È morto Peter Yarrow, dello storico trio folk Peter, Paul and Mary.
Questo trio non era impegnato soltanto musicalmente: partecipò a varie proteste della società civile americana, tra le quali la marcia su Washington in cui Martin Luther King tenne il suo celebre discorso "I Have A Dream".
Peter Paul and Mary ebbero successo anche con una versione di "Blowin' in the Wind", aiutando la celebre canzone di Bob Dylan a divenire un inno dell'America migliore.
Abbiamo trattato spesso di progressive rock su queste pagine e un paio di volte abbiamo rischiato di sconcertare i nostri amici lettori con astrusità sperimentali e prodotti avanguardistici adatti solo a pochi. Passiamo oggi a qualcosa di decisamente più leggero e di chiara ispirazione beatlesiana!
Una volta, a proposito di "Mr. Blue Sky", uno dei brani di maggior successo della Electric Light Orchestra, Paul McCartney disse a Jeff Lynne: "I know where you took the melody from!"
------- > E.L.O.
Genere: rock-sinfonico melodico (nella band è presente anche un terzetto d'archi) con evidenti influenze - appunto - marca Fab Four.
Quello a Wembley fu un concerto spettacolare, strepitoso addirittura, al di là di ogni aspettativa.
(Alla band i critici rimproveravano un certo altalenante 'score' qualitativo...)
Nuovo exploit dei cavalieri del prog rock "gentile", che dal vivo avevano già spopolato qualche anno prima in un altro megaconcerto - in Hyde Park.
Gli E.L.O.: band composta da ben 13 elementi, tra i quali una tastierista donna e il suddetto trio di archi (pure femminile). 23 canzoni che raccontano (quasi) l'intera storia del celebre ensemble originario di Birmingham, città nel cuore dell'Inghilterra.
Wembley or Bust è stato registrato durante l' "Alone in the Universe Tour" nell'arena più famosa di Londra: Wembley, appunto. In Inghilterra, l'album si piazzò in alto nelle varie classifiche di vendita…
Lynne
Come accaddeUn paio di anni prima, Jeff Lynne aveva deciso di riformare l'Electric Light Orchestra praticamente coram populo, dopo che il DJ della BBC Chris Evans e molti ascoltatori della sua trasmissione espressero giusto questo desiderio. Lynne convocò Richard Tandy, ex componente del gruppo, insieme a nuovi musicisti. I riformati E.L.O. diedero un concerto a Hyde Park davanti a circa 50.000 spettatori. Era il settembre 2014. Il successo convinse Lynne a realizzare un nuovo album. Uscì dunque Alone in the Universe (nov. 2015). Il gruppo partì in tournée per promuovere il disco. Il clou si ebbe allo stadio di Wembley il 24 giugno 2017, con 60.000 biglietti venduti (tutto esaurito).
Quell'esperienza straordinaria viene descritta nella canzone "Time of Our Life", contenuta nel successivo album degli E.L.O.: From Out of Nowhere.
Wembley or Bust fu reso disponibile su CD, LP, DVD e in digitale. Tutte le canzoni fanno parte della discografia "storica" degli E.L.O., con l'eccezione del brano dei Traveling Wilburys dal titolo "Handle with Care". Jeff Lynne, com'è risaputo, era stato uno dei membri di quel leggendario supergruppo che comprendeva Tom Petty, Bob Dylan, George Harrison...
Molti personaggi, sul palco o dietro lo scenario, hanno contribuito all'evoluzione del pop rock. Noi abbiamo individuato una manciata di nomi determinanti. Ecco, secondo il nostro parere, i più importanti. Veri e propri pilastri!
Nel 1929 Robert Johnson inventa il riff e fa nascere il rhythm'n'blues.
Elvis Presley primo bianco a cantare come un nero nell'America Bianca: è tra i cofondatori, nel 1954, del rock'n'roll, sdoganandolo nel mondo. Lo hanno inventato altri ma, senza di lui, sarebbe rimasto circoscritto.
