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28 lug 2020

Hiromi


Pianista che suona anche le tastiere elettroniche, Hiromi Uehara (nata il 26 marzo 1979), nota professionalmente come Hiromi, è un nome del jazz ormai abbastanza famoso. Proveniente da Hamamatsu, in Giappone, Hiromi possiede una tecnica virtuosistica straordinaria, e sia nelle sue vivaci esibizioni dal vivo, sia nelle sue composizioni, è solita amalgamare generi e sottogeneri musicali come lo stride (una tecnica ritmica del ragtime), post-bop, rock progressivo, musica classica e fusion. 




Iniziò a studiare pianoforte classico a sei anni e successivamente fu introdotta nell jazz dal suo insegnante di pianoforte, Noriko Hikida. A 14 anni si esibì con l'Orchestra Filarmonica Ceca (Ceská filharmonie). A 17 incontrò Chick Corea per caso a Tokyo e questi la invitò a suonare con lui la sera successiva. Iscrittasi al Berklee College of Music di Boston negli USA, dove seguì le lezioni di Ahmad Jamal, ancor prima di diplomarsi ottenne un contratto dalla Telarc. Il suo debutto, allo Scullers Jazz Club nel 2003, entusiasmò la platea. Da allora fu ospite gradita in numerosi festival e manifestazioni. È stata sul palco del Newport Jazz Festival l'8 agosto 2009 e su quello dell'Olympia di Parigi il 13 aprile 2010. Seguì, nell'estate del 2010, la tournée con la Stanley Clarke Band.


The Trio Project
Il trio da lei formato comprendeva inizialmente il bassista Mitch Cohn e il batterista Dave DiCenso. Il suo secondo album Brain (2004) lo registrò con Tony Gray al basso e con il drummer Martin Valihora, che era stati compagni di studio al Berklee, e fino al 2009 ha registrato ed è andata in tournée con loro due. Il bassista Anthony Jackson e il batterista Steve Smith, ospiti su due tracce di Brain, sono presenti nel suo album del 2011 Voice. Nel 2012 Smith venne sostituito dal batterista britannico Simon Phillips (che rimarrà negli album Move del 2012, Alive del 2014 e Spark del 2016). A un suo tour relativamente recente (2015) l'hanno accompagnata Anthony Jackson e Simon Phillips. Spark ha raggiunto la prima posizione n. 1 nella Jazz Billboard Jazz per la settimana del 23 aprile 2016. 



Hiromi's Sonicbloom
Il 19 ottobre 2006, al trio si è aggiunto il chitarrista David Fiuczynski in una performance alla Jazz Factory di Louisville, Kentucky, e sono così nati gli Hiromi's Sonicbloom. iuczynski è presente nei due album degli Hiromi's Sonicbloom, Time Control e Beyond Standard. A causa degli impegni di Fiuczynski (insegna a Berklee), spesso, negli spettacoli dal vivo, al suo posto ha suonato il chitarrista John Shannon.
Nel tour del 2009, agli Hiromi's Sonicbloom si è aggregato il batterista Mauricio Zottarelli. 



     Hiromi Uehara, fantastica pianista


01. I Got Rhythm 00:00
02. Sicilian Blue 11:10
03. BQE 21:45
04. Berne, Baby, Berne 30:52
05. Pachelbel's Canon 36:31
06. Choux a la Crème 46:05





Qui sotto, di nuovo Hiromi in "Sicilian Blue", con lo Stanley Clarke Trio.



... all'Heineken Jazzaldia 2010

Jazzaldia, Festival de Jazz de San Sebastián (España), 23 Jul 2010


Stanley Clarke - contrabbasso
Ruslan Sirota - tastiere
Ronald Bruner Jr. - percussioni
Hiromi - pianoforte




Discografia essenziale 

  Album in studio come "Hiromi"

Another Mind (2003)
Brain (2004)
Spiral (2005)
Place to Be (2009)
Spectrum (2019)


  Album in studio degli "Hiromi's Sonicbloom"

Time Control (2007)
Beyond Standard (2008)


  Album in studio di "The Trio Project"

Voice (2011)
Move (2012)
Alive (2014)
Spark (2016)


  DVDs

Hiromi Live in Concert (2009, recorded in 2005)
Hiromi's Sonicbloom Live in Concert (2007)
Solo Live at Blue Note New York (2011)
Hiromi: Live in Marciac (2012)


