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18 mag 2025

"Buon compleanno!" al grande Rick Wakeman

 Nato a Perivale, Inghilterra, il 18 maggio 1949, da piccolo sognava di principesse da liberare e altre romantiche tenzoni... e fu anche questa sua passione, da lui trasposta in musica, a portarlo un'infinità di volte sulle copertine di riviste di progressive rock e di classic rock! Quella qui sotto è la cover di Prog di febbraio 2023, n. 137, dedicata al celebre tastierista.


"Quando suoni, stai dipingendo usando le note". Così diceva a Rick Wakeman la sua insegnante di pianoforte. Una lezione che Rick non dimenticò mai. In una galleria di quadri ci sono temi, forme e colori diversi e Wakeman cercò sempre di comporre come se fosse un pittore.

È uscito lo scorso novembre A Gallery of the Imagination, album realizzato insieme alla sua English Rock Ensemble.



La line-up è la medesima dello scorso disco di Wakeman, The Red Planet: si tratta dei componenti di un gruppo (ERE o, appunto, English Rock Ensemble) che, con gli inevitabili rimescolamenti di formazione, accompagna il mago delle tastiere fin dalle sue prime scorribande musical-imprenditoriali. Nella fattispecie:

Lee Pomeroy al basso, il chitarrista Dave Colquhoun, il batterista Ash Soan e, al canto, Hayley Sanderson, nota per aver partecipato al programma della BBC Strictly Come Dancing (il nostro Ballando con le stelle).


Link: Una recensione/presentazione di A Galery of the Imagination

 


Richard Christopher Wakeman
(questo il suo nome completo) si formò come pianista classico prima di passare alle tastiere e ai sintetizzatori. Fece da session man per diversi artisti (David Bowie, Elton John, Cat Stevens, Lou Reed, i Black Sabbath, John Williams, Al Stewart...) ed entrò negli Strawbs per poi passare agli Yes

In "Space Oddity", straordinario brano cantato da David Bowie, è Rick a suonare il Mellotron.


  Yes - 'Fragile'

Anno 1971. Affinché l'astronave Yes possa per davvero decollare, occorre che arrivi il tastierista Rick Wakeman al posto di Tony Kaye. Il gruppo ha già alle spalle due gradevoli album di pop sinfonico che non sono dissimili dallo stile dei Moody Blues e in più ha pubblicato The Yes Album, che è già una svolta verso il progressive rock.

La formazione è adesso:

Anderson, Howe, Squire, Bruford e Wakeman,

ed è questa che, oltre a Fragile, produrrà anche il successivo, altrettanto fantastico album Close To The Edge

  


Link: Rick Wakeman e la sua esperienza con i Black Sabbath


 Yes - 'Close To The Edge' (1972)

"Close To The Edge", brano di 18 minuti  dall'album eponimo, ha tutto ciò che caratterizza il progressive rock. Ripetiamo i nomi: Jon Anderson, Bill Bruford, Rick Wakeman, Steve Howe, Chris Squire. Si recita come una poesia.
Subito dopo questo lavoro, Bill Bruford, il batterista, abbandonerà inaspettatamente gli Yes per passare ai King Crimson.

 La copertina dell'LP è di Roger Dean e stavolta non presenta un disegno fantastico e arzigogolato, eppure un certo effetto lo fa, con quel verde diffuso e la scritta (che dovremo definire, d'ora in poi, "roger-deaniana") con il logo della band, oltre al titolo, scritto con caratteri simili. "Close To The Edge" è un'espressione traducibile: "vicini al bordo".

Per molti, questo è il concept album più bello della storia del rock. Per altri, una delle dieci pietre miliari del progressive (ma noi crediamo che siano più di dieci; fermo restando che i più famosi rimangono Foxtrot, Pawn Hearts, In The Court..., Red, Thick As A Brick, Third...). Resta comunque uno dei capolavori del nostro genere preferito e, in termini di bellezza assoluta, nella discografia degli Yes si rimane indecisi se dare la corona a questo oppure a Fragile. (O a The Yes Album!)

Certo è che, tra tanti dischi stupendi, sarebbe utopico voler stilare una classifica. 

   

 Link: Pietre miliari: Close To The Edge.- Recensione sul sito Metallized

 Periodo di registrazione di Close To The Edge: dal febbraio 1972 al giugno dello stesso anno. (Pubblicazione: a settembre.)