Chuck Berry
Elvis
Folk rock. Nel 1961 Bob Dylan non ha pubblicato ancora nessun disco. Il padrone del locale in cui lui si esibiva voleva cacciarlo perché non gradito, ma scopre che in altri tre ritrovi della scena folk altri artisti suonano già le canzoni di Bob. L'uomo pensa che forse il ragazzo ha talento... e diventa suo manager.
Nel 1964 Robert Zimmerman (questo il nome di Dylan all'anagrafe) scrive la più famosa canzone del rock, "Like A Rolling Stone", con un colpo di rullante che fa sognare molti musicisti. Nel 1965 esce il primo video rap ("Subterranean Homesick Blues"), adorato da rapper, punk, rockers, dai Beatles, dagli Stones, da Hendrix (che ha elettrificato alcuni brani di Bob Dylan). Il "menestrello di Duluth" ha venduto di più con le sue canzoni cantate da altre: i Byrds hanno fatto tante cover dylaniane; e ricordiamo il successo avuto da "Knockin' On Heaven's Door" nella versione dei Guns'n'Roses.
Nel 1962 i Beatles - via George Martin - inventano il beat, raffinano il pop e passano a visioni psichedeliche (Sgt. Pepper), a brani musicali complessi, piccole opere immortali ("Yesterday").
Tra i manager, abbiamo seguito la traccia americana: Paul Butterfield, Tom Wilson, Albert Grossman... Phil Spector... Sam Phillips (Sun Records). Tom Parker detto "Il Colonnello", manager di Elvis Presley. Poi abbiamo, da questa parte dell'Atlantico, i famosissimi Brian Epstein e (vedi su) George Martin (The Beatles), Andrew Loog Oldham (Rolling Stones), Tony Defries e Tony Visconti (David Bowie)...
E ancora, allargando l'ottica: Otis Williams, Shelly Berger, Malvin Franklin (The Temptations), Berry Gordy fondatore della Motown, Tony Stratton-Smith fondatore della Charisma Records (Genesis, Van Der Graaf Generator...). Ancora: William George Curbishley (The Who, Judas Priest, Jimmy Page - Robert Plant...).
Sui produttori e tecnici del suono si potrebbero scrivere trattati: Conny Plank (Krautrock), Andy Jackson e Alan Parsons (Pink Floyd)... Geoff Emerick (The Beatles)...
E ci sono inoltre i membri "segreti" di band famose! Musicisti che sono stati fondamentali per la riuscita di canzoni e album interi e il cui lavoro è noto a pochi. Leggi a questo link: click!
USA. La traccia americana
Paul Butterfield
Arpista blues e leader del primo gruppo multirazziale in America. Fu uno dei musicisti che accompagnarono Dylan al Newport Folk Festival del 1965, dove il menestrello di Duluth decise che era giunto il momento di elettrizzare le proprie ballate. Butterfield era un musicista di prim'ordine, un protagonista della scena folk, eppure non esitò a mettersi al servizio di quel giovane e carismatico poeta folle che era presto divenuto un'icona con schiere di ammiratori anche oltreoceano.
Albert Grossman
Manager di Bob Dylan, di Peter, Paul And Mary, The Band, The Butterfield Blues Band, di Janis Joplin. Fondò l'etichetta Bearsville e contribuì affinché Woodstock diventasse una colonia di artisti.
Morì nel 1986.
Tom Wilson
Produttore afroamericano, si spostò dal campo jazzistico (aveva curato registrazioni di dischi di Sun Ra e John Coltrane) al business del pop e del rock. Produsse The Times They Are A-Changin, Another Side Of Bob Dylan e Bringing It All Back Home, più White Light/White Heat dei Velvet Underground, Freak Out! e Absolutely Free dei Mothers of Invention (--> Frank Zappa): tutte pietre miliari di una musica solitamente consumata dai bianchi.
Torniamo agli artisti. Sponda inglese: nel 1964 in piena era beat i Kinks scrivono la prima canzone hard rock ("You Really Got Me") e per farne seguire altre inventano la rock opera prima degli Who. E non tradiscono l'anima soul. Scrivono satire indovinate (e belle) della società inglese (Misfits, The Village Green, "Waterloo Sunset").
