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25 feb 2023

Ray Charles

Gravi colpi del destino contrassegnarono la sua infanzia. Ray veniva da un ambiente molto povero e, a sette anni, accecò.



 Ray Charles era un musicista afroamericano dai molti talenti, non vedente. Un appellativo che gli hanno dato è: "Sommo Sacerdote del Soul". Lo chiamavano anche The Genius. Ma quando era con amici e colleghi preferiva essere chiamato "Fratello Ray" (Brother Ray).

     "Georgia On My Mind"

     "Hit the Road Jack"

Era nato in condizioni di estrema povertà in quel di Albany, Georgia, il 23 settembre 1930. Il padre biologico, assente, era Bailey Robinson, operaio manutentore dei binari ferroviari (un "Gandy Dancer", come questi operai venivano chiamati). Bailey non conobbe mai il figlio. 
La madre, Aretha, decise di trasferirsi a Greenville, in Florida, quando Ray aveva sei mesi. Ray venerava sua madre.
Fu un bambino curioso e assai interessato alla musica, con un forte senso del ritmo. Era solito ascoltare il programma radiofonico Grand Ole Opry (celebre trasmissione di country emanata settimanalmente da Nashville) insieme al blues e allo swing. C'era inoltre - dettaglio importantissimo - la musica gospel della chiesa battista dove lo portava la madre. 





I tempi erano duri. La baracca fatiscente dove  Ray Charles era cresciuto non aveva nemmeno l'acqua corrente. Nella sua autobiografia, Brother Ray, il musicista avrebbe poi ricordato:  "Persino rispetto agli altri neri di Greenville, noi eravamo in fondo alla scala sociale". 

     
"Easy Riding Gal"



Alla povertà si aggiunsero varie sciagure. Ray aveva cinque anni quando il suo fratellino George, di un anno più giovane, annegò dentro una tinozza. Successivamente iniziò a deteriorarsi la sua vista, per colpa di un glaucoma, e. non potendo permettersi la sua genitrice di affrontare le cure mediche del caso, Ray Charles divenne completamente cieco a soli sette anni.
In seguito frequentò la scuola statale per sordi e ciechi di St. Augustine, in Florida.

     "Mess Around"

     "I Got A Woman"

Imparò a leggere, comporre e scrivere musica in linguaggio Braille. Iniziò a suonare il clarinetto, la tromba, il sassofono e le tastiere. Sebbene alla St. Augustine School fosse stato introdotto alla musica classica, le sue prime vere esperienze come pianista furono sullo strumento di Wylie Pittman, un droghiere e suonatore di boogie che era solito prendersi cura di lui e di George (fino a che questi, come già scritto, non annegò).

A Ray piacevano i pianisti jazz come Art Tatum, Bud Powell, King Cole e Oscar Peterson. Si diceva che fosse in grado di arrangiare e orchestrare tutte le parti di una big band o di un'orchestra già a dodici anni... Tuttavia, persino la nuda sopravvivenza era difficile; per tutti, non soltanto per un aspirante musicista. I neri erano oppressi, venivano emarginati, li escludevano da molti ambiti della vita. Per Ray Charles, che aveva la pelle scura, le prospettive per il futuro si prospettavano nulle.

     "What Have I Done"

     "All To Myself Alone"

E poi, poco prima del suo quindicesimo compleanno, gli capitò pure di perdere all'improvviso Aretha, sua madre, la persona più importante della sua vita. Abbandonata la scuola, Ray Charles cercò di guadagnarsi da vivere con la musica. Ma Greenville non era il posto giusto per iniziare una carriera da artista. Così, l'adolescente cercò fortuna trasferendosi a Jacksonville, in Florida, dove fu in grado di ottenere qualche lavoretto come cantante e dove suonò occasionalmente in un paio di complessi. Intanto, registrava i suoi primi demo.

     "I Wonder Who's Kissing Her Now"

All'età di diciassette anni, il semi-indigente Ray Charles si recò sulla costa occidentale degli Stati Uniti, stabilendosi per qualche periodo a Seattle. Lì incontrò Quincy Jones e il produttore di Little Richard, Bumps Blackwell. Charles formò un trio di chitarra, basso e pianoforte che funzionava molto bene. Il trio alla fine attirò l'attenzione di Jack Lauderdale, un veterano dell'industria musicale. Intorno al 1950 Ray si trasferì a Los Angeles per registrare per la Swing Time, l'etichetta di Lauderdale. Intanto, divenne padre per la prima volta. (Nel corso della sua vita, Ray Charles ebbe dodici figli da dieci donne diverse...)

     "Heartbreaker"

Negli Anni '50 fu un pioniere della musica soul, fondendo, nei suoi primi dischi, generi diversi: rhythm & blues, gospel, blues. Canzoni sue di successo come "What I'd Say" e "Georgia On My Mind" segnarono l'inizio del pop internazionale di successo.

      "What I'd Say"

Artista assai popolare, Ray Charles era benvoluto in ogni show musicale; le varie emittenti se lo contendevano. Numerose furono le sue apparizioni televisive e cinematografiche. 

Nel 1986 venne inserito nella Rock and Roll Hall of Fame; il Grammy Award alla carriera (Grammy Lifetime Achievement Award) gli venne consegnato nel 1987.

