È morta la leggendaria cantante nota come la "Queen of Rock’n Roll".
#tinaturner #musica #pop
Ike & Tina Turner - "Nutbush City Limits" (1973)
La fama le arrivò durante la sua turbolenta collaborazione musicale con Ike, genio alquanto... irrequieto della musica nera. Poi Tina Turner scelse la carriera solista e divenne non solo una delle cantanti più famose al mondo ma, a iniziare dagli Anni '80, una vera icona del pop.
È morta all'età di 83 anni dopo una lunga malattia. Negli ultimi anni aveva sofferto di problemi di salute. Nel 2016 le era stato diagnosticato un cancro intestinale e un anno dopo aveva subito un trapianto di rene.
Tina Turner era un nome d'arte: la cantante e attrice statunitense - naturalizzata svizzera - era nata come Anna Mae Bullock. La data: il 26 novembre 1939. Il luogo: Brownsville, Tennessee, dunque nel profondo Sud degli States. È riuscita ad affermare e ad amplificare l'identità, la personalità delle donne nere nel rock'n'roll. Mick Jagger ha ammesso che, per il suo proprio personaggio per il palcoscenico, ha tratto ispirazione dalle esibizioni dal vivo di Tina Turner, tutte altamente energiche.
Dopo due decenni trascorsi a lavorare con il marito purtroppo manesco (formavano un duo soul-funk di successo), Tina si è avventurata "fuori" da sola e, dopo alcune false partenze (in quel periodo, molti le consigliavano di rimettersi insieme a Ike Turner), sfondò con l'album Private Dancer. Da lì, non ci furono più limiti.
And I might have been queen
I remember the girl in the fields with no name
She had a love
Oh, but the river won’t stop for me…
(da “I Might Have Been Queen”)
La sua vita è stata raccontata in diversi libri e documentari, in un musical e - nel 2021 - nell'acclamato biopic dal titolo Tina.
È uno dei musicisti di fama mondiale con la biografia più interessante in assoluto. Nato a San F'rancisco il 9 settembre 1966, Tommy Guerrero è stato anche uno skater professionista. Fece parte infatti della Bones Brigade, che negli Anni Ottanta ha dominato il mondo dello skateboard.
Oltre a comparire in molti video di quel team di skateristi, ha recitato in piccole parti in alcuni film dell'epoca, tra cuiScuola di polizia 4, California Skate e i più recenti Sight Unseen e El Americano.
È il co-fondatore della Real, azienda che costruisce skateboard.
Alla carriera sportiva fece seguire quella di musicista. Free Beer e Jet Black Crayon furono i suoi primi due gruppi, dopodiché si dedicò all'attività solista. I suoi lavori, acclamati dalla critica, sono un misto di rock, rap, funk, soul, jazz. Sedici i suoi album finora. L'ultimo si intitola Sunshine Radio ed è del 2021.
Il suo Soul Food Taqueria fu, secondo Rolling Stone, il secondo miglior album in assoluto del 2003!
Zappa appartiene al Parnaso. Al Pantheon dei migliori musicisti di sempre.
Come chitarrista sicuramente tra i più bravi in assoluto, vanta una discografia sconfinata (60 e più album) che comprende i più disparati generi musicali (dal rock al vaudeville, dal jazz alla fusion). E non scordiamoci che le basi di Frank erano "classiche", con conoscenza anche della musica lirica e una predilizione per la dodecafonia...
Figlio di un italiano, Frank Zappa si dimostrò fin da tenera età ribelle e provocatore, sviluppando un disgusto verso la gastronomia italiana (come se volesse in quel modo antagonizzare o ripudiare suo padre) e più tardi verso il cattolicesimo, come denotano i testi delle sue canzoni.
La sua verve ironica e dissacrante non era - né ancora è - roba per tutti. Purtuttavia, fin dagli esordi fu un "faro" per tanti musicisti. Basti pensare che Freak Out! (tra i primissimi doppi album della storia) fu di fondamentale influenza nel concepimento e nella stesura di Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, dei Beatles.