Rolling Stones, non "nemici" dei Beatles ma semmai il loro polo più blues, e ancora all'età di 80 anni nei loro concerti suoneranno di tutto facendo cantare e ballare e sognare il pubblico, con versioni anora scintillanti di composizioni che vanno dal blues ("Midnight Rambler") allo shuffle ("Harlem Shuffle"), attraverso ballate immortali ("Angie") e numeri rock ormai scolpiti nella storia della musica popolare ("Satisfaction").
Ancora in Inghilterra, un certo David Bowie, tra quelli che hanno imparato la lezione del Vaudeville. Il glam rock non lo ha certo inventato Bowie (prima di lui, Bolan, Glitter...), ma "l'alieno", "The White Duke", lo ha saputo portare molto bene sul palco. E scriveva canzoni straordinarie. Con "Space Oddity" del 1969 (prima dello sbarco sulla Luna) ha precorso i tempi.
Sponda stelle-e strisce. In California ci sono i Doors, band simbolo della ribellione (prima di Berkeley e poi di Parigi). È il primo gruppo musicale acculturato, il primo gruppo che sposa musica e video e precede sonorità West Coast (la chitarra di Kroeger suona come gli Eagles) nonché punk. "Break On Through (To The Other Side)" cambiò la musica.
Californiani anche i Grateful Dead, per i quali ci vorrebbe un articolo a parte. E grandi, grandissimi anche i Jefferson Airplane.
Sempre in America, ma stavolta sulla East Coast, i Velvet Underground, che nascono come espressione musicale dell'estetica dell'artista Andy Warhol ("Sweet Jane", tra le altre canzoni iconiche): sono pre-punk, pre-grunge, pre-tutto.
Ramones nel 1974: la comune rock inventa il punk. Ascoltare "My Sharona" e "Tainted Love". Altro che Manson!
Terra di Albione (avanti e indietro nel tempo e nello spazio...): Pink Floyd, tra psichedelia (era Syd Barrett) e invenzioni avanguardistiche fino alle suite progressive; hanno prodotto un rock spaziale e intimista tutto proprio, arricchito da richiami storici e sociopolitici (Roger Waters). Grazie anche all'ingegnere del suono Alan Parsons, sono approdati ad atmosfere ricche, intense (The Dark Side Of The Moon), creando sonorità fino ad allora uniche nel loro genere.
Gli inglesi Clash, capitanati da John Strummer, contemporanei dei Sex Pistols (aprivano i concerti nei primi tour dei Pistols, suonando 30 canzoni in 50 minuti), hanno realizzato uno dei migliori dischi non solo del punk: London Calling.
Gli irlandesi U2 non sono il gruppo migliore ma si fanno notare per il loro coraggio e impegno politico: nel 1985 eseguono "Sunday Bloody Sunday" a Wembley davanti agli inglesi! Ci vuole fegato, così come ce ne vuole per tenere un concerto a Sarajevo dopo la guerra nel Balcani.
Green Day: hanno "fatto" il post punk.
Negli USA, Pearl Jam: memorabile la loro tournée con Neil Young, basta sentire il rock di "In A Free World".
Attraverso vari momenti-clou della storia moderna del pop, è sempre presente Brian Eno: con i Roxy Music dapprima, poi in "Heroes" di Bowie, con gli U2...
Importanti anche i gruppi The Who, Led Zeppelin, Iron Maiden, Metallica. Addirittura fondamentali i primi due.
10 (altre) canzoni da ascoltare per approfondire muovendosi in varie direzioni
1. Genesis - "Dancing With The Moonlit Knight", il top in ambito prog rock, feroce satira della società inglese, con un incastonarsi di melodie molto belle.
2. David Bowie - "Heroes". Canzone ispirata da due innamorati sotto il Muro di Berlino, all'epoca in cui Berlino Est era isolata e separata dal mondo occidentale.
