18 dic 2011

La storia dei Genesis - 1: 'From Genesis To Revelation'

Quando nel 2001 Jonathan King fu arrestato per un brutto affare di pedofilia, molti inglesi non furono particolarmente shockati dalla notizia: King, produttore musicale di successo e noto conduttore radiofonico, faceva parte di un mondo dove è necessario calare le brache solo per poterne varcare la soglia; e lui, essendo promotore di un pop marca "bubblegum", non poteva certo possedere una moralità al di sopra di ogni sospetto. Le accuse gli piombarono addosso dal passato: a quanto pare, negli Anni '70 e '80 era solito aggirarsi per Londra sulla sua Rolls Royce offrendo passaggi a spaesati adolescenti (tredici-quindicenni) che, dopo gli "attacks", venivano congedati con una t-shirt o un disco autografato a mò di regalo.  
Uscì di prigione anzitempo, nel 2005, grazie anche agli sforzi del suo avvocato Giovanni di Stefano (evidentissima l'origine italiana).
Non si tratta dunque di un personaggio simpatico, anche se continua a giurare di essere innocente.
Lo scandalo comunque ci fu, e gettò una luce a dir poco obliqua sull'uomo che per primo ripose fiducia sui Genesis. Avrebbe successivamente lanciato anche The Bay City Rollers e 10cc, ma all'epoca in cui la nostra storia ha inizio Jonathan King era noto soprattutto per un suo hit entrato nei Top 10 ("Everyone Has Gone To The Moon", 1965) e l'unico altro gruppo di cui si era occupato erano gli
Hedgehoppers Anonymous, oggi universalmente ignoti.




King, ex alunno della Charterhouse School frequentata da Peter Gabriel, Tony Banks, Anthony Phillips e Mike Rutherford, si ritrovò un giorno ad ascoltare un demo fattogli recapitare dai ragazzi, e immediatamente comprese le potenzialità del gruppo. Decise di contattarli e l'album che risultò da questa collaborazione, From Genesis To Revelation, sarebbe apparso un anno dopo,  preannunciato da un paio di 45 giri. L'LP aveva una copertina nera con il titolo scritto a caratteri vagamente gotici color oro, cosa che in molti negozi lo fece finire sugli scaffali di musica religiosa. Sulla cover non era riportato nemmeno il nome del gruppo, in quanto in America esisteva già una formazione che si chiamava Genesis.
A Peter e compagni il nome da assumere fu suggerito dallo stesso King. Ma anche in questo caso si trattò di calcolo personale: per l'ex scolaro della Charterhouse era in fondo la "genesi" (l'inizio) della sua carriera di produttore. I giovani componenti della band furono abbastanza felici della scelta: "Genesis" suggeriva storie e situazioni mistiche, "dark", intricate, che loro amavano. Loro stessi erano nati dalla fusione degli Anon (Phillips, Rutherford) con The Garden Wall (Gabriel, Banks), e ritenevano che né l'una né l'altra denominazione dovesse essere più rispolverata. Qualcuno - lo stesso King? - suggerì addirittura come alternativa "Gabriel's Angels"; ma, a parte lo stesso Peter Gabriel, gli altri si mostrarono tutt'altro che entusiasti della proposta. Fino a quel momento, in realtà, non avevano neppure pensato al nome. Erano musicisti in erba (tutti 17enni e 18enni, non dimentichiamolo!) pieni di ardore creativo, che litigavano per accaparrarsi il diritto di impadronirsi dell'unico pianoforte presente nella music room della scuola. Per il solo privilegio di ottenere un contratto discografico, erano disposti persino a legarsi a vita a Jonathan King e alla Decca Records...  
Pieni di idee ed equipaggiati con strumenti raccapezzati qua e là, entrarono dunque in sala di registrazione.

