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31 ago 2026

Roger Dean

 Oggi: compleanno di Roger Dean, figura centrale dell’immaginario visivo del progressive rock.


Il celebre illustratore e designer britannico ha creato le copertine iconiche di molti album prog: Yes (Fragile, Close to the Edge, Tales from Topographic Oceans e molte altre), Uriah Heep, Asia, Gentle Giant, Atomic Rooster, Focus, Greenslade ecc.
Il suo stile fantasy/organico è indissolubilmente legato all’estetica "progressive" degli anni ’70.







L'82enne Dean continua a essere attivo. Vive a Lewes, East Sussex (Inghilterra).

Negli ultimi anni ha realizzato nuove opere, tra cui la copertina dell’album Aurora degli Yes (2026, realizzata insieme alla figlia Freyja), ha tenuto sessioni di 'live painting', mostre e ha partecipato a eventi (incluso una crociera con musicisti come Rick Wakeman).

Il suo sito ufficiale e la pagina Facebook sono aggiornati regolarmente.


Ecco l'homepage dell'artista: https://www.rogerdean.com/


... e la sua pagina Fecebook: https://www.facebook.com/rogerdeanofficial



4 giu 2020

Nota interna: la storia dei Genesis

Sta uscendo a puntate "La storia dei Genesis" su un blog a noi affiliato: Prog Bar Italia.



Capitolo appena pubblicato: il quinto, Selling England By The Pound.



Il blog Prog Bar Italia ha anche una pagina su Facebook. Iscrivetevi!


10 feb 2020

Il Segno Del Comando

La lusinga della morte e i sotterranei pieni di ragnatele


Dove c'è Diego Banchero, lì si può stare tranquilli: la qualità è assicurata. Il Segno Del Comando sono un gruppo genovese il cui nome si rifà alla fortunata serie televisiva del 1971, tratta dall’omonimo romanzo di Giuseppe D’Agata. Ne parliamo perché sono attivi più che mai (il 5 febbraio hanno suonato insieme al Banco, al Politeama di Genova) e anche perché hanno un'identità ben precisa, una cifra stilistica riconoscibilissima. E i loro fan (lo sappiamo per certo) crescono di numero ogni giorno!

 Live nel febbraio 2020


Il gruppo esordì negli Anni Novanta per volontà anche dell'allora cantante Mercy. Ed è subito chiaro quali sono i poli entro cui si muovono: tra Van Der Graaf Generator e Goblin, tra rock psichedelico e fusion, con quella persistente tendenza dark, doom, che li caratterizzerà sempre. Il tutto ovviamente a base anche di organo di chiesa, non solo di moderne tastiere. Giusto per aumentare l'effetto thrilling.

In pratica la loro è tutta una colonna sonora... e che colonna sonora!



Del 1997 è il debutto Il Segno Del Comando. Un vero gioiello. Prova difficilmente eguagliabile. Eppure, riusciranno poi a fare di meglio...


Diego Banchero - basso elettrico
Mercy - voce
Andrea Romeo (tracks: B3) - sax
Carlo Opisso - batteria
Agostino Tavella - tastiere
Gabriele Grixoni - chitarra
Matteo Ricci - chitarra
Osvaldo Giordano (tracks: A2) - mellotron
Doriana Barbè - programming
Elena Menichini (tracks: B2), Patrizia Baldacci (tracks: A5) - vocals



Le tracce de Il Segno Del Comando

01. Tenebrose Presenze (1:15)
02. Il Segno Del Comando (10:05)
03. Salmo XVII Di Baldassarre Vitali O Della Doppia Morte (1:47)
04. Messaggero Di Pietra (9:04)
05. Ritratto Di Donna Velata (3:55)
06. Missa Nigra (7:30)
07. La Taverna Dell’Angelo (10:07)
08. Ghost Lovers In Villa Piuma (4:17)











Nel 2002 esce Der Golem (titolo che richiama a un altro mito "horror" per così dire, stavolta della mitologia ebraica: il Golem è il colosso d’argilla plasmato artificialmente dall’uomo tramite la magia; il romanzo di Gustav Meyrink è del 1915). La formazione de Il Segno Del Comando è mutata, con 4 dei 5 membri che provengono dai Malombra (in primis gli stessi Banchero e Mercy).