3. Bruce Spingsteen - "Thunder Road", immagine ideale della società americana: parla del tanto decantato sogno americano - appunto. Con una musica in crescendo, da sentire possibilmente dal vivo. Meglio nella versione del concerto a Stoccolma del 1975, con finale a tre chitarre, sax, pianoforte ecc.
4. Bob Marley - "Get Up, Stand Up". L'invito della grande leggenda reggae a non rimanere supini e a ribellarsi contro le ingiustizie.
5. Louis Armstrong - "What A Wonderful World": sana filosofia di vita. Poesia essenziale.
6.Talking Heads - "Psycho Killer". Soprattutto nelle versioni dal vivo. Quello dei Talking Heads è un art rock mai scontato e "Psycho Killer" sembra voler ancora portare in alto lo stendardo del rock piacevole e nel contempo capace di suscitare riflessioni.
7. Laibach - "Tanz mit Laibach", tipica Kraut Musik... prodotta da una band slovena fin da sempre in odore di mito.
8. The Allman Brothers Band - "In Memory of Elizabeth Reed", lunghissima ballata, emblema del Southern Rock
9. Dire Straits - "Money For Nothing". Ancora rock chitarristico, testo critico nei confronti della società dei consumi, uno dei brani dei Dire Straits che - insieme ai loro album - scalò le classifiche mondiali, con l'apporto di un video musicale che furoreggiò su MTV.
10. Cat Stevens - "Father and Son". Cat Stevens (poi Yusuf Islam) incarna il cantautorato che racconta storie vere, mai banali. "Father and Son", che come molte delle canzoni di questo menestrello possiede linee melodiche straordinarie, atte a rendere indimenticabile il brano, narra del gap generazionale, delle differenze di credo, intenti e tradizioni all'interno di una stessa famiglia.
Momenti cardini della musica popolare moderna
Ci sono sempre stati, e ancora ci sono, eventi profondi – alcuni drammatici, altri semplicemente il classico caso di “posto giusto al momento giusto” – che hanno influenzato il corso della storia. Questo vale anche per la musica e i musicisti che, con i loro album, hanno lasciato un segno indelebile. Elencare tutti i punti di svolta è semplicemente impossibile. Dopotutto, il mondo musicale è in costante evoluzione. Di seguito, alcune delle svolte storiche più significative dell’ultimo secolo. 🎸
1. Bob Dylan’s e la svolta "elettrica"
Un’icona della scena folk, un artista celebrato come il cantante di protesta più dotato dopo Woody Guthrie, la voce del sottoproletariato: Bob Dylan era ed è un eroe, anche se tipicamente accettato da molti solo con la sua chitarra acustica. È stato in grado di dare vita e riflettere i sentimenti e i pensieri di una generazione nei suoi testi e nella sua musica. Alcuni fan, tuttavia, non gli perdonarono il passaggio alla chitarra elettrica e alla musica elettrica. È stato fischiato dalla scena folk acustica irriducibile. Ma se non avesse imbracciato la chitarra elettrica, non ci sarebbero state pietre miliari significative nella storia della musica, come la rivisitazione di Highway 61 o Blonde on Blonde – due dei più grandi dischi rock-cantautorali degli anni ’60.
2. La menomazione di Tony Iommi
La nascita del metal è indissolubilmente legata a un incidente accaduto a Tony Iommi quando aveva appena 17 anni. Il chitarrista dei Black Sabbath rimase incastrato in una macchina mentre lavorava in una fabbrica di lamiere e perse la punta delle dita del medio e dell’anulare della mano destra. Invece di disperarsi, realizzò protesi di plastica con lembi di una giacca di pelle. E, dato che non sentiva i polpastrelli artificiali e aveva una sensibilità diversa, iniziò ad abbassare la tonalità delle corde per facilitare l’esecuzione. Ciò condusse ai powerchords e alla nascita del suono metal con le accordature ribassate.