     "Hey Now"

 Ray Charles nel Film The Blues Brothers




Ronnie Lamarque - "(Night Time Is) The Right Time" (Cover di un brano di Ray Charles)

17 lug 2022

Simon Luca & L'Enorme Maria - "Mastico Asfalto"


Anno: 2022

Label: M.P. & Records 

Distribuzione: G.T. Music Distribution




    Album teaser
 

Blues-rock eccellente. Simon Luca (al secolo Alberto Favata) ha un timbro di voce graffiante (e non per l'età: ha cantato sempre così) che riesce ad abbinare a un tono melodioso, e con quest'ugola joe-cockeriana gli riesce di sviscerare tematiche moderne in chiave di blues, inseribili anche in ambiente pop. 

Mastico Asfalto arriva come una ventata di freschezza in un tunnel afoso. E almeno tre dei brani sono fantasticamente radio-friendly, pur se, in quanto a tecnica, ci manteniamo ai vertici. L'ensemble fa un lavoro perfetto, i cori femminili sono impeccabili. Si tratta di sette canzoni plasmate dalle sonorità della musica nata nelle piantagioni del Sud degli Stati Uniti d'America. Canzoni dove anche i testi (attuali e dai temi universali, com'è tipico di questo musicista) hanno la loro importanza nel volere accompagnare l'ascoltatore nelle camminate dentro e fuori del tunnel. 




Simon Luca non è il primo pseudonimo di questo artista piacentino impiantato a Milano. Ai suoi esordi infatti (negli Anni '60) si faceva chiamare Alberto Oro. Dopo i facili romanticismi dei primi 45 giri in stile beat, pubblica nel 1972 un album fenomenale: Per Proteggere L'Enorme Maria. Dove suonano tra l'altro Alberto Camerini (chitarra) e Lucio Fabbri (violino). Con Marco Ferradini ed Eugenio Finardi ai cori. Ma la canzone di Simon Luca che entrò nelle camerette di tantissimi ragazzi, rendendolo veramente popolare, risale all'album successivo, E La Mia Mente?, del 1973, ed è quella che fa: "Apri gli occhi e poi / finalmente vedrai / com'è fatto il viso di una donna".

 

L'Enorme Maria era un supergruppo: comprendeva alcuni dei migliori musicisti milanesi. Oltre ai succitati, c'erano Fabio Treves all'armonica alias blues harp, i fratelli Ricky e Gigi Belloni (poi nei Nuova Idea e nei New Trolls), Donatella Bardi.
E La Mia Mente?, che, come il lavoro precedente del 1972, venne realizzato insieme all'Enorme Maria (stavolta con Claudio Bazzari alla chitarra, Gigi Belloni al basso, Flaviano Cuffari alla batteria, Ronnie Jackson e Claudio Ciampini alle chitarre acustiche e la cantante Flavia Baldassarri), precedette alcuni singoli pubblicati nella seconda metà degli anni '70. Poi Simon Luca smise la carriera solista per scrivere canzoni per altri (Mina, Ornella Vanoni, Milva, Iva Zanicchi, Bruno Lauzi, Astor Piazzolla, Marco Ferradini, Dik Dik, Rosanna Fratello, Paolo Mengoli, Anna Identici, Mal...), componendo anche colonne sonore per televisione e cinema.





Discografia (esclusi i singles)

Da Tremila Anni (Musica Della Parola) 1971 Victory
Per Proteggere l'Enorme Maria 1972 Ariston
E La Mia Mente?    1973    Ariston
Mastico Asfalto    2022    M.P. & Records

 



L'esordio del 1971 Da Tremila Anni era un album orchestrato che ebbe poco successo nonostante la presenza di collaboratori di rango, come alcuni membri degli Stormy Six e, alla batteria, Tullio De Piscopo. L'interessante ed eclettico Per Proteggere L'Enorme Maria vendette bene, invece, e permise a Simon Luca di esibirsi dal vivo in varie manifestazioni. E La Mia Mente?, del 1973, è da considerarsi probabilmente il suo lavoro meglio riuscito... prima di questo Mastico Asfalto.

A 50 di distanza, dunque, Simon Luca fa atterrare L'Enorme Maria nel Terzo Millennio. E la copertina del disco di oggi richiama da vicinissimo quella dell'LP del '72.

 1972...




   FORMAZIONE album del 1972:

Simon Luca - chitarra, voce solista
Ricky Belloni - chitarra
Alberto Camerini - chitarra
Gigi Belloni - basso
Pepe Gagliardi - piano
Franco Orlandini - Hammond organ
Lucio Fabbri - violino
Fabio Treves - armonica
Ezio Malgrati - batteria
Donatella Bardi, Marco Ferradini, Eugenio Finardi, Massimo Villa - cori

               Link a una recensione di Per Proteggere L'Enorme Maria


 ... 2022




 FORMAZIONE album del 2022:

Simon Luca - voce
Marco Leo - chitarre
Edoardo Maggioni - pianoforte e tastiere
Cesare Pizzetti - contrabbasso
Peppe Burrafato - batteria
Lalla Francia - cori, voce su "Sopra i raggi della luna"
Simona 'Jammin' Bovino - cori
Veronica Canestrari - cori, voce su "Fuori dal fango"
Ivan Padul - cori
Jordan Brown - cori

 e con la partecipazione di:

Fabio Treves - armonica a bocca su "Credo"
Claudio Bazzari - chitarra elettrica su "Confini"
Amedeo Bianchi - sassofono su "Fuori dal fango" e "Sopra i raggi della luna"
 


 


  Simon Luca & L'Enorme Maria: Mastico Asfalto

Il CD esce per M.P. & Records, distribuito da G.T. Music Distribution, edizioni Micio Poldo e KY Publishing. Immagine di copertina di Caterina Calea. Artwork e grafica di OndemediE.
Prodotto da Alberto Simonluca Favata, con produzione esecutiva di Marco Leo e direzione artistica di Mario Camerini.





