L'album di debutto Gentle Giant, dei Gentle Giant, è stato pubblicato il 27 novembre 1970 dall'etichetta Vertigo Records nel Regno Unito.
La formazione originale dei Gentle Giant (febbraio 1970 - ottobre 1971), quella che ha registrato l'album di debutto omonimo del 1970, era un sestetto composto da:
- Gary Green: chitarra, mandolino, voce, recorder, basso, percussioni
Questa line-up multistrumentale ha definito il sound complesso e cameristico del gruppo, con i tre fratelli Shulman (Derek, Phil, Ray) come nucleo fondante. Martin Smith è stato sostituito da Malcolm Mortimore nel 1971.
La copertina di Gentle Giant è un'illustrazione iconica creata da George Underwood, artista noto per le copertine di David Bowie (Hunky Dory, Ziggy Stardust).
Rappresenta un gigante che tiene i sei membri della band nel palmo della mano, in stile fantasy/surreale, tipica della Vertigo Records.
Gentle Giant è un gatefold LP con artwork interno dettagliato che include una "tall tale" narrativa sulla band e il gigante.
"Black Room 2 (+ "The Tower"), da Chameleon In The shadow Of The Night (2006)
"Been Alone So Long" da Nadir's Big Chance (2006)
Nel 2012 usciva ALT, dei Van Der Graaf Generator. È un album differente dalla tipica discografia della band, con una mutazione delle sonorità. ALT è strumentale (similmente al progetto The Long Hello del 1974, che vedeva David Jackson insieme a Hugh Banton e Guy Evans oltre all'ex bassista Nic Potter e ad alcuni "guests", tutti membri effettivi o ex dei VDGG; unico assente allora: Peter Hammill); così, qui abbiamo il frontman come strumentista e non come cantante. Con Hammill, ci sono Guy Evans alle percussioni e Hugh Banton alle tastiere. David Jackson si è separato dai Van Der Graaf Generator prima di Trisector del 2008, lasciando i compagni ridotti a un trio. E da allora il sassofonista va portando la sua esperienza ovunque, collaborando con vari gruppi internazionali, soprattutto italiani (Osanna ma non solo: Alex Carpani Band, Reagente 6...).
ALT è sperimentazione, rock alternativo, noise... Ogni tanto, cambiare pelle fa bene! In fondo, si tratta di una band avant-rock. Ma gli aficionados sono stati troppo viziati dal progressive rock dei precedenti Present e A Grounding in Numbers...
Ancora Hammill, Evans e Banton nel 2016, poco meno di mezzo secolo dopo l'incipit del "Generatore" (formatosi a Manchester nel 1967). Con Do Not Disturb, i Van Der Graaf Generator fanno ancora parlare di sé.
È chiaro che, di gran lunga, Hammill & Co. non hanno più nulla da dimostrare a nessuno, anche se le narrazioni non sono più intense come agli inizi. La lacerazione intellettuale di Pawn Hearts difficilmente è replicabile oggidì sul pentagramma, né vi è più, nelle nuove composizioni, il disturbante stridio di "Arrow". Chi non ricorda il tribolato gorgheggio di "Pilgrims"? E chi ha davvero creduto che fosse nuovamente possibile forgiare un live selvaggio come Vital (apposta scevro di barocchismi, di orpelli e ridondanze)? Vital, del 1978: quasi un'ora e mezza in cui viene messa in risalto tutta l'arte dei VDGG... nonché il sapere furbo del loro "mastermind", che ben si è sempre indirizzato verso il pronk e il math rock, sebbene questi sottogeneri sarebbero nati per davvero - ed esplosi - successivamente! Il sogno e la maestria comunque rimangono e Peter Hammill, Guy Evans e Hugh Banton sanno bene trasmetterci le percezioni e l'essenza, i timori e i sentori della realtà... tra separazioni e ritorni di fiamma. (Famosa la loro reunion del 2005, sancita da un album live doppio.)
Questa è "Go".