Il film Yessongs, sugli Yes e sulla loro musica, venne prodotto nel 1975. Regia: Peter Neal. Qui vediamo gli Yes durante il loro 'Close To The Edge Tour' (dicembre 1972).  Sul palco c'era già Alan White alle pelli d'asino. Fino ad allora White aveva suonato con e per Steve Winwood, John Lennon (nonché nella Plastic Ono Band), George Harrison (nell'album All Things Must Pass) e, dal vivo, con Joe Cocker.

   Starring (nel docufilm): 

      - Jon Anderson

      - Chris Squire

      - Steve Howe

      - Rick Wakeman

      - Alan White

   





    Le Sei Mogli di Enrico VIII

Usciva il 23 gennaio 1973: The Six Wives of Henry VIII, primo album solista di Rick Wakeman.

Un rock a tratti ridondante (con il gentile aiuto degli altri membri degli Yes) a base di Mellotron, Moog, organo Hammond, organo di chiesa, piano elettrico, pianoforte a coda, vari synth.


  Yes - 'Tales From Topographic Oceans'

L'attività degli Yes continua senza soluzione di continuità. 7 dicembre 1973: esce Tales From Topographic Oceans, un doppio LP, sesto lavoro in studio della band. 

Le opinioni di critici e fan furono assai discrepanti... Gli Yes qui erano - come abbiamo detto - senza Bill Bruford, che aveva imboccato la strada dei King Crimson ma, comunque, per lui era subentrato, alle pelli d'asino, l'eccellente Alan White.

Doppio album, ripetiamo; e una delle critiche principali mosse a Tales From... è proprio la lunghezza. Secondo alcuni recensori di allora, l'album avrebbe potuto avere maggiore coerenza e impatto se fosse stato contenuto in sole due facciate di vinile.

Questione di punti di vista. Fatto è:

Side One e Side Two dell'opera risultano essere eteree, cristalline a tratti e a tratti nebbiose, fumose; con qualche lungaggine, certo. Side Three e Four sono invece più ritmiche, vi si sente più acciaio.

In tutto e per tutto, ad ogni modo, traspare lo stile tipico degli Yes. E, anche se non sempre è magia, trattasi di certo di buona musica. 

Yes:

   - Jon Anderson (Lead Vocals, Acoustic Guitar, Percussion)

   - Steve Howe (Guitar, Electric Sitar, Backing Vocals)

   - Chris Squire (Bass, Backing Vocals)

   - Rick Wakeman (Keyboards)

   - Alan White (Drums, Percussion, Backing Vocals)

Cover: Roger Dean


https://youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_kb8xEtrxemjdLgHaZzOfS5MFHI7oBseQc

   



    Il Viaggio al Centro della Terra di Rick Wakeman

Un po' più di fantascienza stavolta e meno saghe medievali e fantasy... Journey to the Centre of the Earth. Il fascino di questo racconto divenuto sinfonia rock è inalterato ancor oggi e, fin dalle battute iniziali, pare di tornare al momento della genesi dell'opus, all'esecuzione con registrazione in presa diretta. E "vediamo" la pomposità della messa in scena, con l'orchestra di là, la band di qua e, immerso in decine di vari strumenti a tastiera, lui, lo stregone, l'alchimista, ancora molto giovane e bello e dalla lunga capigliatura bionda.

   


 'No Earthly Connection' (1976)

