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6 giu 2022

La fusion di Tommy Guerrero

Album: Road to Nowhere (2018)


È uno dei musicisti di fama mondiale con la biografia più interessante in assoluto. Nato a San F'rancisco il 9 settembre 1966, Tommy Guerrero è stato anche uno skater professionista. Fece parte infatti della Bones Brigade, che negli Anni Ottanta ha dominato il mondo dello skateboard.
Oltre a comparire in molti video di quel team di skateristi, ha recitato in piccole parti in alcuni film dell'epoca, tra cui Scuola di polizia 4, California Skate e i più recenti Sight Unseen e El Americano. 
È il co-fondatore della Real, azienda che costruisce skateboard.

Alla carriera sportiva fece seguire quella di musicista. Free Beer e Jet Black Crayon furono i suoi primi due gruppi, dopodiché si dedicò all'attività solista. I suoi lavori, acclamati dalla critica, sono un misto di rock, rap, funk, soul, jazz. Sedici i suoi album finora. L'ultimo si intitola Sunshine Radio ed è del 2021.
Il suo Soul Food Taqueria fu, secondo Rolling Stone, il secondo miglior album in assoluto del 2003!

  Soul Food Taqueria



   Sunshine Radio






9 apr 2022

Alfa Mist

 Well my real name is actually Alfa. Mist was a name I used for a while in secondary school, no real reason...




 Già da adolescente produttore hip-hop, l'interesse di Alfa Mist per il campionamento lo ha portato a scoprire il jazz e, alla fine, a imparare da solo a suonare il piano, dopo aver visto il suo insegnante di musica eseguire "Ordinary People", di John Legend.

Nato a Newham, East London, Alfa voleva inizialmente diventare calciatore, ma sua madre lo ha costretto a completare il college. Dove ha studiato composizione musicale.

Ha pubblicato il suo primo EP da solista - Nocturne - nel 2015. La sua musica mescola hip-hop e ritmi da club con l'improvvisazione jazz. Nelle sue parole: Dark, alternative jazz with elements of hip-hop and soul.


 Ha collaborato con diversi musicisti, tra i quali Jordan Rakei, Yussef Dayes, Kaya Thomas-Dyke, Emmavie e Tom Misch.


Nel 2021 ha pubblicato un album intitolato Bring Backs per l'etichetta musicale indipendente americana Anti-.


 Si è anche esibito al We Out Here Festival 2021 ed è stato uno dei candidati ai MOBO Awards 2021.



#piano #Klavier #pianoforte #jazz


   Alfa Mist - Bring Backs


                  Brani in Bring Backs

1. Teki 0:00​ 

2. People (Feat. Kaya Thomas-Dyke) 5:59​

3. Mind The Gap (Feat. Lex Amor) 8:58​

4. Run Outs 12:24​

5. Last Card (Bumper Cars) 17:13​

6. Coasting 21:39​

7. Attune 26:25​

8. Once A Year 33:28​

9. Organic Rust 34:49


                         Collaboratori

Kaya Thomas-Dyke - Bass (1-7), Vocals (2)

Jamie Leeming - Guitar (1-7, 9)

Junior Alli Balogun - Percussion (1-6)

Jamie Houghton - Drums (1-4, 6,7)

Johnny Woodham - Trumpet/Flugel (1,3-7)

Sam Rapley - Sax/Bass Clarinet (1,4-7)

Peggy Nolan- Cello (2,5,6,8)

Richard Spaven - Drums (9)

Rocco Palladino - Bass (9)




 #beat #grime #hiphop

#beatgrime hip-hop

#jazz #soul #neosoul                Homepage di Alfa Mist: https://alfamist.co.uk/




    On My Ones (EP, 2020)





        Beautiful, melodious and timeless jazz: Antiphon (2017) by Alfa Mist




   "Galaxy" 

(from Blue Note Re:imagined, a project including contributions by Shabaka Hutchings, Ezra Collective, Nubya Garcia, Mr Jukes, Steam Down, Skinny Pelembe, Emma-Jean Thackray, Poppy Ajudha, Jordan Rakei, Fieh, Ishmael Ensemble, Blue Lab Beats, Melt Yourself Down, Yazmin Lacey, Alfa Mist, and Brit Award-winning Jorja Smith.)

