27 gen 2024

Maestro del suono - "Producer-Legende" Conny Plank

Ecco il fantastico produttore musicale / ingegnere del suono (che però a quanto pare non aveva alcuna specializzazione di studi tecnici universitari) Conny Plank, figura centrale del Krautrock. 



Oltre a produrre e assistere gli "eroi" del rock alternativo, psichedelico e sperimentale tedesco, Plank arrivò a collaborare con Gianna Nannini. (Era di Plank lo studio di registrazione dove la cantante italiana produsse i suoi primi veri grandi successi.)

In altri post abbiamo già accennato a Conny Plank e alla sua importanza per il Krautrock, la Kosmische Musik e non solo... [Ecco alcuni link su 'Prog Bar Italia' relativi al Krautrock:]

Renate Knaup, la voce femminile del Krautrock

Amon Düül II











 Tardo-Krautrock: Liliental 


            e, su 'Topolàin': Karlheinz Stockhausen


Si incontravano tutti nello studio di Conny Plank negli Anni '70 e '80: gruppi come Kraftwerk, Neu!, Can, Whodini (formazione hip hop statunitense), DAF (più propriamente D.A.F.: Deutsch-Amerikanische Freundschaft - "Amicizia Tedesco-Americana" -, gruppo di musica elettronica esponente di punta della Neue Deutsche Welle), Ultravox, Eurythmics e - come detto - anche la Nannini incidevano e masterizzavano lì i loro album. La sala di registrazione era impiantata all'interno di una fattoria vicino a Colonia; un villaggio renano dove arrivarono nientedimeno che David Bowie e Brian Eno

Conny Plank: uno dei fonici più innovativi del suo tempo. Le registrazioni effettuate da lui nello spazio di due decenni furono per certi versi rivoluzionarie...



    Guru Guru - Hinten (1971)

Durante la produzione dei propri dischi, i musicisti vivevano insieme alla famiglia di Conny: nel vero senso del termine. Condividevano il bagno dei Plank e mangiavano insieme a loro al tavolo della cucina.




Conny Plank si spense troppo presto, all'età di 47 anni. Lasciando in eredità alla sua compagna di vita, l'attrice Christa Fast, e al figlio Stephan allora tredicenne, uno studio musicale che a quel punto era ormai conosciuto ben oltre i confini d'Europa.






Vent'anni dopo (nel 2017) Stephan andò alla ricerca simbolica del padre e gli dedicò un film: Conny Plank - Mein Vater der Klangvisionär. ("Conny Plank - Mio padre il visionario del suono")

Davvero emozionante, con numerose interviste a musicisti che hanno lavorato con Conny e dove si parla delle loro hit e degli exploits ottenuti grazie a un ingegnere del suono che, ci dice la sua biografia, era nato in un piccolo e semisconosciuto comune: Hütschenhausen (non lontano da Kaiserslautern, nella Renania-Palatinato). Molte carriere del mondo della musica sono iniziate proprio grazie al biondobarbuto Conny Plank... che, per inciso, era anche un buon tastierista. E in un paio di album suonò la chitarra e cantò...


  Il docufilm intero realizzato da Stephan Plank (in tedesco)



 

   En Route, album di Conny Plank e Dieter Moebius. (1986) (Elettronica.)


Il suo nome è un po' dappertutto dove c'è l'etichetta "Krautrock" o anche "Deutschrock". Ha lavorato alquanto spesso con Dieter Moebius (nei Liliental, per dirne una, e in due album ancora precedenti firmati "Moebius & Plank"). En Route uscì appena un anno prima della scomparsa di Plank (47enne, come detto; aveva il cancro).

Conny (Conrad) Plank aveva iniziato il suo percorso lavorativo presso diverse emittenti regionali e nazionali, dalle quali veniva licenziato oppure si licenziava: sentiva che lì gli impedivano di sviluppare la sua creatività... Alla consolle non gli consentivano di fare quasi nulla e perciò, tra un periodo di disoccupazione e l'altro, si sbizzarriva (facendosi le ossa) in vari studi di registrazione, finché non aprì il proprio, dove appunto sarebbe capitata anche Gianna Nannini. Il manager della Nannini era lo svizzero Peter Zumsteg, il quale le consigliò di lavorare con il tedesco. Questi era diventato nel frattempo produttore degli Ultravox, degli Eurhytmics e dei Kraftwerk, tra gli altri. Da Latin Lover in poi, molti dei successi della Gianna nazionale targati Anni Ottanta nacquero in collaborazione con Conny Plank e/o furono registrati nel suo studio. Furono tre gli album della cantante su cui Plank lasciò la sua impronta: il sunnominato Latin Lover (1982), Puzzle (1984) e Profumo (1986).