Ancora in onore di Peter Hammill (nato il 5 nov. 1948):
Concerto dal vivo del 2019 ad Atene, Grecia, al celebre 'Gagarin 205'
Nello stesso anno, Hammill ha collaborato con il gruppo londinese di rock psichedelico The Amorphous Androgynous e ha pubblicato con loro We Persuade Ourselves We are Immortal.
Una novità, sempre del 2021, che per noi italiani ha del sensazionale. Peter Hammill è sempre stato legato a doppia o addirittura tripla mandata con il nostro Paese e, con gli anni, l'Italia gli ha tributato vari onori, quali un Premio Tenco e un Premio Ciampi alla carriera, oltre a una laurea ad honorem presso il Conservatorio di Piacenza. Hammill è arrivato a lavorare con Le Orme, Alice, Saro Cosentino e Premiata Forneria Marconi e, nel febbraio 2021, viene pubblicato un disco in cui il cantautore inglese interpreta, tra gli altri, Fabrizio De André, Luigi Tenco, Piero Ciampi, Mogol/Donida! Lo stile e la voce ricordano un po' il compianto Leonard Cohen...
Discografia essenziale di Peter Hammill
(album solisti, senza le collaborazioni, anche quelle numerosissime; inclusi nella lista: qualche album dal vivo + qualche compilation)
Fool's Mate (1971)
Chameleon in the Shadow of the Night (1973)
The Silent Corner and the Empty Stage (1974)
In Camera (1974)
Nadir's Big Chance (1975)
Over (1976)
The Future Now (1978)
Vision (compilation) (1978)
pH7 (1979)
A Black Box (1980)
Sitting Targets (1981)
Enter k (1982)
Patience (1983)
The Margin (live) (1985)
The Love Songs (raccolta di vecchio materiale rielaborato) (1984)
Skin (1986)
And Close as This (1986)
In a Foreign Town (1988)
Out of Water (1990)
Room Temperature Live (1990)
The Fall of the House of Usher (1991)
Fireships (1992)
The Noise (1993)
Loops and Reels (1993)
There goes the Daylight (live) (1993)
Roaring Forties (1994)
Offensichtlich Goldfisch (in tedesco) (1995)
The Peel Sessions (sessioni radiofoniche per la BBC) (1995)
X my Heart (1996)
Sonix (1996)
Everyone You Hold (1997)
This (1998)
Typical (live) (1999)
The Fall Of The House Of Usher (Deconstructed and Rebuilt) (1999)
None of the Above (2000)
What, Now? (2001)
Unsung (2001)
The Margin + (dal vivo; riedizioni dell'album del 1985 con un secondo disco di materiale aggiuntivo) (2002)
The Thin Man Sings Ballads (raccolta) (2002)
Clutch (2002)
Incoherence (2004)
Veracious (dal vivo con il violinista Stuart Gordon) (2006)
Singularity (2006)
Thin Air (2009) Fie! Records
Consequences (apr 2012)
...all that might have been... (nov 2014)
From the Trees (nov 2017)
In Translation (2021)
Il tour del 2022 dei VDGG tocca anche l’Italia, mettendo in mostra i componenti del leggendario gruppo in uno stato di forma davvero stupefacente, voce compresa. Novara, Genova, Brescia, Padova. Tra i brani recenti eseguiti, spesso non mancano "Interference Patterns" e "Alfa Berlina". "Alfa Berlina" fa riferimento all’automobile che i Van Der Graaf Generator utilizzavano durante gli spostamenti nella nostra Penisola ad inizio Anni Settanta. Il pubblico va addirittura in visibilio quando riconoscono i titoli del repertorio classico: "Lemmings", "Refugees", "Man-Erg", "Lost"...
Cento di questi anni, Peter e membri vecchi e nuovi della band!
Lorenzo Cellupica (già Mobius Strip) è pianista, compositore; e il suo Quartet si presenta fin da subito come una splendida realtà jazz /fusion.