Cover, Artwork By – Danilo Capua

Vocals, Lyrics By – Mercy
Voice – Laconya (tracks: 4)
Bass – Diego Banchero
Drums – Francesco La Rosa
Guitar – Gabriele Grixoni, Livio Carusio, Regen Graves (tracks: 3, 6)
Piano, Strings, Keyboards – Franz Ekurn
Synthesizer [Moog] – Stefano Agnini (tracks: 8)
Accordion – Ennio Lagomarsino (tracks: 9)


01. Di Sogno In Sogno
02. Dal Diario Di Un Tagliatore Di Pietre (Canzone Dell'Amnesia)
03. Komplott Charousek (Canzone Dell'Etisia)
04. Funerale A Praga
05. Salon Loisitscheck
06. Golem
07. Giorni Di Neve
08. Myriam
09. Io Il Bagatto, Io L’Appeso
10 Il Segno Del Comando (Reprise)







Ugualmente criptico e vagamente cabalistico Il Volto Verde, del 2012. Anche questo ispirato a un romanzo esoterico di Gustav Meyrink. Ospiti eccezionali, in quest'album: Claudio Simonetti (Goblin, Daemonia), Gianni Leone (Il Balletto di Bronzo), Martin Grice (Delirium), Sophya Baccini (Presence), Vinz Aquarian (Ballo delle Castagne) e Freddy Delirio (Death SS).
Non c’è più Mercy alla voce, rimpiazzato principalmente da Maethelyah (Danse Society, Bloody Mask) e anche da David Kriegg e Sophya Baccini.
Il fantasma del Balletto di Bronzo aleggia in più occasioni – come in “Chidher il verde” e in “Il manoscritto” - ma il disco presenta anche diverse soluzioni sonore. È un bel rock comunque, di livello alto-altissimo (!).


Diego Banchero - basso, tastiere, theremin
Maethelyiah - voce
Giorgio Cesare Neri - chitarra
Fernando Cherchi - batteria
Maurizio Pustianaz - tastiere
Roberto Lucanato - chitarra
Davide Bruzzi - chitarra


01. Echi Dall'Ignoto
02. La Bottega Delle Meraviglie
03. Chidher Il Verde
04. Trenodia Delle Dolci Parole
05. Il Rituale
06. La Congrega Dello Zee Dyk
07. Il Manoscritto
08. L'Evocazione Di Eva
09. Retrospettiva Di Un Amore
10. Usibepu
11. L'Apocalisse
12. Epilogo











Per L'Incanto Dello Zero (2018) Banchero rimescola le carte: si affida al cantante Riccardo Morello, ai chitarristi Roberto Lucanato e Davide Bruzzi, a Beppi Menozzi alle tastiere e Fernando Cherchi alla batteria.
Il concept è basato su un romanzo di Cristian Raimondi, da considerare un vero e proprio nuovo membro del gruppo. (Così come Peter Sinfield, nella stagione d'oro del prog, fu paroliere e ispiratore dei King Crimson, degli E,L & P, della PFM...) Quelli di Raimondi sono deliri che gli vengono dettati da una voce interiore che lui definisce “la voce di Dio”. Cosa c'è di meglio di tale arcana, trascendentale ispirazione, per poter spingere in avanti e ravvivare la musica di una band come Il Segno Del Comando?


01. Intro  - Il Senza Ombra
02. Il Calice Dell'Oblio
03. La Grande Quercia 
04. Sulla Via Della Veglia
05. Al Cospetto Dell'Inatteso
06. Lo Scontro
07. Nel Labirinto Spirituale 
08. Le 4 A
09. Il Mio Nome E' Menzogna
10. Metamorfosi 
11. Outro - Aseità









Sempre nel 2018 esce un live in studio intitolato ...Al passato, al presente, al futuro... in un’edizione limitata e numerata di 100 copie. È una sorta di Best Of che abbraccia l’intera produzione del gruppo, con brani del primo, leggendario disco e anche di Der Golem e Il Volto Verde.


Tracce:

01. Komplott Charousek
02. Golem
03. Usibepu
04. Retrospettiva Di Un Amore
05. La Taverna Dell'Angelo
06. Il Segno Del Comando



Painting – Danilo Capua
Artwork By – Marina Larcher

Bass, Backing Vocals – Diego Banchero
Voice, Keyboards – Riccardo Morello
Drums – Fernando Cherchi
Guitar – Roberto Lucanato
Guitar, Keyboards, Backing Vocals – Davide Bruzzi






11 gen 2020

Faber - l'addio 21 anni fa

Coraggioso, anarchico. Irriverente. Giusto. Sempre dalla parte dei disagiati, degli ultimi della società.