Lo studio di registrazione si chiamava "Connys Studio" ed era a Wolperath, nella provincia di Neunkirchen-Seelscheid, a circa 35 km a sud-est di Colonia. 


Era stato inaugurato all'inizio del 1974 dentro un ex porcile appartenente a una tipica fattoria a graticcio (con travi di legno esterne). Plank aveva cercato apposta un posto dove poter lavorare in maniera rilassata, lontano dal caos dei grossi centri urbani. Secondo le stesse affermazioni di Plank e più tardi della consorte e del figlio, l'atmosfera rurale, ritirata, serviva a creare un clima psicologico particolare, che permettesse di essere “liberi da paure e riserve”. In quel modo, si potevano realizzare sonorità spontanee, usando metodi non convenzionali pur rimanendo a contatto con la realtà o - letteralmente - "con i piedi per terra". Il marchio di fabbrica di Plank, ossia la voce moderna della macchina, nel suo nuovo studio avrebbe dovuto trovare maggiore espressione... E così fu. 




Conosciamo Plank come pioniere della musica elettronica. Tuttavia, prima ancora si era affermato come produttore di numerosi album folk (canti popolari e musica folk, negli Anni '70).

Con Eberhard Kranemann, suo amico e collabratore fin dagli Anni Sessanta, Plank inaugurò anche un progetto multimediale (il nome: Fritz Müller Rock) e, alla morte di Plank, Kranemann lo ha commemorato dedicandogli un tributo postumo, con il suo trio krautrock Bluepoint Underground: "Conny Plank". Il brano è contenuto nell'album dal titolo In New York City (1999). Insieme a Eberhard Kranemann, anche il direttore di produzione dei Bluepoint Underground, Klaus Dinger, si poteva definire amico di Plank. Conny aveva conosciuto i due quando  militavano in gruppi della zona di Düsseldorf e non solo: Neu!, La Düsseldorf, Kraftwerk. 

Il geniale produttore e fonico si considerava "uno strumento di mediazione tra i musicisti, i suoni e il nastro". Come testimoniato da Kranemann, Dinger e tanti altri che hanno lavorato con lui, la sua apertura e la sua curiosità aiutavano a creare "suoni di ampio respiro".



Spesso Plank si accollava il rischio economico di un disco. Se un gruppo o un artista gli piaceva, lui lo finanziava di tasca propria. Così, molti poterono registrare un album nonostante fossero ignorati dalle grandi label. Dopo la fine del missaggio, era lo stesso Conny Plank a prendere contatto con i responsabili delle "major" e, una volta che c'era un contratto da sigillare, lui lo leggeva ben bene, per evitare ai suoi protetti di incappare in qualche trucchetto sgradevole che ne limitasse la libertà creativa e li portasse a ricevere poco o niente dalle vendite delle loro opere. La serie di dischi d'oro e di platino conquistati da band e cantanti da lui managerializzati, usava appenderli nel bagno degli ospiti: un'ironica mostra permanente! A parte Kraan, Neu! e altri "eroi" del Krautrock, Plank aiutò alla scalata delle classifiche i Kraftwerk, fin dagli inizi della loro attività. L'album Autobahn nacque nella sala di registrazione di Wolperath (novembre 1974). Poi la band si incamminò su sentieri meno innovativi (divenendo una "designer band") e Conny Plank decise di rivolgere loro le spalle.
Bröselmachine, gli Harlis da Hannover e tanti altri erano spesso ospiti del "Connys Studio", in quella frazione rurale 
di Neunkirchen-Seelscheid. I membri dei Guru Guru si aggiravano tra le case del villaggio nei giorni in cui stavano rifinendo Tango Fango. C'erano inoltre i già citati La Düsseldorf (simili ai Kraftwerk) e una band rock in dialetto renano nota come Black Fööss. Infine arrivarono anche gli stranieri: Ultravox (che finora avevano registrato solo a Londra sotto la supervisione di Brian Eno e Steve Lillywhite), Eurhytmics (due album con Conny), Gianna Nannini... Una delle collaborazioni più stimolanti di Conny Plank fu quella con Eno. Intanto, andava ai concerti per registrare dal vivo questa o quell'esibizione delle "sue" band e... suonava musica propria. Lavorò, a questo scopo, con Dieter Moebius (Moebius & Plank; il duo esistette dal 1979 al 1986) e registrò un paio di dischi con un quartetto che comprendeva Hans-Joachim Roedelius oltre a Moebius e a Brian Eno (l'ensemble venne chiamato Eno Moebius Roedelius Plank).