Nato nel 1940 a Baltimora, nel Maryland, nelle sue vene scorreva sangue non solo italiano ma anche francese, arabo e greco.
La sua famiglia si trasferì in California e lui a dodici anni iniziò a interessarsi alle percussioni. Nel 1956 suonava già la batteria in un gruppo chiamato Ramblers. Ma, per via dei suoi ampi interessi, gli stavano stretti il rock’n’roll e il rhythm&blues (anche se furono Howlin’ Wolf, Muddy Waters, Johnny “Guitar” Watson e Clarence “Gatemouth” Brown ad accendergli la passione per la chitarra elettrica).
Dopo un oscuro apprendistato come autore di canzoni e arrangiatore e qualche 45 giri a proprio nome che ebbe scarsa risonanza, nel 1964 fondò le Mothers Of Invention. Come rivela il nome della band, l'idea di fondo era quella di "aguzzare l'ingegno", di proporre qualcosa di nuovo. Ray Collins, Jim Black, Roy Estrada ed Elliot Ingber erano gli altri membri. Il loro primo disco (il già citato Freak Out!, del '66) sconvolse molti ascoltatori per l'avventato mix di doo wop e sperimentazione, rock psichedelico e teatro di varietà.
Anche i successivi dischi per la Verve sono sulla medesima falsariga: Absolutelly Free (contenente la celebre “The duke of prunes”), We're Only In It For The Money (che prende in giro la controcultura e il Sgt. Pepper beatlesiano) e Lumpy Gravy (con la partecipazione di una grande orchestra). Frank Zappa intanto è un nome noto e, pronunciandolo, si pensa subito a un talento incontenibile, enciclopedico, iconoclasta. Nonché scomodo: è uso criticare i moralisti, i fanatici religiosi e l'“American Way of Life”.
Fondò una propria etichetta insieme al manager Herb Cohen e le diede il nome "Bizarre". La libertà acquisita non poteva che essere benefica: arrivarono i capolavori di jazz-rock e fusion Uncle Meat e Hot Rats. Quest'ultimo, primo disco senza le Mothers Of Invention e dove spicca il violino di Jean-Luc Ponty, conta cinque "instrumental" e vi si segnala l'apparizione di un altro singolare ed eccentrico personaggio della musica americana: Captain Beefheart.
Di lì in poi, non ci furono più freni per la creatività di Zappa. A volte Frank si lasciò pure sviare, intraprendendo la via delle canzoni easy...
Ringo Starr fece una comparsa nel film 200 Motels (interpretando lo stesso Zappa)... La colonna sonora del film (pubblicata su doppio album) include, insieme al solito miscuglio di generi, alcune composizioni orchestrali di Frank Zappa - ispirate da Stravinskij, Edgard Varèse e Anton Webern.
Dopo avere collaborato con John Lennon e Yoko Ono (nel concerto del giugno 1972 al Fillmore East documentato nell’album Sometime in New York City), Zappa tornò al jazz-rock con Waja/Jawaka e The Grand Wazoo (con il tastierista George Duke e il batterista Aynsley Dunbar a rinforzare la line-up). Poi, siglato un accordo con la Warner Bros, incassò conApostrophe(‘), nel 1974, l’unico disco d’oro della sua carriera. Il single trainante della raccolta entrò nella Top Ten: “Don’t eat the yellow snow”.
Vi furono beghe legali con la Warner, ma ciò non riuscì a frenare la forza e l'energia dell'estroso musicista, che continuò a fare la spola tra ironia irriverente, critica sociale (neppure tanto velata) e musica orchestrale di sponda dodecafonica. Collaborò con il direttore d'orchestra Kent Naganoe poi con Pierre Boulez, chiamato a dirigere "The Perfect Stranger" e altri due brani dell'album omonimo. Questo The Perfect Stranger è un'altra curiosità musicale, dove Zappa non suona la chitarra ma siede al synclavier - sintetizzatore digitale collegato a un campionatore musicale -, strumento che suonerà anche in seguito.
