Gabri Flies To Italy è il prodotto di un valente chitarrista ("Maestro della 12 corde") che si applica con acribia alla tecnica ma sa altresì donarci la levità e l'eleganza di creazioni apparentemente semplici.
Dedicato al fratello Gabriele, Gabri Flies To Italy consiste di sette tracce comprendenti una suite di 18 minuti - la traccia iniziale: "Gabri Flies To Italy" -, alcune composizioni davvero ricercate del tipo di "Nimaster Ego" (incantevole) e brani alquanto originali come "Suonami una nota".
Estro, bravura tecnica, begli arrangiamenti: i lavori solisti di Riccardo Zappa possono essere apprezzati soprattutto da chi suona la chitarra e si ritrova dunque in confidenza con termini come "armonici", "accordature", "fingerpicking"... Zappa è un chitarrista eccelso, sia con la 6 che con la 12 corde ("uno dei più bravi in assoluto" dicono i critici) e parecchio melodico. Ovviamente riesce a raggiungere anche quei non-esperti che siano almeno in grado di apprezzare lo sforzo creativo, i riverberi e i cambi di atmosfera, l'impasto sonoro, nonché il suono delle corde che friggono sulla tastiera.
È uno di quei musicisti poco commerciali che si scoprono per caso e dei quali si compra subito il disco, fulminati sulla via di Damasco, come si suol dire. Conviene approcciare l'arte di Riccardo Zappa andando indietro nel tempo, per meglio inquadrare questo Gabri Flies To Italy nell'insieme della pluridecennale attività dell'artista.
Story of a Maestro
Nel 1974 Zappa pubblica un LP - per l'etichetta PDU - insieme al chitarrista Klaus Aulehla: un album di ballate nella maggior parte acustiche. E poi arriva la sua prima opera personale, Celestion, del 1977, in cui, per registrare il suono della chitarra classica, venne utilizzato per la prima volta un pickup applicato allo strumento anziché la tradizionale rilevazione microfonica.
Ancora oggi Celestion è uno dei dischi strumentali più venduti in Italia e, se guardiamo la line up, non ce ne meravigliamo: oltre a Riccardo alle chitarre acustiche appare Vince Tempera alle tastiere e ci sono inoltre il bassista di New Orleans Julius Farmer (che fu attivo per oltre un decennio in Italia, portandoci una ventata di freschezza e sapienza funky), Ottavio Corbellini alla batteria e il nigeriano George Aghedo alle percussioni.
La EKO 'Riccardo Zappa Signature'
Gli album solisti di Riccardo Zappa più citati sono i primi tre: dopo Celestion e dopo Chatka del 1978 (per la label indipendente Divergo), arrivò, nel 1980, Trasparenze (per la prestigiosa RCA). Un disco registrato nei mitici studi del Castello di Carimate e per il quale i collaboratori di Zappa furono Walter Calloni alla batteria, Vince Tempera al pianoforte, Bob Clark al basso, Pietro Pellegrini (ex Alphataurus) al sintetizzatore, Maurizio Preti alle percussioni!
Ma questo virtuoso della chitarra, che ama sperimentare sonorità diverse suonando composizioni con richiami tardo-barocchi e canzoni che sono un viaggio libero nella bellezza della combinazione di accordi, insieme a pezzi anche minimalisti, ha una discografia assai estesa. Basti dire che Gabri Flies To Italy è il suo 24° album. E ci tocca aggiungere a ciò una lunga e straordinaria lista di collaborazioni: Fiorella Mannoia, Antonello Venditti, Eugenio Finardi, Giorgio Gaber, Mia Martini, Mina, Gino Paoli... Tra l'altro R. Zappa ha suonato oltre 100 volte live con Eros Ramazotti; esiste, by the way, un suo album dal titolo Riccardo Zappa Plays Eros Ramazzotti, del 2007. Egli è noto poi come produttore, dirigente, curatore di collane musicali e autore di colonne sonore.