Correva l'anno 1968. I Rolling Stones sfornavano Beggar's Banquet, uno dei loro lavori migliori in assoluto; Leonard Cohen scalava le classifiche con le sue Songs; Jimi Hendrix esplodeva con Electric Ladyland; i Beatles emettevano già il loro canto del cigno con The White Album; e Dylan & The Band consegnavano al mondo i Basement Tapes. Ma era anche il periodo d'oro dei fratelli australiani Gibbs, i quali, noti con l'appellativo Bee Gees, confezionavano melodie e testi che andavano per la maggiore e per cui anche Jonathan King stravedeva. (Fortunatamente, i Bee Gees erano ancora assai distanti dalle febbri del sabato sera celebrate in isterico falsetto; quello sarebbe stato il loro secondo periodo d'oro).


Peter Gabriel & Co. non nascosero il disappunto nell'ascoltare il prodotto finito di From Genesis To Revelation. Il buon King aveva fatto aggiungere a quasi tutti i pezzi una sezione di archi, infondendo ad essi atmosfere beegeesiane. Loro invece volevano "rockare"! E, effettivamente, questo desiderio risulta evidente se riascoltiamo "The Conqueror", "In The Beginning" e il bonus track "One-Eyed Hound". Ciò che venne fuori dal ri-arrangiamento in studio fu invece qualcosa di generalmente catalogabile alla voce "soul-pop".
Tutta la pubblicità fatta a "Silent Sun" sia dal DJ Kenny Everett della BBC, sia dall'emittente pirata Radio Caroline, non servì a far decollare né il single in questione, né l'album da cui esso era ricavato.
Della prima edizione dell'LP si vendettero, sia detto per inciso, appena 600 copie.
"Successo" è una nozione relativa, come dimostra la storia di From Genesis To Revelation.
 
Più tardi, quando volevano investigare sui trascorsi di quei sensazionali rappresentanti del prog rock, i giornalisti andavano a intervistare Jonathan King a proposito di quell'eccentrico, bizzarro debutto. E lui raccomandava puntualmente: "Compratelo! Comprate il disco. E' veramente bello, e ognuna delle canzoni potrebbe diventare anche oggi un hit..."
Obiettivamente, l'ascolto è piacevole. Si tratta di piccoli gioielli senza tempo, solo leggermente velati dalla patina di una tecnica di registrazione che ai nostri giorni ci appare arcaica. Per i romantici che amano le melodie dolci e il progressive marca Moody Blues, almeno sette titoli possono benissimo trovare posto nella loro audioteca ideale: "Fireside Song", "Am I Very Wrong?", "In The Wilderness", "In Hiding", "Window", "Silent Song" e "A Place To Call My Own".
Jonathan King faceva bene a consigliare l'acquisto di quell'opera prima: lui incassava - e incassa! - le royalties...
Ma, a parte tutto, a King va uno dei meriti maggiori, e cioè aver avuto il fegato di investire su quei ragazzi sconosciuti, contribuendo così alla nascita di una leggenda.

Il filo rosso che si dipana attraverso From Genesis To Revelation è quello della storia dell'umanità, raccontata in una decina di brani (ma arrivano a sedici o diciassette con i solchi-bonus aggiunti in seguito). L'album contiene già un accenno ai miti e alle fiabe che i Genesis avrebbero poi largamente sviluppato; è, quindi, il degno prologo a una sequela di cinque capolavori: Trespass, Nursery Cryme, Foxtrot, Selling England By The Pound e The Lamb Lies Down On Broadway. Un periodo davvero magico, prima che Gabriel gettasse la spugna e che Phil Collins trasfigurasse il gruppo, sfruttandone la crescente popolarità per autopromuoversi similmente a un Giano bifronte: da una parte iniziando un'imbarazzante carriera di cantante "easy", e dall'altra andando nella direzione totalmente opposta, divenendo leader di un gruppo avanguardistico come i Brand X.   
 

Tracks:

1. Where The Sour Turns So Sweet    
2. In The Beginning    
3. Fireside Song   
4. The Serpent    
5. Am I Very Wrong?  
6. In The Wilderness  
7. The Conqueror    
8. In Hiding    
9. One Day    
10. Window    
11. In Limbo  
12. Silent Sun   
13. A Place To Call My Own  
14. A Winter's Tale   
15. One Eyed Hound    
16. That's Me    
17. Silent Sun (single version) 

 

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