Dopo la morte di Conny Plank, Christa Fast (1942-2006) prese il comando dello studio, ma dovette venderlo nel 2006 a causa di una grave malattia. Il figlio Stephan Plank si occupò di rinnovare il "Connys Studio"; tuttavia, la sua speranza di continuarne l'attività durò poco: nel 2009 la fattoria venne demolita.



    Avevano contatti nella Abbey Road e Ringo Starr parlò molto bene di loro. L'album di debutto, Legend, venne prodotto dal celebre ingegnere del suono Conny Plank... e tuttavia il cammino della band tedesca di prog folk Parzival si interruppe appena dopo il secondo album.

   "Senseless No. 6" è una loro canzone antibellica.

     #Krautrock

    Un altro dei numerosi album prodotti da Conny Plank: Die Kleinen und die Bösen, dei D.A.F.



26 gen 2024

Lorenzo Cellupica - 'In A Haunted House'

Lorenzo Cellupica è probabilmente meglio conosciuto nei circoli del progressive rock (indirizzo: jazz rock) per il suo coinvolgimento come tastierista negli eccellenti Möbius Strip. Scoprire questo suo In A Haunted House ha rappresentato una piacevole sorpresa. Cellupica usa qui solo il pianoforte ed è interessato a portarci in una direzione non esattamente diversa da quella dei Möbius Strip: lo stile è sicuramente espressionista (e qui ci siamo), ma In A Haunted House è un lavoro molto personale, più "classico" e ad ogni modo più "colto". Ci pare di cogliere echi di Debussy, addirittura di Musorgskij, con qualche passaggio atonale e salite e ridiscese che sarebbero piaciute a un Rimskij-Korsakov. (Poiché il jazz è stato anticipato dalle innovazioni dei grandi compositori del XIX e XX secolo ed è compenetrato da tali nuove correnti.) 

Dall'inizio alla fine del CD, l'attenzione dell'ascoltatore è "intrappolata" in una serie di quadri e quadretti, motivi, invenzioni e improptu davvero geniali nella loro apparente semplicità costruttiva. Ma, se vi attendete un'opera leggiadra, frivola, siete completamente fuori binario. È l'esecuzione che ci fa apparire tutto così scorrevole e di (relativo) facile ascolto.



È una festa di note ed è arte. Le melodie fluiscono e fluttuano con emozione, un'emozione filtrata da un'ironia falsamente distaccata; si rincorrono, giocano con se stesse in una narrazione di storie concettualmente slegate, ma legate dal filo rosso del gesto musicale. Tra la varietà di tempi e una vasta gamma di stati d'animo, si individua effettivamente la posa, l'atteggiamento, la movenza... l'impulso creativo che attraversa il pentagramma.
"Spider" sembra imitare i movimenti di un ragno, ora frenetici, ora più tranquilli; "Eleventh Avenue" evoca la passeggiata lungo un viale di una metropoli come New York...
Il romanticismo obliquo di "Round Midday" e "Anything To Say" forma stagni di riflessione che racchiudono, circondandola, la title track, ricca di cromatismi e che, davvero, ci fa intravedere gli spettri (irrequieti!) cui si riferisce il titolo. Tutti gli altri pezzi vanno altresì gustati e studiati con l'orecchio di chi è allenato a distinguere gli accenti a levare, i diminuendo inattesi, le progressioni. In questo senso, "Egg Dance" si presenta come uno dei brani più ricchi tra i 10 che compongono l'album, con la "visione" dell'uovo che danza sul getto d'acqua: immagine mai statica, non scevra di variazioni, che, sullo strumento dai tasti bianchi e tasti neri, si tramuta in una musica tra lo sbarazzino e il ponderato.
Notevole inoltre la versione che Lorenzo Cellupica ci offre di "We Can Work it Out": omaggio al geniale duo McCartney-Lennon.




