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1 mar 2025

52° anniversario 'The Dark Side...' (Pink Floyd)

Molti di noi posseggono questo album su vinile, su CD... lo possedevano su audiocassetta. Ne comprarono la videocassetta, se lo assicurarono su DVD. Oggi lo hanno anche su Spotify... 

Eppure adesso ricompieranno il viaggio per l'ennesima volta, grazie a Youtube.

The Dark Side Of The Moon usciva il 1° marzo 1973

#PinkFloyd

      Lato A

1. "Speak To Me"

2. "Breathe In The Air"

3. "On The Run"

4. "Time" / "Breathe Reprise"

5. "The Great Gig In The Sky"


      Lato B

6. "Money"

7. "Us And Them"

8. "Any Colour You Like"

9. "Brain Damage"

10. "Eclipse"


         Line Up
  - David Jon Gilmour: chitarre e voce
  - George Roger Waters: basso, tape effects e voce
  - Richard William Wright: tastiere e voce
  - Nicholas Berkeley Mason
: batteria e tape


#ProgBarItalia (www.facebook.com/ProgBarItalia)                                  #AccaddeOggi



 
Waters, Mason, Gilmour & Wright

Link: The Dark Side Of The Moon celebrato sul blog Topolàin nel 2013


          The Dark Side Of The Moon recensito su 'Niente Popcorn' nel 2011

22 nov 2023

Tecnico del suono, musicista, ingegnere del suono, arrangiatore: Alan Parsons


Con Tales of Mystery and Imagination del 1976 si inaugurò la serie di album che racchiudono la musica immaginifica di Alan Parsons ed Eric Woolfson (quest'ultimo, ebreo scozzese di Glasgow, si è accomiatato da questo mondo nel 2009). Parsons e Woolfson si dividevano i crediti di songwriting per quasi tutti i brani del Project, con Parsons che ha prodotto o co-prodotto tutti i dischi della band. 

Woolfson era appassionato di letteratura oltre che di musica e molte idee relative ai concept album de The Alan Parsons Project erano portate da lui, che conosceva bene gli autori classici quali Poe e quelli più moderni come Huxley. Nel 1974 accadde l'incontro fatidico, con Parsons che chiese a Eric di diventare suo manager, mentre lavoravano assieme ad altre band come Cockney Rebel, Ambrosia e The Hollies (grande gruppo inglese, vera macchina di hits che comprendeva originariamente Graham Nash, poi emigrato negli U.S.A. [vedi: Crosby, Stills & Nash]).

Dal 1976 al 1987, Woolfson e Parsons realizzarono dieci album di The Alan Parsons Project, raggiungendo oltre 50 milioni di copie vendute. Woolfson se ne andò nel 1990 per intraprendere una carriera solista. 



 Woolfson e Parsons


      Alan Parsons

L'ingegnere e tecnico del suono londinese (nato il 20 dic. 1948) ha dato il suo tocco magico sia alla realizzazione del famoso ultimo concerto dal vivo dei Beatles, tenutosi il 30 gennaio 1969 sul tetto degli Apple Studios (anche Parsons si trovava sul terrazzo dell'edificio!), sia a qualche LP-clou dei Pink Floyd, non per ultimo The Dark Side Of The Moon. 



Naturalmente l'intera opera dei Pink Floyd è da antologia, ma loro, già esperti in proprio di sperimentazione (A Saucerful of Secrets, More, Ummagumma), hanno avuto bisogno del supporto di un esperto come Alan Parsons per dare un ancora più accresciuto contributo alla ricerca sonora e compositiva, con Atom Heart Mother (1970). E più tardi raggiungendo il picco assoluto appunto con The Dark Side of the Moon (1973).

Ricordiamoci che il vinile dell'"altra faccia della Luna" venne usato a lungo per testare i sistemi di riproduzione musicale, dimostrare le nuove tecniche audio e convincere i clienti a comprare questo o quell'impianto sonoro.

 


Articolo su The Dark Side Of The Moon (blog Topolàin): 

Per il 50° anniversario di quest'opera, che dovrebbe essere dichiarata a tutti gli effetti patrimonio dell'umanità, Alan Parsons, tra l'altro plurivincitore di Grammy, ha rilasciato il seguente comunicato:


Today marks the 50th anniversary of the release of Pink Floyd’s Dark Side of the Moon. To this day, I feel honored to have been a part of such a groundbreaking album. Our goal at the time was to stretch the boundaries of the recording process, and in the process create something magical. And I think many will agree we achieved that goal. As engineer, I was grateful that the band was open to a number of my suggestions, which included the use of the clocks on the intro to "Time", as well as utilization of a very talented vocalist who I had previously worked with named Clare Torry for the vocals on "Great Gig in the Sky". 

The fact that we are still talking about this album 50 years later is something I never would have dreamed possible. And yet, here we are….

                                                                                                           (2023) 


#darksideofthemoon #50thanniversary #pinkfloyd #AlanParsons #ClareTorry #timeless


The Alan Parsons Project - I Robot (1977)


Pyramid, 1978

Qua c'è la fantastica "Pyramania" e lo straordinario crescendo orchestrale di "What Goes Up...".