Ultimo evento orgasmatico nel 1993 con The Yellow Shark, disco dal vivo inciso in Germania con l’aiuto di una formazione tedesca di musica classica e di avanguardia contemporanea, l’Ensemble Modern. L'Ensemble Modernaveva già suonato in maniera straordinaria diversi brani di Zappa e fu ciò a convincere l'artista americano ad accettare il progetto.
In quel torno di tempo Zappa soffriva già di un tumore alla prostata che lo costringeva a sedute di chemioterapia, tanto che, durante le plauditissime presentazioni dal vivo di Yellow Shark in terra germanica - tutte seguite da standing ovations -, poté dirigere l'orchestra soltanto poche volte. Morì il 4 dicembre 1993, mentre ancora lavorava: era impegnato nel recupero dei nastri delle sessions di Lumpy Gravy. Tale lavoro, uscito postumo, avrebbe portato il nome Civilization Phaze III.
Pianista che suona anche le tastiere elettroniche, Hiromi Uehara (nata il 26 marzo 1979), nota professionalmente come Hiromi, è un nome del jazz ormai abbastanza famoso. Proveniente da Hamamatsu, in Giappone, Hiromi possiede una tecnica virtuosistica straordinaria, e sia nelle sue vivaci esibizioni dal vivo, sia nelle sue composizioni, è solita amalgamare generi e sottogeneri musicali come lo stride (una tecnica ritmica del ragtime), post-bop, rock progressivo, musica classica e fusion.
Iniziò a studiare pianoforte classico a sei anni e successivamente fu introdotta nell jazz dal suo insegnante di pianoforte, Noriko Hikida. A 14 anni si esibì con l'Orchestra Filarmonica Ceca (Ceská filharmonie). A 17 incontrò Chick Corea per caso a Tokyo e questi la invitò a suonare con lui la sera successiva. Iscrittasi al Berklee College of Music di Boston negli USA, dove seguì le lezioni di Ahmad Jamal, ancor prima di diplomarsi ottenne un contratto dalla Telarc. Il suo debutto, allo Scullers Jazz Club nel 2003, entusiasmò la platea. Da allora fu ospite gradita in numerosi festival e manifestazioni. È stata sul palco del Newport Jazz Festival l'8 agosto 2009 e su quello dell'Olympia di Parigi il 13 aprile 2010. Seguì, nell'estate del 2010, la tournée con la Stanley Clarke Band.
The Trio Project
Il trio da lei formato comprendeva inizialmente il bassista Mitch Cohn e il batterista Dave DiCenso. Il suo secondo album Brain (2004) lo registrò con Tony Gray al basso e con il drummer Martin Valihora, che era stati compagni di studio al Berklee, e fino al 2009 ha registrato ed è andata in tournée con loro due. Il bassista Anthony Jackson e il batterista Steve Smith, ospiti su due tracce di Brain, sono presenti nel suo album del 2011 Voice. Nel 2012 Smith venne sostituito dal batterista britannico Simon Phillips (che rimarrà negli album Move del 2012, Alive del 2014 e Spark del 2016). A un suo tour relativamente recente (2015) l'hanno accompagnata Anthony Jackson e Simon Phillips. Spark ha raggiunto la prima posizione n. 1 nella Jazz Billboard Jazz per la settimana del 23 aprile 2016.
Hiromi's Sonicbloom
Il 19 ottobre 2006, al trio si è aggiunto il chitarrista David Fiuczynski in una performance alla Jazz Factory di Louisville, Kentucky, e sono così nati gli Hiromi's Sonicbloom. iuczynski è presente nei due album degli Hiromi's Sonicbloom, Time Control e Beyond Standard. A causa degli impegni di Fiuczynski (insegna a Berklee), spesso, negli spettacoli dal vivo, al suo posto ha suonato il chitarrista John Shannon.