Quarant'anni di attività artistica per 14 album in studio. Molte sue canzoni, considerate esempi di poesia, vennero inserite in varie antologie scolastiche già nei primi Anni Settanta. Esponente della Scuola Genovese insieme a Bruno Lauzi, Luigi Tenco, Umberto Bindi, Gino Paoli, collaborò con personalità della cultura e con importanti artisti della scena musicale e culturale italiana, tra cui Mina, Nicola Piovani, la Premiata Forneria Marconi, Ivano Fossati, Mauro Pagani, Massimo Bubola, Álvaro Mutis, Fernanda Pivano e Francesco De Gregori.






“Pensavo: è bello che dove finiscano le mie dita debba, in qualche modo, incominciare una chitarra.”







Era un giovane di famiglia altolocata. Ma non felice. Ribelle, indisciplinato. L'incontro decisivo con la musica avvenne con l'ascolto di Georges Brassens. Incise le sue prime canzoni a partire dal 1960. ("La canzone di Marinella" è del 1964.) A quel punto De Andrè era già sposato e aveva un figlio, Cristiano.
Gli anni più proficui come cantautore furono quelli che vanno dal 1968 al 1973, tra esistenzialismo e contestazione. Intanto tra i suoi numi ispiratori c'erano anche i cantautori americani - Bob Dylan e Leonard Cohen su tutti.


Più volte la sua strada si incrociò con quella della PFM. Il gruppo di rock progressive realizzò nuovi arrangiamenti dei brani più noti del Nostro e nel 1978 partì una tournée che oggi definire "storica" non è sbagliato.






La collaborazione originò due album live, rispettivamente nel 1979 e nel 1980. Alcuni degli arrangiamenti realizzati dalla PFM saranno poi utilizzati dal cantautore fino alla fine della sua carriera, come nei casi di "Bocca di Rosa", "La canzone di Marinella", "Amico fragile", "Il pescatore".









(Genova, 18 febbraio 1940 – Milano, 11 gennaio 1999)




27 ott 2019

Marianne e Leonard. Un amore lungo 56 anni


Marianne Ihlen fu musa ispiratrice di Leonard Cohen, ma aiutò anche altri poeti e scrittori a sviluppare la loro arte offrendo se stessa quale figura femminile ideale. Verrà ricordata naturalmente soprattutto per la sua relazione con il grande cantautore canadese, e a questo proposito è uscito recentemente il documentario Marianne & Leonard - Words of Love (qui il trailer), dove si parla di lei e dell'amore che la legò a Cohen.

Sul quale esiste una biografia in italiano (in formato eBook, Amazon) che Topolàin consiglia caldamente: Leonard Cohen ("Sincerely Yours...")

 Cohen - (breve) biografia in italiano. Qui si pone l'accento soprattutto sul carattere "letterario" dell'arte del Nostro.



Tutta una vita


Marianne era appena adolescente quando conobbe Alex Jensen, aspirante scrittore, che avrebbe poi sposato contro il volere dei propri genitori. Alex e Marianne lasciarono la Norvegia per trasferirsi - nel 1958 - sull'isola greca di Hydra. Lì lui avrebbe scritto alcuni suoi romanzi e libri di poesia e lì sarebbe nato il loro unicogenito, Alex Junior. 
L'uomo batteva sui tasti della macchina da scrivere mentre lei, sua "musa greca", gli sedeva ai piedi e, una volta al giorno, scendeva al villaggio per comprare le provviste. 
Abitavano in una casa molto semplice, con il gabinetto all'esterno e praticamente sprovvista di elettricità, tanto che a sera dovevano accendere un paio di lampade a olio. 



Fu Alex Jensen ad abbandonare la moglie e non viceversa. Jensen aveva conosciuto un'altra donna. Marianne, che ritornò sull'isoletta dopo un breve viaggio in Norvegia, si scoprì tradita e senza coniuge. Di lì a poco, fece la conoscenza di Leonard Cohen. 
Era il 1960. Leonard, un garbato gentleman di origine ebrea, era arrivato a Hydra scappando dalla grigia Londra. Aveva l'intenzione di concentrarsi sulla stesione del suo primo romanzo. In patria, e non solo, era già acclamato per le sue sillogi poetiche, e nel refugium ellenico avrebbe dato la stura sia alla sua carriera da romanziere che a quella di cantautore. Due i suoi romanzi, ambedue eccezionali: The Favourite Game, uscito nel 1963, e Beautiful Losers, 1966.
Leonard e la dolce scandinava iniziarono la loro convivenza e lui l'accompagnò a Oslo, dove lei poté divorziare dall'inaffidabile Jensen. Nel corso degli anni successivi, Marianne fu la compagna dell'artista canadese. Il quale intanto decideva che la musica era un media ben più diretto della scrittura (e soprattutto più proficuo, nel caso di successo) e compose alcune canzoni (apparse nei suoi primi due album) ispirategli appunto da Marianne. 
Vedi Songs of Leonard Cohen (1967) e Songs from a Room (1969). Sul retro della copertina di quest'ultimo c'è una celebre foto di Marianne avvolta in un asciugamano bianco, davanti alla macchina da scrivere di Cohen.