Nella nona e ultima traccia, "Shadow Of A Lonely Man", a cantare è John Miles. (Il più grande successo di Miles fu "Music" del 1976, prodotto proprio da Parsons e con gli arrangiamenti orchestrali di Andrew Powell.) Per inciso: ancora in Pyramid, Eric Woolfson non canta in nessun brano. Soltanto un po' più tardi questo importante compositore, produttore discografico e tastierista presterà anche l'ugola al Project.



Erano gli inizi dei Anni 80. Un decennio terribile (fu il periodo di Reagan e di Mrs. Thatcher, ma anche dei suoni sintetici e della drum machine, della banalizzazione di tanti ideali... e persino la moda, a ben vedere, era ridicola). E Alan Parsons ci regalava questo gioiellino.


The Turn of a Friendly Card (1980)

È un concept - registrato a Parigi - che racconta la storia di un uomo di mezz'età che decide di puntare il tutto per tutto in una sola notte al casinò e... perde tutti i suoi averi.

In uno dei single tratti dall'album, "Time" (dai tratti innegabilmente pinkfloydiani), c'è il debutto come cantante di Eric Woolfson, il quale in realtà amava agire senza mettersi troppo in luce.

Eric, collaboratore di Alan Parsons fin dagli inizi del progetto (che, ricordiamo, era nato per mettere in musica i racconti di Edgar Allan Poe), dichiarò: 

The most satisfying album for me to make was The Turn of a Friendly Card. We made it in Paris in six weeks, which was incredible considering that most of our albums took a year to make. 

Woolfson sarebbe morto a 64 anni nel 2009, per un carcinoma renale.



Eye in the Sky (1982)

Il sesto album di The Alan Parsons Project è quello che ha fatto registrare le vendite maggiori.

La fanfara del primo brano, lo strumentale "Sirius", si sente spesso nelle manifestazioni sportive. L'ellepì è un esempio di perfezione ingegneristica del suono; perfezione che sorprende poco, sapendo che Parsons azionò le manopole del mixer per Abbey Road (Beatles) e The Dark Side Of The Moon (Pink Floyd).

[Beh, in realtà in Abbey Road Parsons fu assistente ingegnere. Era l'ottobre 1967, lui aveva 18 anni e funse da "operatore di nastro" durante le sessioni di "Get Back". Il suo nome compare ad ogni modo nei credits.] 

La (popolare) title track di Eye in the Sky è perfettamente AOR e perfettamente 'radio-friendly'. (Ed entrò di prepotenza nella hit parade.) Il disco contiene addirittura qualche ballabile. Uno dei brani più interessanti è "Silence And I", dai richiami barocchi e con un testo struggente e malinconico. Altri punti alti dell'album: la "spaziale" ed elegiaca "Gemini", cantata da Chris Rainbow, l’omaggio ai Floyd di "Mammagamma", nonché l'ultima traccia, "Old and Wise", ballata triste interpretata da Colin Blunstone.

Ma anche il resto delle canzoni è apprezzabile persino dagli ascoltatori più esigenti.


Quando nacque il "Project", Parsons era già un tecnico provetto e il suo nome girava non poco, avendo lui lavorato con i Fab Four, con i Wings di Paul McCartney e con i Pink Floyd. Ma anche Eric Woolfson non era da meno: era un compositore, produttore discografico e tastierista... che si scoprì cantante proprio con Alan Parsons.

Tra i tanti output nati da loro c'è Ammonia Avenue (1984), concept che ha come filo rosso l'inquinamento e l'inferno dell'industrializzazione.

Ecco il brano che dà il titolo al disco.

  Piano, Vocal, Composer, Lyricist, Executive  Producer: Eric Woolfson

  Composer, Lyricist, Unknown, Producer: Alan Parsons

  Background  Vocal: Chris Rainbow

  Arranger: Andrew Powell

  Guitar: Ian Bairnson

  Bass: David Paton

  Drums: Stuart Elliott


  David Paton fu uno dei cantanti del Project, sebbene fosse - basilarmente - chitarrista e bassista. Paton ha lavorato con i Camel, Elton John e altri. Cantò e suonò per il Project fino al 1986 (album Stereotomy) e proseguì quindi con altri artisti, principalmente in qualità di session musician. Fece un breve ritorno all'Alan Parsons Project nel 1990 - come cantante e suonando la chitarra acustica - durante la Night of the Proms, dove c'era anche Laurence Cottle, al basso (Cottle aveva partecipato alle registrazioni di Gaudi, 1987; essenziale è stato il suo contributo in Freudiana, di quello stesso 1990). A Paton non chiesero più di partecipare a un tour o a un album della band... 

Un altro cantante che collaborò con l'Alan Parson Project (dal 1979 al 1999) fu Chris Rainbow, molto apprezzato pure nei Camel.


Il 6 dic. 2021 si spegneva, a 72 anni, John Miles, un ulteriore cantante connesso al Project.

Il suo più grande successo, "Music" (1976), ebbe come produttore Alan Parsons. Miles cantò in diversi brani di album dell'Alan Parsons Project.