Nel tour del 2009, agli Hiromi's Sonicbloom si è aggregato il batterista Mauricio Zottarelli.
Qui sotto, di nuovo Hiromi in "Sicilian Blue", con lo Stanley Clarke Trio.
... all'Heineken Jazzaldia 2010
Jazzaldia, Festival de Jazz de San Sebastián (España), 23 Jul 2010
Stanley Clarke - contrabbasso
Ruslan Sirota - tastiere
Ronald Bruner Jr. - percussioni
Hiromi - pianoforte
Discografia essenziale
Album in studio come "Hiromi"
Another Mind (2003)
Brain (2004)
Spiral (2005)
Place to Be (2009)
Spectrum (2019)
Album in studio degli "Hiromi's Sonicbloom"
Time Control (2007)
Beyond Standard (2008)
Album in studio di "The Trio Project"
Voice (2011)
Move (2012)
Alive (2014)
Spark (2016)
DVDs
Hiromi Live in Concert (2009, recorded in 2005)
Hiromi's Sonicbloom Live in Concert (2007)
Solo Live at Blue Note New York (2011)
Hiromi: Live in Marciac (2012)
Partecipazioni e collaborazioni
Chick & Hiromi - Duet (2008, Japan; 2009, international) - live album recorded with Chick Corea at the Tokyo Blue Note
The Stanley Clarke Trio (featuring Hiromi and Lenny White) - Jazz in the Garden (2009)
Flashback - Triangle Soundtrack (2009)
Tokyo Ska Paradise Orchestra - Goldfingers (2010)[9]
The Stanley Clarke Band - The Stanley Clarke Band ('No Mystery', 'Larry Has Traveled 11 Miles and Waited a Lifetime for the Return of Vishnu's Report', 'Labyrinth' and 'Sonny Rollins') (2010)
Tokyo Ska Paradise Orchestra - Walkin' (2012)
Akiko Yano and Hiromi - Get Together -LIVE IN TOKYO- (2011)
Kelly Peterson - Oscar, With Love ('Take Me Home' and 'Oscar's New Camera') (2015)[10]
Akiko Yano and Hiromi - Ramen-na Onnatachi (2017)
Hiromi & Edmar Castañeda - Live in Montreal (2017)
"Scoperto" in una compilation su Spotify dal titolo poco esplicito di 'Covered Songs / 1', il sassofonista Francesco Bearzatti ha il potere di donarci ore e ore di bell'ascolto (ovviamente in compagnia della sua formazione) passando dai Beatles ai Led Zeppelin, oltre che con le proprie composizioni (molte delle quali fanno riferimento proprio al mondo pop e rock: ma anche alla stessa musica jazz, come "Dear John", che fa riferimento a John Coltrane).
"Black Dog" / Heartbreaker" / "Moby Dick" unite in un'unica composizione di 12 minuti ca.
Francesco Bearzatti
tenor & soprano sax, clarinet, electronics
Narrator and Innovator, everywhere a foreigner and yet profoundly Italian. A jazz musician irresistibly attracted to revolutionary processes in his eternal search for creating More.
More? Listen to Francesco Bearzatti’s Dear John (2019) and you’ll understand how. Much more than a tribute to John Coltrane’s mark on modern jazz and sax playing, it’s a love letter that pays homage to the legacy and goes beyond by introducing new and highly individual elements to the music … “Sometimes, originality lies in sincere imitation and then in a respectful questioning of tradition.” (Brian Morton)
Early days of Rock & testing the boundaries
Listening to rock and punk rock legends leaves an indelible influence on the young Bearzatti, growing up in the Friuli province of northern Italy. He devotes several years to rock and pop music, performing in local nightclubs and recording electronic music which continues to pervade a lot of his work. Graduate in clarinet Conservatory of Udine, Italy, he goes on to perfect his studies at Jazz Mobile, New York with George Coleman.
