Gli Amazing Blondel sono un gruppo folk che ama creare atmosfere medievali-elisabettiane.
Blondel è il loro album più ricco per creatività melodica (secondo Topolàin, bien entendu!) e contiene canzoni "classiche", contrariamente ad altre loro opere basate su ballate lunghe. Ogni volta che ascolto Blondel vengo invaso da una grande pace, mista a un'allegria intima e anche un po' esaltata: fa parte infatti delle mie "importanti" scoperte adolescenziali, tutte destinate a restare con me e ad accompagnarmi sull'intero percorso esistenziale (scoperte che non si limitano alla musica, naturalmente: anche prodotti letterari e film a iosa).
Fondati nel 1970 da John David Gladwin, Terence Alan Wincott e Edward Baird, gli Amazing Blondel divennero ben presto celebri oltre i confini del Lincolnshire, acquisendo una discreta popolarità anche in Italia e nei Paesi Scandinavi. I tre musici inglesi fanno uso di liuto, corno, spinetta, campane tubulari, tamburi e altri strumenti di origine medievale o comunque rinascimentale, pur non rinunciando a un'impronta musicale più moderna rispetto a bands analoghe - ad es. i Gryphon.
Dopo la registrazione dell'album England (1972) e l'ennesimo scarso riscontro commerciale, Gladwin decise di abbandonare il gruppo, che quattro anni più tardi, nel 1977, annunciò lo scioglimento. Ma, come spesso accade nell'universo "progressive", la saga dei Blondel era destinata a non terminare ancora. Trascorsero due decenni e l'interesse del pubblico si risvegliò in maniera talmente vivace (grazie all'etichetta Edsel che ripropose tutti i loro lavori su CD) che il trio si riformò, anche se, a conti fatti, non diede tantissimi concerti e anche se in talune occasioni, per via delle defezioni di Gladwin, si ridusse a un duo (Wincott e Baird, e dunque i due che nel '73 realizzarono da soli Blondel, questo misconosciuto scrigno di piccoli gioielli).
La loro homepage ufficiale (http://www.amazingblondel.com) è stata chiusa, dopo che per anni ha mostrato un ultimo comunicato risalente al maggio 2008... Ma esistono diversi fan che mantengono ancora viva la fiamma. Un sito su tutti: http://www.gaudela.net/blondel/
Occorreva raccontare il Cammino di Santiago e l'impulso che spinge una persona ad affrontare un pellegrinaggio del genere, le speranze, gli incontri, la stanchezza e anche i "flash" di stampo buddhista, più che paleocristiano, che intercorrono al viandante durante i tanti chilometri che lui, volontariamente, macina fino ad arrivare al santuario di Santiago di Compostela. I testi erano già pronti (e non so quante melodie e quanti giri di accordi sono nati nella testa di Nico durante uno di questi suoi viaggi catartici; eh già, perché sul Camino lui c'è stato più di una volta...); ma quale approccio musicale scegliere?
Randone è un artista (e una band) che si può, anzi si deve inquadrare nel panorama italiano del progressive rock. Molte le recensioni, i riscontri positivi di cui hanno goduto i suoi, i loro album. Numerose le esperienze compiute da Nico Randone anche all'estero (concerti e incisioni in Giappone, Finlandia...). Ma, per un "concept" del genere, si trattava davvero di mischiare le atmosfere raffinate del prog con una musica più tipicamente "on the road" e dunque con un'aura da world music, dove traspaiono - e spesso la fanno da padrona - gli ampi deserti e gli esotici posti, con il loro carico di sudore e i babilonici effluvi.
La Spagna non è l'America Latina ma sa offrire, al visitatore, quelle sfumature di umanissima stoltezza, e di genio bislacco, riscontrabili anche nelle pampas o sulle sponde dell'Amazonas (almeno le sponde spaniarde). E, poiché Randone proviene dalla Sicilia, ha una certa dimestichezza - quasi genetica, direi - con l'arcaicità, o profonda naturalità, che tuttora, per fortuna, compone il substrato della civiltà ipertecnologica. Del resto già in Hyblas, omaggio all'antica città di Ragusa, i Randone avevano saputo celebrare l'essenza della terra e della storia, fino a estollere il sangue e l'amore (direi: lo sperma) che i secoli e i rivolgimenti sismici avrebbero voluto tenere celati sotto le martoriate zolle.
