18 dic 2011

'Takk...', dei Sigur Rós

[17 maggio 2007]
L'Islanda comincia veramente ad attecchire nella nostra coscienza, così tanti sono gli artisti eccellenti che dall'alto dell'"Isola dei Ghiacci" irradiano suoni verso il resto del mondo. Conoscevamo già i Mum (oltre a Björk, chiaro!), e adesso scopriamo i Sigur Rós, una band capace di regalarci musica fatata. 

Dopo l'ascolto "informale" dei loro ágætis byrjun e di ( ) [untitled], che è servito da approccio, ancora un'altra pagina di elettropoesia: Takk... ("grazie...") è il titolo del quarto album dei Sigur Rós. 11 le canzoni/sinfonie contenute all'interno. La voce di Birgisson sempre ineffabile, vellutata - e la lingua che usa è - badate bene - l'islandese!


Sigur Rós - Takk
I Sigur Rós si servono di vibrafoni, celesta e magia. Le loro sonorità si possono "vedere", il che equivale a vedere - e toccare - il cielo.
Takk... si apre con il pezzo omonimo, che dura solo 15 secondi ma già riesce a squarciare il quadro della nostra quotidianità per permetterci di entrare in un mondo al di là del nostro. Dopo questo breve intro, si procede con "Glósóli" e "Hoppipolla", due magnifiche mini-sinfonie. "Saeglopur" invece è un vero inno al senso di appartenenza cosmica che i Sigur Rós sono maestri nel rievocare. Un altro pezzo si chiama "Mílanó" (accento sulla prima sillaba); ci siamo informati: il gruppo attorno a Jón Birgisson e Kjartyn Sveinsson (rispettivamente: "Jónsi" e "Kjarri") si riferisce effettivamente alla nostra città! E, dopo un paio di altri track che testimoniano di una creatività libera e immaginifica, il sipario si abbassa alle note di "Heysátan", un lieve planare nello spazio.

Una colonna sonora perfetta per i nostri giorni d'ibernazione prossimi venturi.

Gli AREA

Costa fatica catalogarli come gruppo "prog rock", malgrado la loro sia una musica progressiva e anche se persino il nome di Frank Zappa è stato inserito in molte summae enciclopediche dedicate a questo genere.

Gli Area non cantavano di maghi e carrozze, ma erano attentissimi alla realtà politica e sociale, che loro criticavano ferocemente sia nei testi sia tramite la voce - realmente unica - di Demetrio Stratos. Come scrive Lucio Mazzi, "Stratos non 'cantava': 'usava' la voce spingendola in territori sconosciuti, singhiozzando, sussurrando, gridando, facendole saltare le ottave nella maniera più spericolata... Il tutto in modo estremamente funzionale ad una musica che recuperava influenze etniche e free jazz, musica concreta e rock."                                                  
Se proprio bisogna cercare per gli Area un paragone nell'ambito del "progressive", allora occorre citare i Gong, i Soft Machine e la Mahavishnu Orchestra.
Sempre fedeli alle proprie istanze provocatorie, di rottura, furono un vero e proprio manifesto culturale per una buona fetta della generazione che ha attraversato i '70. Partiti dal free jazz (Soft Machine, Nucleus), divennero ancora più sperimentali, influenzati tra l'altro da John Cage e vogliosi di esprimere la loro passione per la musica etno (araba e greca).

" ...il mio mitra e' il contrabbasso / che ti spara sulla faccia / che ti spara sulla faccia / cio'  che penso della vita / con il suono delle dita / si combatte una battaglia / che ci porta sulle strade / della gente che sa amare."
                                     ("Gioia e rivoluzione")


La scomparsa di Demetrio Stratos, avvenuta nel 1979, fu uno shock, che però non fermò i componenti della band, i quali continuarono (e continuano a tutt'oggi) il loro lavoro di ricerca, sperimentando nuovi materiali sonori e nuovi linguaggi.

