Scopri l'intruso (presunto)!
New Trolls - 'Concerto Grosso per i New Trolls' (1971): Rock sinfonico progressivo, sì; album piacevolissimo, che ci restituisce effluvi classici o ad ogni modo classicheggianti.
Scopri l'intruso (presunto)!
L'album di debutto Gentle Giant, dei Gentle Giant, è stato pubblicato il 27 novembre 1970 dall'etichetta Vertigo Records nel Regno Unito.
Oggi, 5 novembre, compie gli anni uno dei nostri miti del rock (non solo progressive):
Peter Hammill.
( <<<< Prima parte, vai dietro )
"Black Room 2 (+ "The Tower"), da Chameleon In The shadow Of The Night (2006)
"Been Alone So Long" da Nadir's Big Chance (2006)
Nel 2012 usciva ALT, dei Van Der Graaf Generator. È un album differente dalla tipica discografia della band, con una mutazione delle sonorità. ALT è strumentale (similmente al progetto The Long Hello del 1974, che vedeva David Jackson insieme a Hugh Banton e Guy Evans oltre all'ex bassista Nic Potter e ad alcuni "guests", tutti membri effettivi o ex dei VDGG; unico assente allora: Peter Hammill); così, qui abbiamo il frontman come strumentista e non come cantante. Con Hammill, ci sono Guy Evans alle percussioni e Hugh Banton alle tastiere.
David Jackson si è separato dai Van Der Graaf Generator prima di Trisector del 2008, lasciando i compagni ridotti a un trio. E da allora il sassofonista va portando la sua esperienza ovunque, collaborando con vari gruppi internazionali, soprattutto italiani (Osanna ma non solo: Alex Carpani Band, Reagente 6...).
ALT è sperimentazione, rock alternativo, noise... Ogni tanto, cambiare pelle fa bene! In fondo, si tratta di una band avant-rock. Ma gli aficionados sono stati troppo viziati dal progressive rock dei precedenti Present e A Grounding in Numbers...
Ancora Hammill, Evans e Banton nel 2016, poco meno di mezzo secolo dopo l'incipit del "Generatore" (formatosi a Manchester nel 1967).
Con Do Not Disturb, i Van Der Graaf Generator fanno ancora parlare di sé.
È chiaro che, di gran lunga, Hammill & Co. non hanno più nulla da dimostrare a nessuno, anche se le narrazioni non sono più intense come agli inizi. La lacerazione intellettuale di Pawn Hearts difficilmente è replicabile oggidì sul pentagramma, né vi è più, nelle nuove composizioni, il disturbante stridio di "Arrow". Chi non ricorda il tribolato gorgheggio di "Pilgrims"? E chi ha davvero creduto che fosse nuovamente possibile forgiare un live selvaggio come Vital (apposta scevro di barocchismi, di orpelli e ridondanze)? Vital, del 1978: quasi un'ora e mezza in cui viene messa in risalto tutta l'arte dei VDGG... nonché il sapere furbo del loro "mastermind", che ben si è sempre indirizzato verso il pronk e il math rock, sebbene questi sottogeneri sarebbero nati per davvero - ed esplosi - successivamente!
Il sogno e la maestria comunque rimangono e Peter Hammill, Guy Evans e Hugh Banton sanno bene trasmetterci le percezioni e l'essenza, i timori e i sentori della realtà... tra separazioni e ritorni di fiamma. (Famosa la loro reunion del 2005, sancita da un album live doppio.)
Questa è "Go".