Con l'album The Myths & Legends of King Arthur and the Knights of the Round Table e la sua implementazione teatrale (con tanto di orchestra e persino balletto sul ghiaccio!), Rick Wakeman si era superato; in tutti i sensi. Anche in senso finanziario. Così nel 1976 dovette ridimensionare la squadra che lo accompagnava, facendone un "ensemble rock". E quale tema si sarebbe potuto adattare al suo nuovo album? Certo, qualcosa che rendesse giustizia al suo ego smisurato! Il tema glielo fornirono i libri di Erich von Däniken, uno dei guru della cosiddetta paleoarcheologia, un sostenitore dell'esistenza degli alieni.
No Earthly Connection è musica del futuro, ha testi esoterico-filosofici e, quasi obbligatoriamente per quell'epoca e per musicisti come Wakeman, è un concept album. La copertina interna mostra il tastierista degli Yes che salta dal cerchio di pietre di Stonehenge. E la copertina esterna? Beh, insomma! Non bellissima. Sembra il risultato di un trip andato a male e non ci guadagna neppure come cover per il CD. Anzi... Solo chi possedeva l'edizione originale del disco (dell'LP) sa che l'immagine anteriore e quella posteriore possono essere visualizzate... con la pellicola a specchio che era inclusa nel disco. 
È il suo quarto album da solista (alcuni dicono il sesto...) e, almeno fino a Prayers del 1993, quello in questione è uno degli ultimi degni di nota nella sua tentacolare discografia! (Però i due a noi più vicini sono molto belli, secondo noi.) Considerando che Rick Wakeman è senza dubbio uno dei musicisti più acclamati, occorre dire che ha realizzato un'incredibile quantità di dischi solisti alquanto... scarsi. Passiamoli velocemente in rassegna: colonne sonore snervanti (Crimes of Passion), dischi rock che dicono poco e niente (Rhapsodies), pasticci vari a sfondo "divino" (A Suite Of Gods), una cover dei Beatles di sicuro superflua (Tribute To The Beatles) e un sacco di deliri magico-esoterici (come Aspirant Sunshadows). Recentemente ha realizzato The Red Planet e poi anche A Gallery of the Imagination, che lo hanno riportato ai livelli di classici come The Six Wives of Henry VIII, ...King Arthur..., del live Journey To The Center of the Earth o perlomeno di Two Sides of Yes; tuttavia negli ultimi anni ha sfornato anche materiale deboluccio. Tra le cose che si possono salvare, l'album The Living Tree, insieme al collega degli Yes Jon Anderson.
No Earthly Connection del '76 è energia elettronica e poesia ad un tempo, è spazio infinito e mistero. Sembra svanita la pesantezza dei full-length orchestrali. È un disco che testimonia dell'abilità e della capacità espressiva del tastierista e contiene alcune parti vocali non proprio malvagie.

   


   Link: Rick Wakeman e il Minimoog (Video) 


   Rick Wakeman a 'The Old Grey Whistle Test' (BBC) nel 1976

   



 
'1984' (1976)

Dopo aver abbandonato gli Yes all'inizio del 1980, Wakeman riprese la sua carriera da solista. Riformò la propria band, l'English Rock Ensemble, che altro non erano che i suoi vecchi amici del pub Valiant Trooper capitanati dal cantante Ashley Holt (curiosa omonimia con un'attuale chef televisiva statunitense), e completò un tour europeo. Per uno dei progetti precedenti, il tastierista si era assicurato un contratto discografico con la Charisma Records, che gli garantì un anticipo per realizzare un album.

Wakeman aveva programmato circa due anni e mezzo per il concept in questione, dall'ideazione al completamento. (E si sa che, per lui, quasi ogni concept è in realtà una rock opera!) Il suo desiderio di lavorare con altri musicisti che non fossero gli Yes era forte già prima della sua fuoruscita. E d'altronde non era mai scemata la sua passione di fondere le tastiere elettroniche con un'orchestra e un coro. Anche in questo caso non voleva scrivere un album ambientato nel passato di Britannia, bensì nel futuro. Scelse, come tema del suo nuovo lavoro, 1984, il celebre romanzo distopico - del 1948 - di George Orwell

Compose la musica del nuovo progetto durante le pause del tour con gli Yes, incluso un periodo di tempo trascorso nella casa francese a Beaulieu-sur-Mer, vicino Monaco. Chiese poi a Tim Rice - affermato "lyricist" - di dargli una mano con i testi. E arruolò uno stuolo di cantanti.

Non c'era stavolta, tra di loro, l'amico Ashley Holt... che, tanto, lo aveva accompagnato in tournée con l'English Rock Ensemble e che avrebbe cantato ancora in altri suoi album. I cantanti di 1984 erano: Chaka Khan, Kenny Lynch, Steve Harley, Tim Rice, Jon Anderson.

Ecco i musicisti principali (calcolando che, aggiungendoci l'orchestra, i cantanti e le coriste, si arriva a una squadra di 82 persone!):

   - Rick Wakeman : piano, Prophet-5, Prophet 10, RMI synthesiser, Hammond organ, Oberheim OB-X 1 synthesiser, Mini-moog synthesiser, Yamaha CS80 organ, string machine, Synclavier synthesiser

   - Steve Barnacle (aka "Boghead"): Fender bass guitar

   - Tim Stone (aka "Beaky"): guitar

   - Tony Fernandez: drums

   - Gary Barnacle: selmer saxophone

   - Frank Ricotti: Ludwig drums

   

Che cosa spinse Rick Wakeman e Jon Anderson a lasciare gli Yes nel 1980? Beh, ci furono - come accadeva in altre band - dispute finanziarie e disaccordi sullo stile musicale da seguire. Anderson e Wakeman erano per una musica più melodica ed "easy" mentre Steve Howe, Chris Squire e Alan White tendevano a un suono più prossimo all'hard rock. 