"Music" scalò ai suoi tempi le classifiche mondiali (unicamente in America fu un mezzo flop, a causa della lunghezza [5:52], poco compatibile con le emittenti commerciali), divenendo un evergreen. 
"Music was my first love / And it will be my last / Music of the future / And music of the past"...
Il brano è strutturato alla maniera di una piccola opera rock. Pianoforte, chitarra solista, archi, ottoni, coro e infine ancora pianoforte: in questa sua composizione dagli arrangiamenti complicati, Miles fa uso dell'intera strumentazione di quella sorta di musica rock che da una parte si guarda narcisisticamente allo specchio e dall'altra flirta con altri generi.


... E per l'Alan Parsons Project ha cantato, tra gli altri, Gary Brooker.

Gary Brooker, quello dei Procol Harum?

Proprio lui. 

R.I.P., Brooker (29 maggio 1945 - 19 febbraio 2022). 

I Procol Harum ebbero, come sappiamo, una carriera di oltre mezzo secolo, ma sempre con lunghi iati; e Brooker, tra uno  "stop-and-go" e l'altro della sua band, funse da membro e-o collaboratore di altre formazioni e altri artisti, quali George Harrison, Eric Clapton e, last but not least, l'Alan Parsons Project.


    THE ALAN PARSONS PROJECT - Elevato fattore di dipendenza! 

Il rock sinfonico (piuttosto "soft") che si esprime nei concept album de The Alan Parsons Project è l'ideale per confezionare cofanetti di alta qualità... e di vasto formato. Abbiamo conosciuto edizioni speciali di Tales of Mystery and Imagination, Eye in the Sky e Ammonia Avenue. Ebbene: ultimamente ci siamo deliziati con una special edition di The Turn of a Friendly Card (3 CD + Blu Ray).


Stereotomy viene pubblicato nel gennaio del 1986 e risulta l'album "più rock" del Project. Con Stereotomy, Parsons realizza per la prima volta un'opera completamente in digitale. In qualità di cantanti vengono scritturati John Miles, Chris Rainbow, Gary Brooker, Steve Dye e Graham Dye.

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In ordine sparso: i cantanti dell'Alan Parsons Project

Alan Parsons, Eric Woolfson, The Hollies, John Miles (1976, 1978, 1985, 1987, 1990), Lenny Zakatek (1977-1987), Colin Blunstone (1978-1984), Clare Torry (1979), Peter Straker (1977), Jack Harris (1976-1978), Dave Townsend (1977, 1979), Gary Brooker  (1985), Arthur Brown (1975), Lesley Duncan (1979), Graham Dye (1985, 1998), Geoff Barradale (1987), Eric Stewart (1990, 1993), Dean Ford (1978), Dave Terry ("Elmer Gantry"; 1980, 1982), Chris Rainbow (1979–1990).


"Let's talk about me". Alla voce: David Paton



   Il multistrumentista scozzese John "Ian" Bairnson (3 agosto 1953 – 7 aprile 2023) ha legato il suo nome all'Alan Parsons Project. Chitarra (strumento principale), sassofono, tastiere. Invece del plettro, Bairnson amava usare un sixpence, una moneta da mezzo scellino... Fu anche membro del gruppo Pilot e ha suonato la chitarra in quattro album di Kate Bush. È suo l'assolo in "Wuthering Heights", il single di debutto della cantante inglese (1978).

 Il sassofonista Phil Kenzie oltre che con il Project ha registrato con: The Beatles, Eagles, Graham Nash, Carly Simon, David Crosby, Black Sabbath, Jackson Browne, Stevie Nicks, David Essex, Leo Sayer, Wishbone Ash, Manfred Mann Chapter Three, Annie Lennox, The Pointer Sisters, The Coasters, The Temptations, Rod Stewart, David Bowie, Eric Carmen, America, Vince Gill, Debbie Gibson... (!)



Michael Garrison - "Sequencing Blue"

(dall'album 'Prisms', 1981)

Garrison (Oregon, U.S.A., 1956-2004) era un tastierista che suonò con Alan Parsons Project, Tangerine Dream, Mike Oldfield, Enigma e Jean Michel Jarre e produsse una dozzina di album propri di musica elettronica. Fu fortemente influenzato da Klaus Schulze e i Tangerine Dream. Un Grande, purtroppo sottovalutato, da riscoprire assolutamente. Ennesimo esempio della qualità e del talento che andava a sfociare nella produzione del Project.

Altresì decisivo per il successo dell'Alan Parsons Project: Andrew Powell, musicista, produttore, orchestratore, direttore d'orchestra, arrangiatore e compositore inglese di genitori gallesi. La sua carriera iniziò come solista ai The Proms. Successivamente ha lavorato con la London Symphony Orchestra, la London Philharmonic Orchestra e altre orchestre. Ha arrangiato album di musica rock di Steve Harley & Cockney Rebel, Cliff Richard, John Miles, Al Stewart, Mick Fleetwood, Chris Rea, Il Divo ecc. Fin da Tales of Mystery and Imagination, dove è stato co-compositore, arrangiatore e direttore d'orchestra, risulta essere coinvolto in quasi tutti gli album de The Alan Parsons Project, del quale ha anche pubblicato diverse versioni orchestrali. Andrew Powell ha prodotto i primi due album di Kate Bush (The Kick Inside e Lionheart) e ha lavorato con Chris de Burgh, Kansas, Elaine Paige, David Pack, Elliott e Tim Rice. Ha scritto le colonne sonore di diversi film (The Day of the Falcon e Rocket Gibraltar su tutti).