Piacevoli fraseggi, echi sovrapposti, arpeggi e ritorni evoluti
Sul solco di una libertà acquisita definitivamente, con Gabri Flies To Italy, prodotto dallo stesso chitarrista e realizzato da Vannuccio Zanella per la M.P. & Records (distribuzione: G.T. Music Distribution di Antonino Destra), Riccardo Zappa si riconferma demiurgo di un linguaggio musicale autonomo in cui vanno a intrecciarsi le influenze di sempre. Il chitarrista propone un tappeto sonoro prossimo alla musica classica; in "Harmonios" c'è un quartetto di mandolini (in realtà si tratta di due mandolini, una mandola tenore e un mandoloncello, suonati da componenti dell'Orchestra a Plettro Gino Neri di Ferrara), in "Gabri Flies To Italy" e "Nimaster Ego" è stato inserito un coro. Tutto scorre tra suggestioni romantiche con qualche (mai invasivo) rafforzamento tecnologico. Curiosa la particolarità di "Suonami una nota", la traccia n. 5, a sottolineare la natura di innovatore e sperimentatore di Riccardo Zappa: le note che compongono questo brano, eseguito con chitarre, archi e strumenti etnici, sono state inviate, "in maniera del tutto casuale, in seguito a un post pubblico su Facebook", da vari chitarristi. In pratica, Zappa ha proposto a ciascuno dei chitarristi di partecipare con un'unica nota prodotta dal loro rispettivo strumento; dopodiché queste note sono state impiegate, a decine, in "Suonami una nota", appunto.
Il trio torinese Glad Tree (i cui due membri inamovibili sono Marcello Capra e Lanfranco Costanza) è capace di farci sognare trasportandoci in regioni del mondo - e dello spirito - che oscillano tra zone desertiche e altre amazzoniche, tra Sud e Nord del pianeta Terra: ora occhieggiamo una qualche giungla d'asfalto ma subito dopo siamo più definitivamente proiettati in un paesaggio biologicamente (e spiritualmente) pulito.
Dopo il debutto Onda Luminosa (2015, con Kamod Raj Palampuri alla tabla e alla voce) e il sequel Ostinatoblu (2017, con Mario Bruno al corno e alle tastiere), i Glad Tree cavalcano ancora positivamente le frequenze di una world music, musica del mondo appunto, raffinata, infusa talvolta di blues sopra un humus jazzistico; e - si direbbe - sempiterna.
Onda Luminosa è un album acustico essenzialmente di ethno music con gocce di blues e jazz.
Ostinatoblu vede Marcello Capra alla chitarra elettrica, come ai tempi dei Procession; e a questo proposito vi si segnala un come-back: Mario Bruno, vecchio membro dei Procession, partecipa al disco suonando il corno e le tastiere.
Bambù, ostinatamente ethno-folk con suggestioni esotiche ma a tratti anche sperimentali, contiene brani come "Bambù", "Memories" e "Mongolian Knight".
"Bambù" ( video promozionale di RadiciMusic Records)
Su YouTube, il Maestro di flauto traverso Lanfranco Costanza spiega i diversi tipi di flauto (da quelli classici ai più esotici).
Poiché gli Odessa sono in procinto di realizzare il loro terzo album (rigorosamente puntuali, dopo dieci anni o più dall'ultimo!), vediamo chi è il loro frontman, la cui voce, molto impostata e potente, è stata spesso paragonata a quella di Demetrio Stratos.
La musica è irrinunciabile. Giovagnoli, un virtuoso delle tastiere, non viene dal conservatorio, per quanto possa sembrare strano. O, meglio... non direttamente. Lui ha fatto il liceo linguistico, poi Scienze Politiche. Alle scuole di musica (con tanto di riconoscimento e borsa di studio) c'è arrivato relativamente tardi... Anche perché la vita ci pone di fronte ad aut-aut ineluttabili.
Ci sono alcuni legami imprescindibili tra gli Odessa, band che lui formò alla fine degli Anni Novanta, e gli Area: la voce innanzitutto, che ricorda quella dell'indimenticato Stratos. E poi basti pensare al celebre brano degli Area dal titolo "La mela di Odessa"...
