Un album che è uscito nel nov. 2021 ed è stato sottovalutato o addirittura ignorato e che vi invito a riscoprire. La voce soft di Marco Pantozzi si inserisce nel tessuto prog-folk o - appunto - #softprog di queste splendide composizioni (testi molto intriganti; non solo accattivanti melodie!). Canzoni lente, se si vuole, ma che lasciano il segno, nella buona tradizione del miglior cantautorato (anche se la lingua usata - con l'eccezione di un unico brano - è l'inglese). La musica peraltro non è scevra di abbellimenti chitarristici che ci ricordano David Gilmour. Ottime anche le tastiere.
Il progetto, Deception Store, ha le sue basi nell'Alto Adige ma è totalmente "Made in Italy" e dovremmo andar fieri che da noi ci siano artisti di tale livello.
Dunque: se vi va di fare un viaggio nella bellezza delle sette note (senza troppi sperimentalismi cervellotici), date almeno un'ascoltatina a quest'opera e, se ne sarete ammaliati, comprate il CD: ha un layout molto bello. La copertina e la grafica del booklet sono opera di Gigi Cavalli Cocchi, che, come molti di noi sanno, è disegnatore ma anche batterista (dei Mangala Vallis oltre che di Clan Destino, Ligabue, Tazebao, Ambigram...).
Dopo il box set Sound + Vision (1989, rielaborato nel 2003), nel 2014 uscì la raccolta Nothing Has Changed: un altro tentativo di abbracciare una carriera pluridecennale. Non è necessariamente un "Best Of" (di quelli ne girano già parecchi!), ma una retrospettiva di cui la versione su 3 CD ha una track list in ordine cronologico inverso: si inizia dal pop jazz-sperimentale di "Sue" per terminare con i primissimi successi dell'"alieno" David Bowie.
Se Topolàin dovesse compilare un'ideale Hit Parade dello "White Duke", simbolicamente inizierebbe con "Heroes" e finirebbe con "Absolute Beginners". (E non è detto che non lo abbia già fatto, per piacere personale.) Davvero niente è cambiato? È cambiato tanto invece...
[L'eclettismo tipico di Bowie è sempre ad alto livello. Molti dei brani, soprattutto quelli recenti, hanno una bella impronta jazz e non disdegnano lo sperimentalismo, tanto da farli avvicinare all'ambito "prog".]
David Bowie, original name David Robert Jones, (born January 8, 1947, London, England—died January 10, 2016, New York, New York, U.S.) was an English singer-songwriter and actor.
È morta la leggendaria cantante nota come la "Queen of Rock’n Roll".
#tinaturner #musica #pop
Ike & Tina Turner - "Nutbush City Limits" (1973)
La fama le arrivò durante la sua turbolenta collaborazione musicale con Ike, genio alquanto... irrequieto della musica nera. Poi Tina Turner scelse la carriera solista e divenne non solo una delle cantanti più famose al mondo ma, a iniziare dagli Anni '80, una vera icona del pop.
È morta all'età di 83 anni dopo una lunga malattia. Negli ultimi anni aveva sofferto di problemi di salute. Nel 2016 le era stato diagnosticato un cancro intestinale e un anno dopo aveva subito un trapianto di rene.
Tina Turner era un nome d'arte: la cantante e attrice statunitense - naturalizzata svizzera - era nata come Anna Mae Bullock. La data: il 26 novembre 1939. Il luogo: Brownsville, Tennessee, dunque nel profondo Sud degli States. È riuscita ad affermare e ad amplificare l'identità, la personalità delle donne nere nel rock'n'roll. Mick Jagger ha ammesso che, per il suo proprio personaggio per il palcoscenico, ha tratto ispirazione dalle esibizioni dal vivo di Tina Turner, tutte altamente energiche.
Dopo due decenni trascorsi a lavorare con il marito purtroppo manesco (formavano un duo soul-funk di successo), Tina si è avventurata "fuori" da sola e, dopo alcune false partenze (in quel periodo, molti le consigliavano di rimettersi insieme a Ike Turner), sfondò con l'album Private Dancer. Da lì, non ci furono più limiti.
And I might have been queen
I remember the girl in the fields with no name
She had a love
Oh, but the river won’t stop for me…
(da “I Might Have Been Queen”)
La sua vita è stata raccontata in diversi libri e documentari, in un musical e - nel 2021 - nell'acclamato biopic dal titolo Tina.