  Partecipazioni e collaborazioni

Chick & Hiromi - Duet (2008, Japan; 2009, international) - live album recorded with Chick Corea at the Tokyo Blue Note
The Stanley Clarke Trio (featuring Hiromi and Lenny White) - Jazz in the Garden (2009)
Flashback - Triangle Soundtrack (2009)
Tokyo Ska Paradise Orchestra - Goldfingers (2010)[9]
The Stanley Clarke Band - The Stanley Clarke Band ('No Mystery', 'Larry Has Traveled 11 Miles and Waited a Lifetime for the Return of Vishnu's Report', 'Labyrinth' and 'Sonny Rollins') (2010)
Tokyo Ska Paradise Orchestra - Walkin' (2012)
Akiko Yano and Hiromi - Get Together -LIVE IN TOKYO- (2011)
Kelly Peterson - Oscar, With Love ('Take Me Home' and 'Oscar's New Camera') (2015)[10]
Akiko Yano and Hiromi - Ramen-na Onnatachi (2017)
Hiromi & Edmar Castañeda - Live in Montreal (2017) 






29 mar 2020

Jazz - i 10 nomi che chiunque dovrebbe conoscere

"Wonderjazz!" a tutti. Oggi (domenica, giorno dedicato al jazz...) Topolàin vuole ricapitolare un po'. Riassumiamo qui le biografie di 10 giganti del jazz. Si tratta degli stessi nomi indicati su un articolo del londinese The Guardian, che noi, per comodità, usiamo come "carta carbone"--- ovviamente con un testo tutto nostro.




      Charles Mingus 1922-79

Contrabassista innovativo, di mole non indifferente, fu sul palco insieme a gente come Charlie Parker, Miles Davis, Dizzy Gillespie, Bud Powell e tanti altri protagonisti del be bop, ovvero di una delle grandi rivoluzioni musicali del secolo scorso. La produzione instancabile di questo "angry man" del jazz sarebbe servita da colonna sonora anche ad altre rivoluzioni, negli Anni 50 e 60... Nato a Nogales (una cittadina della contea di Santa Cruz, in Arizona), fu ossessionato dagli atteggiamenti di razzismo nei suoi confronti da parte sia di bianchi che di neri, per via delle sue origini meticce. Fu uno dei primi a fondere musica e politica nei propri brani. Le sue composizioni racchiudono le gioie e i tormenti di tutta una vita. La morte per malattia del giovane bassista Eric Dolphy, avvenuta nel 1964, è uno shock per Mingus, e, dopo un paio di insuccessi organizzativi, il musicista si ritira nel suo guscio di psicofarmaci fino alla fine del decennio. Negli Anni Settanta torna lentamente sulla breccia con un nuovo gruppo e nuove composizioni estese (Changes One / Changes Two, con George Adams, Don Pullen, Jack Walrath e Dannie Richmond). Una volta, in un'intervista, un giornalista gli domandò come mai, se era ossessionato dalla questione del razzismo, nella sua band avesse assunto un bianco, ovvero Charlie Mariano; e Mingus rispose: "Ma Mariano non è un bianco. È un italiano!"
Nel 1977 gli venne diagnosticato il morbo di Lou Gehrig e, nonostante gli sforzi e i tentativi con una leggendaria guaritrice messicana, Charlie Mingus soccombette il 5 gennaio 1979, all'età di 56 anni, in quel di Cuernavaca (Mexico). Un progetto musicale congiunto con la cantautrice canadese Joni Mitchell, alla quale aveva affidato alcune musiche (compresa "Goodbye Pork Pie Hat") perché lei ne scrivesse le parole, venne portato a termine dalla stessa Mitchell, ed è significativamente intitolato Mingus.






John Coltrane 1926-67
Partito dal villaggio di Hamlet nella Carolina del Nord ("hamlet" significa giusto questo: "villaggio"...), Coltrane sarebbe arrivato a incantare il mondo intero, affermandosi come uno dei massimi talenti di sempre della musica afroamericana. Si spense prematuramente (a 40 anni) in quel della Big Apple, non senza però aver fatto in tempo a vivere intensamente - nel bene e nel male - e ad arrecare nella musica jazz una spiritualità vicina al buddhismo. L'Enciclopedia Treccani riporta di lui:


"Strumentista di eccezionali doti tecnico-espressive, sviluppò sia al sax tenore sia al soprano uno stile improvvisativo di grande originalità, che contribuì in maniera decisiva all'evoluzione del moderno linguaggio jazzistico. Dall'iniziale adozione degli stilemi esecutivi proprî dell'hard bop approdò, nell'ultima parte della sua vita, alla formulazione di una personale poetica anticipatrice del free jazz."