Un bel regalo, lo sottolineiamo. Una serie di composizioni che, interpretate con seriosa naturalezza, vogliono invitarci quasi a fermarci e ad andare un po' indietro nel tempo, per circondarci di cose essenziali, cose non banali ma caratterizzate da un'intelligenza  rigogliosa.

25 gen 2024

Breve storia dei Led Zeppelin

 Fondati in Inghilterra nel 1968, i Led Zeppelin vedevano nella loro formazione: il cantante Robert Plant, il chitarrista Jimmy Page, il bassista John Paul Jones e, alla batteria, John Bonham, quest'ultimo scomparso prematuramente nel settembre 1980.

"Starway to Heaven", rimasterizzata, da Led Zeppelin IV

L'album di debutto Led Zeppelin I, registrato in sole 30 ore in studio, già li consacrò come uno dei più importanti gruppi di hard rock. Il disco vendette oltre 13 milioni di copie. I successivi 33 giri, Led Zeppelin II, Led Zeppelin III e soprattutto Led Zeppelin IV, acclamati anche dalla critica, servì a renderli ancora più popolari. Canzoni come "Whole Lotta Love", "Immigrant Song" e "Babe I'm Gonna Leave You" sono pietre miliari della musica Anni '70. "Stairway to Heaven" (da IV) è considerata da tanti la migliore canzone rock della storia.




Anche gli album successivi furono un grande successo. Nel 1973 fu la volta di Houses of the Holy (contenente "The Rain Song"). Physical Graffiti (1975) ha, come punti salienti, titoli come "Kashmir", in cui ci sono influenze orientali, e "Trampled Under Foot". Album successivi: Presence (1976), In Through the Out Door (1979), Coda (1982).


"Whola Lotta Love"

I concerti dal vivo dei Led Zeppelin (con tour negli U.S.A. e in Europa) hanno sempre avuto un'accoglienza strepitosa (quasi tutti sold out!). Al successo della band contribuì non poco il loro manager, Peter Grant, che ha negoziato per loro contratti vantaggiosi... Questi era stato manager degli Yardbirds e poi dei New Yardbirds, infine noti appunto col nuovo nome di Led Zeppelin.
La morte di John Bonham ("Bonzo") nel 1980 si fa risalire al suo eccessivo consumo di alcool. I Led Zeppelin a quel punto si sciolsero. Da allora, Jimmy Page e Robert Plant sono stati più volte in tournée insieme, riproponendo molte delle canzoni della band, oltre a suonare le loro nuove composizioni. Nel 2007 i membri superstiti (Page, Plant e il bassista John Paul Johnson) diedero un concerto a Londra - nell'O2 Arena -, che lasciò registrare la maggior richiesta di biglietti per una singola esibizione dal vivo. In breve tempo, in pratica, tutti i posti disponibili furono venduti. Alla batteria c'era in quell'occasione Jason Bonham, figlio di John Bonham.


    "The Rain Song"


    "Immigrant Song"


Le accuse di satanismo

"Zoso": simbolo di Jimmy Page, sul quarto album della band e che molti dichiarano essere ispirato dal libro Equinox of the Gods, di Aleister Crowley.
Page era in realtà interessato all'astrologia, non al satanismo. Sebbene egli stesso in molte interviste abbia fatto credere di conoscere la magia nera. Di vero c'è che il chitarrista comprò Boleskine House, la casa di Aleister Crowley, che a suo tempo fu sede di sedute magiche e, a quanto pare, rituali satanici anche a base di sesso. Page inoltre chiese e ottenne che due frasi di Crowley venissero vergate sulla parte interna, non incisa, del vinile dell'album Led Zeppelin III, edito nel 1970.
Quando Robert Plant, il carismatico cantante, perse il figlio, Karac, di soli 5 anni, disse, non proprio tra le righe, che la colpa era di Page e del suo voler giocare con la magia nera... Plant comunque durante quei momenti difficili dovuti al lutto ebbe il supporto pieno dei suoi compagni di band.


    "Moby Dick"


Le accuse di plagio


Canzoni degli Zeppelin in odore di plagio. Per alcune di esse ci sono stati dei processi, in seguito ai quali i compositori originali hanno raggiunto perlomeno lo stato di "co-autore" del brano dei Led Zeppelin; nel caso di "Dazed and Confused", ora la canzone risulta essere "written by Jimmy Page, inspired by Jake Holmes".