L'unico album di Emilio Locurcio(torinese, 1953-2021).
Uscì nel 1977, anno di rivolte giovanili in Italia. La stessa label lo considerò troppo "hot", pericoloso per via dei testi e per quel che stava succedendo nel Paese; e non venne perciò propagandato.
Album rock dalle virate prog che è in sintonia con il periodo della sua pubblicazione. (Contestationi studentesche, cultura underground, Indiani metropolitani: pacifisti contro violenti...)
"Eliogabalo fece ridisegnare tutti i cimiteri da Walt Disney e da quel momento fu molto divertente andare a trovare i Morti..."
Tanta fantasia, tanta cinica ironia. La RCA lo "mise a tacere"...
Vi partecipano Claudio Lolli, Lucio Dalla, Rosalino Cellamare (poi Ron), Teresa De Sio. Musicisti dei Pierrot Lunaire e dei Crash...
Dalle viscere della terra si sprigionavano degli strani vapori
e come per incanto apparvero le roulottes dei comici e degli attori(...)
Sono due versi da
L'Eliogabalo
operetta iperrealista
di Emilio Locurcio
personaggi e interpreti
rosalino cellamare (uno studente medioborghese)
lucio dalla (un contadino ancora puro)
teresa de sio (una ragazza metropolitana)
claudio lolli (un dolce narratore)
Negli Anni '70 uscirono diverse opere rock che erano "favole", "fantasie", "operette" e una delle più originali è senz'altro questo L'Eliogabalo. L'album raffigurava in scala 1:1 il momento che si stava vivendo, caratterizzato da una rivolta portata avanti dai "fricchettoni", dagli "Indiani metropolitani" che avevano ripreso lo slogan anarchico-dadaista "Una risata vi seppellirà!" Testi ben scritti e certamente irriverenti, quelli di L'Eliogabalo, ma non tanto da giustificare l'operazione boicottaggio che fece la stessa etichetta musicale che aveva finanziato e stampato il prodotto (la IT; l'ostruzionismo ebbe luogo comunque per mano dell'azienda madre, la RCA).
La copertina-poster del CD (noi teniamo tra le mani l'edizione del 1997, pubblicata da MP Records a 20 anni dall'uscita dell'originale) è un foglio pieno di disegni, come un caotico, ricco fumetto; per la precisione: come una serie di vignette non dissimili da quelle che riempivano i giornali satirici dell'epoca (Il Male su tutti). E porta anche testi poetici, osservazioni, oltre a un'Ultima Cena con le caricature dei politici italiani dell'epoca, e in questa precisa vignetta si vede un Pasolini insanguinato sotto il tavolo e, tra i gaudenti che stanno seduti al desco, un inconsolabile Berlinguer; con Agnelli, Craxi e Andreotti in bella vista. Insomma: l'Who's Who della Prima Repubblica.
Occorre ripensare a ciò che significò per l'Italia il compromesso storico (voluto o agognato da Berlinguer, capo del Partito Comunista Italiano), nonché ai motivi dell'efferato omicidio dello scrittore e regista Pier Paolo Pasolini, che scosse il mondo culturale nostrano e non solo (lo scrittore bolognese, di madre friulana e "naturalizzato" romano, aveva ficcanasato un po' troppo in certe faccende sporche, sporchissime, di petrolieri e affaristi vari, che lui riteneva responsabili di complotti internazionali e anche dello stragismo italiano).
Tutte le illustrazioni sono opera di Emilio Locurcio.
Il concetto di L'Eliogabalo prende il via con un evento quasi allegro, carnascialesco:
Hanno eletto Eliogabalo imperatore.
Ah cavoli, ma allora si fa subito la rivoluzione?
Sì, dài, vatti a vestire, altrimenti arriviamo tardi.
(Così si legge nel primo "quadro" della storia grafica...)
Se scorriamo i testi di L'Eliogabalo, ci ritroviamo de facto con un bel manoscritto tra le mani, un lavoro letterario-teatrale. Che Claudio Lolli, Dalla, Ron ossia Rosalino Cellamare e Teresa De Sio abbiano partecipato alla realizzazione di quest'opera rock in veste di album progressive è garanzia di qualità, oltre che di... urgenza sociopolitica.