        https://www.bluenote.com/artist/blue-note-reimagined/





   "Run Outs"


4 apr 2022

La lunga via tra Italia e Brasile del MirkoJymiMusicalProject

The Trys - Distant Lands  (Negozio Ebay)  


  Planets  (Negozio Ebay)

      The Trys - Demo Album 1991  (anche questo disponibile su Ebay

Moments of Reflection (ordinalo qui)


Abbiamo a che fare con una visione modernista, e sperimentale per tanti versi, della musica rock. E della musica tout court. Un'integrazione di linguaggi diversi, senza la componente compiacente e crudelmente buffonesca dell'artista di cassetta.
Come sarebbe facile ora far partire una ballata rock! Ma la musica di Mirko Jymi rimane ricerca, e anche casualità; cosa, quest'ultima, che è un elemento non indifferente dell'avanguardia. 
È un discorso comunque che vale fino a Planets. Di recente (2021) è uscito Moments of Reflection, che, pur basandosi su ambient e fusion, è sicuramente un disco tipicamente progressive rock.


    First is best? Il debutto (2004) del MirkoJymiMusicalProject  

Dunque: la ricerca insita al MirkoJymiMusicalProject, al Mirko Jymi del tempo di The Trys e a quello del successivo Planets, è musica aleatoria, da una parte limitata ad alcuni parametri fissati dal compositore in partenza, dall'altra affidata alla sostenibilità e alla forza di resistenza dello strumento, degli strumenti usati. Ossia: sintetizzatori Korg, Yamaha CS-80 analog, Minimoog, Poly Moog, Hammond, Arp Odissey...
Abbiamo, a immediata disposizione, due album (in formato fisico): Distant Lands e Planets.
Se il primo CD, quello di The Trys (1995), evoca lunghi binari e foreste dense  (il viaggio come esperienza centrale!), il secondo, Planets appunto, pubblicato con il moniker "MirkoJymiMusicalProject" e che ha ugualmente la caratteristica di essere di ottima fattura e contenente bellissime grafiche e un delizioso libretto, già ci fa staccare dalla Terra, ossia dall'astronave madre, e ci porta nello spazio.

***


The Trys - Distant Lands  

Album di fusion, strumentale, contenente due tracce:

"Start Of The Journey" (12 min.)

"Distant Land Suite" (41 min.)

a) Set put on a long Journey
b) Long Trail -- Dense Woods
d) An enchantnebt of streams
e) Deer Wolves Eagles, Watching You
f) The Journey Continues
g) Fatigue Makes Itself Felt
h) Finally Break
i) Resume The Journey
l) End Of The Journey Peace


Ci sono molte figure musicali completamente sconosciute al grande pubblico ma importanti perché hanno contribuito e contribuiscono all'evoluzione della musica. In questo album del 1995, Mirko Jymi mostra già l'uso anticonvenzionale di ritmo, melodia e armonia. In pratica, l'artista ha accorciato la scala dei suoni... nel contempo esplorandola in profondità.
Tu pensi: wow, qui siamo tra Schönberg e Shostakovich! Poi parte il secondo brano - che è in realtà una lunga suite suddivisa in 10 parti - e il tuo udito avvezzo al pop già si allieta per l'inizio che fa pensare a qualche brano dalla melodia corrente, orecchiabile, ma anche in questo caso: la melodia c'è, però insiste su dissonanze. È una ricerca seria, seriosa, con brani che a tratti defineresti monocordi - su scala locria - ma che vanno a svilupparsi in maniera sorprendente. Tutto molto creativo, artistico. E, pian piano, la parte colta e curiosa di te torna a svegliarsi.