 In queste due foto: Stuart Elliott e la sua batteria. Elliott ha rappresentato un pilastro del Progetto e ha menato le bacchette anche negli album solisti di Alan Parsons.






 La copertina dell'album Eve (1979), dedicato alle donne e che tratta del potere che esse esercitano sugli uomini. "Don't Hold Back", la settima traccia, viene cantata da Clare Torry (suo lo straordinario assolo vocale ne "The Great Gig in the Sky", dei Pink Floyd). L'ultima, "If I Could Change Your Mind", vede, come cantante solista, Lesley Duncan. Queste sono, se non erriamo, le uniche canzoni del Project interpretate da voci femminili. (Sia la Torry che la Duncan sono state altrimenti back vocalists.)


Che cosa ne è stato dell'Alan Parsons Project?

Il Project ebbe termine nel 1990, quando Parsons e Woolfson si separarono, e l'album che doveva uscire quell'anno - Freudiana - venne pubblicato come opera solista di Woolfson. Parsons, da parte sua, continuò a fare uscire sotto il proprio nome dei full-lenght nello stesso stile del Project, chiamando intorno a sé vari musicisti. Parsons & band hanno intrapreso numerose tournée (anche) mondiali.


Da Eve: "Lucifer", celeberrima instrumental

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Ha, in aggiunta, una carriera solista invidiabile: Alan Parsons.
From The New World (suo sesto disco personale) è stato dichiarato uno dei migliori album di progressive del 2022.



       Nostra breve recensione:

Bel mondo nuovo? Da quando Eric Woolfson non c'è più, la vetta del progressive rock si è allontanata sempre di più per Alan Parsons: prova ennesima dell'importanza che aveva il suo socio per la riuscita degli album de The Alan Parsons Project. Tuttavia, From The New World presenta diverse sfaccettature interessanti: dal legame con il romanzo distopico Brave New World di Aldous Huxley alla musica di Antonín Dvořák (in particolare la Nona sinfonia, nota giustappunto con il titolo di Sinfonia "Dal Nuovo Mondo"), alla collaborazione del "mago del suono" con svariati musicisti - qui c'è, tra i tanti altri, Joe Bonamassa in due brani. Nelle interviste, Parsons ha parlato di una presunta virata stilistica avvenuta di recente. In realtà lo stile, anche in questo suo album solista, è quello: un rock "buono per le radio", dunque trasmettibile alle masse, con pennellate progressive - come ad esempio nel brano "Halos".





                Alan Parsons produttore

Dalla produzione dei primi due album della band californiana Ambrosia (musica di genere progressive rock, sebbene con qualche strizzatina d'occhio alle charts) alla collaborazione - a 70 anni di età - con Steven Wilson (The Raven That Refused To Sing, tra l'altro)! L'ingegnere del suono e musicista sapeva - e sa - valorizzare le opere più disparate, traendo da esse capitale. Alcuni grandi dischi da lui prodotti: Modern Times (Al Stewart, 1975), Rebel (John Miles, 1976), Year of the Cat (Al Stewart, 1976), Somewhere I've Never Travelled (Ambrosia, 1976) (...) Symphonic Music of Yes (1993), Grand Ukulele (Jake Shimabukuro, 2012), Blackfield V (Blackfield, 2017).


Ambrosia (U.S.A.) - Ambrosia (1975) 

Album di debutto del gruppo losangelino uscito per la 20th Century Fox Records e prodotto e ingegnerizzato da Alan Parsons. Con addirittura una canzone da Top Ten: "Holdin' on to Yesterday".
Anche per il secondo album della band, Somewhere I've Never Travelled, Parsons funse da ingegnere del suono, oltre a divenirne il produttore.

Ambrosia [ascoltalo qui]: partenza davvero con il botto in stile (dell'ancora non ancora esistente) Alan Parsons Project (o, meglio, Kansas e Styx): ottime canzoni di vario stile con colorature progressive. In alcune riscontriamo un pop elettronico "jazzy" tipo Steely Dan; qualche brano è soft rock, due-tre AOR. Niente sperimentazioni azzardate. Grande eleganza vocale (tipici cori West Coast), due ballate lente e una traccia hard rock. 



 

  

Le copertine di quasi tutti gli album solisti di Parsons sono stati realizzati da Storm Thorgerson (Potters Bar, 28 febbraio 1944 – 18 aprile 2013), fotografo e designer britannico fondatore di 'Hypgnosis' e responsabile di molte copertine di dischi dei Pink Floyd. Riguardo ad Alan Parsons, citiamo qui solo Try Anything Once (1993), On Air (1996), The Time Machine (1999) e A Valid Path (2004).

            


Thogerson aveva già fatto da designer per The Alan Parsons Project fornendo motivi visuali e curando la grafica di Tales of Mystery and Imagination (1976), I Robot (1977), Pyramid (1978), Eve (1979), Eye in the Sky (1982), Ammonia Avenue (1984).


      The Best of The Alan Parsons Project


      Alan Parsons, the very best: The Ignorance Is Bliss



10 ago 2023

Recensione del libro 'Together we stand...'