A proposito di questo album - Caution Radiation Area -, alquanto ostico, possiamo raccontare un aneddoto.
Durante un evento in memoria di Demetrio Stratos alla Salumeria della Musica a Milano (all'interno della rassegna Rock files), in cui erano intervenuti anche Boris Savoldelli ed Eugenio Finardi, Fariselli raccontò che in Cramps, quando sentirono la musica per decidere della pubblicazione del disco, gli dissero: "Va bene, ma sono cazzi vostri!" 



Il nucleo "storico":
Ares Talovazzi  (basso)
Demetrio Stratos (voce)
Giulio Capiozzo (percussioni)
Gian Paolo Tofani (chitarra)
Patrizio Fariselli (tastiere)


Discografia parziale:
Arbeit macht frei ('73), Caution Radiation Area ('74), Crac! ('74), Are(A)zione ('75), Maledetti (maudits) ('76), Event '76 ('76), Anto/logicamente ('77), 1978 gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano! ('78), 1979 Il Concerto - Omaggio a Demetrio Stratos (vari artisti), Tic&Tac ('80), Parigi Lisbona ('96, registrato live nel '76), Concerto Teatro Uomo ('96, registrato live nel '76), Chernobyl 7991 ('97)

Pezzi più celebri:
"Luglio, Agosto, Settembre (Nero)"
"Arbeit macht frei"
"Cometa rossa"
"Are(A)zione"
"Lobotomia"
"L'elefante bianco"
"La mela di Odessa"
"Gerontocrazia"
"Gioia e Rivoluzione"



                         Revolution, BOX SET (4 cd) area - rivoluzione

17 dic 2011

E' morta Cesaria Evora

La capoverdiana, detta "la Diva scalza", raggiunse la celebrità solo verso i 50 anni. Era la regina indiscussa della morna, musica malinconica, dall'impronta blues, tipica di Capo Verde.





16 dic 2011

Kate Bush: 'Aerial'

[23/10/2005]
E' tornata! Dopo 12 anni, la più indipendente tra tutte le artiste mainstream d'Inghilterra si riaffaccia alla ribalta con un album eclettico (Aerial) riproponendoci la sua inconfondibile voce.
Kate Bush - Aerial Kate Bush, "La Boush", ha tratto dall'album anche un singolo. "King Of The Mountain", questo il titolo della canzone, che parla di Elvis Presley ma allude anche all'affaire Jonathan King. Nel 2001 scoppiò uno brutto scandalo a Londra: l'ex produttore e re dell'easy listening King (scopritore tra l'altro dei Genesis) fu arrestato con l'accusa di aver abusato sessualmente di alcuni adolescenti, e ancora oggi ([23/10/2005]) sconta la pena.

Kate Bush, enfant prodige e cantautrice molto originale ("Babooshka", "Wuthering Heights"...) fu lanciata da David Gilmore dei Pink Floyd e, ancor giovane, decise di automanagerializzarsi e di non accettare alcuna imposizione da parte delle major.
Tra i musicisti che hanno collaborato con lei ci sono Roy Harper, Peter Gabriel, Eric Clapton, Nigel Kennedy e Prince. Tricky, Björk e tanti altri, ma in primo luogo Tori Amos, la considerano un loro idolo.

Sensazione Pollina

Sembrano ormai lontani i tempi degli Agricantus, il gruppo con cui Pippo Pollina (palermitano, classe 1963) si fece le ossa dando concerti sia in Italia sia all'estero. Erano i terribili Anni Ottanta. A un certo punto, il giovane, disgustato dalla mancanza di prospettive nella sempre più caotica società italiana, lasciò ogni cosa (la famiglia, gli studi universitari, gli amici) per iniziare un vagabondaggio di "formazione" che lo portò tra l'altro in Ungheria e nell'ex DDR. Durante una delle sue esibizioni per le strade di Lucerna, venne notato dal cantautore svizzero Linard Bardill, che lo invitò a registrare con lui un disco in lingua ladina. Ben presto Pollina cominciò a incidere i propri dischi e a partecipare a vari concerti, tra i quali un open air a Lugano al fianco di personaggi come Van Morrison e Tracy Chapman.