Among the first and formative experiences has got to be the album Live At Vartan (1995) ......
Salve e benvenuti alla domenica jazzistica di Topoláin ! Oggi: Jimmy Smith.
Jimmy Smith, più propriamente James Oscar Smith, era un tastierista i cui album entrarono più volte nei primi posti delle classifiche. E uno dei suoi meriti è di aver reso famoso l'organo Hammond B-3.
A sinistra: Wild Bill Davis; a destra: Jimmy Smith
I proprietari dei club di jazz avevano "scoperto" che ingaggiare un trio con organo era più economico che convocare un'intera big band. Da qui l'interesse crescente per lo strumento.
La maniera in cui Smith suonava l'Hammond B-3 (percussivo con seguente decadimento - tipo pianoforte -; le alternative sono: tenuto e a lento attacco) ha ispirato tutta una generazione di tastieristi. Anche grazie a Smith, negli Anni '60 e '70 l'uso dell'organo elettrico si è decisamente diffuso: nel rhythm & blues, nel rock, nel reggae, nel rock progressivo.
Nato l'8 dicembre 1925 a Norristown, in Pennsylvania, già a sei anni Jimmy seguì il padre nei vari club, per spettacolini vaudeville "song-and-dance" che consistevano - appunto - in esibizioni di canto e ballo. Iniziò a suonare il pianoforte in maniera autodidatta e, a nove anni, vinse un concorso per talenti indetto da una stazione radio di Philadelphia. Non smise mai di far musica e fu tanto previdente da mettersi a studiarla seriamente, frequentando scuole e istituti. Dal '51 al '54 suonò il piano, poi anche l'organo, militando in gruppi R&B di Philadelphia (tra gli altri: Don Gardner and the Sonotones). Decise definitivamente che il suo strumento principale sarebbe stato l'organo dopo aver ascoltato, nel 1954, Wild Bill Davis.
Registrò circa 40 sessions per la Blue Note. Suoi album di successo di quel periodo includono The Sermon!, House Party, Home Cookin', Midnight Special, Back at the Chicken Shack e Prayer Meetin'.
Nel 1962 firmò un contratto con la Verve.
Blue Note e Verve sarebbero state le etichette musicali alle quali si sarebbe legato anche nei decenni successivi.
Video: Jimmy Smith - Live in Denmark 1968
Con Jimmy Smith (Hammond organ, voc), Nathan Page (g), Charles Crosby (dr)
Setlist: "Ode to Billie Joe", "Sonnymoon for Two", "Days Of Wine And Roses", "Got My Mojo Working", "Satin Doll"
NOTA: Qui si vede Nathan Page usare il "thumb pick" - tecnica inusuale per un chitarrista jazz. Fu Jimmy Smith a consegnare a Page quella chitarra Guild, quando Page si unì al gruppo.
Durante gli Anni '70 Smith aprì un club a North Hollywood (Los Angeles), all'indirizzo 12910 Victory Boulevard, dove suonò regolarmente con Kenny Dixon alla batteria, Herman Riley e John F. Phillips al sassofono. Nella sua band era previsto anche un suonatore di armonica e flauto: l'onore andò a Stanley Behrens.
A un suo disco del 1972, Root Down, viene ascritto un ruolo importante per l'influenza esercitata sulle successive generazioni di musicisti funk e hip-hop. Root Down venne registrato live nel suo club, con un gruppo a supporto i cui membri erano influenzati dal funk e dal rock.
Qui, Jimmy Smith in un concerto del 1971 insieme a compagni stellari: Cannonball Adderley, Dave Brubeck e Charlie Mingus
Jimmy Smith fu attivo anche negli anni '80 e '90. Nella sua carriera arrivò a registrare con Quincy Jones, Frank Sinatra, Michael Jackson (lo si può sentire nella canzone "Bad", prima traccia dell'omonimo album di Michael Jackson), la cantante Dee Dee Bridgewater e l'organista, trombettista, vocalist Joey DeFrancesco. Il suo ultimo album fu Dot Com Blues (Blue Thumb/Verve, 2000), registrato insieme a B. B. King, Dr. John ed Etta James.
