 anni... lo stare lontano dalle droghe non aveva aiutato il grande trombettista a vivere a lungo!) e del pianista - anche lui venticinquenne - Richie Powell (al volante della vettura c'era Nancy Powell, moglie di Richie), Rollins rimase a suonare con Roach, mentre via via pubblicava diversi propri album per le etichette Prestige Records, Blue Note, Riverside e la Contemporary di Los Angeles.



Saxophone Colossus, registrato il 22 giugno 1956 nello studio di Rudy Van Gelder in New Jersey, vedeva Tommy Flanagan al piano, l'ex bassista dei Jazz Messengers Doug Watkins, oltre al suo batterista preferito - Max Roach, appunto. Saxophone Colossus - tra i suoi dischi più acclamati - includeva, tra le altre, le composizioni "St. Thomas" (un calypso caraibico basato su una melodia che sua madre gli cantava da piccolo), il brano be-bop "Strode Rode", nonché "Moritat", che altro non è che la canzone di Kurt Weill meglio nota come "Mack the Knife".

Nel 1956 Sonny sposa l'attrice e modella Dawn Finney. Ma la sua vita è una serie di alti-e-bassi e quel suo primo matrimonio naufraga.


Per un esaustivo "curriculum" su Sonny Rollins, la musica e le droghe, leggi: 
"Sonny Rollins At Sixty-Eight - Reformed, redeemed, and ready for reincarnation"
un articolo del 1999 di George W. Goodman apparso sull'Atlantic Magazine.

Sempre al 1956 risale Tenor Madness, inciso con il gruppo di Miles: ne facevano parte il pianista Red Garland, il bassista Paul Chambers e Philly Joe Jones alla batteria. Nel brano che dà il titolo all'album suona il già grande, anzi grandissimo John Coltrane.

Nel 1957 Rollins decise di provare a sottrarre il pianoforte e di farsi accompagnare soltanto da basso e batteria. Questo tipo di musica jazz per trio viene detta "strolling" ("passeggiata", "passeggiate"). Fatta la conoscenza di Ornette Coleman (uno dei jazzisti più "estremi" in assoluto, per le sue sperimentazioni spesso davvero ultraumane), Sonny si esercitò per qualche tempo con lui. Nel frattempo cresceva la sua fama di "improvvisatore". Nel 1958 si ritrovò a posare per la celebre foto di Art Kane dal titolo "A Great Day in Harlem", dove si vedono 57 musicisti jazz.


Nello stesso anno registra Freedom Suite, dove, nelle note di copertina, scrive:
"How ironic that the Negro, who more than any other people can claim America's culture as his own, is being persecuted and repressed; that the Negro, who has exemplified the humanities in his very existence, is being rewarded with inhumanity."

La title track dell'omonimo album è un pezzo blueseggiante di 19 minuti. Oscar Pettiford e Max Roach costituiscono l'accoppiata bass+drums.



Nel 1959 il suo primo tour europeo (Svezia, Olanda, Germania e Francia), dopodiché Sonny Rollins si ritirò per tre anni, o comunque smise di incidere, agendo nel frattempo per così dire in maniera più libera, sperimentando.

Nel 1962 con The Bridge celebra il come-back.

Pubblicato dalla RCA e prodotto da George Avakian, The Bridge fu realizzato da un quartetto che comprendeva, oltre a Rollins, il chitarrista Jim Hall, Ben Riley alle percussioni e Bob Cranshaw al basso. Quello divenne il suo album più venduto in assoluto. Da lì in poi, e finché durò il contratto con la RCA, ogni disco sarebbe differito dal successivo; si andava dai ritmi latini alla pura avanguardia. In mezzo, ci fu una tournée in Giappone.

La sua apparizione del 1965 al Ronnie Scott's Jazz Club è documentata dal CD (ovviamente stampato molti anni dopo, dato che allora si era nell'era del vinile) Live in London. Suo il soundtrack del film Alfie (con Michael Caine nel ruolo di protagonista). Poi vennero le produzioni per la label Impulse!: East Broadway Run Down, There Will Never Be Another You e Sonny Rollins on Impulse!.
Nel 1969 Rollins si concesse un'altra pausa, stavolta per studiare yoga, meditazione e filosofie orientali. E non a New York, ma in loco, ovvero in India.





Capite che abbiamo a che fare con una delle figure più influenti non solo del jazz, ma della cultura pop e della subcultura in generale. Gli Anni Settanta e Ottanta rappresentarono per lui decenni di esplorazione musicale (non necessariamente in direzione astrattismo, bensì abbracciando forme popolari, e addirittura commerciali, di musica: R&B, pop, funk...), costellati da vari riconoscimenti.
Nel 2001 Rollins vinse un Grammy per l'album This Is What I Do (2000). L'11 settembre 2001 il musicista udì il boato delle Twin Towers che crollavano e, come altri che abitavano anche a diversi isolati di distanza dalle Torri, dovette abbandonare la sua abitazione: fu visto scendere in strada reggendo il suo sassofono... The 9/11 Concert (un CD del 2005) gli portò un altro Grammy, dopo quello che aveva vinto nel 2004, dedicato alla carriera (2004: anno della morte di sua moglie Lucille).

Without a Song: The 9/11 Concert vedeva tra i musicisti suo nipote, il trombonista Clifton Anderson, oltre al bassista Cranshaw, a Stephen Scott al piano, e al percussionista Kimati Dinizulu, coadiuvato dal batterista Perry Wilson.
Non abbiamo purtroppo immagini di quell'evento, ma proponiamo qui "Without A Song" - il celebre brano, registrato in studio - e inoltre un momento di Jazz à Vienne - 1994 dove sono assembrati sul palco Billy Drummond, Sonny Rollins, Clifton Anderson, Jerome Harris, Bob Cranshaw e Victor See-Yuen (che suonano "Long Ago and Far Away").





Rollins compì ancora diverse tournée mondiali, incassò altri premi (tra i quali la National Medal of the Arts), e fu il soggetto principale di documentari per appassionati del jazz.
Non è tanto plausibile, data la sua età, ma ancora Sonny Rollins suona dal vivo...




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