"I Mobius Strip davvero non esistono più?": questa, la domanda che ci si pone all'inizio, soprattutto se si è stati testimoni della saga della band del Frusinate, che ha portato il jazz negli ambienti progressive (come a suo tempo hanno fatto i Weather Report, come hanno fatto i Return to Forever...), raccogliendo attorno a sé un discreto numero di fans. In attesa di risposte certe, ci immergiamo nella musica di uno dei componenti di quel gruppo in odore di cult. This is Odd è uscito a settembre. Scrivo subito la mia recensione, positivissima (sto riascoltando l'album; io sono avvantaggiato, forse, rispetto all'ascoltatore medio, poiché adoro il jazz. D'altronde: il compito di chi funge da mediatore culturale è quello di cercare di portare queste sonorità anche alle 'audiences' che non ne sono avvezze... Vediamo se mi confermo all'altezza di tale mansione!).
Da precisare che siamo reduci dall'ascolto di In A Haunted House, un precedente lavoro jazz-rock e pianistico del musicista di Liri: già lì era chiaro il tentativo di raccontare storie usando unicamente le note, con l'ambizione di coprire l'intero vasto pentagramma di emozioni. Il Lorenzo Cellupica Quartet nasce con l'intento di sperimentare nuove idee compositive ed improvvisative (che sembrano spillare senza difficoltà dall'anima e dalle dita del Maestro), cercando di esplorare i confini del jazz. C'è anche una certa contaminazione, ma non esagerata, con elementi provenienti da diversi stili e generi musicali. Le composizioni, tutte a firma del pianista/tastierista, combinano quelli che io chiamo "Colore" e "Tecnica": gli elementi melodici con l'abilità di architettare strutture anche complesse.
Non posso non affermare di essere veramente entusiasta: This is Odd è un album grandioso. Pur avendo apprezzato il lavoro solista In A Haunted House, qui siamo già dentro un altro scrigno. Il viaggio è piacevole - da "Music for Four Musicians" alla straordinaria "On The Tail Of A Rainbow" - e il 'rewind' è d'obbligo.
Il gruppo è formato da:
- Lorenzo Cellupica: piano, composer
- Damiano Drogheo: tenor and alto sax
- Gianfranco De Lisi: el. bass
- Massimo Ceci: drums
Brani preferiti: "This is Odd", la quarta traccia, quella che dà il titolo all'opera e che è anche la più lunga con i suoi 9 minuti; si trova a circa metà dell'album (della durata complessiva di poco meno di un'ora) e separa brani come "I Can't Paint" e "No Strawberries", de facto due facce della stessa urgenza espressiva. Un altro grandissimo brano: il già citato "On The Tail Of A Rainbow". Ma l'album "tiene" nella sua interezza, rappresentando, come già accennato, un percorso plastico tra improvvisazioni e variazioni (spesso, diversificazioni degli stessi motivi e sequenze di note).
Lorenzo Cellupica è un pianista, tastierista, compositore e insegnante di musica di Isola del Liri (FR). La sua formazione poliedrica spazia tra diversi generi quali jazz, classica, rock, blues e prog.
Nel corso della carriera ha collezionato numerosi riconoscimenti sia come solista, sia all’interno di formazioni da lui fondate: primo premio al festival Non solo jazz tenutosi ad Alvito, Premio della critica TG24 come miglior musicista, premio Rotary Club Frosinone - Edizione per l’area Jazz...
Per i suoi progetti e per le sue varie pubblicazioni ha ricevuto recensioni e apprezzamenti da varie riviste italiane ed estere. Si è esibito inoltre in numerosi festival - anche internazionali. Ha dato concerti persino negli Stati Uniti d'America.
1973 Esce Photos of Ghosts, primo album per il mercato internazionale con il brano "Per un amico", una nuova versione di "È festa", di "Celebration" e il brano strumentale "Old rain". La Premiata viene scritturata dalla Manticore, etichetta inglese fondata da Emerson, Lake & Palmer. I testi e la produzione del disco sono di Peter Sinfield, paroliere-poeta dei King Crimson.