Nel 2004 si trasferì in Arizona con la moglie, la quale morì appena pochi mesi dopo per via del cancro. Smith registrò ancora Legacy con Joey DeFrancesco. I due si stavano preparando ad andare in tournée, quando Smith venne trovato morto dal suo manager, Robert Clayton, nella sua casa di Scottdale. Si era spento nel sonno.
Cobb fu tra i più grandi batteristi della storia del jazz.
Nel corso di una carriera lunga oltre 70 anni, ha collaborato con mostri sacri come Dizzy Gillespie, John Coltrane, Stan Getz e soprattutto Miles Davis, con cui ha suonato per cinque anni nel periodo di Kind of Blue.
Nato a Washington il 20 gennaio 1929, Cobb è celebre per aver collaborato al disco più famoso e più venduto della storia del jazz (Kind of Blue appunto, 1959). Con Cobb alla batteria e Davis alla tromba, c'erano Julian Adderley al sassofono contralto, John Coltrane al sassofono tenore, Bill Evans e Wynton Kelly al pianoforte e Paul Chambers al contrabbasso. Dopo il quinquennio nel gruppo di Miles Davis (è presente alle registrazioni di Sketches of Spain, Someday My Prince Will Come, Live at Carnegie Hall, Live at the Blackhawk, Porgy and Bess e Sorcerer), Cobb lavorò con artisti votati agli incroci con l'hard bop e il funk: Gillespie, Stan Getz, Sarah Vaughan.
Per oltre trent'anni è stato attivo a New York con il suo Jimmy Cobb's Mob. Ha tenuto concerti in tutto il mondo ed è stato spesso ospite in Italia, insegnando anche ai seminari di vari festival. Ha collaborato inoltre con Dinah Washington, Billie Holiday, Clark Terry, Wynton Kelly, Wes Montgomery, Gil Evans, Kenny Burrell, J. J. Johnson, Sonny Stitt, George Coleman e molti altri.
Manu Dibango, gigante dell'afrojazz, maestro della world music
Il camerunese Emmanuel N'Djoké Dibango collaborò con molti artisti del panorama della world music, del pop e dell'afrobeat fra cui Fela Kuti, Herbie Hancock, Bill Laswell, Bernie Worrell, Ladysmith Black Mambazo, Sly and Robbie, Eliades Ochoa e Jovanotti. Realizzò una vasta discografia personale includente quello che alcuni critici considerano il primo album di disco music della storia, Soul Makossa.
Aveva 86 anni ed è morto il 24 marzo 2020 dopo aver contratto la COVID-19.
01. New Bell [0:00]
02. Nights in Zeralda [6:43]
03. Hibiscus [11:17]
04. Dangwa [17:34]
05. Lily [23:33]
06. Soul Makossa [26:35]
07. Oboso [31:00]
Formazione
Joby Jobs : drums Manu Rodanet : toumba Malekani Gerry : guitar Freddy Mars : percussion Long Manfred : bass Pierre Zogo : acoustic guitar Patrice Galas : piano Georges Arvanitas : piano Manu Dibango : tenor sax, alto sax, vocals
Domenica è, tradizionalmente, giornata dedicata al jazz perTopolàin. "Ma che cos'è propriamente il jazz?" Vogliamo spiegarlo brevemente, brevissimamente, a chi forse non se ne è mai interessato. A te, dunque. E chissà che il jazz non cambi anche la tua vita!
Il jazz fu l'evoluzione di forme musicali già utilizzate dagli schiavi afroamericani. Inizialmente aveva la forma di canzoni di lavoro nelle piantagioni e, durante la costruzione di ferrovie e strade negli ancor giovani Stati Uniti d'America, serviva a ritmare e coordinare i movimenti. Il ritmo era binario. I primi musicisti suonavano musica ad orecchio e le orchestre pionieristiche a New Orleans erano chiamate "Ragtime Bands"...