TRACKLIST :

1) "Credo" (4:41)
2) "Mastico asfalto" (4:08)
3) "Confini" (4:53)
4) "Fuori dal fango" (4:49)
5) "Numeri prigionieri" (4:28)
6) "Sopra i raggi della luna" (4:39)
7) "Verso l'infinito" (4:36)


24 feb 2021

Blues del Terzo Millennio: John Mayall

 John Mayall & The Bluesbreakers - Road Dogs




Limited edition coloured double vinyl out now (2021)

Il doppio vinile dell'album (15 tracce), in edizione limitata e con i dischi "coloured", su Amazon.com!


Ascolta l'album in versione digitale, su Amazon.it ---> http://www.amazon.it/exec/obidos/ASIN/B08DG7JBCW/unitcolooffra-21



11 dic 2020

The Mills Brothers

Grande gruppo vocale, responsabile di buon mood e melodie piacevoli. Particolarità: sapevano imitare gli strumenti con la bocca...


#musica #vocals #cantanti #jazz




I Mills Brothers sono un gruppo vocale jazz e pop statunitense, nato nel 1928 e tuttora in attività attraverso i suoi eredi musicali. 

Il gruppo era composto originariamente da quattro fratelli afroamericani, nati a Piqua (Ohio): John Jr. (19 ottobre 1910 - 23 gennaio 1936) basso (voce) e chitarra, Herbert (2 aprile 1912 - 12 aprile 1989) tenore, Harry (19 agosto 1913 - 28 giugno 1982) baritono e Donald Mills (29 aprile 1915 - 13 novembre 1999) tenore solista.


Il padre, John Sr., aveva costituito in precedenza un gruppo vocale di musica "barbershop" (un tipo particolare di musica a cappella), dal nome "Four Kings of Harmony". La madre, Ethel, si era dedicata alla musica operistica (opera buffa e dintorni). I fratelli cominciarono a loro volta a esibirsi nei cori di alcune chiese di Piqua e successivamente alla Piqua's Mays Opera Hous", creando il loro inconfondibile stile, basato sull'imitazione vocale degli strumenti dell'orchestra: John imitava la tuba, Harry la tromba, Herbert la seconda tromba e Donald il trombone. L'idea nacque casualmente quando Harry, avendo perso il suo kazoo, cominciò a imitare la tromba con le mani a coppa sulla bocca.

Nel 1928 si esibirono alla WLW, una radio di Cincinnati, e nel 1930 cantarono alla CBS Radio di New York; effettuarono la loro prima registrazione con la Brunswick Records, mentre nel 1934 presero a incidere per la Decca. Nel 1932 iniziarono le loro partecipazioni cinematografiche, con The Big Broadcast.

Nel 1936 John Jr. morì per le conseguenze di una polmonite, e i fratelli pensarono di sciogliere il gruppo ma, dietro consiglio della madre, proseguirono l'attività: il padre, John Sr., sostituì John Jr., e al complesso si unì Norman Brown come chitarrista.

Nel 1943 il disco "Paper Doll" raggiunge la prima posizione nella Billboard Hot 100 per 12 settimane, fino ad oggi ha venduto 11 milioni di copie e nel 1998 ha vinto il Grammy Hall of Fame Award.

Nel 1944 il disco "You Always Hurt the One You Love" raggiunge la prima posizione nella Billboard Hot 100 per 5 settimane.

Nel 1957 John Sr., all'età di 68 anni, lasciò il gruppo, che proseguì come trio.

Nel 1976, in occasione del cinquantesimo anniversario di attività, i Mills Brothers si esibirono al Dorothy Chandler Pavilion di Los Angeles, presentati da Bing Crosby. Successivamente, dopo la scomparsa di Herbert nel 1989, e di Donald nel 1999, il complesso proseguì la sua attività con John III, figlio di Donald, cui si unì Elmer Hopper, che aveva cantato con i Platters. Nel 1998 il gruppo ottenne il Grammy Award alla carriera.

21 ott 2020

Nuova Compagnia di Canto Popolare a Poietika 2020

Evento di chiusura di Sonika Poietika!

Sabato 24 ottobre gran finale con 
La Nuova Compagnia di Canto Popolare al Teatro Savoia di Campobasso. 
Concerto della celebre formazione napoletana, protagonista internazionale della musica tradizionale. 


NCCP a Campobasso! 