Tra vibrafoni e chitarre sintetiche, tra mugugni e ululati di questo o quel moog e parti corali varie, si sentono il basso di Enrico Antonelli (anche Moog Taurus, effetti sonori) e la batteria e le percussioni di Marco Alberti. Jymi stesso suona sintetizzatori Korg, Yamaha CS-80 analog, Minimoog, Poly Moog, Hammond, Arp Odissey, piano elettrico, clavinet (il cui suono è analogo a quello della chitarra elettrica), vibrafono, chitarra elettrica Steinberg, basso, loops, effetti...
Il primo brano ha già tutte le caratteristiche della musica classica moderna, dicevamo. Non mancano le atonalità; eppure, qua e là vengono a inserirsi linee di melodie e ben sonanti triadi. Ma il viaggio vero "decolla" con "Set put on a long Journey", la prima delle dieci sezioni della suite
Mentre finora era stata lasciata da parte, apposta, la risoluzione cadenzale, e avevamo registrato l'insistere sulla nota iniziale (che dà l'impronta all'intera composizione), qua abbiamo una virata verso soluzioni di bellezza, anche se ricercata. Ma non illudetevi che si vada a parare sul regalo di un easy listening! Valvole rotative e qualche componente di metallurgia producono bits e bytes di musica che rimane - sì - recherche. E che ci fa riflettere sulla correlazione tra l'udito e gli altri sensi.

È, insomma, un'opposizione voluta e cosciente alla musica leggera o musica popolare. Si tratta di inni e canti assolutamente riconoscibili come moderni, e non solo per l'impiego dell'elettronica. Eppure, nel vento dei suoni pare di ascoltare qualche zufolo assiro-babilonese, qualche lyra. Il satiro suona, appare, poi torna a nascondersi...


Planets    


Anche Planets (c'è, nella confezione, insieme al CD audio, pure il DVD, che è pieno di immagini futuristiche e spaziali, per aumentare l'esperienza di assimilazione) è chiaramente ricerca; ricerca di un metodo che riconosce - come scrittura convenzionale - solo il tempo, semmai, e dà voce soprattutto agli strumenti elettrofoni. Questo prodotto, come quell'altro, si stacca dalla pretesa di semplice musica cameristica per dare voce a paesaggi, dimensioni polifone, fughe piene di colori. Con meno sonate sciancate e più paesaggi sferici.
Inizia con 4 minuti di ascesa lenta, tra piccole scosse, microsismi, prima che "Cybernetics Part I" assuma una chiara connotazione prog. Si interrompe bruscamente (come se il nastro fosse stato tranciato di netto) e parte "Cybernetics Part II" con ben altri suoni: adesso siamo in un luogo di metallo, ci sono i cigolii di un'astronave e pure qui, a 1:22, parte un jazzrock / prog-jazz di buona fattura. ancora un'interruzione brusca e comincia una sinfonia ariosa: "The Space".
L'opera prosegue così, con entrate e uscite non scontate. Una musica abbastanza varia e immaginifica, certo, sempre sotto l'egida di macchine neuroinformatiche e del "trip" attraverso il nostro sistema solare e oltre. (Godetevi il DVD, ove la grafica - un susseguirsi di diapositive - fa il paio con i suoni.)





Conversazione con l'artista

Mirko Jymi, tastierista italo-brasiliano, ci illustra con simpatico accento romanesco:

MirkoJymiMusicalProject è il mio progetto ambient e risale al 2004. Lo sto rispolverando... Sono inoltre impegnato nella ristampa degli album di The Trys, la mia vecchia band, e ho iniziato una buona collaborazione con Alessandro Serravalle [N.d.R.: chitarrista, tastierista, cantante... vedi Officina F.lli Serravalle, Garden Wall, Il Testamento Degli Arcadi et alia]. Per il 2022,  spero di concretizzare un grande progetto jazz rock fusion che ho in mente da un po’ e che vede la collaborazione di famosi artisti internazionali.




Nota:
Mirko fa la spola tra Roma e Salvador de Bahia (e anche Sao Paolo). Ed è spesso il Brasile a dargli ispirazione per i suoi nuovi progetti. Tra le collaborazioni "italiane", oltre ad Alessandro Serravalle Mirko ha contatti con Francesco Chiummento, l'ultimo disco del quale è stato prodotto dallo stesso Mirko Jymi oltre che da Paolo Ricca e Alex Catania. Inoltre, c'è in vista la pubblicazione su vinile di molti suoi lavori, e un DVD dei vari 'live'.