Ultreia - Canzoni sulla Via è un'opera che a me ha dato (e sta dando) tantissimo. Realizzato come al solito con l'appoggio di Beppe Crovella (tastierista di Arti & Mestieri e titolare di ElectRomantic Music), racconta del pellegrinaggio che diventa "metafora del Cammino di vita di ogni viandante, dove ognuno, oltre a temprare la propria volontà e vincere la fatica fisica, impara soprattutto a camminare con i propri piedi a ritmo del proprio cuore", come recitano le note del booklet.
Il viaggio si apre con "Ultreia" (Irun, 1 Settembre), brano che rende tangibile la fatica di cui sopra, lo sforzo del singolo di volere aver fede nelle proprie forze.
Non fermarti mai
a guardare indietro,
non fermarti mai
a pregare il cielo
Al più tardi da questo momento, travolti dall'intensità del suono e dalle voci che si incrociano con alcunieffetti acustici offerti dalla natura (splendidi i belati!), ci si addentra nell'album come si fa con la tela pittorica di un maestro.
I dodici pezzi sono uno più accattivante dell'altro. Quando sono stato interpellato per rilasciare un parere su quale gemma possa essere scelta a rappresentanza del CD, ho esitato a lungo, appunto per la validità integrale dell'opera. Dopo molti riascolti, ho optato per l'undicesimo brano, "La iglesia de la Virgen Blanca" (Piñera, 28 settembre), ove sono rappresentati un po' tutti gli "attori" principali del capolavoro, dalle voci soliste ai cori, dalle superbe chitarre (Marco Crispi in primis) alle tastiere (splendide quelle vintage di Crovella), fino ovviamente al duo bass+drums composto da Livio Rabito e Marco Cascone che è la spina dorsale del gruppo. Un particolare elogio va alla cantante Maria Modica (responsabile anche di molti cori) e al baritono Carmelo Corrado Caruso, entrambi ospiti ricorrenti dei lavori dei Randone.
La finestra della Iglesia
de la Virgen Blanca
mira un pueblo abbandonato
alle felci consegnato
ed è lì che scelsi di lasciare
un pezzo del mio cuore
consegnandolo al passato
Oltre al rock alquanto hard di alta qualità, Ultreia ci regala i consueti momenti lirici da pelle d'oca che sono una delle armi segrete del compositore Nicola Randone, che io ritengo uno "scrittore di musica", un autore di canzoni, tra i più bravi d'Italia. Dai riff scatenati (e posso anche ammettere che alcuni non siano nati a tavolino ma siano sgorgati durante le jam session) alle melodie che richiamano in mente Le Orme, il Banco, a tratti la PFM, Ultreia racchiude l'intero codice del prog rock di classe. Il flauto di Massimiliano Sammito nella ballata "Il canto della vita" (Olatz, 5 Settembre) (ballata che ha un testo per me a tratti oscuro, come se volesse celare un arcano) è quanto di più emozionante io abbia udito negli ultimi tempi.
Altro brano "tranquillo" dal taglio classico, ma che non disdegna inserti dodecafonici tipici dei Grandi del genere (King Crimson, Gentle Giant...) è "Qui ed ora" (Albergue de Colombres, 17 Settembre). La voce di Nicola Randone, espressiva sia nei frangenti "arrabbiati" che in un clima più intimo, sa stemperarsi in sottotoni oscuri, da caverna fumosa o da cabaret Anni Venti, in note leggermente diaboliche, tanto da rammentare a me l'ugola avanguardistica di Peter Hammill.
Evoca mondi perduti altresì il brano "Rosa" (Pineres de Pria, 20 Settembre), dove la voce solista è quella, magistrale, di Maria Modica.
L'album comunque, caratterizzato anche da un livello tecnico del sound che cerca il suo pari, artisticamente si fa apprezzare in toto, come già detto.