Regione Molise
e 
Fondazione Molise Cultura 
sono liete di presentare:


Sonika Poietika 2020:

NUOVA COMPAGNIA DI CANTO POPOLARE
in concerto

Sabato 24 ottobre 2020
Ore 21.00
Teatro Savoia
Campobasso
 


Il finale di Sonika Poietika 2020, rassegna musicale prodotta dalla Fondazione Molise Cultura, si concluderà a sorpresa sabato 24 ottobre con il concerto del più celebre gruppo della musica partenopea, una delle formazioni di riferimento in Europa per la ricerca folk, la Nuova Compagnia di Canto Popolare. Dopo 50 anni di attività e numerosi riconoscimenti ottenuti, la NCCP si è aggiudicata quest’anno la prestigiosa Targa Tenco per il miglior album in dialetto con l’ultimo cd, edito da Squilibri, intitolato Napoli 1534. Tra moresche e villanelle. E' il miglior finale possibile per Sonika Poietika, che durante le date estive ha approfondito i rapporti tra musica, parola e Meridione e ora, con la partecipazione di una autentica istituzione musicale italiana, affronta l'ultima data con un concerto imperdibile. 

Nata nel 1970 con l'intento di diffondere i valori della tradizione, la NCCP ottiene uno strepitoso successo al Festival di Spoleto del 1972, sotto la guida e l’egida del maestro Roberto De Simone con il quale realizza La Gatta Cenerentola. Il 1974 segna così la sua consacrazione internazionale, sancita anche dalle continue partecipazioni ai principali festival d’Europa e d’oltreoceano. Con alle spalle numerosi album - nei quali hanno ripercorso le molteplici declinazioni di una musica aperta a infinite suggestioni - e  innumerevoli concerti e spettacoli in ogni angolo del mondo, con il suo ultimo lavoro la NCCP è ritornata alle origini, innestando la sua nuova proposta artistica sulla rivisitazione di un antico codice di villanelle e moresche che, di brano in brano, evoca le atmosfere della prima metà del Cinquecento quando Napoli era una delle più vivaci capitali europee, ricca di una produzione musicale all’incrocio tra colto e popolare, nel continuo intreccio di registri espressivi diversi. Un lavoro firmato da Corrado Sfogli, prematuramente scomparso lo scorso marzo dopo la pubblicazione dell’album salutato da più parti come un autentico capolavoro: ed è anche nel suo nome, e per rinnovarne la lezione di vita e di arte, che la NCCP ha ripreso a solcare teatri e piazze, portando ovunque i suoni e i ritmi e le melodie di una musica senza tempo.

Attorno alla figura carismatica di Fausta Vetere, sul palco del Teatro Savoia ci saranno gli altri musicisti dell’ensemble partenopeo, vale a dire Carmine Bruno (percussioni), Gianni Lamagna (voce), Michele Signore (violino e lira), Marino Sorrentino (strumenti a fiato), Pasquale Ziccardi (basso) e Umberto Maisto (chitarre). I biglietti per lo spettacolo sono acquistabili esclusivamente sulla piattaforma www.liveticket.it. Saranno a disposizione sia posti singoli e separati, sia posti doppi, affiancati riservati a persone congiunte. Non sarà possibile acquistare oltre due biglietti per ogni singola persona.




POIETIKA:

FONDAZIONE MOLISE CULTURA:

REGIONE MOLISE:

Synpress44 Ufficio stampa:


18 lug 2020

Artisti jazz che eseguono pezzi rock: Francesco Bearzatti

"Scoperto" in una compilation su Spotify dal titolo poco esplicito di 'Covered Songs / 1', il sassofonista Francesco Bearzatti ha il potere di donarci ore e ore di bell'ascolto (ovviamente in compagnia della sua formazione) passando dai Beatles ai Led Zeppelin, oltre che con le proprie composizioni (molte delle quali fanno riferimento proprio al mondo pop e rock: ma anche alla stessa musica jazz, come "Dear John", che fa riferimento a John Coltrane).

    "Black Dog" / Heartbreaker" / "Moby Dick" unite in un'unica composizione di 12 minuti ca.


        



Francesco Bearzatti

tenor & soprano sax, clarinet, electronics

Narrator and Innovator, everywhere a foreigner and yet profoundly Italian. A jazz musician irresistibly attracted to revolutionary processes in his eternal search for creating More.

More? Listen to Francesco Bearzatti’s Dear John (2019) and you’ll understand how. Much more than a tribute to John Coltrane’s mark on modern jazz and sax playing, it’s a love letter that pays homage to the legacy and goes beyond by introducing new and highly individual elements to the music … “Sometimes, originality lies in sincere imitation and then in a respectful questioning of tradition.” (Brian Morton)

Early days of Rock & testing the boundaries

Listening to rock and punk rock legends leaves an indelible influence on the young Bearzatti, growing up in the Friuli province of northern Italy. He devotes several years to rock and pop music, performing in local nightclubs and recording electronic music which continues to pervade a lot of his work. Graduate in clarinet Conservatory of Udine, Italy, he goes on to perfect his studies at Jazz Mobile, New York with George Coleman.

Among the first and formative experiences has got to be the album Live At Vartan (1995) ......


(Leggi il resto della biografia sull'homepage ufficiale dell'artista) 



   "Walk On The Wild Side"




    "Dear John", versione live alternativa


14 giu 2020

Jimmy Smith: l'Hammond B-3 nel jazz

Sunday, jazz day!

Salve e benvenuti alla domenica jazzistica di Topoláin !    Oggi: Jimmy Smith.