Ancora in onore di Peter Hammill (nato il 5 nov. 1948):
Concerto dal vivo del 2019 ad Atene, Grecia, al celebre 'Gagarin 205'
Discografia essenziale di Peter Hammill(album solisti, senza le collaborazioni, anche quelle numerosissime; inclusi nella lista: qualche album dal vivo + qualche compilation)Fool's Mate (1971)Chameleon in the Shadow of the Night (1973)The Silent Corner and the Empty Stage (1974)In Camera (1974)Nadir's Big Chance (1975)Over (1976)The Future Now (1978)Vision (compilation) (1978)pH7 (1979)A Black Box (1980)Sitting Targets (1981)Enter k (1982)Patience (1983)The Margin (live) (1985)The Love Songs (raccolta di vecchio materiale rielaborato) (1984)Skin (1986)And Close as This (1986)In a Foreign Town (1988)Out of Water (1990)Room Temperature Live (1990)The Fall of the House of Usher (1991)Fireships (1992)The Noise (1993)Loops and Reels (1993)There goes the Daylight (live) (1993)Roaring Forties (1994)Offensichtlich Goldfisch (in tedesco) (1995)The Peel Sessions (sessioni radiofoniche per la BBC) (1995)X my Heart (1996)Sonix (1996)Everyone You Hold (1997)This (1998)Typical (live) (1999)The Fall Of The House Of Usher (Deconstructed and Rebuilt) (1999)None of the Above (2000)What, Now? (2001)Unsung (2001)The Margin + (dal vivo; riedizioni dell'album del 1985 con un secondo disco di materiale aggiuntivo) (2002)The Thin Man Sings Ballads (raccolta) (2002)Clutch (2002)Incoherence (2004)Veracious (dal vivo con il violinista Stuart Gordon) (2006)Singularity (2006)Thin Air (2009) Fie! RecordsConsequences (apr 2012)...all that might have been... (nov 2014)From the Trees (nov 2017)In Translation (2021)
Chi è Peter Hammill?
Nato il 5 novembre 1948, è considerato uno dei principali autori e innovatori della scena prog britannica.
Auguri a Peter Hammill, che celebra oggi il suo compleanno.
DISCOGRAFIA dei VDGGAlbum in studioThe Aerosol Grey Machine (1969)The Least We Can Do Is Wave to Each Other (febbr. 1970)
H to He, Who Am the Only One (dic. 1970)Pawn Hearts (1971)Godbluff (1975)Still Life (apr. 1976)World Record (ott. 1976)The Quiet Zone/The Pleasure Dome (1977)Present (2005)Trisector (2008)A Grounding in Numbers (2011)ALT (2012)Do Not Disturb (2016)
Album dal vivoVital (1978)Maida Vale (1994)Real Time (2007)Live at the Paradiso (2009)Merlin Atmos - Live Performances 2013 (2015)
Link: la storia di Pawn Hearts (1971), ottimamente raccontata da Elena Palmieri sul sito di rockol.it
Pawn Hearts è l'opera della raggiunta maturità. Venne originariamente concepito come doppio album. Produttore: John Anthony. Tra gli ingegneri: David Hentschel. Chi conosce la storia dei Genesis, si è già imbattuto in questi due nomi. In particolare John Anthony collaborerà ripetutamente con Hammill.
Il quarto album in studio dei Van Der Graaf Generator è considerato uno dei capolavori eterni del rock progressivo. In Italia, Pawn Hearts raggiunse il primo posto delle classifiche.
Festeggiando Peter Hammill.
Questa è Storia! Nel febbraio 1972 si teneva il primo tour italiano dei Van Der Graaf Generator...
La band era formata da:
Guy Evans, Hugh Banton, Peter Hammill e Dave Jackson.
Ebbero cosi tanto successo che si imbarcarono subito per un secondo tour: a maggio dello stesso anno. Come successe con i Genesis, il pubblico italiano "adottò" i VDGG, nominandoli tra i loro beniamini.
Ad agosto si sciolsero... ma questa è un'altra storia.
Nel 1971, stesso anno di Pawn Hearts, veniva pubblicato il debutto solista di Peter Hammill, Fool's Mate. Guarda caso, ancora gli scacchi come simbologia, ugualmente che nel disco realizzato dal gruppo (il "pawn" di "Pawn Hearts" indica il pedone).
"Fool's Mate" significa "il matto dello stolto".
VDGG - Godbluff live 1975
Van Der Graaf Generator:
#PeterHammill #DavidJackson #GuyEvans #HughBanton
pr Peter Hammill - "Pushing Thirty", da The Future Now (1978)
Peter Hammill - "A way out", da Out Of Water, 1990
( Seconda parte, vai avanti >>>> )
ogrock #artrock #progressive #rock #music
7 ottobre 1977: Steve Hackett esce dai Genesis
Dopo l'abbandono di Peter Gabriel, un altro duro colpo per i fan della band. L'evento segna la fine della formazione classica del progressive rock (la line up comprendeva adesso solo Phil Collins, Tony Banks e Mike Rutherford).