 ...'divided we fall'


di Nicola Randone


Pink Floyd The Wall (il film)



Questo è un libro che si deve leggere e far leggere. Io personalmente ne ho regalato una copia a mio fratello e l'ho raccomandato a molti miei conoscenti. Together we stand, divided we fall (che Randone ha scritto con il contributo di Nino Gatti) è un'analisi critica compiuta da un musicista; dunque abbiamo da una parte molti dettagli tecnici interessanti, tuttavia il grosso del volume è costituito dalle osservazioni di un grande fan dei Pink Floyd e del rock in generale, perciò possiamo stare certi che qui c'è dell'entusiasmo genuino, c'è il cuore, c'è la sensibilità di chi sa cogliere sentimenti e sfumature poetiche.



La storia la sappiamo: il film diretto da Alan Parker uscì nel 1982 e fu immediatamente un successo, sulle ali della fama del 'concept album' The Wall. L'ispirazione è ovviamente quella della straordinaria narrazione su pentagramma incisa sul doppio disco pluripremiato; inoltre ci si serve qui dell'interpretazione sentita e dunque credibile di Bob Geldof nei panni di una rock star in forte crisi. È un film tradizionale? No, come sappiamo. È un insieme - un vero mix - di linguaggi espressivi. Pink Floyd The Wall visualmente è basato in gran parte sulle animazioni di Gerald Scarfe, costruite su disegni iconici che nel frattempo hanno fatto scuola. (La scelta cadde su Scarfe non in maniera casuale: nel Regno Unito, era già noto come fumettista satirico.)



Nicola Randone fa un lavoro anche di ricerca linguistica, illustrandoci le espressioni idiomatiche e quelle inconsuete (per noi non-inglesi) contenute nell'opera.


>> A proposito dell'uso dei "modi di dire" in THE WALL, che abbiamo già avuto modo di riscontrare In the Flesh? nell'espressione "space cadet glow", è chiaro che l'autore Roger Waters non sia il classico paroliere che gira sempre intorno alle stesse parole ma che, da uomo inglese tutto d'un pezzo, ami servirsi della tradizione linguistica della sua terra proprio come uno scrittore colto. Non a caso, chi mastica un po' d'inglese e non ha alcuna difficoltà a comprendere il testo cantato di gruppi come i Led Zeppelin o i Deep Purple, quando si trova davanti a un testo di Roger deve spesso ricorrere al vocabolario. <<


Per questo motivo Randone ha analizzato anche l'etimologia dei modi di dire: per arrivare a una più profonda comprensione dell'opera. Oltre alla descrizione dei singoli capitoli, anzi: delle singole scene della pellicola, ci sono un mucchio di informazioni particolareggiate sul periodo in cui le singole canzoni sono state composte, per quale occasione, in quale situazione esistenziale di questo o quel componente della band, cosa vogliano dire veramente e, come c'è da aspettarsi, vengono scandagliati i retroscena dietro alle sequenze del film, gli incidenti sul percorso, le curiosità, i contributi di questo o quel membro della troupe, le scelte artistiche e di montaggio fatte da Alan Parker e dai suoi collaboratori...


Il lettore può così "gustarsi" Pink Floyd The Wall anche se non ha il DVD sottomano, rivivendo nel proprio spirito il racconto in tutte le sue nuances e persino imparando qualcosa di più circa i Pink Floyd. All'interno del gruppo, infatti, si erano già innescati quei meccanismi che avrebbero ben presto portato alla separazione di/da Waters...


Libro assolutamente da avere! 

peter patti


 









 

9 feb 2023

Roger Waters contro Polly Samson, Gilmour... e il resto del mondo

 Mosca ha invitato Roger Waters a parlare davanti all’ONU. Molti ritengono che il cofondatore dei Pink Floyd sia su posizioni filorusse, quando invece anche lui si schiera dalla parte della giustizia


Waters è stato attaccato da molte parti proprio come, qualche decennio fa, lo scrittore austriaco Peter Handke...



In una recente intervista pubblicata dal Berliner Zeitung, Roger Waters è parso giustificare la guerra di Putin in Ucraina con l’esigenza di “proteggere le popolazioni di lingua russa in quelle parti” del Paese, rimarcando che la Russia non ha alcun tipo di ambizione di invadere “né Polonia, né qualsiasi altra nazione”. Già in passato, poi, aveva biasimato gli Stati Uniti per avere fomentato il conflitto. Inoltre, Waters ha dichiarato al Berliner Zeitung che gli USA “vorrebbero distruggere la Russia” e “stanno già provocando i cinesi interferendo a Taiwan“.



Strano che le sue dichiarazioni abbiano suscitato sorpresa e sconforto negli animi di tanti occidentali! In effetti, la politica estera degli USA non fa altro che attizzare conflitti in varie regioni del mondo ed è palese che il "nemico Russia" (anche se l'Unione Sovietica non esiste già da decenni) per loro va abbattuto. È, sintetizzando, guerra (economica) tra una potenza dominata da ultraricchi contro un'altra potenza ugualmente governata da miliardari. E i focolai di guerra in quel dell'Ucraina (o di ciò che ne resta, ormai) sono voluti e pilotati (da abbastanza lontano) da una manata di cresi russi (miliardari della cerchia di Putin) contro un gruppo di nababbi ucraini (che hanno fatto cadere il governo ucraino precedente, democratico, servendosi di falangi neonaziste e che hanno provocato l'"Orso" a lungo, assalendo e torchiando la popolazione russa del Donbass).