La poesia moderna dei testi è un toccasana e può benissimo essere apprezzata dagli ascoltatori odierni. Versi quali:
Dal finestrino del treno ora decifrano la mia vita
ad ogni galleria mi aggrappavo al vetro con le dita
andavamo attraverso scompartimenti devastati
inciampando sopra bagagli ormai dimenticati
alberi gelati dalla neve scivolavano via dal finestrino
poi qualcosa di caldo e tenero mi venne vicino
qualcuno che mi toccava con la mano per capire chi ero(...)
("Uno studente medioborghese")
Emilio Locurcio, l'autore di tale "operetta iperrealista", un po' si rifà al cantautorato impegnato (Giovanna Marini, Leo Ferrè) ma ancor più sta ad eseguire un'azione teatrale. La rappresentazione scenica è tra i massimi interessi della sua vita. Tant'è vero che, dopo aver lavorato come attore di teatro e cinema, nel 1989 arriverà a fondare a Torino 'Maigret Magritte', scuola di Teatro e "casa" di molti aspiranti mimi e individui dagli interessi affini.
Ecco un video di presentazione del disco:
Le canzoni sono suddivise in quattro parti:
La Veglia, Il Viaggio, La Visione, L'Attesa,
anticipate da un "Monologo d'Apertura".
Full album
Il CD dell'edizione/ristampa M.P. Records è comodamente ordinabile qui.
Dopo la M.P., altre etichette si sono impegnate a ristampare il disco: la giapponese Marquee nello stesso anno 1997 (CD, Papersleeve), Akarma nel 1999 (LP, Gatefold), la BMG, Dischitalia, nel 2003 (CD, Album, Remastered, Limited Edition, Gatefold Papersleeve) e infine la RCA, Sony Music nel 2011 (CD, Album, Remastered, Limited Edition, Gatefold Papersleeve).
Chi era Eliogabalo
Un ragazzo arabo il cui nome vero risultava essere Marco Aurelio Antonino, noto anche come Heliogabalus. Costui venne proclamato imperatore all'età di 14 anni. Regnò dal 218 al 222 d.C. In questo breve lasso di tempo, l'imberbe regnante si distinse per la sua condotta immorale. Organizzò feste e spettacoli scandalosi e incoraggiò pratiche religiose poco... ortodosse.
Fu uno dei pochi imperatori romani ad aver adottato il culto di una divinità orientale: il dio Sole siriano El-Gabal (che gli diede il nome). Ciò suscitò l'indignazione dei senatori e del popolo, che lo accusarono di eresia.
Frequenti ribellioni e complotti caratterizzarono il suo regno. Venne assassinato da una congiura militare, nel 222 d.C., quando aveva 18 anni.
La figura di Eliogabalo ha ispirato e ispira scrittori e musicisti di tutto il mondo. Locurcio non fu il primo a dedicarsi a lui, né l'ultimo. Conformemente al personaggio, il disco sembra esaltare l'irrazionalità: l'ordine pubblico viene capovolto, nel cielo appare una primavera feroce e la gente si abbandona a una frenesia dolcissima. A capo dei carabinieri viene posto un ballerino...
In "Eliogabalo Imperatore", traccia 9 dove Lolli e Dalla cantano insieme, il testo fa:
Dalle viscere della terra si sprigionarono degli strani vapori
e come per incanto comparvero dei comici e degli attori,
che come grappoli d’uva nera fin troppo fermentata
zampillavano fuori dai solchi in preda a una gioia scatenata.
La lotteria degli zingari indicò Eliogabalo come nuovo imperatore.
Locurcio aveva conosciuto Claudio Lolli, che ammirava, diversi anni prima, organizzandogli un tour in Piemonte. Un'altra sua icona era il drammaturgo Antonin Artaud (Héliogabale ou l'anarchiste couronné, 1934) e, casualmente, proprio nel ’77, uscì il Super Eliogabalo di Alberto Arbasino, il libro più surrealista dello scrittore vogherese.
A Roma, dove Locurcio era andato in qualità di attore per partecipare a un film con Rosalino alias Ron – Lezioni private, di Vittorio De Sisti -, grazie al suddetto Ron conobbe Lucio Dalla, che aveva appena ottenuto successo (l'ennesimo!) con Com’è profondo il mare.