 

La particolarità di questo cantautore è che si esprime in più lingue, spesso mischiando idiomi diversi in una stessa canzone. La sua esplorazione musicale non conosce limiti: lui (con i virtuosi del Palermo Acoustic Quartet, con artisti mitteleuropei oppure da solo) è di casa nel jazz, nel rock, nella musica classica e in quella etnica. Tanto eclettismo non stupisce se si pensa alla ricca biografia di Pollina: nel corso della sua ormai lunga carriera, ha collaborato con numerosi cantautori; da ricordare tra gli altri Franco Battiato e l'austriaco Konstantin Wecker (che fu peraltro uno dei suoi scopritori).
"Nemo profeta in patria": almeno agli inizi, questa regola sembrava valere anche per Pippo Pollina. Nel frattempo però il palermitano ha trovato una sua collocazione persino sul mercato nostrano. Che le sue fortune siano iniziate in Svizzera, terra apparentemente improbabile per un musicista in cerca di un trampolino di lancio, contribuisce all'immagine anticonformista che tanto gli si addice. Pippo, che è sposato con la giornalista e scrittrice zurighese Christina Pollina, passa, a ragione, per un intellettuale integro e sincero. In un'intervista a una tivù tedesca, ha dichiarato: "Se avessi la scelta di poter vedere il clip di una mia canzone su MTV oppure leggere un articolo che parla di me sulle pagine culturali della Süddeutsche Zeitung, opterei per quest'ultima soluzione. Io cerco un pubblico ben preciso..."

Dalla repubblica elvetica, la fama di Pollina si estese velocemente a tutti gli altri Paesi di lingua tedesca. A Monaco di Baviera, ad esempio, lui e la sua band (Gaspare Palazzolo al sax, Enzo Sutera alla chitarra, Luca Lo Bianco al contrabbasso, Toti Denaro alle percussioni) sono ospiti fissi...

Bar Casablanca è uno dei suoi album migliori. Tra i brani ivi contenuti: "Chiaramonte Gulfi", che narra di un giovane che sogna fortemente di emigrare in Canada... finché la spietata realtà non gli apre gli occhi.  




                                               Pippo Pollina homepage

11 dic 2011

'This machine kills fascists'

 Fino alla fine degli anni Novanta, si sapeva che Woody Guthrie ("the dust brother") aveva scritto circa un migliaio di canzoni: tutte quante usando una vecchia macchina da scrivere e tutte ispirate a fatti di cronaca, conversazioni udite per caso e pensieri che gli venivano quando era on the road. Un lascito abbastanza impressionante, il suo, e non solo quantitativamente... anche se, per far digerire il suo "socialismo" agli americani, lo si ricorda quasi esclusivamente come autore di "This Land Is Your Land" (un inno alla libertà che viene insegnato nelle scuole). Poi sua figlia Nora, dopo oltre quarant'anni di quasi-indifferenza per l'eredità paterna, prese a esplorare i recessi della casa della madre Marjorie e scoprì centinaia e centinaia di nuovi testi che Guthrie non aveva avuto il tempo di trasformare in canzoni. Nora si mise dunque alla ricerca di un degno rappresentante del lascito paterno e si imbatté in Billy Bragg.

Già nel 1983, nell'album To Have And To Have Not, Bragg cantava:

"A 21 anni stai in cima all'immondezzaio,
a 16 eri il migliore della classe.
A scuola hai imparato soltanto
a diventare un buon lavoratore.
Anche se il sistema ha fallito,
cerca di non fallire tu."

Parole dure, rivolte alla politica neoliberale del governo Thatcher, che di lì a pochi anni rovinerà l'Inghilterra. Bragg, nato nel 1957 a Barking (Essex), dichiarò di essersi deciso a intraprendere la carriera di musicista appunto per colpa - o per merito - di Margaret Thatcher. Dopo aver visto un concerto dei Clash, fondò il proprio gruppo punk - i Riff Raff -, ma nel 1980 sorprese tutti arruolandosi volontario nell'esercito britannico ("Volevo guidare un carro armato!"). Dopo soli tre mesi gettò l'uniforme alle ortiche ("Le 175 sterline che dovetti pagare per ricomprarmi la libertà rappresentano i soldi meglio spesi dell'intera mia vita"). Quindi, armato di chitarra, amplificatore e testi pieni di rabbia, cominciò a suonare là dove poteva, fino a profilarsi ben presto come bardo della protesta anti-thatcheriana.