Fu una separazione dolorosa. Ma il destino del tastierista Wakeman e del cantante Anderson era legato agli Yes, loro navicella-madre. Entrambi infatti vi avrebbero fatto ritorno negli Anni Novanta... previo un gruppo chiamato  Anderson Bruford Wakeman Howe.


   Rick Wakeman, parte solista in 'An Evening of Yes Music Plus', tour degli Anni '90. Include parti di "Madrigal", "Gone But Not Forgotten", "Catherine Parr" e "Merlin the Magician"

   


   Rick Wakeman e uno dei suoi medley (Montreux Jazz Festival, 14 luglio 2003) 

                                               Guarda il video su Youtube




Ecco cosa succede quando alcune leggende del Rock (con la "r" maiuscola) si ritrovano insieme su un palco a fare "jam". Questa è "Würm", parte finale di "Starship Troopers" (Yes). Rick Wakeman e Brian May le stelle dello show.
Ma ammirate soprattutto l'assolo di David Calcqoun (è quello con la Les Paul blu)!

   



  Concerto di Rick Wakeman e la sua ERE, English Rock Ensemble, all'isola di Tenerife ("Live at Starmus", festival della musica e dell'astronomia)

   


  
  Rick Wakeman - "The Dinner Party"

   


 


Piccoli geni crescono... Oliver Wakeman, figlio di Rick, suona anche lui le tastiere.

   Clive Nolan & Oliver Wakeman - The Hound of the Baskervilles (2002)

   



     Da uno degli ultimi album di Rick Wakeman, questo è "The North Plain"

   

6 nov 2023

Barclay James Harvest

 Avanti e indietro negli anni per raccontare la storia dei "Moody Blues dei poveracci"


"Poor Man's Moody Blues"



Qualcuno definì i Barclay James Harvest "i Moody Blues dei poveracci". (E così si intitola anche una loro canzone.) Ma, invece del Mellotron, spesso nei loro dischi - soprattutto nei primi anni - si sente un'intera orchestra, molto più dispendiosa; peculiarità che, appunto per via dei costi, rischiò di farli andare in bancarotta...
Stuart "Woolly" Wolstenholme (tastiere e canto) e John Lees (chitarrista e canto) erano, dei quattro membri fondatori, quelli che premevano di più per un indirizzo progressive, mentre gli altri due, ossia Les Holroyd (basso, chitarra ritmica, canto) e Mel Pritchard (batteria), prediligevano lo stile AOR (più renumerativo).
I singoli componenti dei BJH finirono per litigare su ogni cosa: dallo stile musicale da perseguire ai diritti sulle canzoni; e su chi potesse usare il nome della band dopo la separazione, avvenuta nel 1998. Infine - a seguito di vari processi - si ebbero due gruppi derivativi: la "Barclay James Harvest Featuring Les Holroyd" e la "John Lees' Barclay James Harvest".

Mel Pritchard si spense nel 2004. (Infarto, a 56 anni.)
Woolly si suicidò nel 2010 (soffriva di depressione).

Tra i primi esponenti del prog-rock

Se i Barclay James Harvest fossero stati attivi oggi, non sarebbero sopravvissuti. La Harvest investì su questo gruppo (nato a Manchester nel 1969) con gran dispendio di mezzi (Mellotron, Hammond e Moog di prima qualità, orchestra, studi di registrazione al top...) e i primi 4 LP non coprirono neppure le spese. Oggi, dopo un simile poker fallimentare, non avrebbero più trovato credito presso le label. Invece, ottennero subito un contratto con la Polydor... Anche il quinto album fece cilecca; tuttavia, un loro doppio live ingranò (40simo posto in classifica: ciò significava se non altro maggiore visibilità) e da lì la band risalì nella scala dei favori del pubblico. Se non in Inghilterra, almeno nella più generosa Germania, dove, fino agli Anni Ottanta, furono molto richiesti. Il 14 luglio 1987 suonarono addirittura oltre il Muro, a Berlino Est, divenendo uno dei simboli del disgelo fra Occidente e repubbliche socialiste.