Ai due cantautori piacquero le canzoni che Emilio Locurcio fece loro ascoltare. Noi stessi, vagliando il risultato finale, possiamo definirlo per certi versi un album a metà lolliano, imparentato con gli "Zingari felici" (appunto di Claudio Lolli), e per un po' anche dalliano. Il puntino sulla i viene rappresentato dalla presenza della brava e bella Teresa De Sio.
Gaio Chiocchio (che nel ’73 aveva fondato con Arturo Stàlteri i Pierrot Lunaire) è tra i musicisti che registrarono il disco, insieme ai Crash, gruppo progressive che accompagnò Rino Gaetano fino alla sua morte.
Purtroppo l'album ebbe un destino sfortunato.
Ha raccontato lo stesso Locurcio:
Era stato già fatto ascoltare alla stampa [nel 1976, N.d.R.], addirittura Castaldo aveva scritto una bella recensione su Repubblica, una pagina intera divisa tra Eliogabalo e De Gregori, il disco di 'Generale'. Poi ci fu il rapimento Moro e la situazione cambiò. Melis, il patron della RCA [cui la IT era affiliata, N.d.R.], dice: «No, questo disco non esce, è troppo schierato, non possiamo sembrare dei fiancheggiatori delle Brigate Rosse». Allora Micocci disse: «Lo tengo io alla IT, ne stampo un po’ di copie, lo faccio uscire in qualche negozio…». Uscì un anno dopo, in sordina, che nessuno se ne ricordava più.
[...] Ci ero rimasto così male per com’era andata, che smisi con la musica. Avevo cominciato a lavorare con lo Stabile di Roma, poi mi trasferii a Parigi, per fuggire. Vi rimasi due anni...
I tempi cambiarono. L'album di Lolli del 1980, Extranei, segnò questa frattura. Emilio Locurcio rimase amico del cantautore bolognese. Ed era solito parlare bene anche di Giorgio Lo Cascio, altro artista disponibile, generoso. Ma: "Dopo gli anni di piombo, tutto questo è scomparso."
(...) il calice delle ostie stracolmo di cioccolatini e confetti, ma il vino rimase
la gente dichiarò: "Adesso sì che preferiamo le chiese alle nostre case!"
e quando le ballerine presero per sempre il posto dei chierichetti
e sui sacri affreschi del Dugento comparvero dei grandi fumetti
allora la gente, lo giuro, cominciò a divertirsi sul serio (...)
Emilio Locurcio è scomparso nell’aprile del 2021 a causa del Covid. Un’incredibile, tragica vicenda familiare: prima è venuto a mancare un suo fratello. E, nel giro di poche ore dalla morte di Emilio, se n'è andata anche la sua compagna, Luigina Dagostino (attrice e regista teatrale), che, come lui, era stata ricoverata in ospedale tre settimane prima.
Ecco un album autobiografico. Pieretti lo ha realizzato in
collaborazione con ben 30 artisti tra i quali Ray Weston degli Echolyn e Kate Nord dei Noveria. Mixato da Francesco Mattei agli Underworld Studio.
Il romano Massimo Pieretti è conosciuto come pianista e tastierista, diplomato presso il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma e docente di pianoforte e musica presso il MIUR. Suona inoltre con i Noage, la band di Germana Noage (ex cantante degli Aetherna).
Un nuovo inizio è quello che tutti vogliamo o verso cui ci siamo già orientati. Con A New Beginning, Pieretti ci presenta un bel lavoro composto da 15 brani (alcuni sono "reprise" o versioni alternative) che in parte rispecchiano la passione del musicista per il progressive rock (soprattutto la trilogia "A new beginning part A", "A new beginning part B" e "I hope I will always be here with me"). Tracce interessanti, stilisticamente eterogenee nel loro insieme, cui hanno partecipato fior fiore di colleghi.
Tra i nuovi compositori progressive colti e ispirati: Massimo Pieretti (pianoforte e tastiere, insegnante di Educaz. Musicale)
A New Beginning contiene canzoni nella maggior parte caratterizzate da atmosfere e temi soul e il titolo dell'album fa riferimento ovviamente all'uscita dal tunnel dopo la pandemia da Covid 19. Il disco stesso è nato durante la sosta forzata e rappresenta i pensieri e le storie personali dell'autore, al quale sono cari i temi ambientali e le problematiche sociali.