3. Quando Jimi distrusse “Dio”
Jimi Hendrix cambiò tutto. Era il 1966 e la reputazione di Eric Clapton era cementificata: i fan lo reputavano un dio. Il 'guitar hero' per eccellenza, l’icona suprema del blues e del rock. Poi, dal nulla, un giovane e sconosciuto chitarrista americano chiese di "jammare" con i Cream a Londra. Fu una serata storica. Il nome? Jimi Hendrix. Clapton aveva impostato nuovi standard, Hendrix li infranse, superandoli. L’inizio di una nuova era!
4. I Beatles pubblicano Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band
Non fu solo una questione di cambio genere, quella di Sgt. Pepper nel 1967. Fu anche l’approccio psichedelico, la transizione da “boyband” carini e affabili ad artisti rivoluzionari. Da idee e concetti a tecniche di produzione, fu tutta un esplosione di creatività. L’album rese quasi banali i lavori dei colleghi dell’epoca, al punto che aleggiava una sorta di timore reverenziale nei confronti dei Beatles. L’unica persona che non si fece impressionare più di tanto fu, non sorprendentemente, Jimi Hendrix: tre giorni dopo l’uscita del disco dei Fab Four, durante un suo concerto, eseguì una cover della title track dell’album del quartetto originario di Liverpool!
5 Ascesa e caduta di Ziggy Stardust
David Bowie stava provando a sbarcare il lunario e affermarsi nella scena musicale in una varietà incredibile di modi per più di 10 anni. Eseguiva spettacoli di cabaret, creò musical per bambini e pubblicizzò il gelato. Poi, nel 1972, inventò il carattere fittizio Ziggy Stardust, un androgino che veniva da Marte e che, arrivato sulla Terra, dispensava messaggi criptici. Bowie non creò solo un personaggio ma, forse, un intero genere: il glam rock nacque proprio in quel momento!
6. Quando nacque il punk
Il punk era crudo, diretto, senza filtri, anticonformista e senza fronzoli. A detta dello stesso Joe Strummer dei Clash, l’album di debutto dei Ramones aprì il Vaso di Pandora del punk nel 1976, mostrando la strada a band come i Sex Pistols, i Clash e molti altri.
Clash
Le vendite all’inizio erano deludenti, ciò tuttavia non toglieva nulla al fatto che i Ramones, con le loro canzoni da meno di 3 minuti di durata, iper semplici e prive di complessità, rappresentavano appieno lo Zeitgeist. La generazione punk esisteva già prima del punk rock inteso quale musica registrata e universalmente spacciata... Musica consistente in sequenze di accordi rudimentali con zero virtuosità; uno statement musicale minimalista che parlava di ribellione giovane e vita a New York.... e in Inghilterra. Non si trattava più di essere osannati come inarrivabili star, ma di mostrarsi irriverenti e autentici.
7. La prima canzone rap entra nella Top 40
Quando Sugar Hill Gang pubblicò "Rapper’s Delight" nel 1979, il brano finì nella Top 40, cosa mai accaduta prima con una canzone di quel genere. "Rapper's Delight" popolarizzò l'hip-hop e, nonostante molte persone vedessero quel tipo di musica come una moda passeggera, diventò assai influente; e lo rimane ai giorni nostri. Rap e hip-hop (soprattutto le produzioni americane) fanno registrare vendite incredibili, che spesso sorpassano di parecchio ciò che gira nel rock e nel pop.
Interessante il primo brano di questo LP: "Shooting Star". E ci aggiungiamo anche il secondo, che è un jazz-rock dagli effetti fantasiosi, "Space Rendez-Vous".
[Il disco contiene ben note melodie che rimandano un po' agli Spaghetti Western, un po' a popolari 'anime': ad es. il brano dall'esotica dolcezza "Metallic Blue City" e i sicuramente ancora più conosciuti "Romantic Plastic" e "Fireworks in the Rain".]
Il celebre illustratore Pater Sato
È l'unico album musicale prodotto dall'illustratore Pater Sato (vero nome: Yoshinori Sato) (1945-1994), che ad ogni modo con la musica in sé non ha tanto da spartire: come detto, Sato ha ideato e voluto il disco. Con la partecipazione di musicisti della New Age quali Akira Ito e Masataka Matsutoya. Responsabile per gli archi: Nozomi Aoki (Nozomu Aoki, Aoki Mozomi), compositore di colonne sonore di 'anime'.