L'album Everyone Is Everybody Else (1974) è un ottimo esempio delle due anime dei Barclay James Harvest: quella "progressiva" e quella dell'easy listening.
Everyone Is Everybody Else rimane comunque uno dei loro migliori output; e ai più vecchi di noi risveglia indiscutibilmente emozioni a non finire. "Child of the Universe" e "For No One" sono brani di livello superiore nella produzione dei BJH. Les Holroyd e Jon Lees eccellono in "For No One" ("For No One" è una canzone di Lees con un messaggio di pace rivolto al mondo; messaggio tuttora valido, considerando la situazione globale).
Molte canzoni dei primi anni dei Barclay James Harvest risultano stupende o comunque assai valide - tutte, si può dire -, mentre più tardi poche riuscirono a eguagliarle veramente... Curiosa, e in qualche modo notevole, è la già citata "Poor Mans Moody Blues" (che, appunto, sembra un brano dei Moody Blues!).
Tra gli album, Octoberon (del 1976) si avvicina per validità più degli altri a Everybody Is Everybody Else.




Barclay James Harvest, una collezione di loro brani

Once Again (1971)
Parimenti a Mike Pinder dei Moody Blues, Woolly Wolstenholme era un autodidatta. Amava la musica di Mahler e, tra i primi a usare il Mellotron, impiegava lo strumento a mo' di sostituto dell'orchestra, anziché ricavarne suoni rockeggianti (come ad es. Robert Fripp desiderava si facesse nei King Crimson).
Woolly e John Lees si erano incontrati quando frequentavano la Scuola d'Arte e, a metà degli Anni '60, suonarono insieme in una band di rock'n'roll, prima di formare Barclay James Harvest insieme agli altri due compagni di ventura.
In Once Again le tracce migliori sono quelle ispirate da Tolkien: "Galadriel" e "Mocking Bird". Due pezzi con superbi arrangiamenti orchestrali a cura di Robert Godfrey (sì, quello di The Enid!).




Barclay James Harvest dal vivo: 25th anniversary Concert (London 1992)
- John Lees / guitar, vocals
- Les Holroyd / bass guitar, vocals
- Mel Pritchard / drums, percussion
- Kevin McAlea / keyboards, saxophone
- Colin Browne / guitar, percussion, backing vocals
(Wolstenholme, che avrebbe voluto fare una musica più progressive e meno AOR, aveva lasciato la band per essere sostituito da Kevin McAlea.)



Octoberon (1976)
Tracce:
"The World Goes On", "May Day", "Ra", "Rock 'N Roll Star", "Polk Street Rag", "Believe In Me", "Suicide?"
Bass Guitar, Acoustic Guitar, Vocals, Producer: Les Holroyd
Drums, Percussion, Producer: Mel Pritchard
Keyboards, Vocals, Producer: Stuart John Wolstenholme
Guitar, Vocals, Producer: John Lees
----> Composer Lyricist: John Lees
(Spesso i testi erano scritti da Lees, ma c'era un altro eccellente "lyricist" nel gruppo: Les Holroyd, il bassista.)



Live Tapes (1978)

Costretti a rinunciare all'orchestra perché troppo cara, i Barclay James Harvest inserirono più Moog, più tastiere varie nei loro concerti. Guadagnando in qualità, in fantasia e creatività. Sfornarono questo bel doppio live (The Live Tapes), sconfessando chi li tacciava di essere "Poor Man's Moody Blues".
La loro fortuna fu di essere accolti nella scuderia della Polydor. Nel 1973, dopo 5 anni di attività, la band era senza contratto: la Harvest li aveva scaricati. E ciò per via delle recensioni nella maggior parte negative ricevute da Baby James Harvest. Eppure, il gruppo aveva già fatto registrare diversi successi (non successoni ma successi) e dal vivo riscontrava ancora grande risonanza... L'orchestra, formata da 60 elementi, costava un occhio della testa e le registrazioni dovevano avvenire spesso separatamente (se ne occupava in prevalenza Woolly Wolstenholme, il tastierista); e decisero di rinunciarvi, o di ridurne quantomeno l'importanza.
Con la Polydor pubblicarono il quinto album, Everyone Is Everybody Else, che è tra i loro migliori in assoluto - e contiene alcuni tra i loro brani più riusciti - e l'anno successivo, nel '75, Time Honoured Ghosts, che li proiettò ancora più in alto nella classifica degli hit. Intanto si succedevano le loro apparizioni in trasmissioni seguitissime - alla BBC, presso John Peel, a The Old Grey Whistle Test...
La Polydor e le simpatie provate nei loro confronti dai funzionari della BBC: queste le due colonne che sostenettero i Barclay James Harvest durante il loro cammino da Giano bifronte (cioè: prog rock e contemporaneamente radio-friendly).
Ben visti anche in altre parti del mondo (trionfale fu la loro tournée del 1976 in Canada e negli USA), risposero con grande senso dell'humor all'accusa di essere "i Moody Blues dei poveracci", scrivendo la canzone "Poor Man’s Moody Blues": una sorta di caricatura di "Night in White Satin".