Uno dei suoi capolavori è A Love Supreme, del 1965. Ma, per rendere davvero giustizia alla sua bravura, occorrerebbe citarne l'intera discografia.  






Mary Lou Williams 1910-81
La vita e le opere di Mary Lou abbracciano l'intera storia del jazz. Partì dallo swing e andò spostandosi, decennio per decennio, nelle varie nuove correnti, arrivando a fare musica modale negli Anni 70 e approdando infine all'avanguardia. Con una bella crisi religiosa nel mezzo! Fu sposata due volte, con altrettanti musicisti: John Williams - da cui divorziò - e Harold "Shorty" Baker - altro matrimonio finito presto, ma in tal caso non risulta esserci stato divorzio. Fantastica compositrice ed esecutrice, arrivò a creare una propria etichetta discorafica: la Mary Records, prima label fondata da una donna. 






Herbie Hancock 1940-
Il pianista (o, meglio, tastierista, dato che suona anche i sintetizzatori) di Chicago vanta una dozzina di Grammy Awards (oltre a tutti gli altri premi), uno sconfinato numero di registrazioni a proprio nome e ha suonato in almeno 13 dischi di Miles Davis... oltre ad aver collaborato con Quincy Jones, Jaco Pastorius, Wayne Shorter, Stevie Wonder et alia. Le disparate biografie lo indicano come "compositore, tastierista, bandleader e attore". Attore? Eh sì, perché ha interpretato il ruolo di Ministro della Difesa nel film Valerian e la città dei mille pianeti (Valérian et la Cité des mille planètes, 2017), di Luc Besson. Una curiosità, quest'ultima, che non deve farci dimenticare la vera importanza di Hancock: l'aver saputo fondere i generi funk, soul e pop. (Vedi l'album Head Hunters.) Ha realizzato diversi progetti di musica elettronica e altri più vicini alla disco music. 



Nat King Cole 1919-65
Cantante-pianista con oltre 100 canzoni entrate nella hit parade. Fu presente in moltissimi show televisivi e il suo trio servì da modello a numerose piccole ensembles che ne ricalcarono le orme. La sua voce è semplicemente adorabile, come le melodie che proponeva (e che sono diventate evergreen). È il padre di Natalie Cole.






Miles Davis 1926-91
Il Miles Davis più celebre è quello di Kind of Blue (1959; il disco jazz più venduto di sempre)  ma, per questioni anagrafiche, le generazioni attuali conoscono soprattutto il Miles Davis dell'era Bitches Brew (tardi Anni 60). È musica difficile da capire, quest'ultima, inaccessibile ai più. Sono suoni che si bilanciano tra lo snobbistico e il rivoluzionario. Lo jazz psichedelico e quello più cool proposto dall'"Electric Miles" (1968-75) e reiterato fino alla sua morte, rappresentò per molti giovani americani - e non solo per loro - uno shock culturale. Una cosa era leggere nella propria stanzetta gli scrittori e i poeti della Beat Generation, già digeribilissimi un paio di decenni dopo la loro prima uscita, un'altra era cercare di sentirsi bene ascoltando quei fraseggi in sottofondo, a volte astrali, più spesso astratti. Era come saltare a piè pari dalla sigarettuccia di marijuana all'eroina pura. Eppure, i dischi di Davis vendevano... anche se non quanto la musica rock; e tuttora vendono.