 Waters in concerto e l'effigie di Donald Trump


Sorprendono, eccome, le critiche - spesso infarcite di insulti e insulsaggini assortite - contro Roger Waters, che ha svolto il ruolo dell'oracolo prima e ora anche quello del portavoce. Se ve li andate ad ascoltare, tutti gli album dei Pink Floyd - almeno da Animals in poi, fino a The Wall e The Final Cut - parlano il linguaggio dell'ex bassista e compositore del gruppo. I testi non affrontano soltanto il tema del lato oscuro della commercializzazione della musica, ma anche quello del potere nelle democrazie e nelle dittature e delle guerre volute da chi con le guerre ci guadagna. E, in molte interviste anche "antiche", Waters affermava - così come continua a fare - che il capitalismo è un male e che "c'è bisogno di socialismo".

 Waters parla al Consiglio di Sicurezza dell'ONU


In questa intervista, ad esempio, che è del 2017, egli riassume il proprio pensiero. Qui Waters accenna anche alla sua amicizia con Nick Mason (il batterista dei Pink Floyd) e ribadisce che lui e David Gilmour, di contro, non sono mai stati amici.

Ogni cosa arcirisaputa. Come mai adesso, dunque, parecchie persone si scandalizzano per la sua presa di posizione?




 Le parole testuali della Samson: ‘Putin Apologist’...  ‘Lip-Synching’... 'Misogynist'.

E: "Enough of  your nonsense!" 


In breve, giorno 8 febbraio Waters si presenta - via videoconferenza - davanti ai delegati della Nazioni Unite. E, nel suo intervento, il musicista e cofondatore dei Pink Floyd, pur condannando l'invasione russa dell'Ucraina, non esclude le ragioni di Mosca.

Apriti cielo! Attacco da parte di Kiev (ma... quanto è propriamente credibile e trasparente il governo ucraino?) e di tanti "cuori pinkfloydiani" che, nel vortice di polemiche davvero scialbe e sbieche, si alleano dalla parte di David Gilmour e della novella Yoko Ono o simil-tale, ossia Polly Samson (moglie e coautrice di Gilmour).



Eh sì, perché improvvisamente (ma forse non tanto), la Samson, un paio di giorni prima, ha incriminato l'ex bassista e anima dei Pink Floyd con un tweet mozzafiato: "Purtroppo, Roger Waters, sei antisemita fino al midollo. Difendi Putin e sei un bugiardo, un ladro, un ipocrita, uno che elude le tasse e che canta in playback, un misogino, un invidioso patologico, un megalomane. Ne abbiamo abbastanza delle tue cazzate".


Come mai? Da dove arriva tanto astio? Certo, ci sono state non poche beghe all'interno della band e in particolare tra Gilmour e Waters (il qual ultimo, dopo la propria uscita, ha fatto di tutto, inutilmente, affinché il marchio "Pink Floyd" non venisse più usato dai suoi vecchi compagni di avventura), ed è anche vero che, sui canali online ufficiali dei Pink Floyd, il nome di Roger Waters non appare più quasi da nessuna parte (assurdamente). Ma che cosa c'entra Polly Samson?

Fatto sta che, dopo alcune ore dal tweet della donna, Roger Waters ha reagito alle sue di lei parole informando, sulla medesima piattaforma sociale, in terza persona, che "è al corrente dei giudizi incendiari e incredibilmente scorretti sul suo conto [...] e li respinge in toto. Al momento si sta facendo consigliare circa la sua posizione", e ciò significa che si sta consultando con i propri legali.

 Simboli incriminati: c'è anche la Stella di David tra i vari elementi che Roger Waters mette alla gogna nei suoi concerti



Cosa hanno generato, dunque, i lancinanti strali lanciati da Polly Samson? 

Bisogna ritornare all'intervista del 4 febbraio rilasciata a quel quotidiano berlinese. Lì, Roger Waters illustra la propria opinione circa la guerra in Ucraina. Proprio questo suo ribadire le solite sue idee ha reso controverso il suo recente tour europeo, portando alla cancellazione di alcune date in Polonia. Organizzazioni ebraiche e cristiane chiedono di fare la stessa cosa in Germania per via, tra le altre cose, dei paragoni fatti dal musicista tra Israele e il regime nazista.

 Il tweet della Samson


Waters afferma tra l'altro che nel 2004 Putin "ha teso la mano all’Occidente nel tentativo di creare la pace in Europa" e che avesse già allora avvisato che "i piani occidentali di invitare l’Ucraina post-Maidan nella Nato costituivano una minaccia inaccettabile alla Russia e che avrebbero portato alla guerra". In questo senso, il musicista difende "il nuovo Zar", facendo notare che, a differenza dei presidenti americani, Putin "non ha invaso il Vietnam o l’Iraq" e che la sua decisione di mandare l'esercito in Ucraina non deve essere affatto considerata una guerra bensì "un’operazione militare speciale" allo scopo di "fermare il potenziale genocidio di chi parla russo nel Donbass" nonché di "denazificare l’Ucraina". 