Jimmy Smith, più propriamente James Oscar Smith, era un tastierista i cui album entrarono più volte nei primi posti delle classifiche. E uno dei suoi meriti è di aver reso famoso l'organo Hammond B-3.

       
                A sinistra: Wild Bill Davis; a destra: Jimmy Smith


I proprietari dei club di jazz avevano "scoperto" che ingaggiare un trio con organo era più economico che convocare un'intera big band. Da qui l'interesse crescente per lo strumento.
La maniera in cui Smith suonava l'Hammond B-3 (percussivo con seguente decadimento - tipo pianoforte -; le alternative sono: tenuto e a lento attacco) ha ispirato tutta una generazione di tastieristi. Anche grazie a Smith, negli Anni '60 e '70 l'uso dell'organo elettrico si è decisamente diffuso: nel rhythm & blues, nel rock, nel reggae, nel rock progressivo.


Nato l'8 dicembre 1925 a Norristown, in Pennsylvania, già a sei anni Jimmy seguì il padre nei vari club, per spettacolini vaudeville "song-and-dance" che consistevano - appunto - in esibizioni di canto e ballo. Iniziò a suonare il pianoforte in maniera autodidatta e, a nove anni, vinse un concorso per talenti indetto da una stazione radio di Philadelphia. Non smise mai di far musica e fu tanto previdente da mettersi a studiarla seriamente, frequentando scuole e istituti. Dal '51 al '54 suonò il piano, poi anche l'organo, militando in gruppi R&B di Philadelphia (tra gli altri: Don Gardner and the Sonotones). Decise definitivamente che il suo strumento principale sarebbe stato l'organo dopo aver ascoltato, nel 1954, Wild Bill Davis. 



Registrò circa 40 sessions per la Blue Note. Suoi album di successo di quel periodo includono The Sermon!, House Party, Home Cookin', Midnight Special, Back at the Chicken Shack e Prayer Meetin'.
Nel 1962 firmò un contratto con la Verve. 
Blue Note e Verve sarebbero state le etichette musicali alle quali si sarebbe legato anche nei decenni successivi.



Video: Jimmy Smith - Live in Denmark 1968

Con Jimmy Smith (Hammond organ, voc), Nathan Page (g), Charles Crosby (dr)

Setlist: "Ode to Billie Joe", "Sonnymoon for Two", "Days Of Wine And Roses", "Got My Mojo Working", "Satin Doll" 
NOTA: Qui si vede Nathan Page usare il "thumb pick" - tecnica inusuale per un chitarrista jazz. Fu Jimmy Smith a consegnare a Page quella chitarra Guild, quando Page si unì al gruppo.


Durante gli Anni '70 Smith aprì un club a North Hollywood (Los Angeles), all'indirizzo 12910 Victory Boulevard, dove suonò regolarmente con Kenny Dixon alla batteria, Herman Riley e John F. Phillips al sassofono. Nella sua band era previsto anche un suonatore di armonica e flauto: l'onore andò a Stanley Behrens. 
A un suo disco del 1972, Root Down, viene ascritto un ruolo importante per l'influenza esercitata sulle successive generazioni di musicisti funk e hip-hop. Root Down venne registrato live nel suo club, con un gruppo a supporto i cui membri erano influenzati dal funk e dal rock.  


     Qui, Jimmy Smith in un concerto del 1971 insieme a compagni stellari: Cannonball Adderley, Dave Brubeck e Charlie Mingus

Jimmy Smith fu attivo anche negli anni '80 e '90. Nella sua carriera arrivò a registrare con Quincy Jones, Frank Sinatra, Michael Jackson (lo si può sentire nella canzone "Bad", prima traccia dell'omonimo album di Michael Jackson), la cantante Dee Dee Bridgewater e l'organista, trombettista, vocalist Joey DeFrancesco. Il suo ultimo album fu Dot Com Blues (Blue Thumb/Verve, 2000), registrato insieme a B. B. King, Dr. John ed Etta James.

Nel 2004 si trasferì in Arizona con la moglie, la quale morì appena pochi mesi dopo per via del cancro. Smith registrò ancora Legacy con Joey DeFrancesco. I due si stavano preparando ad andare in tournée, quando Smith venne trovato morto dal suo manager, Robert Clayton, nella sua casa di Scottdale. Si era spento nel sonno.






7 giu 2020

Kenny Burrell

"Wonderjazz!" a tutti. Oggi (domenica, giorno dedicato al jazz...) Topolàin vuole parlarvi di un famoso chitarrista.

        "Midnight Blue"
 

Kenny Burrell (Detroit, 1931) è un chitarrista noto per le sue collaborazioni con la Blue Note. Lavorò per Jimmy Smith nell'album Organ Grinder Swing, che nel 1965 entrò nella Top 20. Tra le sue influenze (da lui stesso citate): Charlie Christian e Django Reinhardt per quanto riguarda il jazz, T-Bone Walker e Muddy Waters tra i chitarristi blues.
A sua volta il suo nome è stato fatto da chitarristi rock quali Jimi Hendrix e Stevie Ray Vaughan, quando è stato chiesto loro quali guitar players avessero avuto un'ascendenza su di loro. 

Burrell ha insegnato e diretto gli Jazz Studies alla scuola musicale UCLA 'Herb Alpert'.