Il 1977 fu il loro anno di maggior successo commerciale, con le vendite che schizzarono verso l'apice - erano molto amati soprattutto in Germania. Quell'anno fu caratterizzato dall'uscita del loro ottavo album, Gone to Earth, contenente il fortunato single "Hymn".




"Pools of Blue" ("pozzanghere blu", più o meno) è un semplice brano dei Barclay James Harvest . Qui nella versione "ripulita" e mixata dalla Cherry Red Records, che si è occupata di riproporre molti loro lavori.
La versione di questa canzone presente nella BBC Radio Top Gear Session, registrata in data 30 luglio 1968, presenta la tipica (quasi bombastica) parte orchestrale d'accompagnamento.


"Pools Of Blue" (BBC Session 1968)
Testo:
And with the rain
Soft pools of blue
White mist like love
When you glow so new
Must warm to you
Just like the snow
Falling anew
When it's soaked through
The snowdrops so few
Must warm to you
Take my hand, my love
Come talk to me
Tell me of your walk
Through leaves of green
Where life was free
Tell me of rain
In soft pools of blue
How white mist like love
When you glow so new
Must warm to you
Tell me of snow
Falling anew
How when it's soaked through
The snowdrops so few
Must warm to the love of your heart
Warm to the love of your heart
And warm to you
Take my hand, my love
Come talk to me
Tell me of your walk
Through leaves of green
Where life was free
Take my hand, my love
Come talk to me
Tell me of your walk
Through leaves of green
Where life is free



"Pools Of Blue", versione del 45 giri originale


Nel 1997 le canzoni dei BJH avevano un tono più disincantato rispetto a 30 anni prima, anche nei testi. Il gruppo seguiva come un sismografo i cambiamenti dell'epoca in cui i suoi componenti vivevano...
"Eroi di ieri"...
Testo:
And so the time has come,
To fight for right and wrong.
There is no one to save us from ourselves.
Along the troubled road,
A story will unfold
Of fantasy born any age of innocence.
I can see the rain begin to fall,
Watch as the wind blows,
Can you hear this voices when they call ?
Yesterday's heroes.
A game of consequence,
We have to take the chance
And do our best
To keep the past alive.
Soon we will return,
A lesson to be learned,
By those who try to keep
The flame from burning.
I can see the rain begin to fall,
Watch as the wind blows,
Can you hear this voices when they call ?
Yesterday's heroes.
Here we're helplessly searching for truth
Is it me ? Is it you ?
Will our lives just crumble away ?
I can see the rain begin to fall
Watch as the wind blows.
Can you hear this voices when they call ?
Yesterday's heroes.



Time Honoured Ghosts (1975)
I testi qui sono stati scritti in gran parte da John Lees; ma anche Les Holroyd era un buon "lyricist".
Woolly Wolstenholme faceva ancora parte della band. Il tastierista e mago del Mellotron sarebbe uscito dal gruppo nel 1979 per disaccordi circa l'indirizzo stilistico da seguire (lui era più "progressive" degli altri). Sarebbe poi stato chiamato a far parte dei John Lees' Barcley James Harvest.
Wolstenholme commise suicidio il 13 dic. 2010.
In questo album è contenuta la canzone "Titles", un bell'omaggio ai Beatles.