"Billy e Woody dicono le stesse cose e hanno lo stesso sense of humor..." spiega Nora Guthrie (sorella di Arlo).
E così Bragg: "Woody aveva il diavolo dentro, proprio come Robert Johnson. Capirlo probabilmente è più facile per un inglese che, come me, è nato negli anni Cinquanta. Woody poneva agli americani un sacco di domande alle quali loro non potevano rispondere. Non faceva compromessi. Li invitava a iscriversi al sindacato ('Join the Union!') e diceva cose del tipo: 'Come recita la Bibbia, il denaro deve essere equamente distribuito'..."
Dopo Pete Seeger, Bob Dylan e Bruce Springsteen (The Ghost of Tom Joad, uscito nel 1995, rimane il maggiore omaggio di Springsteen a Woody Guthrie), dunque è stato Bragg a profilarsi in qualità di accolito d'eccezione del "vagabondo comunista".
Il risultato? Mermaid Avenue, che ha recato a Bragg e alla band Wilco una nomination al Grammy Award.

 

"Well I'm walkin' down the track, I got tears in my eyes.
Tryin' to read a letter from my home."

(Woody Guthrie)
 
La filosofia radicale di Woody Guthrie si forgiò nelle disgrazie che portò con sé la Grande Depressione; dopo, il cantautore soffrì - e non poco - le vessazioni del maccarthismo. Woody Guthrie aveva il sospetto che sulla sua famiglia gravasse una maledizione, e forse era proprio così: cinque dei suoi otto figli morirono prematuramente, la casa dei genitori bruciò in circostanze misteriose, sua sorella Clara perì in un altro incendio, anche suo padre rischiò di morire in un ennesimo incendio, la sua prima moglie Nora divenne demente, lui stesso fu colpito dalla temibile Corea di Huntington (non senza prima però essersi ustionato a un braccio, cosa che gli rese impossibile suonare la chitarra...)


Nel 2006 è uscito anche l'omaggio di Bruce Springsteen a Pete Seeger. Si intitola We Shall Overcome: The Seeger Sessions. In compagnia di un esercito di ottimi collaboratori, Springsteen dà la sua interpretazione originale di 15 "traditionals", e non è difficile a volte sentire risuonare la voce di Guthrie between the lines...


In entrambi gli album dedicati al troubadour di Okemah (Oklahoma), Mermaid Avenue Vol. I e Mermaid Avenue Vol. 2, Bragg è accompagnato dai Wilco.

The Kingston Trio

Oggi i ragazzi cercano di imparare la chitarra strimpellando "The Roof Is On Fire" e altre songs dai testi atroci. Ancora fino a qualche tempo fa invece erano "Blowin' In The Wind", "Where Are All The Flowers Gone", "Eve of Distruction" e le canzoni di Donovan, Simon & Garfunkel e Cat Stevens i nostri banchi di prova.


 Il merito maggiore del Kingston Trio è di aver spianato la strada ai tanti interpreti venuti dopo di loro, raccogliendo in vere e proprie antologie i testi e le musiche della tradizione popolare. Riascoltarli è sempre un piacere; con o senza banjio di accompagnamento, si pensa al fuoco di un bivacco nella prateria sconfinata. Risalta la loro sana ingenuità, che non guasta mai, ma anche l'entusiasmo che ci mettono a presentare canzoni senza età - quelle, appunto, tramite cui si impara a suonare la chitarra, e che soprattutto  ci permettono di rimanere aggrappati al nostro non troppo remoto background storico.