Lorenzo Giovagnoli e gli Odessa (allora molto giovani) in una cover degli Area (live in Urbino)
Con il suo quartetto (identico a quello iniziale: si è infatti riformato nel 2018, dopo alcune vicissitudini), Giovagnoli ha sempre presentato non solo composizioni originali, ma anche cover. Anche nel nuovo album, L'Alba della Civiltà (probabile uscita: fine estate/inizio autunno, label: Lizard Records), ci sarà una chicca... Tenete aperti gli occhi e le orecchie! Sarà una sorpresa. La cover (abilmente variata) di un brano conosciutissimo di una band Anni '70: una band italiana famosa.
Il suono degli Odessa? Una rielaborazione originale del sound progressive classico, con la chitarra e la sezione ritmica che non disdegnano la deriva heavy. Il gruppo non manca certo di esperienza, avendo collaborato con Ian Paice e Glenn Hughes (Deep Purple) ed essendo stato presente in alcuni tra i più importanti festival di prog-rock internazionali (ProgFarm, Olanda 2003; ProgSud, Francia 2003, 2004 e 2005, BajaProg, Messico 2006...). Nonché da segnalare la loro cooperazione con la Banda Militare di Stato di San Marino in un “concerto grosso” per inaugurare il nuovo anno 2007. Tra l'altro si sono esibiti nei loro "Hard Rock Legends Show", concerti che riproponevano alcuni gruppi e artisti leggendari, da Hendrix ai Dream Theater passando per Deep Purple, Led Zeppelin, King Crimson e altri. Più di recente: tour in Indonesia e a Montecarlo. Ma, perlopiù, attivi in loco.
"L'Alba della Civiltà"
Insieme al sunnominato tastierista-cantante, la formazione viene completata da un chitarrista, un bassista e un batterista. Si tratta di Giulio Vampa (chitarre), Valerio de Angelis (basso) e Marco Fabbri (batteria, in tour anche con The Watch). Gli Odessa, insomma, sono sempre (e di nuovo!) loro: i soliti quattro geni e amici, più Gianluca Milanese al flauto (già ospite nel loro primo disco del 1999), un guest sempre benvenuto!
Al di fuori degli Odessa, ciascuno dei componenti vanta diverse collaborazioni (ad esempio con il gruppo di Alex Carpani).
Stazione Getsemani, album degli Odessa del 1999 (Mellow Records)
Il debutto Stazione Getsemani presenta già quella che sarà la loro impronta stilistica: un blues "pesante" sorretto dall'Hammond, e tipica ritmica sostenuta.
Nel 2009 è la volta di The Final Day - il Giorno del Giudizio (Lizard Records). Un grande output!
E ora... dieci... no, undici anni più tardi, tocca a L'Alba della Civiltà.
Giovagnoli:"Anche se può sembrare stupido, avere a che fare con quella cinquantina di persone che seguivano le mie dirette su Facebook [appuntamenti settimanali con Giovagnoli alle tastiere e alla voce, della durata di circa mezz'ora], preparare qualcosa da offrire al pubblico mi ha aiutato, poiché ero in lutto sparato. Il mio formatore è morto a metà marzo, di Covid, giovane. Avevo la ragazza a Londra in lockdown. Dopo un po' è morta un'altra persona a me cara: il mio professore di conservatorio, hammondista straordinario. Sempre per il Covid..."
"Ricominciare a fare musica in quel modo è stato essenziale per me. Proprio salvifico. È lì che ho riallacciato con Loris, con Gianluca.. e a novembre mi è venuta l'idea di fare un singolo degli Odessa. Un singolo solo, ma a metà gennaio era pronto il long playing, praticamente."
Intanto ci viene dato di ascoltare il terzo pezzo bell'e pronto dell'album. Dopo gli ottimi "L'Alba della Civiltà" (che dà il nome al disco) e "Di buio e luce (parte 2)" (che segue di un ventennio la prima parte, presente in Getsemani), è la volta di "Rasoi". Al più tardi da adesso abbiamo la conferma, nonché la certezza, di avere a che fare con uno dei gruppi più importanti del nuovo rock progressivo italiano.