Questi sono i Tuba Skinny, che rivisitano spesso brani del primo XX. sec.
Fu la musica da ballo dominante tra il 1930 e il 1940. Lo swing di Benny Goodman e le big bands di Duke Ellington, Glen Miller, Dizzy Gillepsie ecc. segnarono il successo di questo genere musicale. L’avvento della Seconda Guerra Mondiale pose fine al periodo delle grandi orchestre (la maggior parte delle quali dovettero sciogliersi). Nacque il be bop. Gli Anni Sessanta segnarono per gli U.S.A. la fine dell'"età dell’oro" di Eisenhower e inaugurarono un periodo di profondi mutamenti, in cui la musica in generale e il jazz in particolare non furono estranei. (Impegno civile e sociopolitico di Max Roach, Sonny Rollins, Charlie Mingus...) I suoni continuavano a mutare e fondersi... L'era delle avanguardie era appena agli inizi.
Gli strumenti associati con il jazz sono sassofono, tromba, pianoforte e contrabbasso, anche se a poco a poco se ne sono aggiunti altri. Tutti conosciamo Jean Luc Ponty, con il suo violino elettrico...
Coltrane
Tra i sassofonisti di rilievo: Charlie Parker, un'icona (be bop); John Coltrane, leggenda astrale; Stan Getz; Coleman Hawkins; Sonny Rollins; Wayne Shorter; Michael Brecker...
I trombettisti includono Louis Armstrong, Dizzy Gillespie e Miles Davis, e inoltre Nat "Cannonball" Adderley, Chet Baker, Wynton Marsalis, gli italiani Enrico Rava, Fabrizio Bosso, Paolo Fresu...
Tra i pianisti più noti: Duke Ellington, Bill Evans, Dave Brubeck, Bud Powell, Art Tatum, Fats Waller, Chick Corea, Marian McPartland, Herbie Hancock.
Album mitico: Kind of Blue. Vi suonò anche Coltrane.
Tra i cantanti ricordiamo Ella Fitzgerald, Billie Holiday e George Benson.
Nel cofanetto di 10 CD pubblicato dalla Sony molto spazio viene dato appunto alla Holiday (tutto il primo CD)... mentre il n. 10 è dedicato al jazzrock dei Weather Report.
Jazzrock: praticamente un sinonimo di fusion (ma il jazzrock è sporadicamente chiamato anche rock jazz). Il genere è emerso negli Anni Sessanta e può avere un carattere più o meno funky o più o meno simile allo spacerock. C'è la tendenza easy listening che sfocia nell'ambient e/o nella musica meditativa e ci sono le sonorità complicate dei gruppi che vengono fatti rientrare nel progressive rock. E giù tutta una carrellata di definizioni e sottogeneri...
Un album dei Soft Machine, brillante band della "scena di Canterbury": tra fusion e rock psichedelico
Altro libro assai utile: Come si ascolta il jazz.Conversazioni con Wayne Shorter, Pat Metheny, Sonny Rollins, Ornette Coleman, Joshua Redman, Branford Marsalis e altri (Marsilio Editore)
È così! Domani, 13 febbraio, cade il 70. compleanno di Peter Gabriel.
In questo articolo di Maurizio Stefanini apparso su Linkiesta, l'interessante biografia di Gabriel... compreso il matrimonio fallito, la depressione, la rinascita... e tutte le iniziative umanitarie dell'ex Genesis.
Prepariamoci fin da adesso a festeggiare il grande Peter!
Sul nostro blog Topolàin abbiamo trovato diversi articoli e post dove compare il nome Peter Gabriel, o anche quello della WOMAD, l'organizzazione da lui fondata per promuovere nel mondo la biodiversità in campo musicale. (WOMAD - World of Music, Arts and Dance - è propriamente un festival internazionale d'arte.)