Link a Time Honoured Ghosts



Per molti fan, il miglior album dei Barclay James Harvest: Gone to Earth (1977)
Brani:
1. "Hymn" (John Lees) - 00:00
2. "Love is Like a Violin" (Lees) - 05:12
3. "Friend of Mine" (Les Holroyd) - 09:18
4. "Poor Man's Moody Blues" (Lees) - 12:56
5. "Hard Hearted Woman" (Holroyd) - 19:55
6. "Sea of Tranquility" (Stuart Wolstenholme) - 24:24
7. "Spirit on the Water" (Holroyd) - 28:29
8. "Leper's Song" (Lees) - 33:20
9. "Taking Me Higher" (Holroyd) - 36:57

10. "Lied" (previously unissued) 40:21
11. "Our Kid's Kid" (B-side of Polydor 2058 904 "Hymn/Our Kid's Kid") 45:29
12. Hymn" (single edit - previously unissued) 49:31
13. "Friend of Mine" (single version - A/B side of Polydor 2059 002 14. "Friend Of Mine/Suicide? (live)") 54:00
15. "Medicine Man" (originally released as A/B side of "BJH Live" EP) 57:03



John Lees


Les Holroyd







"Who Do We Think We Are?"
Qui c'è un po' troppo di elettronica e l'uso dell'autotune. Per certi versi, ricordano (senza l'autotune) gli Yes. A molti, questo ennesimo cambiamento di veste dei Barclay James Harvest piacque e piace...
L'album è Caught In The Light, l'anno il 1993.
Album che contiene la gradevole ballata "Forever Yesterday (Long Version)".
Drums, Percussion: Mel Pritchard
Keyboards: Kevin Mcalea
Vocals, Acoustic Guitar, Electric Guitar, Keyboards: John Lees
Vocals, Guitar, Bass Guitar, Electric Guitar, Keyboards: Les Holroyd
Composer Lyricist: Les Holroyd

 



Barclay James Harvest & Other Short Stories
(1971)
Dopo Once Again, loro straordinario secondo album, questo terzo 'output' dei BJH non portò nessun miglioramento (secondo molti critici), non rappresentò alcun passo in avanti. Ma viene tuttavia amato dai fan. E piace anche a noi! I brani sono diversi tra loro, non formano un insieme omogeneo. Un paio di belle ballate tranquille e il resto è il suono tipico dei BJH di quegli anni.
Inizia con "Medicine Man": canzone perfetta, orchestrazione ideale.
E, continuando nell'ascolto dell'album... sì: i BJH richiamano alla mente i Moody Blues! Un bel rock sinfonico con armonie ben costruite e quasi niente cambi di tempo, una musica che spesso evoca immagini in panavision...





"He Said Love" (dal concerto a Berlino Est del 1987)
I BJH ebbero un legame stretto con la Germania e in particolare con Berlino, la metropoli tra l'Occidente capitalista e l'Est Europa "rosso". Sono passati alla storia due loro concerti: quello davanti al Reichstag (il parlamento della Bundesrepublik Deutschland, Germania dell'Ovest) nel 1980, davanti a 200.000 persone, e quello del 1987 nel Treptower Park (Parco di Treptow, a Berlino Est e dunque nell'allora DDR), davanti a un massa di spettatori quantomeno uguale.
Sembra quasi strano dunque che, nonostante la loro fama, nel 1998, dopo l'insuccesso dell'album River Of Dreams (decisamente troppo "easy" in effetti, anche se contiene "Yesterday's Heroes"), si fossero sciolti... per poi sfaldarsi in due formazioni diverse. Formazioni che vedevano da un lato Les Holroyd, dall'altro John Lees: e dunque i loro maggiori e più prolifici compositori!
Ebbene: le due anime dei BJH, appunto: quella AOR e quella progressive.

La fase prog-rock degli originali BJH si svolse dal 1972 al 1976; poi iniziò quella più "pop".

In un'intervista alla rivista tedesca Eclipsed, John Lees ammise:
"Volevamo divenire più commerciali. Le label si aspettavano questo da noi. C'era una concorrenza spietata. La legge del business non perdona!"
Mentre Les Holroyd continuava la celebrazione della band suonando dal vivo le canzoni già note dei BJH, John Lees, con la sua "John Lees’ Barclay James Harvest" (già "Barclay James Harvest Through The Eyes Of John Lees"), continuava e continua a scrivere la storia della band incidendo dischi con nuovi brani. E, dal vivo, preferisce suonare le canzoni proprie e quelle firmate dal compianto Stuart "Woolly" Wolstenholme.