Per tutto il ’73 fino all’inizio del ’74, la P.F.M. è in tournée in Italia e in Gran Bretagna. In Europa suona con i Ten Years After di Alvin Lee.
Photos of Ghosts entra nelle classifiche americane di “Billboard” e ottiene il premio della critica giapponese quale miglior album dell’anno. P.F.M. raggiunge grandi risultati nel pop poll della celebre rivista 'Melody Maker', conquistando il secondo posto nelle “Brightest Hopes”, davanti a Supertramp e Eagles.
1974 Esce L’isola di niente nella versione italiana e The World Became The World con i testi di Sinfield. È il primo disco con il nuovo bassista: Jean Patrick Djivas (ex Area), che sostituisce Giorgio Piazza. Dopo il successo di Photos of Ghosts, la Manticore organizza il primo tour promozionale negli Stati Uniti per il lancio del secondo album.
The World Became The World è sicuramente più sofisticato dei precedenti e ricco di musica suggestiva che permetterà alla P.F.M. di ottenere grande successo durante il tour negli Stati Uniti a supporto di Poco, Santana, Beach Boys, Allman Bros, ZZ Top e molti altri.
Fu proprio durante questo tour che Mario Medius, direttore artistico della Manticore a New York, decise di registrare i concerti della band. Nasce così il primo live ufficiale della P.F.M.: Cook, edito in Italia con il titolo Live in U.S.A..
1975 Esce Chocolate Kings e nella formazione entra Bernardo Lanzetti come voce solista e seconda chitarra. P.F.M. parte per un tour in Giappone. I concerti di Tokyo, Osaka e Nagoya, festeggiati con la consegna del Disco d’Oro, sono un trionfo. Il calore e la partecipazione del pubblico giapponese rimane ancora oggi uno dei momenti più intensi della loro attività. Subito dopo volano negli Stati Uniti per la quarta tournée che riscuote grandi consensi da parte del pubblico mentre la stampa critica l’ultimo LP per i testi non proprio filo-americani. Nel frattempo, Chocolate Kings entra tra i Top-Twenty degli album più venduti in Gran Bretagna, quasi a compensare la tiepida accoglienza del mercato stelle-e-strisce.
1976 PFM torna in Europa per la quarta tournée inglese. Memorabile la visita della Regina Madre durante le prove del concerto alla Royal Albert Hall. Al rientro in Italia, Mauro Pagani lascia il gruppo. Con la sua uscita si chiude un ciclo, per certi versi pionieristico, che li aveva portati a raggiungere traguardi impensabili. È tempo di cercare nuovi stimoli e spunti creativi.
1977 Esce Jet Lag, album più orientato al jazz-rock grazie anche all’apporto del nuovo violinista di altissimo livello, Gregory Bloch.
(......)
P.F.M. live in Nottingham, England, 1976 - "Alta Loma Five 'til Nine" / "William Tell Overture"
Nel 1976 la Premiata Forneria Marconi, sotto contratto internazionale con la Manticore di Emerson, Lake & Palmer, si esibì in una serie di date inglesi per promuovere Chocolate Kings: Nel 2010, la Esoteric Records tira fuori dagli archivi la registrazione di uno di quegli show, quello del primo maggio del 1976 presso l'Universita' di Nottingham.
Bernardo Lanzetti (voce), Flavio Premoli (tastiere e voce), Franco Mussida (chitarre e voce), Franz Di Cioccio (batteria, percussioni e voce), Mauro Pagani (violino e flauto) e Patrick Djivas (basso) sono gli splendidi protagonisti di una performance trascinante in cui i pezzi del nuovo album come la title track, "Paper Charms" e "Out Of The Roundabout" convivono con i classici quali "Celebration" ("E' festa") e "La carrozza di Hans" (in una versione decisamente estesa), con "Four Holes In The Ground" ("La luna nuova") dal precedente The World Became The World, con un assolo di chitarra acustica di Mussida e con le belle improvvisazioni prog fusion di "Alta Loma Five 'Til Nine" legata in coda allo show alla overture del "Guglielmo Tell" di Rossini. [Negozio di dischi online 'Papermoon': https://www.papmoon.com/pfm-celebration-live-in...]