Keith Jarrett 1945-
Ancora un nome legato a Davis. Ma la carriera di questo pianista della Pennsylvania (nato da una famiglia multietnica originaria dell'Ungheria) era iniziata - iniziata sul serio - con Art Blakey e i Jazz Messengers (gospel, blues), per continuare nel quartetto di Charles Lloyd. Sotto Miles Davis, Jarrett suonò il piano elettrico e l'organo elettrico, in alternanza con Chick Corea. Verso la fine del 1971 però lasciò il gruppo, a causa dell'antipatia che covava nei confronti della musica e degli strumenti elettronici e perché non era pienamente d'accordo con le scelte compositive di Davis. Keith Jarrett è considerato uno dei migliori improvvisatori al pianoforte. Il suo successo commerciale è dovuto anche alla sua abilità di saltare da un genere all'altro: ha infatti inciso molti dischi di musica classica ed è stato sul palco e in studio di registrazione con musicisti rock. Jarrett è protagonista di una curiosa controversia: in più di un'occasione, durante i concerti, ha preteso il più assoluto silenzio, anche con un certo nervosismo; ha dichiarato di mal sopportare il fumo e il rumore durante l'esecuzione dei brani e di sentirsi disturbato dai colpi di tosse e dai troppo vigorosi applausi. Durante la sua esibizione a Umbria Jazz 2013, è giunto a suonare al buio più completo, rivolgendo le spalle al pubblico.
È nota inoltre la sua avversione verso il tradizionalismo di Wynton Marsalis (vedi più giù).


Kurt Elling 1967-
Close Your Eyes (1995, etichetta Blue Note) fu il suo esordio come cantante jazz. Colpirono immediatamente la voce baritonale, con le quattro ottave di estensione, la sillabazione fluida e l'assoluto controllo della tecnica scat. Tra il 1997 e il 2003 pubblicò, sempre per la Blue Note, altri sei album, due dei quali dal vivo. Poi si è legato alla Concord Records.
Suoi collaboratori fissi sono il pianista Laurence Hobgood e il contrabassista Rob Amster, mentre il batterista del trio d'accompagnamento viene cambiato di volta in volta.


Thelonious Monk 1917-82
È considerato uno dei pionieri del be bop insieme a Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Charlie Christian e Kenny Clarke. Durante la gioventù ebbe la fortuna di vedere New York trasformarsi in una metropoli jazzistica e il suo modo di suonare venne influenzato da Duke Ellington, Fats Waller, Earl Hines e dal pianista "stride" James P. Johnson, che abitava nel vicinato. (Lo "stride" è una tecnica di improvvisazione solista che risale al periodo ragtime.) Apparentemente si direbbe che Thelonious Monk sia un minimalista, uno che preme i tasti bianchi-e-neri come un fanciullo. Ma ascoltatelo meglio: coglierete un universo complesso, il vero cuore della cultura afroamericana.






Wynton Marsalis 1961-
"Il Duke Ellington del 21. secolo"
Wynton Learson Marsalis, nato a New Orleans il 18 ottobre 1961, è uno dei più noti trombettisti contemporanei. E, sicuramente, un importante ambasciatore del jazz... nonostante tutte le polemiche.
È il secondo di sei figli di Ellis Marsalis (un pianista jazz). L'attitudine alla musica si mostrò prestissimo in lui; iniziò a suonare la tromba a 12 anni e a 14 già si esibiva con la New Orleans Philharmonic. Dopo queste e altre esperienze di jazz tradizionale, nel 1980 (19enne) entrò a far parte degli Art Blakey's Jazz Messengers.
Dal 1982 è attivo come docente.
Viene considerato un portavoce del polo "conservatore" del jazz; Wynton infatti rigetta gli sviluppi stilistici succedutisi dalla fine degli Anni Sessanta in poi (free jazz, fusion ecc.). Tali idee tuttavia non gli hanno impedito di partecipare all'album Epitaph di Charlie Mingus (etichettato "third stream": nodo di congiunzione tra la Nuova Musica - Neue Musik [John Cage, Stockhausen, Terry Riley e dintorni] - e il jazz moderno o modern jazz [be bop, jazz modale ecc.]) così come a Lush Life: The Music of Billy Strayhorn di Joe Henderson.
In qualità di insegnante al Lincoln Center di New York ("Our mission is to preserve our national music: jazz!"), acquistò abbastanza prestigio negli Anni Novanta.
Uno dei suoi più celebri sostenitori è il musicista e scrittore Stanley Crouch, il quale afferma che solo la musica che affonda le sue radici nello swing può chiamarsi "jazz". Una visione alquanto ristretta del genere, e difatti tale opinione viene condannata da numerose eminenze del jazz: Scott Yanow in primis, ma anche il trombettista Lester Bowie, il pianista Keith Jarrett e altri.
Al New York Times Magazine Jarrett dichiarò nel 1997: "Non ho mai sentito qualcosa suonata da Wynton che significhi veramente qualcosa! Non ha né voce né presenza. Al massimo, riesce a suonare come un talentuoso insegnante delle superiori". Per Lester Bowie, Wynton Marsalis è addirittura uno "scervellato", un "malato di mente" "intrappolato in certe sue idee venutegli quando aveva 21 anni, dopo che lo hanno pagato per farsele venire".
Wynton si è attirato persino degli insulti dopo aver affermato che Miles Davis "ha tradito il jazz con il rock" e che "veste come un buffone". Tra lui e Davis nacque un tragicomico battibecco che durò anni... Pierre Sprey, presidente dell'etichetta Mapleshade Records, chiosò nel 2001: "A 21 anni Marsalis era un bravo suonatore di tromba, ma nel gruppo di Art Blakey i colleghi lo surclassavano sera dopo sera. Lui non poteva competere, ecco perché si ritirò verso acque sicure! È un buon trombettista classico, perciò pretende che il jazz sia musica classica. Non ha nessuna idea dell'evoluzione senza fine..."
Wynton Marsalis ha collaborato a un programma televisivo sul jazz realizzato dal famoso documentarista Ken Burns, programma anch'esso criticato perché snobbava l'avant-garde. (Il film, intitolato semplicemente Jazz - 2001 -, si concentra principalmente sulle figure di Duke Ellington e Louis Armstrong...)
Wynton Marsalis, che ha vinto ben nove premi Grammy e un Pulitzer per la musica, collabora con la CBS fin dal 2012.
Suo fratello maggiore è il sassofonista Branford Marsalis, specializzato in cross over (Branford ha suonato, tra gli altri, con Sting).