Waters cita inoltre la missiva ricevuta da un’adolescente ucraina, Alina, la quale gli ha spiegato che non ci sono nazisti nel suo paese. La replica del musicista: "Spiace, Alina, ma ti sbagli. Come fai a vivere in Ucraina e non saperlo?".



Il fatto che il nome del cofondatore dei Pink Floyd fosse stato inserito tra gli oratori per la riunione del Consiglio dell'8 febbraio sull’Ucraina, aveva lo scopo di trovare delle "prospettive per una soluzione pacifica della crisi [...], nel contesto dell’aumento dei rifornimenti militari occidentali al Paese“: così il portavoce del Cremlino, Polyansky.

E giù polemiche contro il 79enne Waters, il quale, pure, davanti al Consiglio di Sicurezza è tornato a sottolineare la necessità della pace, aggiungendo: "L'invasione dell'Ucraina da parte della Federazione Russa è stata illegale. La condanno nei termini più forti possibili", in qualche modo poi giustificandola: "ma non è stata immotivata. Dunque, condanno anche i provocatori nei termini più forti possibili".


Sui media e sul web, molti si sono scagliati contro Roger Waters...

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FATTI BASILARI DA CONOSCERE

Jana Pedan, moglie di Charlie, figlio adottivo di David Gilmour, è originaria dell'Ucraina. Questo è già un punto secondo noi importante. 

Per ciò che concerne Israele (Roger e Gilmour + Mason la pensano in maniera completamente diversa), l'ex bassista dei Pink Floyd ha affermato: "Gli israeliani stanno commettendo un genocidio. Proprio come ha fatto la Gran Bretagna durante il nostro periodo coloniale, tra l’altro. A mio avviso, Israele ha il diritto di esistere fino a che è una vera democrazia. Fino a che nessun gruppo, religioso o etnico, gode di più diritti di qualsiasi altro. Cosa che sfortunatamente sta accadendo in Israele e in Palestina".

Waters lasciò i Pink Floyd nel 1985, dopo due anni di accesi litigi (bisticciano dal 1983, ossia da dopo The Final Cut, che per molti rimane un album di Roger Waters e non dei Pink Floyd tout court). Dopo l'addio al gruppo, Waters si lanciò in una battaglia legale per impedire a Gilmour e al batterista Nick Mason di usare il nome della band senza di lui. Però perse, ergo: i Pink Floyd continuarono a esistere e a suonare, pur se i nuovi album non erano al livello dei precedenti.

Verso la fine degli Anni Ottanta, Gilmour e Mason hanno dovuto cambiare il sesso di Angie, il maiale gonfiabile che faceva da mascotte alle loro esibizioni, per evitare che Waters potesse insinuare rivendicazioni di copyright. Per non parlare dei litigi relativi al catalogo musicale della band!... In un'intervista alla BBC del 2013, tuttavia, Roger Waters ha ammesso il suo rammarico per aver citato in giudizio Gilmour e Mason. "Mi sbagliavo", ha dichiarato.

Nell'ultimo paio d'anni, gli screzi tra Roger Waters e David Gilmour sono passati sul piano della politica. Circa Israele, come abbiamo visto, Waters e i due ex compagni di band (Richard Wright, il tastierista, si spense nel 2008) la pensano in maniera opposta. Anche sull'invasione dell'Ucraina hanno litigato, a iniziare da quando uscì "Hey Hey Rise Up" sotto il moniker dei Pink Floyd. 


     "Hey Hey Rise Up", la canzone che David Gilmour ha realizzato con la collaborazione di Andriy Khlyvnyuk e che ha pubblicato utilizzando il nome della band. 


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Polemiche simili nacquero durante la Guerra dei Balcani, o poco prima, quando lo scrittore austriaco Peter Handke si buttò dalla parte dei serbi, scrivendo più tardi anche il libro Un viaggio d'inverno ovvero giustizia per la Serbia, ove lui afferma che i serbi fossero in realtà gli aggrediti, non gli aggressori. Poi ovviamente i fatti (le atrocità commesse dai gruppi neonazisti croati e dai soldati dell'ONU) diedero parzialmente ragione ad Handke. Intanto, l'intera penisola balcanica è... balcanizzata, rotta in mille staterelli che litigano tra di essi come nel periodo pre-comunista; e sono tutti Paesi e Paeselli dal forte sentimento nazionalista: a confermare il fatto che gli interventi apparentemente "buonisti" dall'esterno (dall'Occidente) hanno una base prettamente interessosa. 

D'accordo: allora le polemiche, le aggressioni contro Handke si svolsero quasi esclusivamente sulle pagine culturali dei giornali, essendo l'austriaco non famosissimo come lo è Waters; ma mi sembra che il parallelismo abbia ben più di una vaga somiglianza!



Note aggiuntive: per via delle sue accuse di "nazismo" al governo di Israele, a Waters hanno anche - ingiustamente - addebitato sentimenti antisemiti. E molti canali televisivi (tra i quali quelli nazionali tedeschi) hanno di fatto vietato, sin dal 2017, ogni immagine o notizia che abbia come (s)oggetto il musicista.