   "Whole Lotta Love" ---> "You Need Love" (Muddy Waters) che a sua volta aveva "ispirato" gli Small Faces, i quali avevano ripreso il pezzo intitolandolo "You Need Lovin'. Steve Marriott dei Small Faces si lamentava che Page avesse copiato la canzone pur mutando un po' il ritmo, ma in realtà la sua stessa band aveva tratto a piene mani dal vecchio, indimenticabile e ineguagliato bluesman di Chicago Muddy Waters.
   "Custard Pie" ---> "Drop Down Mama" (Sleepy John Estes), "Shake ’Em On Down" (Bukka White), "Help Me" (Sonny Boy Williamson), "I Want Some Of Your Pie" (Blind Boy Fuller). Un po' un'insalata di ispirazioni, insomma.
   "Bring It On Home" ---> "Bring It On Home" (Willie Dixon).
   "The Lemon Song" ---> "Killing Floor" (Howlin' Wolf). Ma i riferimenti al limone "da spremere" sono riconducibili a "Travelling Riverside Blues" di Robert Johnson che, a sua volta, li aveva ripresi da "She Squeezed My Lemon" di Arthur McKay e Roosevelt Sykes!
   "How Many More Times" ---> "How Many More Years" (Howlin' Wolf) o ancor più "The Hunter" (Albert King).
   "Dazed & Confused" ---> "Dazed & Confused" (Jack Holmes).
   "Babe I'm Gonna Leave You" ---> "Babe I'm Gonna Leave You" (Anne Bredon, poi cantata da Joan Baez; i LZ dissero che conoscevano solo quest'ultima versione e credevano fosse un "traditional").
   "Since I've Been Loving You" ---> "Never" (Moby Grape).
   "Black Mountain Side" ---> "Down by Blackwaterside" (Bert Jansch).
   "Bron-Y-Aur Stomp" ---> "The Waggoner’s Lad" (Bert Jansch; ma Jansch non fece mai causa a Jimmy Page).
   "Hats Off to (Roy) Harper" ---> “Shake ‘Em on Down” (Bukka White).
   "Rock and Roll" ---> "Keep A-Knocking" (Little Richard).
  "Physical Graffiti" ---> un gospel già cantato e suonato da altri, da Blind Willie Johnson nel 1927 - "Jesus Make Up My Dying Bed" - a Bob Dylan nel 1962 - "In My Time of Dyin'".
   "Boogie With Stu" ---> "Ooh My Head" (Ritchie Valens).
   "Moby Dick" ---> "Watch Your Step" (Bobby Parker) (a sua volta "ispirato" a "The Girl I Love She Got Long Curly Hair" di Sleepy John Estes, un riff usato pure dai Beatles - in "I Feel Fine" - e dai Deep Purple - "Rat Bat Blue").
   "Nobody's Fool" ---> "It’s Nobody Fault By Mine" (Blind Willie Johnson). 
   "Stairway to Heaven" ---> "Taurus"(Spirit)

Nel corso della storia della musica, le somiglianze di una canzone con le note apposte su un pentagramma preesistente sono innumerevoli, e questo lo sappiamo. Si sono lasciati "ispirare" da brani di altri artisti come i Rolling Stones, i Beatles...
Il grande pittore Pablo Picasso diceva: “I mediocri imitano, i geni copiano”. E, a quanto pare, i quattro del dirigibile la pensavano allo stesso modo.

Comunque! Nel 2020, dopo cinque anni di guerra a colpi di carta bollata e dichiarazioni al napalm da una parte e dall'altra, una Corte d'Appello degli Stati Uniti ha assolto definitivamente Page e Plant dall'accusa di aver copiato l'intro di due minuti di "Stairway to Heaven", in verità troppo somigliante a "Taurus". "Taurus" è un brano strumentale del 1966 del gruppo Spirit. A conti fatti, se c'è un vero creatore della melodia in questione, questi è Johann Pachelbel, musicista, compositore e organista tedesco, autore del Canone e giga in re maggiore per tre violini e basso continuo. Ma che dire della Sonata di chitarra, e violino, con il suo basso continuo, composizione del 1659 di Giovanni Battista Granata? La progressione incriminata è presente anche lì...

    Jimmy Page alla chitarra, John Bonham alla batteria, John Paul Jones al basso, Robert Plant alla voce: i Led Zeppelin! Questa è "Black Dog", da Led Zeppelin IV


    La storia di Jimmy Page