"In November"
In questo album Massimo Pieretti si serve di vari cantanti e ha chiamato a suonare anche una bella cinquina di chitarristi.
Cantanti:Ray Weston, Marco Descontus, Elena D'Angelo, Lorenzo Cortoni, Ciro Afeltra, Kate Nord, Daniela Papale, Francesca Pelliccia, Germana Noage, Maria Chiara Rocchegiani, Daniela Del Ponte, Nikeef.
Un emozionante, evocativo brano reca il titolo "Out Of This World" (con il celebre discorso di Chaplin dal film Il Grande Dittatore); "Out Of This World" è qui nella versione pre-mixing e "spalmato" in due video di lavoro.
Sono una sorpresa ancora oggi e vale la pena (ri)ascoltarli, anche se qualcuno li ha soprannominati "i Middle Of The Road in versione più rockeggiante".
Celebri tutt'al più per il loro superhit "Venus" del 1969, con il famoso riff di chitarra preso in prestito da "Pinball Wizard" degli Who, questi olandesi facevano quello che è stato definito "un pop psichedelico" sostenuto dalla stupenda voce della mezza-ungherese mezza-tedesca Mariska Veres, che a molti rammenta Grace Slick. E, in effetti, un'altra band a cui gli Shocking Blue furono associati erano i Jefferson Airplane: un paragone che calza loro a pennello molto più di quello con i M.O.T.R. ...
Quasi ogni track da loro sfornato è una vera gemma, e non è un caso che i Nirvana decisero di fare la cover di un loro brano: "Love Buzz".
Gli Shocking avevano un suono molto particolare e inconfondibile, che scavalcava le barriere tra gli stili, barriere allora molto accentuate e di cui tenevano gran conto i critici e lo stesso pubblico. "Sally Was A Good Old Girl", per esempio, è un country, la dolce "Water Boy" si avvale degli arabeschi di un sitar, "Little Cooling Planet" è alquanto funky... ma, tutto insieme, è il tipico sound "azzurro scioccante" di questa band.
Non è difficile procacciarsi una loro raccolta. Se potete, ascoltate "I Love Voodoo Music", la sunnominata "Love Buzz" o la ballata "Daemon Lover", con echi da West Coast. Robbie van Leeuwen (chitarra e sitar), che scrisse quasi tutte le loro canzoni - compresi i testi -, è senz'altro da annoverarsi tra i migliori "songwriters" del mondo.
Il gruppo andò in tour negli States insieme a Ike & Tina Turner, Sly & The Family Stone e Three Dog Night; fu in Sud America, Indonesia, Giappone, Hong Kong... Ma nel 1974 finì per sciogliersi, anche perché Robbie van Leeuwen si era stancato di fare da collante tra i singoli componenti e di sopportare la pressione della Elephant Pink, la loro label, che pretendeva almeno tre album all'anno.
La cantante Mariska Veres si dedicò quindi a una carriera solista, presentando brani in olandese, tedesco e inglese, ma ottenne un discreto successo unicamente in Olanda. Nel 1993 cercò di organizzare una reunion, ma gli altri ex componenti degli Shocking mostrarono scarso interesse e lei richiamò in vita il progetto con musicisti completamente nuovi. Per anni, i neoformati Shocking Blue parteciparono a numerosi festival di gruppi "Oldies". Mariska si dedicò a latere al blues, al jazz e alla musica tzigana. Non si sposò mai e, come ai vecchi tempi del "sex, drugs and rock'n'roll", condusse vita morigerata, non fumava e non beveva (la sua bevanda preferita era da sempre il tè...).
Di lei dobbiamo parlare purtroppo al passato, in quanto la leader degli Shocking Blue si è spenta il 4 dicembre 2006 all'Aja; aveva soltanto 59 anni. Paradossalmente, a ucciderla è stata un tumore: proprio lei, che non era mai caduta vittima dei vizi.