"Rasoi": un susseguirsi di note martellanti, che cercano di tirare fuori un po' di giocosità dagli accordi drammatici che si susseguono come tuoni in un cielo apocalittico; una tempesta di crome e semicrome che giocano rincorrendosi e vorticando fino a quando non subentrano gli altri strumenti. La voce di Giovagnoli, imperiosa e sicura, ci riporta all'era dei vinili Anni '70 (è forse azzardato un paragone con gli Atomic Rooster, i Deep Purple, i Free, i Ten Years After?). Ottimo il mix e soprattutto assai felice il gioco di squadra. Il brano è alquanto composito, come c'era da aspettarsi dagli Odessa. L'intro ha una certa (presunta) levità, quasi a voler accarezzare l'ascoltatore, a "catturarlo". Il pezzo vira ben presto in direzione progressive e, come diceva un nostro amico, si sente immediatamente che "la classe non è acqua". Brividi.
L'outroripropone bellamente l'inizio.
Lorenzo Giovagnoli (voce, tastiere)
Giulio Vampa (chitarre)
Valerio de Angelis (basso)
Marco Fabbri (batteria)
Guest: Gianluca Milanese(flauto)
Se non riescono ad affermarsi brani del genere, e a essere suonati in radio e su ogni dispositivo, possiamo chiudere baracca e burattini e smettere di parlare di musica!
Giovagnoli:"Progzilla, Terra Incognita, Italia Progressiva... Tutti gli addetti hanno gradito fin da subito gli assaggi dell'album."
Segnali concreti dalla comunità prog, dunque, la quale ha convinto Lorenzo e i suoi a procedere imperterriti nella realizzazione del disco (anche su supporto fonico, quindi, non solo in digitale), missione che questi valenti musicisti hanno deciso di compiere nonostante gli "hard times" che sappiamo. (A Pesaro e dintorni, dove la band è "based", il virus ha imperversato impietosamente.) Gli arrangiamenti dei singoli pezzi sono curati come non mai, le voci sono state ripetute e registrate più volte affinché suonassero come Giovagnoli desiderava. Davvero: qua, nei vocals, c'è tutto il bagaglio del cantante degli Odessa. Lui ha iniziato con i musical...
L'album esce per la Lizard di Loris Furlan. Dai primi tre brani che abbiamo avuto "in assaggio", riceviamo la conferma che l'attitudine hard arriva a dare un tocco di attualità ai canoni classici. Attualmente è in auge il progressive metal; perciò, il rock "tirato" degli Odessa piacerà anche alle classi meno tradizionaliste.
Sembra quasi impossibile che L'Alba della Civiltà sia un album "nato in casa". Una produzione digitale, sì, ma realizzata usando tutte le sonorità analogiche. Dal punto di vista delle tastiere, oltre al Kurzweil, che Giovagnoli usa dal 2001, si segnala l'impiego di emulatori Hammond, di Roland, di GSI (italiani, eccezionali) e IK Multimedia. Poi: Fender Rhodes e Wurlitzer, con tremolo e riverbero a molle.
Per il piano, un emulatore a livelli fisici, Pianoteq. E per gli archi i modelli Anni '70 analogici: Roland Jupiter, Solina, Roland Juno. Inoltre anche organi a transistor Farfisa.
Per un brano solo voce, tastiere e flauto, ad esempio, c'è un organo a transistor che passa per un Leslie e un riverbero a molle. Dà un'idea un po' inquietante stile fantascienza Anni '60.
Giovagnoli ha usato la metodicità che gli hanno insegnato al corso laurea in arrangiamento e composizione... e che è ciò che ha sempre fatto da una vita. Importanti e riconoscibili le sue influenze, gli amori musicali. Un brano dal titolo "Invocazione" ha, nella parte centrale, quello che è praticamente un omaggio ai Pink Floyd e a Morricone.
Il basso e la chitarra sono stati registrati in presa diretta nella scheda audio del computer. Dopodiché il segnale pulito anche lì veniva processato dagli amplificatori virtuali.
Praticamente tutto il disco è stato ideato e arrangiato in due mesi. A risultare difficili sono state le registrazioni: come c'era da aspettarsi - viste le circostanze.
Hanno collaborato tutti i membri, a distanza. Giovagnoli mandava il brano completo di tutti, Marco gli rimandava la batteria, Gianluca il flauto, mentre Valerio e Giulio andavano a registrare a casa di Giovagnoli quando non c'era la zona rossa. Poi lui faceva un premix e consegnava il materiale a un conoscente che fa il fonico, per un mix professionale.