 Ecco un libro dove si racconta la storia del jazz (Amazon. / Ed. Mondadori)


Album mitico: Kind of Blue. Vi suonò anche Coltrane. 


Per la Feltrinelli è uscito Come il jazz può cambiarti la vita di Wynton Marsalis.





26 mar 2020

Morto Manu Dibango

Sul Manifesto, un bel ricordo di Marco Boccitto del re del soul e ambasciatore nel mondo della musica africana.
Titolo dell'articolo: Manu Dibango, primo e ultimo dei musicisti "negropolitani"


        Manu Dibango, gigante dell'afrojazz, maestro della world music



Il camerunese Emmanuel N'Djoké Dibango collaborò con molti artisti del panorama della world music, del pop e dell'afrobeat fra cui Fela Kuti, Herbie Hancock, Bill Laswell, Bernie Worrell, Ladysmith Black Mambazo, Sly and Robbie, Eliades Ochoa e Jovanotti. Realizzò una vasta discografia personale includente quello che alcuni critici considerano il primo album di disco music della storia, Soul Makossa.

Aveva 86 anni ed è morto il 24 marzo 2020 dopo aver contratto la COVID-19.




Ecco l'intero album Soul Makossa (1972)




Tracks

 01. New Bell [0:00]
 02. Nights in Zeralda [6:43]
 03. Hibiscus [11:17]
 04. Dangwa [17:34]
 05. Lily [23:33]
 06. Soul Makossa [26:35]
 07. Oboso [31:00]


Formazione

Joby Jobs : drums
Manu Rodanet : toumba
Malekani Gerry : guitar
Freddy Mars : percussion
Long Manfred : bass
Pierre Zogo : acoustic guitar
Patrice Galas : piano
Georges Arvanitas : piano
Manu Dibango : tenor sax, alto sax, vocals

15 feb 2020

Domenica, jazz day! Che cos'è il jazz

Domenica è, tradizionalmente, giornata dedicata al jazz per Topolàin.

"Ma che cos'è propriamente il jazz?"

Vogliamo spiegarlo brevemente, brevissimamente, a chi forse non se ne è mai interessato. te , dunque. E chissà che il jazz non cambi anche la tua vita!




Il jazz fu l'evoluzione di forme musicali già utilizzate dagli schiavi afroamericani. 
Inizialmente aveva la forma di canzoni di lavoro nelle piantagioni e, durante la costruzione di ferrovie e strade negli ancor giovani Stati Uniti d'America, serviva a ritmare e coordinare i movimenti.
Il ritmo era binario. 