Debuttò nel 1951 come membro del sestetto di Dizzy Gillespie e quasi subito pubblicò un proprio single contenente i solchi "Rose of Tangier"/"Ground Round", presso la Fortune Records di Detroit. Frequentava ancora il college quando fondò il collettivo New World Music Society con altri musicisti di Detroit: Pepper Adams, Donald Byrd, Elvin Jones e Yusef Lateef.
Andò in tour con Oscar Peterson nel 1955 appena dopo essersi diplomato e si trasferì in seguito a New York per lavorare insieme al pianista Tommy Flanagan. Dopo appena pochi mesi pubblicò il suo primo album da bandleader per la Blue Note. Lui e Flanagan erano ricercatissimi dagli altri artisti per il lavoro in studio di registrazione: Tony Bennett, Lena Horne, Billie Holiday, Jimmy Smith, Gene Ammons e Kenny Dorham furono tra coloro che incisero servendosi anche della perizia di Kenny Burrell e Tommy Flanagan. Dal '57 al '59 Burrell sostituì Charlie Christian nell'orchestra di Benny Goodman. 
Molto prolifica la sua carriera discografica. Tra gli highlights: "The Cats" (1957; registrata con John Coltrane), "Midnight Blue" (1963; con Stanley Turrentine) e "Guitar Forms" (1965, con Gil Evans come arrangiatore).


      Kenny Burrell - 'All the Best'

6 giu 2020

JD Simo

"Il trio SIMO sembra essere appena uscito dal 1968" (NPR, National Public Radio).

Il perno della band è JD Simo, di Chicago, trapiantatosi a Nashville... (Homepage: simo.fm)


Ascolta/compra la musica dei SIMO (album Rise & Shine) sui maggiori stores!


Foto di Rick Pauline



Video sottostante: JD Simo e i suoi due accoliti il 22 giugno 2019 a Wayne in Pennsylvania."You Need Love" il titolo del lungo brano. Il timbro brachiale e il blues trascinante, elettrificato con sapienza, ci riportano alla Maxwell Street di Chicago, a Buddy Guy, a George "Wild Child" Butler, a Muddy Waters...



29 mar 2020

Jazz - i 10 nomi che chiunque dovrebbe conoscere

"Wonderjazz!" a tutti. Oggi (domenica, giorno dedicato al jazz...) Topolàin vuole ricapitolare un po'. Riassumiamo qui le biografie di 10 giganti del jazz. Si tratta degli stessi nomi indicati su un articolo del londinese The Guardian, che noi, per comodità, usiamo come "carta carbone"--- ovviamente con un testo tutto nostro.




      Charles Mingus 1922-79

Contrabassista innovativo, di mole non indifferente, fu sul palco insieme a gente come Charlie Parker, Miles Davis, Dizzy Gillespie, Bud Powell e tanti altri protagonisti del be bop, ovvero di una delle grandi rivoluzioni musicali del secolo scorso. La produzione instancabile di questo "angry man" del jazz sarebbe servita da colonna sonora anche ad altre rivoluzioni, negli Anni 50 e 60... Nato a Nogales (una cittadina della contea di Santa Cruz, in Arizona), fu ossessionato dagli atteggiamenti di razzismo nei suoi confronti da parte sia di bianchi che di neri, per via delle sue origini meticce. Fu uno dei primi a fondere musica e politica nei propri brani. Le sue composizioni racchiudono le gioie e i tormenti di tutta una vita. La morte per malattia del giovane bassista Eric Dolphy, avvenuta nel 1964, è uno shock per Mingus, e, dopo un paio di insuccessi organizzativi, il musicista si ritira nel suo guscio di psicofarmaci fino alla fine del decennio. Negli Anni Settanta torna lentamente sulla breccia con un nuovo gruppo e nuove composizioni estese (Changes One / Changes Two, con George Adams, Don Pullen, Jack Walrath e Dannie Richmond). Una volta, in un'intervista, un giornalista gli domandò come mai, se era ossessionato dalla questione del razzismo, nella sua band avesse assunto un bianco, ovvero Charlie Mariano; e Mingus rispose: "Ma Mariano non è un bianco. È un italiano!"
Nel 1977 gli venne diagnosticato il morbo di Lou Gehrig e, nonostante gli sforzi e i tentativi con una leggendaria guaritrice messicana, Charlie Mingus soccombette il 5 gennaio 1979, all'età di 56 anni, in quel di Cuernavaca (Mexico). Un progetto musicale congiunto con la cantautrice canadese Joni Mitchell, alla quale aveva affidato alcune musiche (compresa "Goodbye Pork Pie Hat") perché lei ne scrivesse le parole, venne portato a termine dalla stessa Mitchell, ed è significativamente intitolato Mingus.






John Coltrane 1926-67
Partito dal villaggio di Hamlet nella Carolina del Nord ("hamlet" significa giusto questo: "villaggio"...), Coltrane sarebbe arrivato a incantare il mondo intero, affermandosi come uno dei massimi talenti di sempre della musica afroamericana. Si spense prematuramente (a 40 anni) in quel della Big Apple, non senza però aver fatto in tempo a vivere intensamente - nel bene e nel male - e ad arrecare nella musica jazz una spiritualità vicina al buddhismo. L'Enciclopedia Treccani riporta di lui:


"Strumentista di eccezionali doti tecnico-espressive, sviluppò sia al sax tenore sia al soprano uno stile improvvisativo di grande originalità, che contribuì in maniera decisiva all'evoluzione del moderno linguaggio jazzistico. Dall'iniziale adozione degli stilemi esecutivi proprî dell'hard bop approdò, nell'ultima parte della sua vita, alla formulazione di una personale poetica anticipatrice del free jazz."