Il concerto è riprodotto integralmente su doppio CD arricchito da esaurienti note di copertina.
** Sull'altare della musica mondiale **
----> P.F.M. - "Celebration", live 1980 alla TV svizzera-italiana.
Senza più Flavio Premoli alle tastiere, che, stanco della vita 'on the road', aveva lasciato il gruppo proprio quell'anno.
I componenti:
Walter Calloni (batteria). Franco Mussida (chitarra). Franz di Cioccio (voce, batteria, percussioni). Patrick Djivas (basso). Lucio Fabbri (tastiere e violino). Franco Mussida (chitarra, voce).
Debutto per il toscano Jonhatan Tenerini, batterista professionista, compositore ed endorser per i marchi Tama, Ufip, Vater Drumsticks e Remo Drumheads.
Jonhatan Tenerini & NSP (Noisy Shadows Project) - "Berbero", live
Disco dal carattere fusion/prog strumentale, Noisy Shadows fonde tecnica e sperimentazione attraverso arrangiamenti in costante mutamento tra vasti paesaggi sonori e groove pulsanti, poliritmie e risonanze che rendono distinguibile la vena artistica dell’artista.
Il disco si è sviluppato con il tempo. La sua nascita può farsi risalire al 2017, quando viene composta "4 P.I.E." (undicesima e ultima traccia in questo album). Tenerini si ispira a gruppi come la Chick Corea Elektric Band e i Toto, oltre che ai maestri della batteria Dave Weckl, Simon Phillips e Jeff Porcaro. In questo suo viaggio tra diversi stili e generi, echeggiano anche memorie di Enya e Hans Zimmer.
Il titolo Noisy Shadows racchiude l’identità del disco: “Noisy” come il “rumore” del suono, inteso come presenza incessante e costante e “Shadows”, come le visioni interiori proiettate in musica, con un cambio frequente delle melodie e degli stati d’animo che attraversano ogni traccia.
Il quartetto è composto da:
Jonhatan Tenerini alla batteria, Matteo Moscardini al basso,
Francesco Gracci alla chitarra e Federico Gerini a piano e synth.
Il suono è volutamente acustico, caldo e naturale. Non sono stati usati compressori o equalizzatori sulla batteria - registrata con microfoni artigianali valvolari e a nastro; la stessa inclinazione analogica vale per basso e chitarra.
I synth danno un senso di profondità, mentre i cori hanno una funzione fortemente evocativa: le voci tibetane in "Walnuts Essence", le voci soavi in "One Row" e quelle epiche nell'opener "The Hole".
Anche gli arrangiamenti e le atmosfere sono mutevoli: emergono su tutto le influenze arabe in "Berbero" e i richiami giapponesi in "Yokai".
Noisy Shadows è disponibile su tutte le piattaforme digitali, di seguito un link per l’ascolto:
Celebriamo oggi l’anniversario di Lumpy Gravy di Frank Zappa. Musica concreta immersa nell'universo del rock e del pop!
Un curioso divertessement che forse non rappresenta una capolavoro assoluto, ma è un indicatore della vasta (e colta) creatività del siculo-americano Frank ("Francesco") Zappa.
Il 13 maggio 1968 la Verve pubblicò Lumpy Gravy, primo album di Zappa senza i Mothers of Invention (e può quindi considerarsi il suo debutto solista).
C'era stata una registrazione iniziale per la Capitol e una pubblicazione non ufficiale nell'agosto del 1967, che causò un tumulto legale. Dunque: il full-lenght faceva già parlare di sé prim'ancora che uscisse ufficialmente! Niente male per un disco ispirato alla musica contemporanea, sperimentale e d'avanguardia. (Influenze: John Cage e soprattutto, ovviamente, Edgar Varese - "musique concrète".)