 


La loro era un'esistenza da bohémiens. Dormivano su un letto di ferro battuto e Cohen si metteva a scrivere ogni mattina fino all'ora di pranzo. Marianne faceva la casalinga, curava le piante di marijuana (ne usava le foglie per condire le polpette!) e portava a casa l'acqua che veniva consegnata su dorso d'asino. Non parlava bene l'inglese, ma la sua femminilità, accompagnata a una buona dose di pazienza, fecero di lei, nondimeno, la sua "dea".

Hydra, 1960. Cohen con la chitarra in mano nel gruppo di amici, altri expatriats come lui

A sera, quando stavano da soli sulla terrazza, Leonard suonava la chitarra e gli bastava che lei gli fosse vicino per trovare la stabilità e una sorta di routine, assolutamente necessaria per il processo creativo. (Per tacere del cibo assunto finalmente in maniera regolare.)








Ma lui non intendeva sposarsi e Marianne ovviamente si poneva domande sul futuro: pensava al proprio domani e a quello di Alex Junior. Nel frattempo, all'irrequieto Cohen l'isola di Hydra cominciava a stare stretta. 
Lui le spiegò che gli sarebbe riuscito di scrivere meglio, in maniera ingegnosa, se viaggiava di più. Così se ne andò spesso: a Londra, negli Stati Uniti, in Canada... Naturalmente (e qui lo si può paragonare ad Alex Jensen, il cui dongiovannismo procedeva mano nella mano con un tenore di vita anticonformista), era attratto dalle donne, e le donne non rimanevano indifferenti al suo fascino ombroso. Persino su Hydra Leonard Cohen ebbe relazioni occasionali... in fondo si era negli Swinging Sixties e c'erano molte donne libere in giro per il mondo! 
Nel 1964 dedicò a Marianne una delle sue raccolte di versi più celebri, Flowers for Hitler. Ma avere successo significava anche che doveva lasciare l'isoletta sempre più di frequente e Marianne, che sognava di formare con lui un'unione sicura, non era certo la persona più adatta per trattenerlo.

"I wanted many women, many kinds of experiences, many countries, many climates, many love affairs" spiegò Cohen più tardi, affermando che la sua vita era stata come un "buffet" da cui trarre esperienze (quasi fossero bocconcini prelibati). Il suo percorso cantautorale iniziò nel 1966 e da lì in poi niente più poté tenerlo ancorato a Hydra. Nonostante ciò, in periodi successivi si ritrovò a elogiare Marianne e il loro amore, e parlò della sua nostalgia per "the sunlight, the woman, the child, the table, the work, the gardenia...", nonché per il rispetto reciproco, per il piacere di stare insieme volendosi bene. "Che sono le cose che contano per davvero."








Le canzoni, dunque


Dalla finestra della sua semplice abitazione, Marianne vide una volta un uccello appollaiato su un palo del telefono appena piantato e disse a Cohen che le sembrava una nota musicale su una riga del pentagramma. Nacque la famosa "Bird on the Wire", il cui incipit è: 

Like a bird on the wire,
Like a drunk in a midnight choir,
I have tried, in my way, to be free.








Anche "Hey, That’s No Way to Say Goodbye" è una canzone dedicata a Marianne; quasi una poesia in musica che fa capire quanto può essere importante l'amore. E che parla del senso duraturo della creatività che dall'amore può scaturire.




Autore e regista di Marianne and Leonard: Words of Love è Nick Broomfield, che fu l'amante di Marianne durante una delle lunghe interruzioni del rapporto di lei con Leonard. Nel 1968 Broomfield era ventenne e aveva appena terminato il suo primo anno all'università di Cardiff (dove studiava Giurisprudenza) quando scoprì a Hydra "this incredible community of artists and painters and a whole very wild attitude to life": insomma, un mondo nuovo per lui, una sorta di Big Sur trapiantata in "Old Europe", un cosmo alternativo pieno di personaggi eccentrici e colti. Marianne aveva tredici anni più di lui ed era madre di un bambino di otto. Come abbiamo visto, Alex Jensen e lei avevano avuto una relazione tempestosa e l'atteggiamento anticonvenzionalista di Alex serviva soprattutto all'uomo per allacciare contatti con le sue potenziali amanti. Il giovane Nick Bloomfield le fu di consolazione, in qualche modo...