Non a torto, il gruppo riceve ottime recensioni su riviste specializzate online-e-no. Vi segnalo un commento su tutti (in inglese), ospitato suProg Archives:
Il booklet del CD è in più lingue (tramite file .pdf stampabile).
Quello che conta è la strada che va
Indietro troverò solo rimpianti, fantasmi di perdute età
Ultreia - Canzoni sulla Via
Le track:
1. Ultreia 07:16 2. La cabra negra 06:16 3. Il canto della vita 07:14 4. Mariposas 04:01 5. Soy peregrino 02:51 6. Qui ed ora 07:05 7. El trovador enamorado 03:39 8. Rosa 07:09 9. So close, so far away 07:05 10. Hasta la vista, Diego 06:01 11. La iglesia de la Virgen Blanca 04:54 12. Santiago 06:49
I Randone sono: Nicola Randone - Voce, chitarra acustica, tastiere ed elettronica Marco Crispi - chitarra elettrica Livio Rabito - basso e cori Maria Modica - voce femminile e cori Riccardo Cascone - batteria
Ospiti: Beppe Crovella - altre tastiere vintage Carmelo Corrado Caruso - baritono Enrico Giurdanella - campane di cristallo Massimo Sammito - flauto e armonica
Musica e testi sono di Nicola Randone, ad eccezione di "Soy peregrino" (pezzo tradizionale), "Mariposas" (musica di Marco Crispi), mentre in "El trovador enamorado" e "Santiago" sono presenti parti di testo estratte dalla poesia Santiago di Federico Garcia Lorca
Gli arrangiamenti sono della band con la preziosa collaborazione di Beppe Crovella e Carlo Longo
Prodotto da N. Randone e B. Crovella
Per informazioni e contatti: www.randone.com - band@randone.com
Dall'album Deja Vú (Crosby, Stills, Nash & Young).
Il sentimento hippy è ancora presente in molti giovani di oggi...
Déjà vu uscì all'inizio del 1970, quando la stagione hippy era al tramonto. E infatti, appena un anno dopo, David Crosby avrebbe pubblicato l'album If I Could Only Remember My Name, che fu una sorta di addio all'estate dei fiori, caratterizzata dal motto "Peace & Love" ma anche da droghe sempre più pesanti.
Neil Young fotografato da Graham Nash nella casa di Stephen Stills (1970)
Crosby, Stills e Nash avevano esordito nel 1969 con un album il cui titolo era proprio questo - Crosby, Stills & Nash - e, anche dietro consiglio del loro manager, avevano assoldato Neil Young perché costui, "The Loner", impreziosisse la loro performance nei richiestissimi concerti dal vivo. Solo che Neil non era un musicista d'appoggio: era un mattatore lui stesso, come già ben sapeva Stephen Stills, che aveva trascorso con lui due anni nei Buffalo Springfield.
Nonostante qualche dubbio iniziale, Neil Young non solo si inserì maledettamente bene nel supergruppo (anche vocalmente, dopo che Graham Nash, fanatico del canto armonico, ebbe testato l'alchimia delle ugole), ma anche il suo apporto come autore fu decisivo per il lancio interplanetario del marchio CSNY. (O, se volete, CSN & Y).
"Country Girl", scritta da Neil, è in pratica composta da tre sezioni:
a) "Whisky Boot Hill"
b) "Down, Down, Down"
c) "Country Girl (I Think You're Pretty)"
Country Girl
Winding paths through tables and grass First fall was new Now watch the Summer pass So close to you
Too late to keep the change Too late to pay No time to stay the same Too young to leave
No pass out sign on the door set me thinking Are waitresses paying the price of their winking While stars sit at bars and decide what they're drinking They stop by to die because it's faster than sinking
Too late to keep the change Too late to pay No time to stay the same Too late to keep the change Too late to pay No time to stay the same Too young to leave
Find out that now was the answer to answers That you gave later She did the things that we both did before now But who forgave her?
If I could stand to see her crying I would tell her not to care When she learns of all your lying Will she join you there?
Country girl I think you're pretty Got to make you understand Have no lovers in the city Let me be your country man Got to make you understand Got to make you understand Country girl ...