Tra una domanda e l'altra al Maestro, torniamo ad ascoltare un po' della sua musica. Ora è come uno scivolare nello spazio ove qua e là si coglie lo stridore della navicella, con cambiamenti quasi impercettibili nella trama dei bits e bytes. E poi ci sono brani come "Improvisation Part 3" di grande forza immaginativa, con il modularsi di sottotrame che arricchiscono il "motivo" principale, in uno sbocciare di sempre nuovi rami. Non più ambient ma già prog-rock. Un elettro-viaggio. Con le note sostenute a punteggiare il ritmo, nello svilupparsi di pattern nuovi.

La sua musica è una gioia per gli audiofili: con questi prodotti sonori, si potrebbero mettere alla prova i diversi sistemi di riproduzione... a parte farne il soundtrack delle nostre attività quotidiane. 


    The Trys, dall'album Darkness del 1993. 
Con Marco Alberti (drums and percussion) ed Enrico Antonelli (bass, guitars, Moog Taurus, effects)  

    "Life On Mars" (dall'album Planets, 2020)  

    MirkoJymiMusicalProject - "Tribal Dance"  

 Dice Mirko:

Cerco sempre di spaziare tra vari generi... come tra l’altro ho sempre fatto nel corso della mia carriera. L’idea per Moments of Reflection mi è venuta una sera in studio in Brasile mentre facevo dei fraseggi al pianoforte. Ero lì quando così all’improvviso ho deciso che avrei fatto un album strumentale di progressive rock.

Prende quindi a parlare del mondo della musica secondo il suo punto di vista di viaggiatore e abitatore di due diversi continenti.


In Italia si va avanti con cover e minestre riscaldate, come si suol dire. In Brasile è diverso. Come mai ho lasciato l'Italia? Come mai ho optato per il Brasile, e anche per i mercati di Germania, Giappone, di tutto il Sud America...? Perché lì fanno versioni di musica Anni '70, '80, '90 e poi arrivano però ai nostri giorni. Quindi, danno la precedenza ad artisti e gruppi moderni e... fanno suonare! In quei Paesi fanno suonare! Poi, certo, è anche bello che ti incontri con il celebre artista brasiliano della psichedelia e del progressive che andava forte in Brasile negli Anni Settanta, okay, bellissimo, però lì si dà spazio alle band meno conosciute. Appunto: il contrario dell'Italia, dove questa cosa non si fa assolutamente. L'Italia... sta distruggendo la musica! In Italia ci si lamenta che "non c'è niente, non c'è niente...". Non è vero: gli artisti ci sono! Ma se non li fanno ascoltare, se non li sponsorizzano, se non gli danno spazio... è normale che non emergeranno mai! Nessuno sa che esistono. Se ancora il sistema italiano degli spettacoli continua con questi gruppi i cui componenti hanno ottant'anni, anziché lasciare il passo alle nuove leve che fanno musica - e alcuni sono musicisti coi controcoglioni, come dicono a Roma, io lo so perché li conosco, li ho ascoltati... - è evidente che non va, che non funziona nulla. I miei sono concetti chiari, credo. Sono anni che mi batto per questa cosa qui!