Veres fu la prima cantante europea a incarnare, nell'epoca del beat, l'ideale della giovane sexy, in grado di ammaliare con la sua voce sensuale milioni di fans. Emblema della sensualità vocale di quell'epoca fu "Venus", che decretò il clamoroso successo della band, restando per oltre sei mesi nelle classifiche dei dischi più venduti in Europa e negli Stati Uniti. "Venus" è stata poi rifatta da altri gruppi ed è stata utilizzata spesso anche per spot pubblicitari.
Anni Cinquanta. Un gruppo di adolescenti che si conoscono fin dalle elementari si riuniscono a casa di uno di loro, Robert Wyatt, ad ascoltare dischi jazz e strimpellare brani famosi. 1960. Una delle camere di quella casa viene presa in affitto dal chitarrista australiano Daevid Allen, che stravede per il jazz e vive in maniera anticonformista. Allen influenzerà il modo di far musica dei ragazzi... e finirà per essere conosciuto soprattutto per il suo ruolo di fondatore del gruppo di rock psichedelico Soft Machine (in Gran Bretagna, nel 1966) e del gruppo di space rock Gong (in Francia, nel 1969).
Nel prossimo video: The Wilde Flowers, 1969. Con loro - si può asserire senza tema di errare - iniziò l'avventura della "Scena di Canterbury".
Suonarono nei Wilde Flowers, via via avvicendandosi: Dave Sinclair, suo cugino Richard Sinclair, Brian Hopper, suo fratello Hugh Hopper, Robert Wyatt, Kevin Ayers, Pye Hastings, Richard Coughlan. In pratica, i futuri Caravan e i futuri Soft Machine.
Quando l'avventura dei "Wilde" volge al termine, quattro dei membri, nel 1968, lasciano il gruppo e formano, appunto, i Caravan. Si tratta di Richard Sinclair (basso e voce), Pye Hastings (chitarra e voce), Dave Sinclair (keyboards) e Richard Coughlan (drums). In quasi tutti i lavori dei Caravan contribuirà come ospite Jimmy Hastings, sassofonista e flautista fratello di Pye, senza mai diventare membro ufficiale della band.
... I Caravan erano «i poeti di Canterbury, teneri visionari psico-prog», per dirla con le parole di Riccardo Bertoncelli, uno dei numi tutelari della critica rock tricolore.
I Caravan si trasferirono a Londra dopo essere stati scritturati dalla Verve Records. L'esordio è l'album eponimo (1968). Subito dopo, la Verve li lasciò cadere, avendo chiuso la divisione pop-rock, e loro passarono alla Decca. Nel settembre del 1970 esce, per la Decca, If I Could Do It All Over Again, I'd Do It All Over You, che li consacra musicisti di alto livello. Questa opera seconda rivela anche quanto diverso sia il loro percorso da quello dei Soft Machine, la cui musica si basava soprattutto sul jazz e sull'improvvisazione. Le fiabe vocali di Richard e Pye, la cui dolcezza è stemperata dal surrealismo dei testi, si incrociano con gli assoli delle tastiere e dei fiati (di Jimmy Hastings nuovamente ospite), per conferire all'album un sound spensierato, equilibrato e brillante. L'indulgere nella sperimentazione e nel jazz è contenuto – al contrario di quanto avviene nei lavori dei Soft.
Jimmy Hastings: figura molto importante per la scena di Canterbury. Nato ad Aberdeen, Scozia, il 12 maggio 1938, e fratello di Pye, suonava il sassofono contralto, il clarinetto, il flauto... Partecipò al debutto dei Caravan e rimase nell'ensemble per i primi anni, tornandoci in seguito. Collaborò con: Soft Machine, Hatfield and the North, National Health, Bryan Ferry, Trapeze, Chris Squire, tra gli altri.
The Battle of Hastings del 1995 è l'ultimo album dei Caravan con Jimmy Hastings
È il 1971. I Caravan si esibiscono al 'Beat Club'. È il loro ritorno all'inestimabile programma tv: c'erano già stati due anni prima. Suonano, stavolta, "Golf Girl", "Winter Wine"...
"Golf Girl"
Sotto: altra registrazione "storica". I Caravan live in una radio statunitense, 1974. Bootleg fantastico!
... ed ecco la canzone che dà il titolo all'album! In una versione che è contenuta in Travelling Man.
Caravan - In the Land of Grey and Pink
I Caravan senza entrambi i cugini Sinclair. Siamo nel 1976. Pye Hastings scrisse tutte le canzoni del disco, dal titolo Blind Dog at St Dunstans.