E' diventata una canzone da stadio (gli italiani non ne conoscono il testo e perciò usano il "pooo-popopo-popoo-pooo" che è diventato un dubbioso tormentone delle curve): "Seven Nation Army" di Jack e Meg White per molti è una canzone antibellica. Lo stesso Jack però ha detto che l'ha scritta riflettendo sugli effetti negativi dell'avere successo. Maggiori note esplicative, con traduzione in italiano delle parole, le trovate qua:
Stupendo, emozionante, vibrante. Sonorità moderne dalle brulle spiagge del Brasile.
Il compositore brasiliano (qui in una foto del 1980) venne influenzato da Heitor Villa-Lobos.
I lavori di Gismonti riflettono la straordinaria realtà della sua terra, catturandone l'essenza dell'anima composita: dal batuque degli indios dell'Amazzonia al samba e al choro dei Carioca, attraverso il frevo, il baião e il forró tipici del Nord-Est. Il tutto filtrato dalla sua visione personale, elaborata in decenni di studio classico e di letture. Una musica colta e popolare a un tempo, in cui il jazz ha un ruolo importante.
"Berimbau" (1974; da un documentario della tivù tedesca)
Egberto Gismonti & Naná Vasconcelos in "Dança das Cabeças" (Kaiser Bock Winter Festival 1996)
Quando nel 1962 Allan Clarke e Graham Nash (due amici fin dall'infanzia) formarono The Hollies, il quintetto si presentò come un classico gruppo di Merseybeat. Di Manchester e non di Liverpool (da quest'ultima città com'è noto provenivano le band di quel genere). Attraverso diversi cambiamenti di formazione e una sequenza non indifferente di successi e invidiabili piazzamenti nelle hit parade internazionali, The Hollies si aprirono la strada verso la gloria, e alcuni dei componenti scrissero anche pagine importanti della storia della musica pop. Com'è noto, nel 1968 Graham Nash avrebbe abbandonato la band per unirsi, sull'altra sponda dell'Atlantico, a David Crosby e a Stephen Stills. Crosby, Stills & Nash fu quello che oggi si dice "un supergruppo", e l'aggiunta di Neil Young li avrebbe resi ancora più celebri (CSN&Y).
Stilisticamente, The Hollies presentavano un pop dalle voci armoniche sulla base di un beat - o ritmo - il più delle volte sostenuto. Si basavano sul duo chitarristico formato da Clarke e Nash e ispirato agli Everly Brothers, e circondato da batteria, basso e da un altro strumento che poteva cambiare da canzone a canzone. Fin dal 1963 fu Tony Hicks, polistrumentista, a pigiare i tasti di un organo elettrico e/o a suonare la terza chitarra o il banjio, il mandolino, il sitar... Hicks è addirittura ancora nella formazione di The Hollies (attualmente a quanto pare attivi!). Per vedere quanti e quali cambi di formazione conobbe il gruppo, meglio affidarsi alla lista compilata da Wikipedia, che è abbastanza lunga:
Nel 1971, tre anni dopo Nash, anche l'altro fondatore, ovvero Clarke, lasciò la band. Ciò fu quasi uno shock per i fans degli Hollies. Clarke era sulla buona strada per diventare una star quale cantante del gruppo, ma si illuse di poter fare carriera da solista. Al suo posto subentrò lo svedese Mikael Rickfors... che fu a sua volta sostituito da.... lo stesso Clarke, il quale rimase nella band per alcuni anni e poi lasciarla di nuovo e... Clarke si sarebbe ritirato dalle scene nel 1999 anche per problemi alle corde
vocali, forse non completamente appagato dalla sua carriera "solo" ma comunque riverito e rispettato per il suo ruolo in The Hollies e per le varie partecipazioni ad album altrui.
Tra i successi di The Hollies (alcuni composti in coppia da Clarke e Nash, e altri più tardi da Clarke insieme a Tony Hicks) vanno ricordati: "Look Through Any Window", "Jennifer Eccles", "He Ain't Heavy, He's My Brother" (cover-versione della ballata scritta da Bobby Scott e Bob Russell), "Goodbye Tomorrow", "Long Cool Woman in a Black Dress"... e un'infinità di cover e riproposte di brani altrui. (La medesima "Tell Me How" non era una canzone loro. Era già stata interpretata da Buddy Holly... ovviamente in chiave rock'n'roll.)