Lumpy Gravy fu prodotto contemporaneamente a We're Only in It for the Money e Zappa lo considerò la seconda parte di una "continuità concettuale" che in seguito avrebbe condotto al suo ultimo lavoro, il postumo Civilization Phaze III.
Due suite epiche, ciascuna della durata di più di 15 minuti, occupano ciascun lato di questo CD e sono divise rispettivamente in 12 e 10 sezioni, il che conferisce al loro sviluppo una certa fluidità. Zappa abbandonò per una volta - almeno in parte - la chitarra e il canto per dedicarsi alla direzione e all'arrangiamento.
L'influenza di Edgar Varèse nelle sue opere è evidente: "L'uso di blocchi sonori, il primato del timbro sull'altezza, la variazione dei tempi... sono tutti tratti distintivi del lavoro di Varèse" (parole del critico Barry Miles nel 2005).
Frank Zappa ed Edgar Varèse: maestri delle sonorità "strane" e piene di invenzioni
Per Lumpy Gravy, Frank Vincent Zappa ha diretto un ensemble da lui chiamato "Abnuceals Emuukha Electric Symphony Orchestra & Chorus". Per eseguire i due lunghi brani, aveva a disposizione circa sessanta musicisti, tra cui undici suonatori di legni e ottoni, sedici archi, cinque chitarristi, cinque bassisti, sette batteristi e percussionisti e, last but not least, circa venti coristi.
Un'opera ambiziosa, che fa parte di quella lunga serie di curiosità e/o sorprese con cui il musicista di Baltimora, nel corso della sua carriera, non ci ha certo risparmiato.
In un'intervista, la sua vedova Gail spiegò che, negli ultimi anni di vita, Zappa considerava ogni album semplicemente una parte della stessa composizione e che l'insieme veniva a formare un'unica, enorme opera musicale.
Come detto, secondo lui i suoi capolavori sono stati Lumpy Gravy, We’re Only In It For The Money (1968, con i Mothers) e Civilization Phase III, l’album postumo, uscito nel 1994.
Per (ri)scoprire Lumpy Gravy: ottimale sarebbe la versione rimasterizzata del 1995 da Rykodisc.
Tracks
1. Lumpy Gravy Part One (15:48) :
- a. The Way I See It, Barry
- b. Duodenum
- c. Oh No
- d. Bit of Nostalgia
- e. It's from Kansas
- f. Bored Out 90 Over
- g. Almost Chinese
- h. Switching Girls
- i. Oh No Again
- j. At the Gas Station
- k. Another Pickup
- l. I Don't Know If I Can Go Through This Again
2. Lumpy Gravy Part Two (15:51) :
- a. Very Distraughtening
- b. White Ugliness
- c. Amen
- d. Just One More Time
- e. A Vicious Circle
- f. King Kong
- g. Drums Are Too Noisy
- h. Kangaroos
- i. Envelops the Bath Tub
- j. Take Your Clothes Off
Line up :
Frank Zappa (compositore, arrangiamenti, dirigente, produttore)
Con:
Dennis Budimir, Al Viola, Tommy Tedesco, Tony Rizzi (chitarre)
Paul Smith, Michael Lang, Jimmy Haynes, Lincoln Mayorga (pianoforte, clavicembalo, celesta)
Richard Parissi, Arthur Maebe (corni)
Jimmy Zito (tromba)
Kenny Shroyer (trombone)
John Rotella (altri strumenti a fiato, percussioni)
Roy Estrada, Bob West, Chuck Berghofer, Jimmy Bond (basso)
John Guerin, Frank Capp, Shelly Manne (batteria)
Victor Feldman, Alan & Jim Estes, Emil Richards (percussioni)
Abnuceals Emuukha Electric Symphony Orchestra (batteria, strumenti a fiato, cori)
Frank Zappa & Abnuceals Emuukha Electric Symphony Orchestra - il vinile di Lumpy Gravy