  Fondato da Bob Shane, Nick Reynolds e Dave Guard a Palo Alto (California) nel 1957, il Kingston Trio ha portato il folk alle masse ancor prima di Pete Seeger, Joan Baez, Peter, Paul & Mary e altri giganti del genere. Plasmando stili diversi come pop, calypso e hawaiian,  furono spesso relegati negli scaffali del country & western ("Tom Dooley", primo successo del trio, datato 1958, fece loro vincere il primo di una lunga serie di Grammy), ma li si può considerare tra i capostipiti della vera world music.
Anche se abbandonarono quasi subito lo stato amatoriale - dal 1958 al '62 rappresentarono "il" supergruppo per eccellenza, anticipando la fama dei Beatles -, vissero sempre un po' all'ombra delle grandi voci del folk, preferendo quasi sempre fare le cover di canzoni invece di scriverne di proprie.
Il trio ha spesso cambiato i suoi componenti. Quando nel 1961 Dave Guard se ne andò, tra i candidati a occupare il suo posto ci fu un certo Roger McGuinn, che poco più tardi avrebbe co-fondato i Byrds; ma in quel caso la scelta per il sostituto cadde sull'altrettanto valido John Stewart.

Pur essendo sostanzialmente apolitici, "i tre di Kingston" riuscivano infondere agli ascoltatori l'impulso di riflettere sulla realtà sociale presente e passata, grazie anche all'umore sottile con cui condivano le loro interpretazioni. All'inizio si esibirono davanti a piccole platee di studenti nei colleges e nelle birrerie della West Coast, ben presto però furono al cospetto delle folle nelle concert halls di tutta America...
 



Alcuni titoli (compilation ideale):


- "Scotch And Soda": un inno alle sbevazzate, composto da Anonimo. I membri del Kingston Trio provarono per anni a scoprire chi ne fosse l'autore, ma senza successo. Così, il copyright della canzone risulta appartenere a Dave Guard. 

- "Blowin' In The Wind", "Guantanamera": spesso eseguite con comicità involontaria, che tradisce il tipico romanticismo di marca yankee suscitante tenerezza ma che nel contempo spinge a scrutare verso orizzonti forse non del tutto smarriti.

- "500 Miles", "M.T.A.": sono due canzoni sui viaggi in treno (ovviamente viaggi per necessità, non per piacere). La versione originale di "M.T.A." (o "Charlie on the M.T.A.")  fu scritta per Walter F. O'Brien, candidato nelle liste di un partito progressista (e per questo erroneamente bollato come "comunista") alle elezioni del 1948 di sindaco di Boston. In seguito il testo venne ripulito da ogni accenno "radicale". La M.T.A., compagnia di trasporti di Boston, aveva alzato i prezzi dei biglietti, includendo l'obbligo di una tassa extra per poter uscire dalle stazioni della metropolitana (!). Il Charlie della canzone, a cui mancano 5 cents, si ritrova a vagare per i tunnel, senza speranza di poter mai lasciare la sotterranea... O'Brien aveva impostato parte della sua campagna politica sulla lotta contro i soprusi della M.T.A., ma perdette e si ritirò nel Maine, dove aprì una libreria. 

- "Goodnight Irene": canzone popolare a firma del leggendario bluesman Leadbelly e interpretata inizialmente dai The Weavers, gruppo cui appartenne Pete Seeger.

- "This Land Is Your Land": il capolavoro di Woodie Guthrie, reso celebre nella metà degli Anni Cinquanta dai Weavers come un'esplicita alternativa radicale al "God Bless America" di  Irving Berlin.

- "Seasons In The Sun": è la versione inglese della ballata di Jacques Brel "Le Moribund". Terry Jacks la portò al successo nel 1973 dopo averla ascoltata su un disco del Kingston Trio. E' la storia di un giovane moribondo che prende congedo dalla famiglia e dagli amici. Il brano fu riproposto dai Mamas And Papas, da Cat Stevens e più tardi dai Nirvana e dai Blink 182 (tra gli altri).

- "Michael Row The Boat Ashore": famoso gospel cristiano, con il suo Alelu-u-uja! che  scollava dalle loro poltroncine anche gli spettatori più apatici.