Una recensione alquanto negativa del documentario di Broomfield su The Independent




La vita "aprés Leonard"


Marianne Ihlen approfondì il suo interesse per il buddismo tibetano e si diede alla pittura. A Oslo iniziò a lavorare nell'ufficio del personale di un'industria petrolifera, dove conobbe l'ingegnere Jan Stang. Nel 1979 i due convolarono a nozze e, con il permesso del suo secondo marito, Marianne (che diede al mondo altri tre figli) continuò a corrispondere con Leonard Cohen.

Poco prima di morire



Nel 2016 le fu diagnosticata la leucemia. Il suo amico Jan Christian Mollestad contattò Cohen per dirgli che la Ihlen stava perendo. E Leonard le scrisse una lettera che diceva:

Carissima Marianne,

io ti seguirò a breve, per prenderti per mano. Questo corpo vecchio si è arreso, proprio come il tuo, e l'avviso di sfratto dovrebbe avvenire da un giorno all'altro.
Non ho mai dimenticato la tua bellezza e il tuo amore. Ma lo sai già. E non debbo aggiungere altro. Buon viaggio, vecchia amica. Ci vediamo in fondo alla strada.

Ti amo, con gratitudine. 

Il decesso di Marianne avvenne il 28 luglio 2016. Aveva 81 anni. Cohen si spense nello stesso anno, il 7 novembre, 82enne. 





Video di So Long, Marianne contenente molte foto di lei e di Leonard






Un'altra donna che può essere considerata figura ispiratrice di Cohen: l'attrice Rebecca de Mornay 

9 giu 2019

Uscito da pochissimo: 'Third' dei Silver Key



Sintetizzatore oscillante e splendidi assoli di chitarra, insieme a testi con atmosfere misteriose o "end of the world" (ispirati, a quanto pare, alle opere di certi grandi nomi della letteratura fantastica). È cambiato qualcosa dal loro debutto a oggi? Diremmo che, in concreto, i milanesi Silver Key sono rimasti fedeli a se stessi!




Ora sono al terzo album, che segna il passaggio a una dimensione 'alia' che potremmo chiamare di crescita consapevole, se non fosse che anche nei primi due lavori il gruppo si presentava propositivo nelle idee e tecnicamente già all'apice. Third - questo il titolo del loro nuovo lavoro - vede la band senza più i membri fondatori Yuri Abietti, cantante e compositore principale (Yuri ha lasciato "per inconciliabili divergenze personali e artistiche con gli altri membri"), e Viviano "Vivio" Crimella, batterista. Al termine di un annoso cammino che era iniziato con cover dei Marillon e sfociato in figure ispiratrici della narrativa fantasy e fantascientifica (Lovecraft in primis; tra l'altro il gruppo ha preso il nome proprio dal titolo di un racconto del celebre scrittore visionario... e poi Asimov, Philip K. Dick, Orwell...), gli attuali pilastri sono Davide Manara ai tasti (comunque presente fin dal 1992), Ivano Tognetti - basso - e Roberto "Buc" Buchicchio - chitarra elettrica e acustica - (entrambi dal 2013). E il nuovo cantante è Dino Procopio, che (come Abietti) potrebbe senz'altro far parte di qualsiasi gruppo angloamericano, pur se il suo stile è diverso da quello del predecessore.


Dato che, anche per i fan più affezionati, la mancanza di Yuri Abietti rappresenta una cesura dolorosa, più che parlare di crescita possiamo dire che la band era chiamata a confermare se stessa, a giustificare - quasi - il prolungato dasein.
E c'è riuscita con una mutazione impercettibile, pur se concreta, virando verso un progressive "dark" a tratti rogerwatersiano, poi ancora industrial.


La copertina di Third è una fotografia, debitamente effettata, di una porta dell'ex manicomio di Limbiate. "Ci sembrava giusto fosse pertinente ai contenuti dell'album" spiega Buchicchio.