Odessa - "Esilio". DaStazione Getsemani(il loro primo album, quello del 1999). Quarantena jam, aprile 2020.
Attention attention! Tra qualche mese esce l'album L'Alba della Civiltà (Lizard Records).
Vita brevis, ars longa
Durante gli studi, Lorenzo Giovagnoli ha lavorato nella pasticceria di famiglia (un negozio storico: venne fondato dal bisnonno!). Quando i suoi si separarono, lui e sua madre hanno preso a Urbino un ristorante. Poi Lorenzo ha lavorato come insegnante di canto per scuole di musical e di musica. Ed è ciò che fa tuttora.
A vent'anni, mentre frequentava Scienze Politiche, ha ricoperto il ruolo di Gesù, per due anni, in Jesus Christ Superstar.
Iniziò a dare lezioni a 32 anni, dopo tre anni di studio sistematico della tecnica belcantistica, a sua volta seguito dalla sua insegnante. Successivamente ha dato un paio di esami da privatista in conservatorio: ha preso una triennale in canto jazz e la specialistica in direzione d'orchestra e arrangiamento. Nel frattempo, vincendo concorsi, ha avuto la grande opportunità di frequentare la scuola di Mogol. E ha vinto un premio a Umbria Jazz come cantante.
In conservatorio c'è entrato... a 38 anni. Una volta ottenuta la seconda laurea, in direzione d'orchestra, ha fatto un master in didattica oltre a una specializzazione in didattica per la disabilità. Lo stipendio di insegnante (precario) nelle scuole medie gli permette di pensare all'album, appunto in periodo di lockdown... dopo - a conti fatti - oltre 11 anni che gli Odessa non ne realizzavano uno.
L'ultimo fu The Final Day (2009), che aveva fatto da seguito a Stazione Getsemani (1999, album che contiene le cover di "Caronte" di The Trip e "Alzo un Muro Elettrico" de Il Rovescio della Medaglia). Un disco ogni decina di anni: eh sì, la vita ci pone di fronte a delle scelte...
Riesumando il cammino dell'artista: Scienze Politiche, ristoratore, insegnante di musica di canto ma anche di sostegno...
"Alla fine, sono tutte cose che mi piacciono perché riguardano la relazione, la comunicazione e il rapporto."
E, dopo una breve pausa:
"Ma la musica è irrinunciabile".
Odessa - "Di buio e luce (parte 1)" live at Progsud 2003. Il ProgSud si svolgeva al teatro Jas’ Rod di Pennes Mirabeau ed era organizzato da un gruppo formidabile di amici, appassionati, artisti, tecnici, musicisti, tutti accomunati, oltre che dall’amicizia, dalla passione per la musica e per il rock, in particolare progressivo.
Luca Di Martino, musicista siciliano, ideatore dell'Isnello Guitar Festival.
Questa l'ultima sua composizione: "Fortuna".
Che è quella di cui tutti abbiamo bisogno...
"Fortuna": «Un arpeggio introduttivo, una sorta di preludio che non fornisce un’idea precisa della tonalità, quasi a simboleggiare la ricerca continua di una condizione di stabilità; nella parte centrale il brano trova la sua identità con un tema dolce e affascinante che trasporta l’ascoltatore verso uno stato di quiete e serenità; il terzo momento ripropone l’arpeggio introduttivo a sostegno di quell’idea di ricerca e di instabilità, che si conclude in un accordo sospeso, ovvero nell’intenzione di affidare tutto al caso».
Il video di "Fortuna" è stato realizzato da FD Light Project di Flora Tarantino.
Breve biog
Nato nel 1987, Luca Di Martino si è diplomato in chitarra classica al Conservatorio Bellini di Palermo nel 2012. È attivo da molti anni, milita nel gruppo dei Vorianova (con cui ha realizzato quattro album) e ha esordito da solista nel 2017 con Di istinti e di istanti. Ha lanciato l’Isnello Guitar Festival(vedi la pagina su Facebook), rassegna internazionale dedicata alla chitarra che ha ospitato nomi come Irio De Paula, Fausto Mesolella, Mauro di Domenico, Francesco Buzzurro.