Fare molta ricerca, fermarsi, studiare. Ecco il nostro compito! Altrimenti si sforna sempre lo stesso prodotto. Io faccio di continuo cose diverse. Oggi, tutte queste band post-rock metal eccetera sembrano lo stesso gruppo! Alla fine, cambia solo il nome. Suonano tutte in maniera uguale. Prendine dieci, di band prog-metal: seguono lo stesso genere, lo stesso filone di musica e non riesci a distinguerle. Di contro io, ogni mio progetto cerco di farlo diverso dal precedente. Altrimenti tralascerei di fare musica, di suonare musica; me ne andrei al mare (sogghigna). Capisci? Lascerei perdere. Questo è il punto, ecco. Siete voi blogger e siete voi pubblico a dare soddisfazione. Noi facciamo musica e cerchiamo di dare il nostro meglio. Quando tornerò in Italia, riprenderò un certo progetto che ho in mente e che voglio portare avanti con Gianni Nocenzi. Un progetto che riguarda band italiane. Band che nessuno se le fila, band che cercano di fare cose interessanti, cose nuove, cose inedite. I F.lli Serravalle sono tra questi gruppi. Noi vogliamo fare una selezione di band, iniziando da Roma e via via esplorando altre aree geografiche. Cercare di farle suonare dal vivo. Basta con questi complessi Anni Ottanta, basta! Hanno fatto la loro parte e ora... che se ne andassero in pensione! Non si può andare avanti seguendo la medesima falsariga. Sempre gli stessi festival, sempre gli stessi artisti e le stesse band... con gente sul palco di 70 anni o più. È abbastanza, adesso! Bisogna dare spazio ad artisti che fanno vera musica. Musica innovativa. Inedita, soprattutto. Non minestre riscaldate di mezzo secolo fa. Ecco il mio parere. E queste idee le porto avanti, le sto portando avanti.




Ti racconto un aneddoto: quando parlai con Klaus Schulze, che conobbi a un concerto (anche merito del mio manager. Fu quando stavo con la Cyclops Records: il mio manager conosceva il manager di Klaus Schulze e ci ha fatti incontrare), io stavo in concerto e lui, Schulze, mi spiegava come mai aveva abbandonato i Tangerine Dream. È andato avanti per un po' a fare musica per poi fermarsi; perché sulla musica ambient, quella che facevano loro, alla fine ti fermi, sennò rischi di fare tutti i progetti molto simili l'uno all'altro, praticamente identici. Infatti, pure i Tangerine Dream alla fine si son persi, così come Klaus Schulze stesso. Lui me lo ha detto, personalmente. Ha spesso, per anni, studiato, fatto ricerca, innovazione, per poi pubblicare nuovi progetti. Non erano idee innovative al 100% le sue ma, diciamo, abbastanza innovative. Quindi - capisci? - lui ha cambiato direzione, mentre nel contempo i Tangerine Dream sfornavano album su album, sì, dischi carini, ma alla fine tutti uguali. Ci intendiamo sul senso del mio discorso? Stando all'avanguardia, io non sono rimasto fermo alle sonorità Anni Settanta. Nel progetto che sto portando avanti con Alessando [N.d.R.: Alessandro Serravalle], usiamo entrambi synth, loops, strumentazione moderna, Korg, Yamaha... 

Intervistatore: Ad ascoltare i brani che mi hai spedito, sembra di sentire una band intera! Un ensemble di più persone.

Certo, noi suoniamo persino bass e drums. Dal vivo, nonché sui miei album Planets e Moments of Reflection, ho due turnisti, sia in studio sia live, due musicisti bravi - il batterista ha suonato con Sergio Mendes... Per fare il polistrumentista e mixare le varie registrazioni occorre avere un background niente male, sai? Il tutto richiede grande impegno e tanto studio. Anche perché sulla musica ambient ti puoi sbizzarrire come vuoi, come facevano i grandi maestri, i pionieri. Ci sono brani con looper, con sequencer, samples, suoni speciali, effetti sonori... Se ascolti il concept album Planets, noterai forse che contiene brani che ho suonato con la band e altri unicamente miei, dove uso la batteria elettronica... che però sembra vera! Ciò richiede studi, anni e anni di ricerche. 

    Già uscito: l'EP Moments of Reflection  

 (Disco che va in una direzione diversa da quella di Planets, Moments of Reflection è molto più chitarristico e progressive.)

    A breve: l'uscita di Abyssal Depths  







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12 feb 2021

Remembering Chick

 Chick Corea, in memoriam

1941-2021


Chick Corea with Return To Forever

#jazz #fusion #crossover #music

(43rd Heineken Jazzaldia, San Sebastian, Spain, 25 July, 2008)


Vedi anche quest'altro articolo di Topolàin:






21 dic 2020

Frank Zappa. Nell'80simo anniversario della nascita

 Zappa appartiene al Parnaso. Al Pantheon dei migliori musicisti di sempre.