- "Eve Of Distruction": uno dei pezzi di maggiore intensità drammatica; scritto da Barry McGuire nel periodo della guerra in Vietnam. L'interpretazione del Kingston Trio è riuscita perché qui rinunciano saggiamente ai coretti e ai du-wam-wam-pa-du che invece stanno benissimo in

- "The Lion Sleeps Tonight": bellissima, e per il trio ai tempi dei tempi un meritato successo mondiale. Conosciuta anche come "Wimoweh (Mbube)", è l'adattamento moderno di un canto tradizionale zulu. Fu per la prima volta proposta dai The Weavers nel '52. In qualche raccolta del Kingston Trio è disponibile anche nella versione a capella.

- "Where Have All The Flowers Gone": il rincorrersi delle tre voci e il loro ricongiungersi nel ritornello non può che spingere al buon umore pure nel caso di un brano toccante come questo.

- "The River Is Wide": il fiume qui come metafora del tempo che passa e dell'amore che appassisce.

- "Hard Travellin'": storia di un bracciante nomade in cui è racchiusa l'intera saga della miseria attraversata dalla classe lavoratrice americana negli Anni Venti e Trenta.

- "Try To Remember": la mia canzone preferita in assoluto, una tenera ballata in tempo di valzer sul recupero delle memorie più belle della gioventù. Potrebbe essere scelta come il mantra di resistenza alle difficoltà della vita odierna. "Scoperta" dal Kingston Trio durante la visione dello spettacolo The Fantasticks (ancora oggi in scena, dopo oltre un trentennio, nello stesso teatrino del Greenwich Village), fa da allora parte del repertorio di innumerevoli artisti, da Frank Sinatra a Nana Mouskouri, da Harry Belafonte ai Temptations.

Vale la pena di accaparrarsi una raccolta del Kingston Trio anche solo per sentire la loro stupenda interpretazione di "Try To Remember" e di "The Lion Sleeps Tonight" (quest'ultima tornata in auge in Italia grazie a un simpatico spot pubblicitario animato).

***

Try To Remember
© 1960 by Tom Jones & Harvey Schmidt


Try to remember the kind of September
When life was slow and oh so mellow
Try to remember the kind of September
When grass was green and grain so yellow
Try to remember the kind of September
When you were a young and a callow fellow
Try to remember and if you remember
Then follow ( follow ) follow ( follow ) follow . . .

Try to remember when life was so tender
That no one wept except the willow
Try to remember when life was so tender
That dreams were kept beside your pillow
Try to remember when life was so tender
That love was an ember about to billow
Try to remember and if you remember
Then follow ( follow ) follow ( follow ) follow . . .

Deep in December it's nice to remember
Although you know the snow will follow
Deep in December it's nice to remember
Without a hurt, the heart is hollow
Deep in December it's nice to remember
The fire of September that made you mellow
Deep in December our hearts should remember
Then follow ( follow ) follow ( follow ) follow . . .

Pink Floyd, concerto a Venezia 15 luglio 1989 - completo



Insieme al concerto nell'ex "zona franca" di Berlino (1988), quello di Venezia si svolge in uno scenario "storico" similmente all'ormai mitico Concerto a Pompei (1971).
Nel 1989 i Pink Floyd avevano ormai "perso" Roger Waters, anima del gruppo fin dall'auto-dissolvenza di Syd Barrett, e David Gilmour e Nick Mason si sforzarono di infondere uno spirito positivo al tour mondiale che serviva a promuovere A Momentary Lapse Of Reason, e ciò nonostante le beghe legali in corso con Waters per l'uso del nome della band e per l'esecuzione di vari brani da The Wall che l'ex membro considerava di sua proprietà.
Il tour fu un successo persino maggiore di tutti quelli che lo avevano preceduto, ma si avvertiva chiaramente che, de facto, trattavasi dell'epilogo: i Pink Floyd appartenevano già alla storia e non avrebbero potuto più offrire niente di veramente grande e geniale. L'ultima impennata sarebbe stata rappresentata da The Division Bell (1994); quindi, di nuovo stagnazione e, immancabilmente, the end.