L'LP uscì in Giappone nel 1978. D'accordo: è più pop che rock ma non per questo deve passare inosservato. Soprattutto, dal nostro punto di vista, per la prima traccia, la "cosmica" "Shooting Star". Ma ci sono, sparse un po' ovunque, delle perle in forma di passaggi tendenti al jazz o allo space rock.
Pater's Space - Romantic Plastic vede gli strumenti classici del rock, anzi del prog rock si può dire visto che ci sono tastiere a volontà, organo Hammond, synthesizer, Mellotron... e in più una fitta presenza di fiati.
Apprendiamo che il 16.11.2023 gli Stick Men saranno a Roma.
L'occasione è un concerto di presentazione dell'album Dormiveglia, di Machera (registrato al Trevirés Home Studio a Brussels, Belgio, tra il 2019 e il 2022 e con registrazioni aggiuntive fatte in Italia, Messico, Inghilterra, U.S.A.).
Il luogo del concerto: l’Auditorium Parco della Musica.
Per chi non lo sapesse, gli Stick Men sono Tony Levin, Pat Mastelotto e Markus Reuter.
Marco Machera e Tony Levin
Marco Machera ha sempre saputo convogliare ospiti importanti verso i suoi progetti. Giorno 23 ottobre è già uscito il singolo d'anteprima, "Building Homes" che, guarda caso, vede tra i musicisti Levin e Mastelotto. Un altro collaboratore di spicco nell'album è Steve Jansen (ex Japan).
Dormiveglia, che contiene 9 songs (la più lunga dura appena sotto i 6 minuti), uscirà il 3 novembre per l'etichetta Baracca & Burattini, distribuita da G.T. Music. Noi abbiamo già dato un ascolto; un ascolto triplo, accurato e approfondito.
"Il video di "Building Homes" è stato realizzato tramite intelligenza artificiale “guidata” da Marco Machera e dall’artista Alessandra Condello, che indaga costantemente il rapporto dialogico
tra arte tradizionale e IA.
Videoediting del brano elaborato da OndemediE
per il canale YouTube di Micio Poldo Edizioni Musicali.
Prima considerazione: Machera ha una voce dolce e malinconica simile a quella del cantautore Maximilian Hecker ("The Days Are Long and Filled With Pain") ed è di casa in un minimalismo dalle atmosfere sì rarefatte ma tendenti a evolversi in sperimentalismo colto.
Alcuni brani sono iterativi, con certo accompagnamento in loop; ma l'aggettivo "iterativo" non è per forza sinonimo di "piatto", "noioso". I patterns che si ripetono sono, anzi, la tavolozza su cui seminare pennellate suggestive.
Con Pat Mastelotto
"Dearest Fools", il pezzo che apre l'album, è quello che io personalmente avrei scelto per fare la promotion di Dormiveglia. Che poi può sembrare bizzarro il nome in italiano per un album di canzoni in lingua inglese. Tra l'altro, la traccia n. 5, intitolata "Dormiveglia", è anch'essa cantata in inglese. Beh, non è difficile intravedere qui un'operazione voluta: l'artista desidera sdoganare un vocabolo del nostro idioma - dal suono magico o comunque misterioso -, a mo' di shibboleth, nelle coscienze anglosassoni!
"Dearest Fools" è contraddistinta da una sorta di fragilità, un senso di intimità dalle sfumature arcane (e con la tempesta sempre dietro l'angolo): caratteristica, questa, di gran parte della musica di Machera. L'opener viene arricchito da un bel rumore "random" / d'effetto, nonché da un ancora più bello - e pressoché cameristico - clarinetto.