Il loro album più importante (a parte le varie compilation, tutte piacevoli) è Butterfly del 1967, dove già si intuisce quale sarebbe stato il suono di Crosby, Stills & Nash e dove viene anticipato lo sviluppo successivo della band.
Sempre nel 1967 The Hollies parteciparono al Festival di Sanremo, cantando una canzone di Mogol & Battisti: "Non prego per me". Topolàin non vuol dare alcun giudizio. Il video è qui sotto: giudicate voi stessi.
>> Nulla fu come prima quando tornai [dall'America] a Londra. Tanto per cominciare, la mia testa era sottosopra e io iniziai a guardare alla mia vita in modo completamente nuovo. L'incontro con Paul (Paul Simon), Cass (Mama Cass ovvero Cass Elliott dei Mamas And Papas) e Croz (David Crosby) diede un taglio del tutto nuovo alle cose. Adoravo i ragazzi degli Hollies, ma erano... appagati, soddisfatti del tipo di materiale che stavamo realizzando, grati di recitare il ruolo di popstar felici e pimpanti, a loro agio con una sensibilità parrocchiale da Inghilterra settentrionale... appagati. Non volevano altro che quello che avevano già, mentre io ero pronto a divorare il mondo. Gli incontri fatti negli Stati Uniti mi avevano stimolato, ero stimolato in generale. Fumare erba aveva avuto su di me un profondo effetto. Aveva scosso la mia curiosità, proiettandola su un piano assolutamente superiore. Gli Hollies, d'altro canto, erano semplici ragazzi da pub: per godersela, si bevevano le loro otto pinte a sera. Capii che stavamo per prendere direzioni diverse. <<
Poco più avanti, Nash rincara la dose:
>> Finalmente, ero convinto di avere canzoni che sarebbero piaciute agli Hollies. Di certo, ciò avrebbe superato le nostre differenze.Di certo, Allan [Clarke] se ne sarebbe accorto al primo ascolto. Forse, la cosa ci avrebbe fatto imboccare un sentiero nuovo e vitale. Purtroppo, non andò così.Gli Hollies non erano interessati a nessuna delle mie canzoni nuove. [Trattavasi di titoli come "Right Between The Eyes", "Lady Of The Island", "Teach Your Children"...] Nulla li avrebbe dissuasi dal realizzare quell'album di canzoni di Dylan. Crosby si fece sentire con un consiglio prezioso: "Queste canzoni che hai scritto sono ottime. Hai una bella tavolozza variegata. Se qualcuno ascolta queste canzoni e non coglie il fatto che dietro di esse c'è un autore di livello mondiale, allora il gruppo non ci vede più bene". Aveva colto la realtà alla perfezione. Sembra che io fossi completamente avulso dalla band. Basta, presi una decisione. Fine della storia. <<
Nash e The Hollies andarono ognuno per la propria strada... Ma nel 2010, quando The Hollies vennero introdotti nella Rock'n'Roll Hall of Fame, Nash era presente, e fu un bel rivedere insieme a Allan Clarke e agli altri membri ed ex-membri.
Cantata al Farm Aid di Louisville, Kentucky, del 1. ottobre 1995.
Il Farm Aid è un'iniziativa nata nel 1985 da Willie Nelson, Neil Young e John Mellencamp per protestare contro la disertificazione delle campagne americane e per ricordare alla nazione quant'è utile e giusto comprare i prodotti direttamente dai contadini. Nel 2001 un altro celebre musicista, Dave
Matthews, si è unito a Young & Co.
Oh, Mother Earth, With your fields of green Once more laid down by the hungry hand How long can you give and not receive And feed this world ruled by greed And feed this world ruled by greed.
Oh, ball of fire In the summer sky Your healing light, your parade of days Are they betrayed by the men of power Who hold this world in their changing hands They hold the world in their changing hands.
Oh, freedom land Can you let this go Down to the streets where the numbers grow Respect Mother Earth and her giving ways Or trade away our children's days Or trade away our children's days.
Respect Mother Earth and her giving ways Or trade away our children's days.