Uno dei suoi capolavori è A Love Supreme, del 1965. Ma, per rendere davvero giustizia alla sua bravura, occorrerebbe citarne l'intera discografia.  






Mary Lou Williams 1910-81
La vita e le opere di Mary Lou abbracciano l'intera storia del jazz. Partì dallo swing e andò spostandosi, decennio per decennio, nelle varie nuove correnti, arrivando a fare musica modale negli Anni 70 e approdando infine all'avanguardia. Con una bella crisi religiosa nel mezzo! Fu sposata due volte, con altrettanti musicisti: John Williams - da cui divorziò - e Harold "Shorty" Baker - altro matrimonio finito presto, ma in tal caso non risulta esserci stato divorzio. Fantastica compositrice ed esecutrice, arrivò a creare una propria etichetta discorafica: la Mary Records, prima label fondata da una donna. 






Herbie Hancock 1940-
Il pianista (o, meglio, tastierista, dato che suona anche i sintetizzatori) di Chicago vanta una dozzina di Grammy Awards (oltre a tutti gli altri premi), uno sconfinato numero di registrazioni a proprio nome e ha suonato in almeno 13 dischi di Miles Davis... oltre ad aver collaborato con Quincy Jones, Jaco Pastorius, Wayne Shorter, Stevie Wonder et alia. Le disparate biografie lo indicano come "compositore, tastierista, bandleader e attore". Attore? Eh sì, perché ha interpretato il ruolo di Ministro della Difesa nel film Valerian e la città dei mille pianeti (Valérian et la Cité des mille planètes, 2017), di Luc Besson. Una curiosità, quest'ultima, che non deve farci dimenticare la vera importanza di Hancock: l'aver saputo fondere i generi funk, soul e pop. (Vedi l'album Head Hunters.) Ha realizzato diversi progetti di musica elettronica e altri più vicini alla disco music. 



Nat King Cole 1919-65
Cantante-pianista con oltre 100 canzoni entrate nella hit parade. Fu presente in moltissimi show televisivi e il suo trio servì da modello a numerose piccole ensembles che ne ricalcarono le orme. La sua voce è semplicemente adorabile, come le melodie che proponeva (e che sono diventate evergreen). È il padre di Natalie Cole.






Miles Davis 1926-91
Il Miles Davis più celebre è quello di Kind of Blue (1959; il disco jazz più venduto di sempre)  ma, per questioni anagrafiche, le generazioni attuali conoscono soprattutto il Miles Davis dell'era Bitches Brew (tardi Anni 60). È musica difficile da capire, quest'ultima, inaccessibile ai più. Sono suoni che si bilanciano tra lo snobbistico e il rivoluzionario. Lo jazz psichedelico e quello più cool proposto dall'"Electric Miles" (1968-75) e reiterato fino alla sua morte, rappresentò per molti giovani americani - e non solo per loro - uno shock culturale. Una cosa era leggere nella propria stanzetta gli scrittori e i poeti della Beat Generation, già digeribilissimi un paio di decenni dopo la loro prima uscita, un'altra era cercare di sentirsi bene ascoltando quei fraseggi in sottofondo, a volte astrali, più spesso astratti. Era come saltare a piè pari dalla sigarettuccia di marijuana all'eroina pura. Eppure, i dischi di Davis vendevano... anche se non quanto la musica rock; e tuttora vendono.





Keith Jarrett 1945-
Ancora un nome legato a Davis. Ma la carriera di questo pianista della Pennsylvania (nato da una famiglia multietnica originaria dell'Ungheria) era iniziata - iniziata sul serio - con Art Blakey e i Jazz Messengers (gospel, blues), per continuare nel quartetto di Charles Lloyd. Sotto Miles Davis, Jarrett suonò il piano elettrico e l'organo elettrico, in alternanza con Chick Corea. Verso la fine del 1971 però lasciò il gruppo, a causa dell'antipatia che covava nei confronti della musica e degli strumenti elettronici e perché non era pienamente d'accordo con le scelte compositive di Davis. Keith Jarrett è considerato uno dei migliori improvvisatori al pianoforte. Il suo successo commerciale è dovuto anche alla sua abilità di saltare da un genere all'altro: ha infatti inciso molti dischi di musica classica ed è stato sul palco e in studio di registrazione con musicisti rock. Jarrett è protagonista di una curiosa controversia: in più di un'occasione, durante i concerti, ha preteso il più assoluto silenzio, anche con un certo nervosismo; ha dichiarato di mal sopportare il fumo e il rumore durante l'esecuzione dei brani e di sentirsi disturbato dai colpi di tosse e dai troppo vigorosi applausi. Durante la sua esibizione a Umbria Jazz 2013, è giunto a suonare al buio più completo, rivolgendo le spalle al pubblico.
È nota inoltre la sua avversione verso il tradizionalismo di Wynton Marsalis (vedi più giù).