"Dearest Fools"
Piano: Paolo Iannattone
Clarinetto: Beth Fleenor
Basso, voce, sintetizzatori, percussioni: Marco Machera
Batteria, percussioni: Pat Mastelotto
“Non faccio musica, la faccio accadere.” (Marco Machera)
Si continua sulla stessa falsariga in "Lost + Found", stavolta con il sax al posto del clarinetto a fare sia da contraltare sia da compagno al cantato. Traccia molto bella e "weird".
"Lost + Found"
Batteria: Pat Mastelotto
Sassofono: Frank Ultra
Basso, voce, piano elettrico, percussioni, campionamenti: Marco Machera
Post-produzione: Bill Munyon
"Building Homes", terzo titolo, è tra Peter Gabriel e i Sigur Ros. Io trovo questo brano più petergabrieliano, comunque. Si tratta del single che si è voluto scegliere, probabilmente anche data la caratura di Levin e Mastelotto. (Quest'ultimo, Pat, suona ad ogni modo in quasi tutti gli altri brani.)
Si passa a "Within the Words", che fa un passo in avanti in fatto di ritmo. Mirabili le chitarre e anche i cori.
"Within the Words"
Batteria: Pat Mastelotto, Alessandro Inolti
Chitarra: Julia Zenteno, Jorge Chacón
Basso, voce, tastiera, campionamenti, percussioni: Marco Machera
Cori: Vittoria Mariani
Post-produzione: Bill Munyon
Con Susanna Buffa
A Bruxelles
In Texas
"Dormiveglia" ci sorprende, come detto, con il testo in inglese e ci rimanda alla copertina, dove la modella Alexia Frangos presta il suo volto precisamente all'idea di un sonno pronto a trasformarsi in veglia e viceversa.
"Dormiveglia"
Batteria: Alessandro Inolti
Arrangiamento archi: Francesco Zampi
Piano Rhodes, cassetti: Eugene
Basso, voce, programmazioni: Marco Machera
"Trains (They Might Have Been There)", dedicato alla memoria del musicista Andrea Gastaldello, e "The Empty Mind", avvicinano più che mai Machera a Maximilian Hecker; e un po' anche ai Travis e ai Dakota Suite. "The Empty Mind", in particolare, trasporta l'ascoltatore ad altezze quasi tibetane. A noi è piaciuta tanto.
"Trains (They Might Have Been There)"
Sintetizzatori, campionamenti, voce, basso: Marco Machera
Bass VI: Julie Slick
Batteria: Alessandro Inolti
Cori: Susanna Buffa
"The Empty Mind"
Batteria, elettronica, percussioni: Pat Mastelotto
Arrangiamento archi, post-produzione: Francesco Zampi
Voce, tastiera, basso, campionamenti, loop: Marco Machera
Piano: Darío Acuña
Tromba: John Porno
Post-produzione: Bill Munyon
"The Nest" è un'amabile falsa nenia (un po' come "Trains") con un ispirato coro di sirene. Si spazia, senza tuttavia tradire l'intento minimalista.
"The Nest"
Elettronica, programmazioni: Steve Jansen
Basso, voce, tastiera, campionamenti: Marco Machera
Sintetizzatori: Eugene
Cori: Susanna Buffa
"Did You Get What You Wanted?" chiude l'opera degnamente, con effetti di nastro all'incontrario e risucchi sonori interessanti, il tutto impreziosito da un'ottima coda che lascia aperta ogni questione e non scade in una risoluzione banale.
"Did You Get What You Wanted?"
Batteria, elettronica, percussioni: Pat Mastelotto
Voce, tastiera, basso, campionamenti: Marco Machera
Post-produzione: Bill Munyon
MARCO MACHERA - Biografia
Autore e musicista, attivo sia in studio che dal vivo (tra le varie collaborazioni, quelle con il compositore italiano TehoTeardo, il chitarrista Paul Gilbert, la cantante Chrysta Bell, conSteven Wilson). Ha frequentato per due anni consecutivi il workshop “Three of a Perfect Pair” negli Stati Uniti, sotto la guida dei musicisti (membri dei King Crimson, e non solo) Adrian Belew, Tony Levin e Pat Mastelotto. Ha aperto i concerti di vari artisti internazionali, tra cui Marillion, Stick Men, O.R.k., Adrian Belew.