"Dim Carcosa" (narrazione tratta da "The King in Yellow" di R.W. Chambers)






Percorriamo un po' il divenire discografico del gruppo. Venti anni dopo essersi formati ed essersi fatti conoscere suonando dal vivo, arriva il primo album: In the Land of Dreams (2012; etichetta: Ma. Ra. Cash). Debutto senza dubbio lodevole, che si lascia riascoltare volentieri. 13 tracce in qualche maniera legate tra di esse e dove si fa fatica a trovare sfasature. Diciamo pure che non ce n'è: abbiamo a che fare con un blocco ben solido e dotato di splendidi intarsi. In pratica, Yuri Abietti (vocals, acoustic guitar, sampler), Davide Manara (keyboards, synths, sampler), Viviano Crimella (drums), Alberto Grassi (bass), Carlo Monti (lead, acoustic and classical guitar), con l'aiuto di qualche collaboratore "esterno", sono partiti in quarta, in maniera assai convincente. Suggestivo anche l'artwork curato da Claudio Bergamin (https://www.facebook.com/claudiobergamin.art), che come illustratore ha collaborato, e collabora, con gruppi e artisti del rango di Ayreon, Arjen Lucassen, The Flower Kings, Judas Priest...
I brani si snodano rivelandoci oscure, fantastiche città. Ci viene suggerito un senso di oppressione in cui accettiamo di calarci quale gioco intellettuale e non solo. Sembra quasi di toccare con mano i muri ricoperti da strane muffe... La musica è grandiosa.





"Adrift" (dal secondo album. "Adrift" è la ballata di un astronauta che si perde nello spazio)



The Screams Empire (2015, sempre per la  Ma. Ra. Cash) conferma la loro vena creativa nonostante il cambio di formazione. Al momento dell'uscita della seconda pubblicazione, infatti, i Silver Key sono:
Yuri Abietti (vocals, acoustic guitar), Davide Manara (keyboards, synths, samples), Viviano Crimella (drums), Ivano Tognetti (bass), Roberto Buchicchio (lead and acoustic guitar). Il tema: futuro distopico. Solitudine esistenziale e abbondanza tecnologica non necessariamente vantaggiosa per l'umanità. La band suona in scioltezza e la voce di Abietti ha più che mai venature e nuances à la Michael Stipe (quello dei R.E.M., proprio). Lavoro molto valido anche questo. Per non dire superlativo.

Cover art di Daniele Aimasso (https://www.nerogallery.com/tag/daniele-aimasso).


"Ulysses" (da 'Third')

"Last Love" (da 'Third')


Third (feat. Davide Manara keyboards, synths and samples, Dino Procopio vocals e testi, Ivano Tognetti bass, Roberto Buchicchio lead and acoustic guitar) (Ma. Ra. Cash, 2019) è composto da 5 brani lunghi e spiccatamente "prog" e 5 brani meno lunghi, elegiaci e risolutivi. Questi ultimi, considerati insieme, formano una sorta di suite. "5" è del resto la cifra speciale dell'album, che racconta cinque storie umane. L'intreccio è simile a quello di un romanzo animato da svariati protagonisti (un pentagramma esistenziale, appunto) i cui fili, anche se non sembra, sono destinati a intrecciarsi. Ho letto da qualche parte di "volontà schopenhaueriana" a proposito di questo concept, ma a me viene più da pensare ai giochi del caso (o del fato), a coincidenze e necessità di vita. Il tutto ovviamente nella solita cornice di apocalissi incombente.
Musicalmente, l'elemento aggiunto è Mr. Drummer, responsabile anche di "Special effects and Ambience".
Oltre 50 minuti di ascolto soddisfacente e da dover reiterare, come la visione di un film bizzarro e drammatico che si vuole assorbire in toto, fotogramma per fotogramma.






Tracks dell'album Third
       ___________

1. A common soldier (7:16)
2. V.R. (7:00)
3. Ulysses (7:37)
4. I Wish (5:15)
5. Last Love (6:09)
6. A rude awakening (4:13)
7. Back to the present (3:29)
8. Murder (4:07)
9. Endless war (3:06)
10. The door shuts (2:55)


www.silverkey.it (Homepage)








**********

31 mag 2019

1969: "Give Peace a Chance"

Era il periodo delle proteste contro la guerra in Vietnam. John Lennon, figura di spicco dei Beatles e della cultura pop mondiale, aveva già manifestato il proprio dissenso contro l'assurdo conflitto: nel 1966, quando gli americani effettuarono un prolungato bombardamento di Hanoi, John aveva alzato la voce in maniera decisa. 
Dei Fab Four, era lui quello più uso a prendere posizione su questioni politiche e sociali. In tali sue "uscite", veniva spesso spalleggiato da George Harrison, mentre Paul e Ringo preferivano rimanere in secondo piano.