I primi musicisti suonavano musica ad orecchio e le orchestre pionieristiche a New Orleans erano chiamate "Ragtime Bands"...



Questi sono i Tuba Skinny, che rivisitano spesso brani del primo XX. sec.





 Ecco un libro dove si racconta la storia del jazz (Amazon. / Ed. Mondadori)


Fu la musica da ballo dominante tra il 1930 e il 1940. Lo swing di Benny Goodman e le big bands di Duke Ellington, Glen Miller, Dizzy Gillepsie ecc. segnarono il successo di questo genere musicale. L’avvento della Seconda Guerra Mondiale pose fine al periodo delle grandi orchestre (la maggior parte delle quali dovettero sciogliersi). Nacque il be bop.
Gli Anni Sessanta segnarono per gli U.S.A. la fine dell'"età dell’oro" di Eisenhower e inaugurarono un periodo di profondi mutamenti, in cui la musica in generale e il jazz in particolare non furono estranei. (Impegno civile e sociopolitico di 
Max Roach, Sonny Rollins, Charlie Mingus...) I suoni continuavano a mutare e fondersi... L'era delle avanguardie era appena agli inizi.




Gli strumenti associati con il jazz sono sassofono, tromba, pianoforte e contrabbasso, anche se a poco a poco se ne sono aggiunti altri. Tutti conosciamo Jean Luc Ponty, con il suo violino elettrico...







 Coltrane


Tra i sassofonisti di rilievo: Charlie Parker, un'icona (be bop); John Coltrane, leggenda astrale; Stan Getz; Coleman Hawkins; Sonny Rollins; Wayne Shorter; Michael Brecker... 

Nel video: il sax tenore di Brecker




Cofanetto "la discoteca ideale", messo insieme dall'etichetta Columbia.



I trombettisti includono Louis Armstrong, Dizzy Gillespie e Miles Davis, e inoltre Nat "Cannonball" Adderley, Chet Baker, Wynton Marsalis, gli italiani Enrico Rava, Fabrizio Bosso, Paolo Fresu...





Tra i pianisti più noti: Duke Ellington, Bill Evans, Dave Brubeck, Bud Powell, Art Tatum, Fats Waller, Chick Corea, Marian McPartland, Herbie Hancock.







Album mitico: Kind of Blue. Vi suonò anche Coltrane. 


Per la Feltrinelli è uscito Come il jazz può cambiarti la vita di Wynton Marsalis.



                                     
                                                                


Tra i cantanti ricordiamo Ella Fitzgerald, Billie Holiday e George Benson.

Nel cofanetto di 10 CD pubblicato dalla Sony molto spazio viene dato appunto alla Holiday (tutto il primo CD)... mentre il n. 10 è dedicato al jazzrock dei Weather Report.

Jazzrock: praticamente un sinonimo di fusion (ma il jazzrock è sporadicamente chiamato anche rock jazz). Il genere è emerso negli Anni Sessanta e può avere un carattere più o meno funky o più o meno simile allo spacerock. C'è la tendenza easy listening che sfocia nell'ambient e/o nella musica meditativa e ci sono le sonorità complicate dei gruppi che vengono fatti rientrare nel progressive rock. E giù tutta una carrellata di definizioni e sottogeneri...



Un album dei Soft Machine, brillante band della "scena di Canterbury": tra fusion e rock psichedelico




Altro libro assai utile:
Come si ascolta il jazz. Conversazioni con Wayne Shorter, Pat Metheny, Sonny Rollins, Ornette Coleman, Joshua Redman, Branford Marsalis e altri (Marsilio Editore)



Free jazz - Ornette Coleman




6 lug 2019

Jazz su Spotify: Calogero Marrali Quartet

The formidable Calogero Marrali Quartet on Spotify!(Two albums) Open link
Be-bop e swing di caratura internazionale: il drummer Calogero Marrali

CD2 (Amazon

https://www.amazon.it/Starry-Sunrise-Calogero-Quartet-Marrali/dp/B000058APF/ref=unitcolooffra-21 CD1 (Amazon)



Breve biografia in inglese

Qui insieme a Elvin Jones




31 dic 2017

La webradio per divertirsi a Capodanno...

... e anche gli altri giorni.


Eccola!

Mettete su questa webradio, la .977Oldies, che suona solo hits degli anni '50 e '60. 