Nel 2012 esce il suo primo album solista, One Time, Somewhere. L’album viene accolto favorevolmente da pubblico e critica. Steve Hackett, storico chitarrista dei Genesis, lo definisce un lavoro «veramente bello e ben realizzato». In quello stesso anno comincia una fruttuosa collaborazione con la bassista americana Julie Slick, con la quale fonderà la band EchoTest. Con questo progetto realizza diversi album ed effettua concerti in Europa e negli U.S.A.
Con Julie Slick (EchoTest)
Dopo un secondo disco (Dime Novels, 2014), nel settembre del 2017 esce Small Music From Broken Windows, concept ispirato al racconto "L’estraneo", di H.P. Lovecraft. Secondo Classic Rock, l'album è tra le dieci migliori uscite italiane del 2017.
Dopo il box set Sound + Vision (1989, rielaborato nel 2003), nel 2014 uscì la raccolta Nothing Has Changed: un altro tentativo di abbracciare una carriera pluridecennale. Non è necessariamente un "Best Of" (di quelli ne girano già parecchi!), ma una retrospettiva di cui la versione su 3 CD ha una track list in ordine cronologico inverso: si inizia dal pop jazz-sperimentale di "Sue" per terminare con i primissimi successi dell'"alieno" David Bowie.
Se Topolàin dovesse compilare un'ideale Hit Parade dello "White Duke", simbolicamente inizierebbe con "Heroes" e finirebbe con "Absolute Beginners". (E non è detto che non lo abbia già fatto, per piacere personale.) Davvero niente è cambiato? È cambiato tanto invece...
[L'eclettismo tipico di Bowie è sempre ad alto livello. Molti dei brani, soprattutto quelli recenti, hanno una bella impronta jazz e non disdegnano lo sperimentalismo, tanto da farli avvicinare all'ambito "prog".]
David Bowie, original name David Robert Jones, (born January 8, 1947, London, England—died January 10, 2016, New York, New York, U.S.) was an English singer-songwriter and actor.
È morta la leggendaria cantante nota come la "Queen of Rock’n Roll".
#tinaturner #musica #pop
Ike & Tina Turner - "Nutbush City Limits" (1973)
La fama le arrivò durante la sua turbolenta collaborazione musicale con Ike, genio alquanto... irrequieto della musica nera. Poi Tina Turner scelse la carriera solista e divenne non solo una delle cantanti più famose al mondo ma, a iniziare dagli Anni '80, una vera icona del pop.
È morta all'età di 83 anni dopo una lunga malattia. Negli ultimi anni aveva sofferto di problemi di salute. Nel 2016 le era stato diagnosticato un cancro intestinale e un anno dopo aveva subito un trapianto di rene.
Tina Turner era un nome d'arte: la cantante e attrice statunitense - naturalizzata svizzera - era nata come Anna Mae Bullock. La data: il 26 novembre 1939. Il luogo: Brownsville, Tennessee, dunque nel profondo Sud degli States. È riuscita ad affermare e ad amplificare l'identità, la personalità delle donne nere nel rock'n'roll. Mick Jagger ha ammesso che, per il suo proprio personaggio per il palcoscenico, ha tratto ispirazione dalle esibizioni dal vivo di Tina Turner, tutte altamente energiche.
Dopo due decenni trascorsi a lavorare con il marito purtroppo manesco (formavano un duo soul-funk di successo), Tina si è avventurata "fuori" da sola e, dopo alcune false partenze (in quel periodo, molti le consigliavano di rimettersi insieme a Ike Turner), sfondò con l'album Private Dancer. Da lì, non ci furono più limiti.
And I might have been queen
I remember the girl in the fields with no name
She had a love
Oh, but the river won’t stop for me…
(da “I Might Have Been Queen”)
La sua vita è stata raccontata in diversi libri e documentari, in un musical e - nel 2021 - nell'acclamato biopic dal titolo Tina.