La data magica: 1 giugno 1969. John e Yoko decisero di trasformare la loro luna di miele (in realtà era la loro seconda, come vedremo tra poco) in una protesta. Un "bed-in" invece di un "sit-in"!
L'happening si tenne nella suite 1742 al 17.mo piano del Queen Elizabeth Hotel di Montreal. L'uomo alla chitarra portava il nome completo di John Winston Ono Lennon e intorno al letto si stringevano 40 persone. Tra di loro: Allen Ginsberg (il poeta di "Urlo", indiscusso portavoce, insieme a Jack Kerouac, della Beat Generation), la cantante inglese Petula Clark ("Downtown"), un rabbino, un paio di appartenenti alla setta di Hare Krishna nonché il guru delle droghe allucinogene Timothy Leary

Nell'ambiente adiacente, un tecnico del suono immortalava il tutto grazie a un apparecchio registratore a quattro piste preso in prestito appositamente.

 
 

John iniziò in maniera classica: "One, two, a one, two, three, four", contò. Poi si mise a strimpellare sull'accordo in do maggiore e iniziò a cantare con voce leggermente roca ma risoluta, in una sorta di folk rap:

"Everybody's talking about Bagism, Shagism, Dragism, Madism, Ragism, Tagism, this-ism, that-ism, ism-ism-ism..." 

E il coro degli euforici co-protagonisti, che battevano le mani, intonò il refrain:

"All we are saying is give Peace a Chance".

(Do-sol-fa-do.)



... Il film di quella seduta (durata: 1 h e 10')




John Lennon e Yoko Ono si erano conosciuti alla fine del 1966 e nel maggio 1968 erano divenuti una coppia a tutti gli effetti. Il Beatle lasciò sua moglie Cynthia e il 20 marzo del '69, in quel di Gibilterra, sposò l'artista di origine giapponese. 
I due trascorsero la luna di miele ad Amsterdam, dove iniziarono immediatamente la loro campagna di pace. Scelsero, come quartiere, la suite presidenziale dell'Hotel Hilton nella capitale olandese, e lì rimasero dal 25 al 31 marzo 1969.

Tra fine maggio e inizio giugno, ripeterono la loro azione di protesta a Montreal, dove, appunto, nacque l'inno "Give Peace a Chance".



Nota in margine: la guerra in Vietnam costò la vita a più di tre milioni di vietnamesi e a oltre 50.000 americani...

***



Messaggio di Yoko Ono, apparso sotto a uno di questi video sul proprio canale Youtube:


Dear Friends,
In 1969, John and I were so naïve to think that doing the Bed-In would help change the world. Well, it might have. But at the time, we didn't know.

It was good that we filmed it, though. The film is powerful now. What we said then could have been said now. In fact, there are things that we said then in the film, which may give some encouragement and inspiration to the activists of today. Good luck to us all. 
Let's remember WAR IS OVER If We Want It. It's up to us, and nobody else.
John would have wanted to say that.


Love, yoko

Yoko Ono Lennon
NYC, May 2019



... Il video ufficiale





... Il video a colori di "Give Peace a Chance"





6 apr 2019

Quanah Parker - 'A Big Francesco'

Letto su Facebook: 


ComunicaTO qUANAH pARKER


Grazie a tOPOLÀIN per questa recensione del nostro secondo album. Ora non perdetevi il nostro nuovo doppio live DVD+CD! :-)

https://maracashrecords.bandcamp.com/album/a-big-francesco… e

http://store.maracash.com/product_info.php?products_id=490 e

http://camelotstore.maracash.com/product_info.php?products_id=37872… :-) 

Some videos: www.youtube.com/watch?v=SIQtXMgySr0 and www.youtube.com/watch?v=B5d4W5-N5V0 :-) 

Prog on! :-) :-)




E come poteva Topolàin non recensire anche questo terzo album dell'importante band? Iniziamo innanzitutto con un assaggio: ecco (su Youtube) un momento di A Big Francesco riproposto al 4. festival progrock (quello del 16 marzo 2019),  serata che ha visto la conduzione dell'imprescindibile Gianmaria Zanier.



Uscito il 22 marzo, il disco doppio (DVD+CD) raccoglie le versioni sia video che audio di nove brani dei Quanah Parker, brani eseguiti dal vivo durante le prime tre edizioni (2016, 2017 e 2018) del Festival Rock Progressive.
L'evento viene organizzato con grande successo e affluenza di pubblico da Giovanni Pirrotta e Riccardo Scivales a San Donà di Piave. 