Nel '77 esce Better by Far.
Con il songwriting di Pye Hastings e con Jan Schelhaas alle tastiere, i Caravan tendevano ormai verso il pop, anche se la produzione qui è di Tony Visconti (molto importante per la carriera di David Bowie) e anche se, come per il precedente Blind Dog..., occorre ammirare la padronanza tecnica dei musicisti. A essersi spenta è l'immaginazione (a parte i giochi linguistici con numerosi riferimenti alla quotidianità inglese), la creatività. La spinta realmente "progressive".
Molti fan e quasi tutti i critici erano d'accordo nell'affermare che l'orientamento musicale dei Caravan era mutato soprattutto dopo il quarto album, Waterloo Lily del 1972. Gli ingaggi ottenuti come "apripista" per gli Slade e gli Status Quo avevano reso necessario che i membri componessero e suonassero brani dalla struttura meno complicata, brani più simili a canzoni convenzionali. Il successo non mancò: l'album Cunning Stunts si piazzò al 50simo posto nella classifica del Regno Unito e raggiunse la posizione numero 124 negli Stati Uniti, mentre Blind Dog at St. Dunstans fu al numero 53 della classifica britannica.
Nel 1980 i Caravan non sono già più quelli classici, che lasciarono un segno indelebile nella storia del prog rock. Hanno un taglio più commerciale, cosa dovuta certamente alle canzoni - e al modo di cantare - di Pye Hastings. Per registrare The Album, alle tastiere - e al canto - torna Dave Sinclair (suo cugino Richard Sinclair più o meno di questi tempi milita nei Camel!) e ci sono diversi momenti brillanti; non solo in The Album ma anche in altri lavori in studio. In effetti, i Caravan sopravviveranno anche senza ambedue i Sinclair...
Nel corso dei decenni saranno tanti i cambi di formazione e quasi altrettanti i come-back. Loro rimangono pur sempre tra i vetusti rappresentanti della "scena di Canterbury": persino le loro canzoni "semplici" sono godibili.
In un concerto del 1976
Addii e reunion
Dave Sinclair lasciò dopo l'uscita di In the Land of Grey and Pink e il gruppo si sciolse una prima volta già l'anno successivo. Il cantante e chitarrista Pye Hastings e il batterista Coughlan (uniche costanti dei Caravan a partire da quel momento) rimpinzarono l'ensemble con nuovi membri, in particolare il violinista Geoffrey Richardson. Nel 1978 seguì un nuovo sbandamento...
La band si riformò più volte nei decenni successivi e i Caravan rimasero ancora attivi nel Terzo Millennio, in qualità di gruppo dal vivo... nonostante la morte di Coughlan, avvenuta nel dicembre 2013.
Album in studio
1968 - Caravan
1970 - If I Could Do It All Over Again, I'd Do It All Over You
1971 - In the Land of Grey and Pink
1972 - Waterloo Lily
1973 - For Girls Who Grow Plump in the Night
1975 - Cunning Stunts
1976 - Blind Dog at St. Dunstans
1977 - Better by Far
1980 - The Album
1982 - Back to Front
1994 - Cool Water
1995 - The Battle of Hastings
2003 - The Unauthorized Breakfast Item
2013 - Paraside Filter
(Sono più numerosi gli album dal vivo. Ed esistono almeno oltre una dozzina di compilations!)
Talvolta ritornano... Caravan of Dreams (1992) di Richard Sinclair comprende, oltre lui stesso al basso, alla chitarra e alla voce, suo cugino David al sintetizzatore Korg M1, Andy Ward alla batteria + percussioni varie e Jimmy Hastings al flauto, al sax e al flauto piccolo. Sembra, a tratti, quasi un nuovo album dei Caravan...
"Is It Prog? - The Canterbury Scene", breve video
Rock psichedelico con venature jazz: questa, in sintesi, l'essenza della "scena canterburiana". Molti dei suoi protagonisti passarono, come abbiamo visto, per i Wilde Flowers (i cui componenti avevano un'età dai 17 ai 20 anni!) e il brano "Memories", qui cantato da Robert Wyatt ai tempi dei Soft Machine, era nato proprio dalla proficua fucina dei "Wilde".