Come chitarrista sicuramente tra i più bravi in assoluto, vanta una discografia sconfinata (60 e più album) che comprende i più disparati generi musicali (dal rock al vaudeville, dal jazz alla fusion). E non scordiamoci che le basi di Frank erano "classiche", con conoscenza anche della musica lirica e una predilizione per la dodecafonia...

Figlio di un italiano, Frank Zappa si dimostrò fin da tenera età ribelle e provocatore, sviluppando un disgusto verso la gastronomia italiana (come se volesse in quel modo antagonizzare o ripudiare suo padre) e più tardi verso il cattolicesimo, come denotano i testi delle sue canzoni.




La sua verve ironica e dissacrante non era - né ancora è - roba per tutti. Purtuttavia, fin dagli esordi fu un "faro" per tanti musicisti. Basti pensare che Freak Out! (tra i primissimi doppi album della storia) fu di fondamentale influenza nel concepimento e nella stesura di Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, dei Beatles.



Nato nel 1940 a Baltimora, nel Maryland, nelle sue vene scorreva sangue non solo italiano ma anche francese, arabo e greco.

La sua famiglia si trasferì in California e lui a dodici anni iniziò a interessarsi alle percussioni. Nel 1956 suonava già la batteria in un gruppo chiamato Ramblers. Ma, per via dei suoi ampi interessi, gli stavano stretti il rock’n’roll e il rhythm&blues (anche se furono Howlin’ Wolf, Muddy Waters, Johnny “Guitar” Watson e Clarence “Gatemouth” Brown ad accendergli la passione per la chitarra elettrica). 




Dopo un oscuro apprendistato come autore di canzoni e arrangiatore e qualche 45 giri a proprio nome che ebbe scarsa risonanza, nel 1964 fondò le Mothers Of Invention. Come rivela il nome della band, l'idea di fondo era quella di "aguzzare l'ingegno", di proporre qualcosa di nuovo. Ray Collins, Jim Black, Roy Estrada ed Elliot Ingber erano gli altri membri. Il loro primo disco (il già citato Freak Out!, del '66) sconvolse molti ascoltatori per l'avventato mix di doo wop e sperimentazione, rock psichedelico e teatro di varietà.





Anche i successivi dischi per la Verve sono sulla medesima falsariga: Absolutelly Free (contenente la celebre “The duke of prunes”), We're Only In It For The Money (che prende in giro la controcultura e il Sgt. Pepper beatlesiano) e Lumpy Gravy (con la partecipazione di una grande orchestra). Frank Zappa intanto è un nome noto e, pronunciandolo, si pensa subito a un talento incontenibile, enciclopedico, iconoclasta. Nonché scomodo: è uso criticare i moralisti, i fanatici religiosi e l'“American Way of Life”.





Fondò una propria etichetta insieme al manager Herb Cohen e le diede il nome "Bizarre". La libertà acquisita non poteva che essere benefica: arrivarono i capolavori di jazz-rock e fusion Uncle Meat e Hot Rats. Quest'ultimo, primo disco senza le Mothers Of Invention e dove spicca il violino di Jean-Luc Ponty, conta cinque "instrumental" e vi si segnala l'apparizione di un altro singolare ed eccentrico personaggio della musica americana: Captain Beefheart.




Di lì in poi, non ci furono più freni per la creatività di Zappa. A volte Frank si lasciò pure sviare, intraprendendo la via delle canzoni easy... 
Ringo Starr fece una comparsa nel film 200 Motels (interpretando lo stesso Zappa)... La colonna sonora del film (pubblicata su doppio album) include, insieme al solito miscuglio di generi, alcune composizioni orchestrali di Frank Zappa - ispirate da Stravinskij, Edgard Varèse e Anton Webern.