La formazione è quella del 2016-2018, con il leader Riccardo Scivales alle tastiere, Giovanni Pirrotta alla chitarra elettrica, Elisabetta Montino voce solista, Paolo Ongaro alla batteria e Alberto Palù (2016) o Alessandro Simeoni (2017 e 2018) al basso.

La fruizione è piacevole, mai stancante e, anzi, invoglia l'ignaro e sorpreso ascoltatore ad approcciarsi all'intera discografia del gruppo! Il tappeto concertistico rivela il desiderio di stare insieme e di "jammare" da parte dei singoli componenti dei QP, anche se il pentagramma sta saldo, come metallo pesante, al centro di tutto, ovvero: anche se la via narratologica è già data.
Spiccano, nel quadro generale di stampo jazzrock, i momenti madrigalistici, simili a fini ricami, ad abellimenti dell'arazzo elettroacustico. Le tastiere la fanno da protagonista ma, nelle libere cavalcate chitarristiche, otteniamo dagherrotipi mobili che ci rammentano le attuali band di metal prog. L'autentica cifra stilistica dei Quanah rimane comunque la sperimentazione colta.
Già come negli album in studio, molte delle composizioni sono nobilitate dalla voce della Montino, che qui sentiamo più "fisica", più vicina a noi, per via della situazione live

Su Amazon, A Big Francesco è disponibile per la riproduzione in streaming

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Tracklist CD e DVD:

1. A Big Francesco
2. Intrada – Per le scale, inseguendo le Fate!
3. Death Of A Deer
4. Asleep
5. Quanah Parker
6. Sailor Song
7. After The Rain
8. Silly Fairy Tale
9. Suite degli Animali Fantastici




Il brano "A Big Francesco" è - come ormai risaputo - un omaggio a Francesco Di Giacomo, del Banco: davvero un grande del progressive rock e figura iconica della musica tutta. La sua presenza sul palco divenne il simbolo medesimo del rock italiano, similmente (per fare un esempio di oltreconfini) alla silhouette di Jan Anderson dei Jethro Tull.



"Intrada — Per le scale, inseguendo le Fate!" è una di quelle pieces designate a far parte del prossimo album dei Quanah. "Death Of A Deer" (dove Elisabetta Montino è semplicemente insuperabile e arriva a entrarci sotto la pelle), così come "Quanah Parker", sono due pietre miliari del gruppo, risalenti ai primi Anni Ottanta, quando i Quanah fecero da battistrada al rinascimento del progrock. I restanti - "Asleep" (contenente un assolo fatato dell'ugola montiniana), "Sailor Song", "After The Rain" e la lunga "Suite degli Animali Fantastici" - giustificano il motivo per cui i Quanah Parker oggi occupano uno dei primissimi posti in Italia, per bravura e popolarità, tra tutti i gruppi progressivi.  



Non solo sounds 

Il DVD ci permette di apprezzare una delle caratteristiche che contraddistinguono questa ensemble: la "visualità" delle esibizioni dal vivo, assai suggestiva. Le canzoni vengono più volte condite con le sinuose ed evocanti coreografie della danzatrice Valentina Papa (recentemente anche cantante), e gli input videografici fungono da contrappunto alle note tipiche della "nuova musica classica", come qualcuno ha denominato il progressive rock. Luci e linee, insomma, formano uno show nello show.



Nella recensione su Hamelinprog a firma di Donato Ruggiero leggiamo:

Tra le “chicche” presenti nel DVD, anche tre gruppi di filmati speciali e di grande effetto: i “From the stage” Special Videoclips, dedicati ciascuno alle tastiere, alla chitarra e alla batteria, con Scivales, Pirrotta e Ongaro ripresi ravvicinati, da fondo palco, in modo che chi guarda il DVD ha come l’impressione di “essere lì” e “vivere” egli stesso il concerto a fianco del musicista che sta suonando. La splendida grafica di questo DVD+CD è stata realizzata da Maurizio Sant (LS Production), autore anche delle riprese e dell’editing di tutti questi video (eccetto la Suite…), e della elaborazione e proiezione degli affascinanti fondali scenografici nella edizione 2017 del Festival.


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Brani preferiti da Topolàin: "Quanah Parker", "Sailor Song" e la fantastica (in tutti i sensi) "Suite degli animali fantastici".


 Per finire... Fatevi consigliare da chi se ne intende! :-) https://maracashrecords.bandcamp.com/album/a-big-francesco :-) Con Gianmaria Zanier ProgMusic.




Un gruppo pazzesco...