Dalle ballate soul e rhythm & blues, attraverso lo scatenato rock'n'roll di Chuck Berry fino alle songs più romantiche e a quelle più divertenti, .977Oldies offre una carrellata di evergreens senza soluzione di continuità!



.977Oldies trasmette sul web all'indirizzo

http://977oldies.radio.net/ <--------

Buona musica a tutti!



 ... e Auguri!

9 apr 2016

Brano del giorno: "Sing, sing sing"

... nell'interpretazione della big band di Benny Goodman





Composto nel 1935 da Louis Prima (da non confondere con Louis Jordan!), "Sing, Sing, Sing" anticipò quel tipo di swing che avrebbe caratterizzato il periodo durante e dopo il secondo conflitto mondiale e in cui, com'è noto, oltre a Duke Ellington (scuola newyorkese, influenzata dalla musica sinfonica) e Count Basie (scuola di Kansas City, più fedele al blues), trionfarono le big band di Glenn Miller, Jimmy Dorsey, Tommy Dorsey, Prima, Goodman, Artie Shaw... finché molti locali non iniziarono a virare verso il nuovo genere che faceva impazzire i ragazzi del tempo: il rock'n'roll.

9 mar 2016

È morto George Martin

Ci ha lasciati a 90 anni l'uomo senza il quale non ci sarebbero stati i Beatles. La notizia è stata data da Ringo Starr su Twitter, e questa la reazione di Paul McCartney: "Il mondo ha perso una persona davvero grande, per me un secondo padre".


Sir George Henry Martin era noto al mondo come il "quinto Beatle", un soprannome guadagnato per il suo ruolo di produttore della maggior parte delle registrazioni del quartetto di Liverpool, ma anche per aver suonato pezzi strumentali in alcuni dei loro brani. Fino all'ultimo suo giorno di vita vantò una figura slanciata e dritta come una quercia. Era elegante d’una limpida sobrietà di modi e gesti, conclusa da una testa perfettamente modellata e un viso di non comune bellezza, illuminato dal delicato celeste degli occhi sorridenti.



Su Twitter, Ringo Starr, leggendario batterista dei Fab Four, ha scritto: "Dio benedica George, che riposi in pace, con amore a Judy e alla sua famiglia. Firmato: Ringo e Barbara". Poi ha postato una foto di loro cinque insieme con il commento "Grazie per tutto l'amore e la gentilezza George. Love and Peace".

George Martin iniziò a lavorare negli anni '50 alla casa discografica Parlophone, di cui dopo poco divenne direttore. La definizione di "quinto Beatle" non è affatto esagerata. Questo figlio di un carpentiere, nato nel nord di Londra nel 1926, non ha soltanto fatto decollare i Beatles verso il loro straordinario successo, ma ha continuato ad influenzare la loro carriera in modo decisivo fin dal primo album Please Please Me fino a Abbey Road passando per il psichedelico Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band. E' stato uno dei primi a credere al quartetto di Liverpool e ha continuato a star loro accanto anche quando alla fine degli Anni Sessanta le carriere di John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr si sono separare. Martin aveva contribuito a far raggiungere ai Beatles il successo globale, in qualità di capo della casa discografica Parlophone, dopo aver sentito la loro cassetta demo nel 1962.



In un'intervista in cui parlava della scomparsa di George Harrison, dichiarò: ''E' stato uno choc, tutti sappiamo di essere sulla terra per poco ma non siamo mai preparati alla morte'.

In 50 anni di carriera, sir George ha prodotto le canzoni dei Beatles e oltre 700 dischi di successo. Fra gli altri artisti da lui prodotti anche Gerry and the Pacemakers, Shirley Bassey e Cilla Black.

Thank you for all your love and kindness George peace and love xx😎✌️🌟💖

Il primo ministro britannico David Cameron ha definito George Martin "un gigante della musica" e il figlio di John Lennon, Sean, postando una foto del produttore su Instagram ha scritto: "Riposa in pace George. Sono talmente distrutto da non avere parole".



Per la sua immensa carriera il produttore ha ottenuto sei Grammy ed è stato più volte decorato dalla Regina Elisabetta con il titolo di Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico e Knight Bachelor. Nel 1999 il suo nome è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame. Verso la fine della sua vita è diventato vicepresidente di un'associazione che fa ricerca sulla sordità.