1 mag 2018

Genesis - classifica di preferenza di tutti gli album

... dal peggiore al migliore.

(video in inglese)





Questa è la classifica stilata da questo ragazzo (convertita in: dal disco migliore al disco peggiore):

1. Selling England By The Pound
2. A Trick Of The Tail
3. Foxtrot
4. The Lamb Lies Down On Broadway
5. Wind And Wuthering
6. Nursery Cryme
7. Duke
8. Trespass
9. And Then There Were Three...
10. Genesis
11. Invisible Touch
12. From Genesis To Revelation
13. We Can't Dance
14. Calling All Stations
15. Abacab


... e questa è la classifica di Topolàin:

1. Selling England By The Pound (1973)
2. The Lamb Lies Down On Broadway (1974)
3. Foxtrot (1972)
4. Nursery Cryme (1971)
5. Trespass (1970)
6. A Trick Of The Tail (Febbr. 1976)
7. From Genesis To Revelation (1969)
8. And Then There Were Three... (1978)
9. Wind and Wuthering (Dic. 1976)
10. Genesis (1983)
11. We Can't Dance (1991)
12. Invisible Touch (1986)
13. Duke (1980)
14. Calling All Stations (1997)
15. Abacab (1981)




 Qua erano senza Peter Gabriel...

 ... e poi rimasero soltanto in tre (Steve Hackett lasciò il gruppo)


Sui Genesis e i loro album ovviamente ci sono molte opinioni. Chi ama il rock progressivo, preferisce il primo periodo (1970-'76 ca.); chi li apprezza di più come band poppeggiante, amerà senz'altro tutta la produzione "capitanata" da Phil Collins. Ma le sfaccettature sono numerose e ci sono anche album dei Genesis che possono inquadrarsi sotto la categoria jazz-rock.

Ecco qui - vedi video sottostante - un'altra classifica dei migliori album genesiani, a cura del giornalista John Beaudin.





Classifica della votazione indetta da John Beaudin (Rock History Book):

1. Selling England By The Pound
2. The Lamb Lies Down On Broadway
3. A Trick Of The Tail
4. Wind And Wuthering
5. Duke
6. Foxtrot
7. Nursery Cryme
8. Genesis
9. Trespass
10. And Then There Were Three...
11. Abacab
12. Invisible Touch
13. We Can't Dance
14. Spot The Pigeon (1977)
15. Three Sides Lives (1982)
16. Calling All Stations
17. From Genesis To Revelation


8 apr 2018

"Loan Me A Dime" - il brano blues di questo fine settimana

Wily Bo Walker & E D Brayshaw

in una canzone già resa nota da Boz Scaggs




Qui c'è tutto lo "swamp", c'è tutta la palude che un pezzo del genere richiede. La voce di Wily Bo Walker, del resto, sembra essere nata apposta per esprimere il blues più pastoso, più doloroso.

Ma forse preferite la versione di Boz Scaggs. Come sentirete, "Loan Me A Dime" si presenta qui in una dimensione più epica, e la voce di Boz è più "pulita" di quella di Walker. E che accompagnamento! Duane Allman (guitar, dobro, slide guitar), Ben Cawley alla tromba, Barry Beckett alle tastiere... e tanti altri. Parlando di questa registrazione, lo stesso Scaggs raccontò:



"Alla fine della sessione ci accorgemmo di avere poco tempo ancora, ed era presente chiunque avesse suonato nell'album. Lo studio di registrazione della Muscle Shoals non era grande, allora, e non c'era spazio per tutti. Così piazzammo i fiati nel corridoio, io cantavo nel bagno accanto al distributore delle bibite e Duane era rinchiuso col suo amplificatore in una sorta di sgabuzzino per le scope, in mezzo. (...) Si sentiva un'energia straordinaria e Roger Hawkings alla batteria faceva bene la sua parte, cambiando più volte il tempo, e il sassofonista se ne uscì semplicemente con questo giro di note che tutti gli altri seguirono. E ovviamente il suono prodotto da Duane era 'fuori dalla visuale'...".



Vi propongo ancora due cover di "Loan Me A Dime": una di Dave Meniketti (cantante e musicista di hard rock e heavy metal con una grande passione per il blues) e una - per tornare ai "classici" - di Mighty Joe Young (e dunque il suono di Chicago!).







Quale versione preferite voi? Topolàin non ha remore ad ammettere che, secondo lui, Chicago vince sempre.

3 feb 2018

Buon fine settimana!

Per iniziare in maniera tranquilla e nel contempo ispirata il week end, lasciamoci librare in aria da questo "omaggio a Gary" a firma di Henrik Freischlader.



Inteso è ovviamente il grande chitarrista Gary Moore, e una particolarità del disco in questione (Blues for Gary) è che, per registrarlo, Freischlader ha convocato alcuni ex collaboratori di Moore. Leggiamo i nomi di Vic Martin alle tastiere e Pete Rees al basso.

L'album ha un incedere meno rock quanto più blues e spirituale. A risaltare sono le ballate lente, le note estese. È un blues che tende verso cieli aperti, che ama snodarsi lungo strade sconfinate.

Davvero un bel prodotto, per chi vuole "perdersi" nei suoni, lasciandosi da essi dolcemente accompagnare e abbandonarsi ai pensieri o, ancor meglio, a sensazioni e ricordi.

 Disponibile su Amazon



20 gen 2018

Gli Wobbler

Signori e signore... la band Wobbler!

Da dove viene il nome? Dall'inglese to wobble (tremolare, traballante), wobbler (indeciso, insicuro).


I norvegesi si sono messi insieme nel 1999 con il proposito di ricreare le atmosfere del progressive rock Anni 70. Oltre ai King Crimson e ai Gentle Giant, tra i loro gruppi preferiti c'è la Premiata Forneria Marconi (semplicemente "PFM" al di fuori dei confini italiani), e si sente! Che il prog italiano sia un faro per molti gruppi odierni è ormai un segreto di Pulcinella. La creatività di tanti nostri complessi (anche il Museo Rosenbach è tra le influenze degli Wobbler) è, tuttora, un bene di esportazione italiano non indifferente; e sembra voler crescere esponenzialmente col tempo, man mano che il progressive torna sempre più in auge.
Se vogliamo parlare di indirizzi musicali, Wobbler (meglio lasciar via l'articolo!) si muovono più in direzione symphonic rock, differenziandosi dunque da quei gruppi vichinghi che - anche per motivi commerciali - si dedicano ai suoni più duri e quindi al metal prog (tipo Meshuggah, Opeth...). 

Ecco il brano di apertura dall'ultimo album (From Silence To Somewhere):




Negli inserti "bucolici", innegabili i richiami agli Yes e ai Genesis, oltre che al folkrock marca Gryphon e dintorni.



La discografia wobbleriana si riassume in quattro album:

Hinterland (2005)
Afterglow (2009)
Rites at Dawn (2011)

Nonostante la stringatezza della loro produzione, il quintetto norvegese è assurto ai fasti di una popolarità senz'altro meritata, tanto che a Roma, il 23 e 24 marzo 2018, ci sarà un contest di due giorni che vedrà i Wobbler sul palco del Defrag insieme ai Jordsio e a tre band italiane (scelte - da una lista di 20 candidati - da una giuria e dai voti di preferenza espressi sul web).

Wobbler in Rome (Facebook)




Fin da Hinterland (loro primo album), nella musica di Wobbler troviamo spesso il flauto, il clavicembalo... oltre che le immancabili tastiere elettroniche.








1 gen 2018

Semiramis - 'Dedicato a Frazz' (1973)

Full album



Risentiamolo... se vi va! I Semiramis sono il gruppo storico di Maurizio Zarrillo (R.I.P.,  luglio 2017), Paolo Faenza, Giampiero Artegiani...




Virtualmente, questo è il loro unico album. Pubblicato dalla Trident, Dedicato a Frazz ha una bella copertina apribile disegnata da Gordon Faggetter, artista inglese che abitava a Roma e lavorava per la RCA. L'opera contiene tutti gli ingredienti del buon progressive rock e infatti il nome della band romana non manca da nessuna valida enciclopedia di questo genere musicale. 



Su iniziativa di Paolo Faenza, dopo circa 44 anni dall'uscita di Dedicato a Frazz i Semiramis tornarono sulla scena con una nuova formazione che vedeva, oltre a Faenza - Maurizio Zarrillo - Artegiani, anche Ivo Mileto (basso), Rino Amato (tastiere), Antonio Trapani (chitarra elettrica) e la voce di Vito Ardito. Dal 2016 ripresero a dare concerti, esibendosi persino all'estero, e si vociferava di un nuovo album in studio. Tuttavia, il 7 luglio 2017 morì improvvisamente a Roma Maurizio Zarrillo, e ciò interruppe l'ascesa dei nuovi Semiramis.


L'etichetta Black Widow ha fatto uscire Frazz Live
CD+DVD di un concerto tenutosi a Genova nel 2017.






31 dic 2017

La webradio per divertirsi a Capodanno...

... e anche gli altri giorni.


Eccola!

Mettete su questa webradio, la .977Oldies, che suona solo hits degli anni '50 e '60. 



Dalle ballate soul e rhythm & blues, attraverso lo scatenato rock'n'roll di Chuck Berry fino alle songs più romantiche e a quelle più divertenti, .977Oldies offre una carrellata di evergreens senza soluzione di continuità!



.977Oldies trasmette sul web all'indirizzo

http://977oldies.radio.net/ <--------

Buona musica a tutti!



 ... e Auguri!

2 dic 2017

Prog Rock: nuove realtà italiane

Il Rumore Bianco e gli Aliante






Con Antropocene ci colpisce, in piena coscienza, il lavoro di un giovane gruppo veronese che, oltre a poter essere considerato "impegnato", ci ricorda, anche in campo musicale, gli Area. Ma al primo riascolto persino i vecchi nostalgici comprendono benissimo che qui abbiamo a che fare con una realtà emancipata e ben piantata nel presente. Antropocene è un grandioso lavoro jazzrock / progressive con testi da ascoltare intentamente. Una band assolutamente da seguire, non solo da consumare en passant. Prevedo infatti che il loro discorso sarà sviluppato e ci accompagnerà, dunque, per molti anni. Sopra a tutti gli altri strumenti spiccano qui l'organo Hammond di Thomas Pessotti e il sax di Michele Zanotti. L'impressione generale, il suggerimento che ci danno i componenti de Il Rumore Bianco (insieme a diverse altre formazioni attuali) è che, dopo la felice ripresa rockettara degli Anni Novanta - a cancellare i sintetici e perlopiù qualunquisti Ottanta -, con gli Anni Dieci del Terzo Millennio abbiamo di nuovo, finalmente, un ritorno alla grande (volutamente o meno da parte dei protagonisti) degli Anni Settanta: back to the angosce metropolitane che sfociano in impulsi di ribellione.
Il Rumore Bianco: grande tecnica, encomiabile volontà e indubbia capacità di lanciare messaggi in connessione diretta con le anime "perdute" ma non rassegnate. 




***




Altro grande album questo! E trattasi indubbiamente di debutto discografico "con il botto".

Enrico Filippi (tastiere), Alfonso Capasso (basso) e Jacopo Giusti (drums) sono toscani (Livorno e Pisa che si tendono la mano!) e il prodotto di qualità che hanno sfornato ci rende curiosi sul curriculum dei singoli, giacché pare impossibile che il "bendiddio" contenuto in Forme Libere giunga dal nulla. E... sì, scopriamo che, congiuntamente o da soli, i tre di Aliante (da molti già denominati "i nuovi ELP italiani"... banalmente!) hanno già fatto abbastanza gavetta nell'ambito jazz e progressive rock. L'album, oltre a rinunciare alla chitarra, si presenta privo di canto (a parte il Recitato iniziale) - e tuttavia ci "canta" talmente tante cose che ci innamoriamo delle singole tracce come fossero canzoni udite alla radio. Non lasciatevi però ingannare da questa considerazione un po' cervellotica (tipica di Topolàin): in fatto di suoni, qui siamo a livelli di creatività alta, e, se si ha un certo abbassamento di tensione in direzione New Age o comunque musica più easy, è nel solo brano n.8, l'ultimo, che reca il titolo "San Gregorio"... almeno fino a quando non parte la galoppata prima della "reprise" del tema centrale, galoppata dove il synth di Filippi ci richiama tutti all'ordine - quasi subito seguito dalla pariglia basso+batteria - riacquistando altitudini da Parnaso del free jazz.
Un vero piacere e un onore possedere questo disco! (Personalmente, l'ho preso per adesso in formato digitale, per inserirlo sui miei vari "dispositivi"...) Le mie tracce preferite sono "Kilowatt Store" e "L'ultima balena": da paura, quanto questi musicisti sono bravi! Ma ci sarebbe da ergere a pilastri anche "Tre di quattro" (che contiene una bella parentesi "romantica"), "Etnomenia" con le percussioni in gran risalto, "Kinesis" (dalla struttura complessa)... eccetera!


***


Ecco dal vivo Il Rumore Bianco...

... e gli Aliante

25 nov 2017

Amazing Blondel

Nessuno, ascoltandoli la prima volta, si sognerebbe di catalogare gli Amazing Blondel come gruppo rock, né tantomeno "progressive". Eppure il loro nome compare in diversi registri, elenchi e libri dedicati proprio al prog. Sarà perché furono attivi principalmente in un decennio (gli Anni Settanta) in cui nascevano numerose band "anomale" e ciò che non era musica di puro consumo veniva considerato "fuori di testa", sperimentale, obliquo... e spesso - appunto - "progressivo". Io comunque imparai a conoscerli e amarli ascoltando l'unico loro album che sembra accennare a una svolta, a un avvicinamento ai canoni delle canzoni pop, e che quindi fece storcere la bocca ai puristi del folk. Blondel, il titolo.

Ripropongo qui un articolo già pubblicato su Topolàin e che prendeva lo spunto da una loro canzone (contenuta in Blondel) da me particolarmente apprezzata: "Depression".








Gli Amazing Blondel sono un gruppo folk che predilige creare atmosfere medievali-elisabettiane. 


Blondel è il loro album più ricco per creatività melodica (secondo Topolàin, bien entendu!) e contiene canzoni "classiche", contrariamente ad altre loro opere basate su ballate lunghe. Ogni volta che ascolto Blondel vengo invaso da una grande pace, mista a un'allegria intima e anche un po' esaltata: fa parte infatti delle mie "importanti" scoperte adolescenziali, tutte destinate a restare con me e ad accompagnarmi sull'intero percorso esistenziale (scoperte che non si limitano alla musica, naturalmente: anche prodotti letterari e film a iosa).


Fondati nel 1970 da John David Gladwin, Terence Alan Wincott  e Edward Baird, gli Amazing Blondel divennero ben presto celebri oltre i confini del Lincolnshire, acquisendo una discreta popolarità anche in Italia e nei Paesi Scandinavi. I tre musici inglesi fanno uso di liuto, corno, spinetta, campane tubulari, tamburi e altri strumenti di origine medievale o comunque rinascimentale, pur non rinunciando a un'impronta musicale più moderna rispetto a bands analoghe - ad es. i Gryphon.



Gli Amazing Blondel su MySpace


Dopo la registrazione dell'album England (1972) e l'ennesimo scarso riscontro commerciale, Gladwin decise di abbandonare il gruppo, che quattro anni più tardi, nel 1977, annunciò lo scioglimento.
Ma, come spesso accade nell'universo "progressive", la saga dei Blondel era destinata a non terminare ancora. Trascorsero due decenni e l'interesse del pubblico si risvegliò in maniera talmente vivace (grazie all'etichetta Edsel che ripropose tutti i loro lavori su CD) che il trio si riformò, anche se, a conti fatti, non diede tantissimi concerti e anche se in talune occasioni, per via delle defezioni di Gladwin, si ridusse a un duo (Wincott e Baird, e dunque i due che nel '73 realizzarono da soli Blondel, questo misconosciuto scrigno di piccoli gioielli).





La loro homepage ufficiale (http://www.amazingblondel.com) è stata chiusa, dopo che per anni ha mostrato un ultimo comunicato risalente al maggio 2008... Ma esistono diversi fan che mantengono ancora viva la fiamma. Un sito su tutti: http://www.gaudela.net/blondel/