Kurt Elling 1967-
Close Your Eyes (1995, etichetta Blue Note) fu il suo esordio come cantante jazz. Colpirono immediatamente la voce baritonale, con le quattro ottave di estensione, la sillabazione fluida e l'assoluto controllo della tecnica scat. Tra il 1997 e il 2003 pubblicò, sempre per la Blue Note, altri sei album, due dei quali dal vivo. Poi si è legato alla Concord Records.
Suoi collaboratori fissi sono il pianista Laurence Hobgood e il contrabassista Rob Amster, mentre il batterista del trio d'accompagnamento viene cambiato di volta in volta.


Thelonious Monk 1917-82
È considerato uno dei pionieri del be bop insieme a Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Charlie Christian e Kenny Clarke. Durante la gioventù ebbe la fortuna di vedere New York trasformarsi in una metropoli jazzistica e il suo modo di suonare venne influenzato da Duke Ellington, Fats Waller, Earl Hines e dal pianista "stride" James P. Johnson, che abitava nel vicinato. (Lo "stride" è una tecnica di improvvisazione solista che risale al periodo ragtime.) Apparentemente si direbbe che Thelonious Monk sia un minimalista, uno che preme i tasti bianchi-e-neri come un fanciullo. Ma ascoltatelo meglio: coglierete un universo complesso, il vero cuore della cultura afroamericana.






Wynton Marsalis 1961-
"Il Duke Ellington del 21. secolo"
Wynton Learson Marsalis, nato a New Orleans il 18 ottobre 1961, è uno dei più noti trombettisti contemporanei. E, sicuramente, un importante ambasciatore del jazz... nonostante tutte le polemiche.
È il secondo di sei figli di Ellis Marsalis (un pianista jazz). L'attitudine alla musica si mostrò prestissimo in lui; iniziò a suonare la tromba a 12 anni e a 14 già si esibiva con la New Orleans Philharmonic. Dopo queste e altre esperienze di jazz tradizionale, nel 1980 (19enne) entrò a far parte degli Art Blakey's Jazz Messengers.
Dal 1982 è attivo come docente.
Viene considerato un portavoce del polo "conservatore" del jazz; Wynton infatti rigetta gli sviluppi stilistici succedutisi dalla fine degli Anni Sessanta in poi (free jazz, fusion ecc.). Tali idee tuttavia non gli hanno impedito di partecipare all'album Epitaph di Charlie Mingus (etichettato "third stream": nodo di congiunzione tra la Nuova Musica - Neue Musik [John Cage, Stockhausen, Terry Riley e dintorni] - e il jazz moderno o modern jazz [be bop, jazz modale ecc.]) così come a Lush Life: The Music of Billy Strayhorn di Joe Henderson.
In qualità di insegnante al Lincoln Center di New York ("Our mission is to preserve our national music: jazz!"), acquistò abbastanza prestigio negli Anni Novanta.
Uno dei suoi più celebri sostenitori è il musicista e scrittore Stanley Crouch, il quale afferma che solo la musica che affonda le sue radici nello swing può chiamarsi "jazz". Una visione alquanto ristretta del genere, e difatti tale opinione viene condannata da numerose eminenze del jazz: Scott Yanow in primis, ma anche il trombettista Lester Bowie, il pianista Keith Jarrett e altri.
Al New York Times Magazine Jarrett dichiarò nel 1997: "Non ho mai sentito qualcosa suonata da Wynton che significhi veramente qualcosa! Non ha né voce né presenza. Al massimo, riesce a suonare come un talentuoso insegnante delle superiori". Per Lester Bowie, Wynton Marsalis è addirittura uno "scervellato", un "malato di mente" "intrappolato in certe sue idee venutegli quando aveva 21 anni, dopo che lo hanno pagato per farsele venire".
Wynton si è attirato persino degli insulti dopo aver affermato che Miles Davis "ha tradito il jazz con il rock" e che "veste come un buffone". Tra lui e Davis nacque un tragicomico battibecco che durò anni... Pierre Sprey, presidente dell'etichetta Mapleshade Records, chiosò nel 2001: "A 21 anni Marsalis era un bravo suonatore di tromba, ma nel gruppo di Art Blakey i colleghi lo surclassavano sera dopo sera. Lui non poteva competere, ecco perché si ritirò verso acque sicure! È un buon trombettista classico, perciò pretende che il jazz sia musica classica. Non ha nessuna idea dell'evoluzione senza fine..."
Wynton Marsalis ha collaborato a un programma televisivo sul jazz realizzato dal famoso documentarista Ken Burns, programma anch'esso criticato perché snobbava l'avant-garde. (Il film, intitolato semplicemente Jazz - 2001 -, si concentra principalmente sulle figure di Duke Ellington e Louis Armstrong...)
Wynton Marsalis, che ha vinto ben nove premi Grammy e un Pulitzer per la musica, collabora con la CBS fin dal 2012.
Suo fratello maggiore è il sassofonista Branford Marsalis, specializzato in cross over (Branford ha suonato, tra gli altri, con Sting).


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Album mitico: Kind of Blue. Vi suonò anche Coltrane. 


Per la Feltrinelli è uscito Come il jazz può cambiarti la vita di Wynton Marsalis.