17 mar 2022

L'alba della civiltà', degli Odessa



Line-up:

Lorenzo Giovagnoli (voce, tastiere)

Giulio Vampa (chitarre)

Valerio de Angelis (basso)

Marco Fabbri (batteria)


Guest: Gianluca Milanese (flauto)

 

 Il CD si apre e si chiude con due brani "eterei" ("La stanza del figlio" e "Nell'etere") e nel mezzo c'è una cover dei Pooh molto importante: "L'Anno, il Posto, l'Ora" nella versione che i Pooh ne fecero dal vivo nel 1972 (ma sull'album - Parsifal - finì la versione meno rock e meno prog), e impreziosita da adornamenti e richiami molto belli a firma Lorenzo Giovagnoli. Per il resto, L'alba della civiltà offre una gamma di brani hard prog - di ottima fattura compositiva - come li conosciamo dagli altri due dischi della band marchigiana.


Alcuni link:

Odessa su "HearNow"  

           Odessa su Spotify 

  Odessa su Facebook  OdessaZone

   --- e su Youtube



Ritratto di Lorenzo Giovagnoli (Odessa)




L'album era stato già preannunciato sul nostro blog in questi articoli:

      Lorenzo Giovagnoli (Odessa) 

      'Stazione Getsemani' (Odessa)

      Come annunciato... 'L'Alba della Civiltà' (Odessa)

       Odessa: sta per uscire il terzo album! ('L'alba della civiltà')



I brani:

"La stanza del figlio". È un'apertura in tono minore, breve e meditativa, forse a voler introdurre il flauto, elemento importante di questo terzo album degli Odessa: è suonato da Gianluca Milanese, il quale già collaborò all'esordio Stazione Getsemani (1999).


"Invocazione": quasi brusco cambio di atmosfera. Brano sostanzialmente in uptime che a un certo punto ci offre, a sorpresa, una parentesi morriconiana, prima di riprendere quota tra gorgheggi/vocalizzi à la Demetrio Stratos. Ha una bella coda, che si interrompe di botto...


... per lasciare posto alla dolcissima, struggente "Di buio e luce". Trattasi della "parte 2", essendo questa la "continuazione", o meglio la reprise, della "Di buio e luce" già apparsa in Getsemani. Qui Giovagnoli e i suoi sono al meglio delle loro possibilità: melodia in tempo relativamente moderato e abbellita da un flauto in gambissima e una chitarra formidabile, prima di salire di ritmo. Semplicemente stupendo, il tutto. Si merita di essere suonata da tutte le emittenti radio che trasmettono musica di livello alto-altissimo.


"L'alba della civiltà": pezzone! Rock mediterraneo con ascese quasi verticali e vertiginose discese, un buon ritmo, e melodia che si aggancia alla memoria. Interessante, come al solito, il testo. A tratti il brano è jazzato e dunque richiamante anche il suono di Canterbury. Buona inventiva di tutti gli strumenti, flauto e tastiere in primis. Armonie vocali perfette, basso a drums attenti e puntuali.


"L'organista del bosco": sorprendente, bucolico ed eccentricamente folk come possono esserlo i Jethro Tull. Quasi inaspettata passeggiata strumentale in un ambiente e in una situazione semifiabesche. Ma non manca nemmeno qui l'"acidità" e l'hardness - nella giusta dose - degli Odessa. