11 ago 2020

I Genesis nel 1980

Dopo la dipartita di Peter Gabriel e, soprattutto, di Steve Hackett, i Genesis cambiarono volto. Pur continuando ad offrire concerti straordinari. Notevole quello al Lyceum Theatre di Londra (due dates: 6 e 7 maggio 1980). Notate il carisma di Collins e l'apporto preziosissimo alla chitarra e al basso di Daryl Stuermer (già famoso per aver suonato con Jean Luc Ponty e George Duke). Stuermer fu chiamato a sostiture Hackett e poi seguì Collins nella sua carriera solista. 
Alle pelli d'asino: Chester Thompson... 

Solo quaranta minuti di quelle due magiche serate al Lyceum vennero registrate: per la celebre trasmissione della BBC The Old Grey Whistle Test. Il video qui presente (durata: 2 ore e 20 minuti!) cerca di riprendere - sulla base di spezzoni vari, non pertinenti necessariamente ai concerti al Lyceum - l'atmosfera e i suoni di quell'epoca, creando l'illusione di continuità. I 40 minuti registrati per il The Old Grey Whistle Test vi sono integrati. 






Quelli sottostanti sono i 40 minuti originali (scarsi) registrati dalla BBC. 



Vedi anche: Storia dei Genesis (su Prog Bar Italia)



3 ago 2020

The Moody Blues





Pongono le loro radici nel rhythm and blues per poi giungere al rock psichedelico e a quello progressivo, grazie anche all'uso del mellotron (Michael Pinder). Fu questo il marchio di fabbrica di The Moody Blues nel periodo aureo, dal 1967 al 1974. Rispetto ad altri gruppi definiti progressivi, loro prediligono però la forma "canzone", con melodie ad ampio respiro. Esempio calzante è il loro più grande successo, "Nights in White Satin" del 1967. 



A tutt'oggi è una delle rock band più longeve della storia, con oltre 50 anni di attività live e 70 milioni di dischi venduti.

Ah, eccola: "Nights In White Satin"!
Quando si parla dei Moody Blues, si pensa subito a questo pezzo.
La lunghezza, 7 minuti e 37 secondi, che eccedeva di molto la lunghezza media di un singolo, fece sì che il brano non divenisse popolare subito. Esistono due versioni denominate 'single edit', entrambe senza la partecipazione dell'orchestra, elemento invece predominante nella versione dell'album.






"I’m a melancholy man, that’s what I am, 
All the world surrounds me, and my feet are on the ground. 
I’m a very lonely man, doing what I can, 
All the world astounds me and I think I understand 
That we’re going to keep growing, wait and see." 

     "Melancholy Man"

I primi sette LP sono quasi un'esperienza religiosa per i fan del gruppo. Per via dei testi e delle atmosfere musicali completamente nuove. È un approccio poetico all'esistenza - poetico e per certi versi misticheggiante, pur se in maniera laica.

    Questo è il disco del 1971, il sesto: Every Good Boy Deserves Favour


Già l'artwork era alquanto speciale



     Video che spiega (quasi) tutto: The Moody Blues live at the Isle Of Wight Festival 1970

Facciamo un momentino un salto quantico e diamo una sbirciatina ai Moody Blues del 1999. Strange Times (ultimo album con il flautista e cantante Ray Thomas) vede l'aggiunta di un musicista italiano: Danilo Madonia — tastiere, organo, orchestrazione - e qui anche sound engineer.
La formazione è: Justin Hayward — vocals, guitar; John Lodge — vocals, bass guitar, guitar; Ray Thomas — vocals, flute, tambourine; Graeme Edge — drums, percussion, vocals. 
Madonia, genovese, e in Italia molto noto nell'ambito della musica leggera, collaborò con i Moody Blues durante un suo soggiorno londinese di due anni e mezzo.



... mentre quella seguente è una loro canzone amata dai fans della prima ora. Pensiamoci bene: fu scritta prim'ancora dell'uscita di Sgt. Pepper, dei Beatles.




"Now you know that you are real,
Show your friends that you and me
Belong to the same world..."

    Un altro capolavoro, tra i loro "standard". Per molti, un'esperienza trascendentale!

Nel 1969 la musica dei Moody Blues era progredita a tal punto che il primo dei due album di quell'anno, On the Threshold Of A Dream, viene considerato punto di riferimento per i Genesis e i King Crimson. Il tema ricorrente del disco è incentrato sull'"esplorazione dei sogni". La suite finale è composta da un poema e da 4 brani: idea molto innovativa per l'epoca. 



Ecco un brano da Octave (1978), nono album di The Moody Blues. Michael Pinder, il tastierista, qui già è in procinto di lasciare la band (si era fatto una famiglia in California) e presto al suo posto subentrerà l'ex-Yes Patrick Moraz (e il suono dei Moody Blues assumerà connotazioni "moderne"... nel senso di "discotecare"!). Pinder rimarrà nella storia come pioniere del mellotron; tra l'altro introdusse il mellotron al suo amico John Lennon e i Beatles lo avrebbero utilizzato in "Strawberry Fields Forever".



    Moody Blues. Commerciali anche nel primo decennio di attività... ma con quel 'quid' di progressive che attira sempre l'attenzione.

Poche altre parole su questo gruppo.
Ray Thomas (R.I.P. 2018), suonava il flauto e cantava. Ma era soprattutto un bravo compositore. Scrisse, tra il 1967 e il 1972, alcuni classici della band, come "Dear Diary", "Legend of a Mind (Timothy Leary's Dead)", "And the Tide Rushes In" e "For My Lady", tra gli altri, prediligendo spesso uno stile vicino al folk. 

Ray Thomas è in basso a destra


Il gruppo esiste ancora (!). I membri originali tuttora presenti sono: Graeme Edge - batteria, percussioni; Justin Hayward - chitarra elettrica ed acustica, voce; John Lodge - basso elettrico, chitarra, voce. Hayward iniziò a scrivere la maggior parte delle canzoni dei Moody Blues a partire dall'album The Other Side of Life del 1986, dal momento che Ray Thomas diede sempre meno il suo apporto. 

John Lodge






Quello sottostante è un album del 1969 (il secondo in quell'anno) e dunque del periodo d'oro. Disco certamente proto-progressive se non progressive 'tout court'!




 
Discografia (parziale)

Days Of Future Passed (1967)
In Search of the Lost Chord (1968)
On the Threshold Of a Dream (1969)
To Our Children’s Children’s Children (1969)
A Question of Balance (1970)
Every Good Boy Deserves Favour (1971)
Seventh Sojourn (1972)
Caught Live +5 (1977)
Octave (1978)
Out Of This World (1979)
Long Distance Voyager (1981)
The Present (1983)
The Other Side Of Life (1986)
Sur La Mer (1988)
Keys Of The Kingdom (1991)
Strange Times (1999)
Hall of Fame: Live At the Royal Albert Hall (2000)
A Night At Red Rocks (2002)
December (2003)

2 ago 2020

Dove e quando inizia il progressive rock?

Quando iniziò veramente il prog?
Okay, d'accordo. Tutti citano i King Crimson ma...

I primi vagiti del rock progressivo si possono ricercare in Rubber Soul (1965), sesto album dei Beatles, dove vengono utilizzati strumenti atipici quali l’armonium ("We Can Work It Out"), il sitar ("Norvegian Wood"), il bazouki ("Girl") e il mellotron ("In My Life"). Nel successivo Revolver (1966), i Fab Four da Liverpool azzarderanno ancora di più con meticolosi arrangiamenti orchestrali, curati da George Martin, lasciandosi andare a sorprendenti alchimie sonore. Revolver: un 33 giri essenziale –perché non si era mai sentito prima di allora nulla di simile –che modifica alla radice i semplicistici canoni del beat melodico.

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... e... che cos'è il rock progressivo?

Tempi dispari e inconsueti; tastiere e sintetizzatori: queste le principali caratteristiche del rock progressivo. Musica classica, jazz, folk, musica elettronica e musica sperimentale, e sonorità indiane: ecco quelle che sono le fonti ispiratrici - ma non sempre e non per tutti -  degli artisti progressive. 

    The Nice

Esempi di contaminazione classica sono brani come "A Whiter Shade of Pale" dei Procol Harum, ispirata alla celebre Aria sulla quarta corda dalla Suite nº 3 BWV 1068 di Johann Sebastian Bach; la "Toccata per pianoforte" di Alberto Ginastera eseguita da Emerson, Lake & Palmer, che peraltro nel 1971 registreranno l'album Pictures at an Exhibition, lavoro quasi totalmente orientato all'opera omonima di Mussorgskij; oppure "Rain and Tears" degli Aphrodite's Child, adattamento in chiave pop del celebre Canone in re maggiore di Pachelbel o "The Thoughts of Emerlist Davjack", eseguita nel 1967 dai The Nice di Keith Emerson sull'album di debutto del gruppo, intitolato proprio The Thoughts of Emerlist Davjack. È del 1968 l'omonimo disco degli Arzachel (originariamente noti come Uriel), che resterà il loro unico, e The Aerosol Grey Machine dei Van der Graaf Generator. Il brano "Horizons", dei Genesis, si richiama chiaramente alla Suite per violoncello BWV 1007 di J.S. Bach, e c'è la celeberrima "Bourrée" dei Jethro Tull - dal loro album Stand Up -, composizione originariamente sempre di J.S. Bach. Brani di classica vennero ripresi anche dai Renaissance, dai Focus, dagli Ekseption, da Beggars Opera
E anni più tardi (dal '79 in poi) arrivarono gli anglo-australiani Sky, che entrarono nella hit parade - capitalizzando le esperienze di band precedenti - con la loro "Toccata" ("Toccata and Fugue in D Minor" di J.S. Bach) e altri pezzi di compositori dei secoli andati. 

     "Time Table"



Riguardo alla commistione col jazz, è emblematico il jazz-rock dei Soft Machine, di Hatfield and the North (scena di Canterbury) e dei Nucleus. Ma anche in questo caso andrebbero ricordate molte altre formazioni, tra cui i Caravan (anche loro appartenenti alla scena canterburiana; "Nine Feet Underground") e i King Crimson ("21st Century Schizoid Man").

 Caravan

Su Prog Bar Italia: articolo sui Caravan


Per quanto riguarda il folk, i già menzionati Jethro Tull - che non hanno certo bisogno di presentazioni - hanno sfornato album quali Aqualung, Thick as a Brick e Songs from the Wood: fusione tra la musica popolare e il progressive. Interessanti anche gli Amazing Blondel, i Gryphon, i Pentangle...



     I Nucleus e la loro jazz fusion


    Originariamente da Canterbury: la Third Ear Band, che univa, al rock, elementi attinti dalla musica indiana, da quella sacra medievale, nonché dalla musica psichedelica


Ascoltando "Knots" dei Gentle Giant e "The Gates of Delirium" degli Yes si riscontra l'attenzione agli arrangiamenti con la creazione di articolati intrecci musicali. In questo campo, peraltro, sono imbattibili i Genesis (vedi Storia dei Genesis, su Prog Bar Italia), fuoriclasse soprattutto nello scovare e nel proporre melodie di bellezza insuperabile, madrigali, motivi che si rincorrono armonizzando. 



Cos'altro caratterizza il progressive rock? Predilizione per i brani lunghi, per le suites, e uso di strumenti classici (pianoforte, archi, fiati), etnici (sitar), elettrici o elettronici (organo Hammond, Mellotron e sintetizzatori), insieme al  basso elettrico e alle percussioni.

     "Fountain Of Salmacis"


     I britannici East Of Eden produssero i loro migliori lavori insieme al violinista Dave Arbus - il quale tra l'altro era in grado di suonare pure il flauto e il sassofono


In non pochi casi, si tratta davvero di... musica assoluta! O meglio: ricerca del bello, dell'assoluto, tramite le note del pentagramma.
Ci basti pensare ai Pink Floyd, già esperti in proprio di sperimentazione (A Saucerful of Secrets, More, Ummagumma), i quali, con il supporto di un esperto come Alan Parsons, hanno dato un ancora più accresciuto contributo alla ricerca sonora e compositiva, con Atom Heart Mother (1970). E più tardi raggiungendo il picco assoluto con The Dark Side of the Moon (1973). Ma l'intera opera di questa band (anche dopo il distacco di Roger Waters) è da antologia.

     "Astronomy Domine"

      "The Final Cut"




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30 lug 2020

Novità Francesco Chiummento

musica #sperimentale #rock #progrock #punk #metal #hardrock




 È uscito Il Viaggio, di Francesco Chiummento


A breve, recensione su Prog Bar Italia


 #musica #Bandcamp produzioni indipendenti


Un piccolo sguardo all'equipe che ha lavorato con Chiummento:

francesco chiummento - voce e flauto
paolo ricca - computer programming. fonico, keyboards
riccardo moffa - guitars electric e acustic tracce 1,4,6,7,8,9,11,13
alex catania - guitars e keyboards tracce 3,5
stefano priola - guitar traccia 5
marco roagna - guitar traccia 12
valter valerio-  tromba traccia 2
 
"the supreme" e' un brano realizzato con ottone pesante.
 "i fiori del mare" scritta con giorgio bonino
 
cover: cosimo malorgio
grafica: gaia chiummento
tracce realizzate tra il gennaio 2019 e il maggio 2o20 negli studi liquid air di torino

 
 

Sullo stesso artista: Recensione di Segnali di pace (Topolàin)




28 lug 2020

Webradio prog... NOW!

#musica #rock #progrock #progressive #webradio

Stasera alle 18
su Radio City Trieste.
'Mach 3': oggi si parlerà di... Psychedelia Anni 60

Hiromi


Pianista che suona anche le tastiere elettroniche, Hiromi Uehara (nata il 26 marzo 1979), nota professionalmente come Hiromi, è un nome del jazz ormai abbastanza famoso. Proveniente da Hamamatsu, in Giappone, Hiromi possiede una tecnica virtuosistica straordinaria, e sia nelle sue vivaci esibizioni dal vivo, sia nelle sue composizioni, è solita amalgamare generi e sottogeneri musicali come lo stride (una tecnica ritmica del ragtime), post-bop, rock progressivo, musica classica e fusion. 




Iniziò a studiare pianoforte classico a sei anni e successivamente fu introdotta nell jazz dal suo insegnante di pianoforte, Noriko Hikida. A 14 anni si esibì con l'Orchestra Filarmonica Ceca (Ceská filharmonie). A 17 incontrò Chick Corea per caso a Tokyo e questi la invitò a suonare con lui la sera successiva. Iscrittasi al Berklee College of Music di Boston negli USA, dove seguì le lezioni di Ahmad Jamal, ancor prima di diplomarsi ottenne un contratto dalla Telarc. Il suo debutto, allo Scullers Jazz Club nel 2003, entusiasmò la platea. Da allora fu ospite gradita in numerosi festival e manifestazioni. È stata sul palco del Newport Jazz Festival l'8 agosto 2009 e su quello dell'Olympia di Parigi il 13 aprile 2010. Seguì, nell'estate del 2010, la tournée con la Stanley Clarke Band.


The Trio Project
Il trio da lei formato comprendeva inizialmente il bassista Mitch Cohn e il batterista Dave DiCenso. Il suo secondo album Brain (2004) lo registrò con Tony Gray al basso e con il drummer Martin Valihora, che era stati compagni di studio al Berklee, e fino al 2009 ha registrato ed è andata in tournée con loro due. Il bassista Anthony Jackson e il batterista Steve Smith, ospiti su due tracce di Brain, sono presenti nel suo album del 2011 Voice. Nel 2012 Smith venne sostituito dal batterista britannico Simon Phillips (che rimarrà negli album Move del 2012, Alive del 2014 e Spark del 2016). A un suo tour relativamente recente (2015) l'hanno accompagnata Anthony Jackson e Simon Phillips. Spark ha raggiunto la prima posizione n. 1 nella Jazz Billboard Jazz per la settimana del 23 aprile 2016. 



Hiromi's Sonicbloom
Il 19 ottobre 2006, al trio si è aggiunto il chitarrista David Fiuczynski in una performance alla Jazz Factory di Louisville, Kentucky, e sono così nati gli Hiromi's Sonicbloom. iuczynski è presente nei due album degli Hiromi's Sonicbloom, Time Control e Beyond Standard. A causa degli impegni di Fiuczynski (insegna a Berklee), spesso, negli spettacoli dal vivo, al suo posto ha suonato il chitarrista John Shannon.
Nel tour del 2009, agli Hiromi's Sonicbloom si è aggregato il batterista Mauricio Zottarelli. 



     Hiromi Uehara, fantastica pianista


01. I Got Rhythm 00:00
02. Sicilian Blue 11:10
03. BQE 21:45
04. Berne, Baby, Berne 30:52
05. Pachelbel's Canon 36:31
06. Choux a la Crème 46:05





Qui sotto, di nuovo Hiromi in "Sicilian Blue", con lo Stanley Clarke Trio.



... all'Heineken Jazzaldia 2010

Jazzaldia, Festival de Jazz de San Sebastián (España), 23 Jul 2010


Stanley Clarke - contrabbasso
Ruslan Sirota - tastiere
Ronald Bruner Jr. - percussioni
Hiromi - pianoforte




Discografia essenziale 

  Album in studio come "Hiromi"

Another Mind (2003)
Brain (2004)
Spiral (2005)
Place to Be (2009)
Spectrum (2019)


  Album in studio degli "Hiromi's Sonicbloom"

Time Control (2007)
Beyond Standard (2008)


  Album in studio di "The Trio Project"

Voice (2011)
Move (2012)
Alive (2014)
Spark (2016)


  DVDs

Hiromi Live in Concert (2009, recorded in 2005)
Hiromi's Sonicbloom Live in Concert (2007)
Solo Live at Blue Note New York (2011)
Hiromi: Live in Marciac (2012)


  Partecipazioni e collaborazioni

Chick & Hiromi - Duet (2008, Japan; 2009, international) - live album recorded with Chick Corea at the Tokyo Blue Note
The Stanley Clarke Trio (featuring Hiromi and Lenny White) - Jazz in the Garden (2009)
Flashback - Triangle Soundtrack (2009)
Tokyo Ska Paradise Orchestra - Goldfingers (2010)[9]
The Stanley Clarke Band - The Stanley Clarke Band ('No Mystery', 'Larry Has Traveled 11 Miles and Waited a Lifetime for the Return of Vishnu's Report', 'Labyrinth' and 'Sonny Rollins') (2010)
Tokyo Ska Paradise Orchestra - Walkin' (2012)
Akiko Yano and Hiromi - Get Together -LIVE IN TOKYO- (2011)
Kelly Peterson - Oscar, With Love ('Take Me Home' and 'Oscar's New Camera') (2015)[10]
Akiko Yano and Hiromi - Ramen-na Onnatachi (2017)
Hiromi & Edmar Castañeda - Live in Montreal (2017) 






24 lug 2020

I Phoenix Again

Fondati a Brescia nel 1981 come "Phoenix", sciolti nel 1999 dopo aver calcato i palchi con l'ausilio di diversi colleghi bresciani e riformati con il nome (più distintivo) di Phoenix Again nel 2010. E da allora - si può davvero dire - la Fenice vola!
 


I Phoenix Again sono nati sulle ceneri di un progetto chiamato "Gruppo Studio Alternativo" per volontà dei tre fratelli Lorandi (Claudio, chitarra solista, voce; Antonio, basso; Sergio, chitarre) e di Silvano Silva (batteria, percussioni), tutti influenzati dalla scena britannica del progressive Anni '70. Infatti ancora oggi non sono irriconoscibili, nella loro musica,  gli influssi di Genesis, Pink Floyd, Jethro Tull, Gentle Giant, Van Der Graaf Generator.
Nel frattempo comunque il gruppo è in possesso di una personalità propria, divenuta via via più matura e originale. Ma procediamo con ordine.






Nel 1986 reclutarono Emilio Rossi alle tastiere e il loro panorama sonoro assunse caratteristiche più sinfoniche. Ma il loro primo album, ThreeFour, non uscì prima del 2011, servendosi di svariati musicisti da session.



ThreeFour è un'opera decente, elegante, e sufficientemente coraggiosa: un "in memoriam" a Claudio (purtroppo scomparso nel 2007). È una rilavorazione ed elaborazione delle registrazioni rimaste del fratello, chitarra solista e voce. Fu un tumore a portarsi via Claudio e proprio la sua morte convinse Antonio e Sergio ad andare avanti, insieme a Silvano Silva e, presto, insieme ai figli di Antonio, Marco e Giorgio.
A ThreeFour segue, nel 2012, un "live". Live in Flero (BS) 25/08/12. Che è un doppio album e, a quanto ne sappiamo, disponibile solo in formato digitale.
E poi arriva Look Out.




Antonio Lorandi - Basso elettrico e acustico, percussioni, cori
Sergio Lorandi - Chitarre elettriche e acustiche, altri strumenti a corde (irish bouzouki...), flauto, programming, cori
Silvano Silva - Batteria e percussioni, tastiere, cori
Andrea Piccinelli - Tastiere, violoncello, cori
Giorgio Lorandi - Percussioni, cori
Marco Lorandi - Chitarre elettriche e acustiche, altri strumenti a corde (mandolino...), cori



Discografia

ThreeFour, 2010, studio album
Live in Flero, 2012, live doppio - solo in download
Look out, 2014, studio album
The Phoenix flies over the Netherlands: 2016 live in Olanda, doppio - solo in download
Unexplored, 2017, studio album
Live at Parkvilla, 2018, live doppio - solo download
Friends of Spirit, 2019



Look Out, del 2014, è un bel disco jazzrock misto a melodie progressive: come i Camel, come i Focus. Mellotron, fisarmonica, violoncello e flauto accompagnano l'hammond e le chitarre, oltre agli immancabili basso & batteria. Un album strumentale molto riuscito, caratterizzato dalla potenza. È spacerock / psychedelic rock con influenze di rock sinfonico. I cambi di ritmo e gli improptu sono fenomenali, convincenti. "The endless battle" presenta accordi di chitarra psichedelici, e alcuni passaggi ci riportano alle atmosfere di una canzone celebre - quasi un inno di tutto il genere prog - come "21st Century Schizoid Man".






Unexplored del 2017, loro terzo album, è forse il migliore. L'amore per i Settanta viene qui arricchito dal tentativo di produrre suoni neoprog più vicini ai 2000. 

Spiega Antonio Lorandi: 

 "... a questo hanno collaborato molto anche i nuovi giovani. Abbiamo dato in mano a loro i suoni, le sonorità, gli arrangiamenti, proprio per dare una svolta. Loro avevano già collaborato in Look Out però solo suonandolo, mentre per Unexplored abbiamo detto 'ragazzi vogliamo che voi veniate coinvolti, dovete essere Phoenix a tutti gli effetti'. Ad Andrea 'mettici le tue tastiere, decidi tu come vuoi fare gli assoli, i suoni che vuoi usare', a mio figlio Marco ho detto 'usa i suoni di chitarra che preferisci' e a mio figlio Giorgio 'usa le percussioni che tu senti utili per questo pezzo'. Quindi li abbiamo fatto lavorare molto, mettendo noi le idee di base, e loro si sono impegnati parecchio. Questo è veramente positivo per noi."

 

Unexplored contiene otto tracce, solo due delle quali con un testo cantato. "That Day Will Come" è il primo brano, e anche uno dei più famosi dell'ensemble bresciano. "Silver" ha un coro che va: "lie-la-lie-lie", e per questo qualcuno li ha paragonati ai Wishbone Ash "solo con più sintetizzatori". Il loro amore per le melodie è tra i pregi maggiori dei Phoenix Again. Qualche passaggio heavy, ma niente da farli uscire dal filone "symphonic".
"Whisky", loro brano alquanto "spinto", è seguito da una ballata romantica a base di chitarra acustica. "Valle della Luna " è un pezzo che si lascia tempo e, alla fine (dopo 8 minuti e 41 secondi), si è certi di aver ascoltato uno stupendo esempio di progressive rock: buona chitarra acustica e un bel po' di escursioni soliste di keyboard e chitarre elettriche. "To Be Afraid - Ansia" è il secondo brano cantato di questo disco. I Camel erano capaci di produrre tracce altrettanto calme che poi sfociavano in virtuosismi strumentali...
L'album finisce in maniera armonica e con una chiosa di pace, con "Great Event".
 Curiosità: il motivo della copertina è opera dello scomparso e mai dimenticato Claudio Lorandi. Raffigura un suo dipinto ad olio intitolato Riflessi d’autunno

 


Il "live" del 2018 Live at Parkaville Theater li riconferma come gruppo squisitamente prog: due ore filate di musica che - nel momento in cui scriviamo - sono reperibili su Bandcamp in versione digitale per meno di 6 euro (!). 


Il lungo concerto, tenutosi in Olanda, vede Antonio e i suoi due figli Marco e Giorgio, insieme al batterista Silvano Silva e al tastierista Andrea Piccinelli. C'è un'armonia poco comune tra tutti i membri; e l'applauso degli astanti ci fa comprendere il piacere che il pubblico ricava dalla loro esibizione. Le virate nel folkrock non stonano affatto, arricchendo anzi e completando il macchinario sonoro più tendente al jazz. In generale si tratta di prog sinfonico, molto piacevole, e il primo brano cantato in cui ci imbattiamo (traccia 4: "To Be Afraid - Ansia") mostra la voglia di narrare una storia nera, un dramma, che può tuttavia essere rivelato ed esternato solo in parte e non con una semplice canzone ma, appunto, con aggiunte di atmosfere chitarristiche e di synth in gran spolvero.
Brani dell'album da noi preferiti: "The Bridge Of Geese", "Whisky", "Valle Della Luna".





Marzo 2019: è la volta di Friends of Spirit. Sono ancora un sestetto, il solito; sono ancora un team rodato. Lo rammentiamo: quattro elementi della band appartengono ai Lorandi - Sergio, chitarre e bouzouki; Antonio, basso; Marco, chitarre; Giorgio, voce e percussioni. Della partita è, una volta di più, il cofondatore Silvano Silva (batteria, percussioni) e alle tastiere c'è tuttora l'"entry giovane" (intanto espertissimo musicista) Andrea Piccinelli. Friends of Spirit consta di 9 tracce per una durata complessiva di 41 minuti. Il tutto è presente su Bandcamp. Musica perlopiù strumentale e rilassata, jazzata quanto basta, con un discreto touch "latin".









18 lug 2020

Artisti jazz che eseguono pezzi rock: Francesco Bearzatti

"Scoperto" in una compilation su Spotify dal titolo poco esplicito di 'Covered Songs / 1', il sassofonista Francesco Bearzatti ha il potere di donarci ore e ore di bell'ascolto (ovviamente in compagnia della sua formazione) passando dai Beatles ai Led Zeppelin, oltre che con le proprie composizioni (molte delle quali fanno riferimento proprio al mondo pop e rock: ma anche alla stessa musica jazz, come "Dear John", che fa riferimento a John Coltrane).

    "Black Dog" / Heartbreaker" / "Moby Dick" unite in un'unica composizione di 12 minuti ca.


        



Francesco Bearzatti

tenor & soprano sax, clarinet, electronics

Narrator and Innovator, everywhere a foreigner and yet profoundly Italian. A jazz musician irresistibly attracted to revolutionary processes in his eternal search for creating More.

More? Listen to Francesco Bearzatti’s Dear John (2019) and you’ll understand how. Much more than a tribute to John Coltrane’s mark on modern jazz and sax playing, it’s a love letter that pays homage to the legacy and goes beyond by introducing new and highly individual elements to the music … “Sometimes, originality lies in sincere imitation and then in a respectful questioning of tradition.” (Brian Morton)

Early days of Rock & testing the boundaries

Listening to rock and punk rock legends leaves an indelible influence on the young Bearzatti, growing up in the Friuli province of northern Italy. He devotes several years to rock and pop music, performing in local nightclubs and recording electronic music which continues to pervade a lot of his work. Graduate in clarinet Conservatory of Udine, Italy, he goes on to perfect his studies at Jazz Mobile, New York with George Coleman.

Among the first and formative experiences has got to be the album Live At Vartan (1995) ......


(Leggi il resto della biografia sull'homepage ufficiale dell'artista



   "Walk On The Wild Side"




    "Dear John", versione live alternativa