Hackett, chitarrista iconico per album come Selling England by the Pound (1973) e A Trick of the Tail (1976), ha contribuito a suite symphonic come "Supper's Ready" e a brani di grande bellezza e intensità del rango di "Firth of Fifth".
I Genesis su 'Prog Bar Italia'
Con la sua decisione di lasciare i Genesis, Hackett pone fine a mesi di frustrazione dovuta al desiderio di maggiore espressione artistica personale all'interno della band.
La notizia venne resa pubblica contemporaneamente all'annuncio di Seconds Out, il secondo album live del gruppo.
Motivazioni del ritiro di Hackett: ripetitività e stagnazione. Hackett sentiva che i Genesis stavano diventando ripetitivi e che, per esprimersi appieno, lui doveva lasciare il ruolo di "gregario" a cui lo avevano relegato gli altri.
In retrospettiva, i restanti membri dei Genesis ammisero di non aver colto appieno il suo disagio.
Hackett voleva più spazio per le sue canzoni all'interno degli album dei Genesis, ma la pressione aumentò anziché diminuire dopo la pubblicazione del suo album solista.
L'annuncio del suo ritiro avvenne nello stesso periodo in cui venivano selezionati e mixati i brani per Seconds Out.
Canzoni 'jazzate' con qualche sfumatura Anni '60 e persino - a ben sentire - da balera.
Forte dose di malinconia, ma sempre con un sorriso sapiente sulla faccia...
Che cos'è Il Cacciatore di Orizzonti? È il primo album del progetto Atlantide. Toni (a tratti) siciliani, sicuramente mediterranei comunque, su melodia senza tempo, tra atmosfere cosmopolite. Dodici brani piacevolissimi visti come con gli occhi di un Odisseo dei nostri giorni: un marinaio che ha solcato i mari vivendo anche amori dissoluti; fermo restando che il più grande amore rimane quello per il viaggio, metafora di vita.
- Michele Frigoli: voice and guitars
- Giuseppe “Peppe” Santangelo: saxophones, voice on "Immagina O Musa (Il Varo)"
- Gianmarco Straniero: double bass and electric bass
- Francesco Di Lenge: drums and percussion
- Fabio Buonarota: trumpet on "Il Cacciatore di Orizzonti", "Come L’Onda Che Spuma", "A Lezione Di Sogni", "Milady"
- Giulio Stromendo: piano on "Come L’Onda Che Spuma", "A Lezione Di Sogni"
- Filippo Milazzo: viola da gamba on "Immagina O Musa (Il Varo)"
- Elsa La Face: voice on "Salsedine", "L’Uomo Che Mi Ha Rapita"
- Anna Rita Rumore: soprano on "Immagina O Musa (Il Varo)"
Production: Giuseppe “Peppe” Santangelo
Presentazione su The Soundcheck
Il Cacciatore di Orizzonti è su...
(Ma.Ra.Cash Records, 2025)
Colore & Tecnica
Lorenzo Cellupica (già Mobius Strip) è pianista, compositore; e il suo Quartet si presenta fin da subito come una splendida realtà jazz /fusion.
Il gruppo è formato da:
- Lorenzo Cellupica: piano, composer
- Damiano Drogheo: tenor and alto sax
- Gianfranco De Lisi: el. bass
- Massimo Ceci: drums
Brani preferiti: "This is Odd", la quarta traccia, quella che dà il titolo all'opera e che è anche la più lunga con i suoi 9 minuti; si trova a circa metà dell'album (della durata complessiva di poco meno di un'ora) e separa brani come "I Can't Paint" e "No Strawberries", de facto due facce della stessa urgenza espressiva. Un altro grandissimo brano: il già citato "On The Tail Of A Rainbow". Ma l'album "tiene" nella sua interezza, rappresentando, come già accennato, un percorso plastico tra improvvisazioni e variazioni (spesso, diversificazioni degli stessi motivi e sequenze di note).
Articolo apparso anche su 'Fausts Look'