 
Dopo avere collaborato con John Lennon e Yoko Ono (nel concerto del giugno 1972 al Fillmore East documentato nell’album Sometime in New York City), Zappa tornò al jazz-rock con Waja/Jawaka e The Grand Wazoo (con il tastierista George Duke e il batterista Aynsley Dunbar a rinforzare la line-up). Poi, siglato un accordo con la Warner Bros, incassò con Apostrophe (), nel 1974, l’unico disco d’oro della sua carriera. Il single trainante della raccolta entrò nella Top Ten: “Don’t eat the yellow snow”. 
Vi furono beghe legali con la Warner, ma ciò non riuscì a frenare la forza e l'energia dell'estroso musicista, che continuò a fare la spola tra ironia irriverente, critica sociale (neppure tanto velata) e musica orchestrale di sponda dodecafonica. Collaborò con il direttore d'orchestra Kent Nagano e poi con Pierre Boulez, chiamato a dirigere "The Perfect Stranger" e altri due brani dell'album omonimo. Questo The Perfect Stranger è un'altra curiosità musicale, dove Zappa non suona la chitarra ma siede al synclavier - sintetizzatore digitale collegato a un campionatore musicale -, strumento che suonerà anche in seguito. 






Ultimo evento orgasmatico nel 1993 con The Yellow Shark, disco dal vivo inciso in Germania con l’aiuto di una formazione tedesca di musica classica e di avanguardia contemporanea, l’Ensemble Modern. L'Ensemble Modern aveva già suonato in maniera straordinaria diversi brani di Zappa e fu ciò a convincere l'artista americano ad accettare il progetto.
In quel torno di tempo Zappa soffriva già di un tumore alla prostata che lo costringeva a sedute di chemioterapia, tanto che, durante le plauditissime presentazioni dal vivo di Yellow Shark in terra germanica - tutte seguite da standing ovations -, poté dirigere l'orchestra soltanto poche volte. Morì il 4 dicembre 1993, mentre ancora lavorava: era impegnato nel recupero dei nastri delle sessions di Lumpy Gravy. Tale lavoro, uscito postumo, avrebbe portato il nome Civilization Phaze III


29 nov 2020

Pat Metheny Group - 'Speaking of Now'

(Album del 2002)

Il capobanda è ovviamente Pat Metheny, classe 1954, compositore e chitarrista jazz statunitense, docente di musica a Miami e poi, grazie al vibrafonista Gary Burton, al celebre Berklee College of Music di Boston. Rappresentante del free jazz, si appoggia (si appoggiava, dobbiamo purtroppo dire) fin dal 1976 sul tastierista Lyle Mays per portare avanti il discorso del suo Pat Metheny Group. Metheny è responsabile delle melodie, Mays (lo era) delle complesse armonie; generalmente. 

Altro elemento di spicco del PMG è il bassista Steve Rodby.

Nel video sottostante (prima traccia di Speaking of Now, gli altri brani seguono) gli elementi della band, insieme a Pat Metheny, sono:

Lyle Mays (piano, sintetizzatori; Lyle è morto il 10 febbraio 2020 a 67 anni), il camerunese Richard Bona (al basso fretless, alla chitarra acustica, voce, percussioni), Steve Rodby (basso acustico, violoncello), il messicano Antonio Sanchez (batteria; classe 1971, chiamato con successo a sostituire Paul Wertico, un po' troppo stagionato e forse stanco dopo i vent'anni di collaborazione con Metheny), l'altro grande rimpianto Dave Samuels (percussioni, marimba; Samuels è deceduto l'anno scorso a NYC, 70enne), il vietnamita Cuong Vu (tromba, voce).





1. "As It Is" (Metheny/Mays) – 7:40
2. "Proof" (Metheny/Mays) – 10:13
3. "Another Life" (Metheny) – 7:08
4. "The Gathering Sky" (Metheny/Mays) – 9:22
5. "You" (Metheny) – 8:24
6. "On Her Way" (Metheny/Mays) – 6:04
7. "A Place in the World" (Metheny/Mays) – 9:52
8. "Afternoon" (Metheny) – 4:43
9. "Wherever You Go" (Metheny/Mays) – 8:04





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