Roger Waters è stato anche incolpato per le sue prese di posizioni politiche e ideologiche contro certe istituzioni e certi personaggi degli Stati Uniti d'America. Nell'occasione di vari suoi concerti, Waters ha fatto sollevare in volo il celebre pallone a forma di maiale con su stampati alcuni simboli: una croce, la falce lunare con una stella, loghi aziendali o persino il volto di Donald Trump, accompagnati dal chiaro messaggio della negatività di tutto ciò - una vera e propria denuncia contro il consumismo e contro l'allora "POTUS" (Presidente degli Stati Uniti).



Waters è tra i sostenitori della campagna BDS („Boycott, Divestment and Sanctions“, ossia "Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni"), che mira a isolare Israele e a far pressione sugli artisti affinché essi non si esibiscano o non espongano le proprie opere in Israele. All'appello hanno aderito migliaia di artisti. Trattasi di "boicottaggio culturale". Azione che però non ha trovato riscontro presso alcuni grandi nomi della musica, quali Elton John, Madonna, la band Metallica e infine anche Nick Cave, i quali si sono detti contrari alla campagna BDS (Cave ha dato in Israele un paio di concerti extra, in senso dimostrativo). 

Imperterrito e sordo a ogni rimprovero, Roger Waters ha continuato e continua a mostrare il simbolo della Stella di David sopra il maiale volante... E ci si chiede a quando l'abbinamento con la bandiera stella-e-strisce.

8 apr 2022

Qualche riflessione su "Hey Hey Rise Up"

 Ieri ho mandato a mio fratello questa comunicazione:


Domani uscirà un nuova canzone dei Pink Floyd.

La prima canzone veramente nuova da 'The Division Bell'. Con, alla voce, Andriy Khlyvnyuk, della band ucraina Boombox.

Il brano s’intitola “Hey Hey Rise Up” ed è ovviamente un’operazione che fa parte della presa di posizione di Gilmour in solidarietà al popolo ucraino.

Ecco la storia della canzone: c'entrano un canto in una piazza di Kiev deserta, una pianta chiamata viburno e la maledizione lanciata da una donna ucraina a un soldato russo.

 È anche la prima volta che i Pink Floyd pubblicano un pezzo nella cui intestazione compare la dicitura “featuring”.

Oltre al leader e chitarrista David Gilmour, all’incisione ha partecipato quello che oggi è l’unico altro membro della band, il batterista Nick Mason (non è ancora nota la reazione di Roger Waters alla notizia). Al basso c’è Guy Pratt, alle tastiere Nitin Sawhney.

«Noi come altri», ha dichiarato Gilmour, che ha nuora e nipoti ucraini, «stiamo provando rabbia e frustrazione per questo vile atto in cui un pacifico e democratico Paese indipendente viene invaso e la propria gente uccisa da una delle più grandi potenze al mondo.»

"Hey Hey Rise Up" è stata registrata il 30 marzo e si basa sul canto "Oh, the Red Viburnum in the Meadow" scritto da Stepan Charnetskii, che compare tra gli autori della canzone con Gilmour e il cantante Khlyvnyuk. La pianta del viburno è un simbolo nazionale in Ucraina. Recita il testo: «Nel prato un viburno rosso si è piegato / La nostra gloriosa Ucraina è travagliata / Prenderemo quel viburno rosso e lo rialzeremo / E noi, la gloriosa Ucraina, lo rialzeremo e gioiremo».

Il canto è interamente interpretato da Khlyvnyuk, la cui voce è stata presa direttamente da un post Instagram del 27 febbraio, quando l’ha intonato, col fucile in mano, in Sofiyskaya Square a Kiev. 








La risposta di mio fratello:


Ho ascoltato la versione strumentale di Gilmour, la preferisco nuda e cruda la canzone. Inoltre mi piacerebbe che si sostenessero, così come per l'Ucraina, gli altri conflitti nel mondo. Forse perché più lontani dai nostri confini, forse perché non biondi, probabile perché lontani dalla nostra cultura, riusciamo a girarci dall'altra parte.

Reunion del Pink Floyd?! Direi la band di  Gilmour, lui avendo parenti ucraini si può anche impegnare in questo, ma non alzerei tanto bandiere, inni e fare tanta pubblicità. Condanniamo fortemente la guerra e Putin, ma credo che l'approccio degli USA, NATO e Europa nell'evitare il conflitto prima e nel risolverlo è stato e continua ad essere ridicolo. 

Non è una bella situazione. Tutti i miei buoni pensieri sul dopo-COVID che finalmente l'uomo avrebbe capito cosa sarebbe stato utile per il pianeta e l'intera umanità sono svaniti. Siamo destinati ad annientarci, auto-annientarci. Non come la scomparsa dei dinosauri o dei micenei con la grande eruzione vulcanica nell'isola di Santorini, quindi non da "atti di Dio", così come si chiamano in giurisprudenza marittima i fenomeni terrestri, ma l'auto-annientamento a causa della malvagità dell'uomo, per l'ignoranza. Non siamo degni di stare sulla Madre Terra. L'abbiamo fortemente tradita, stuprata e derubata.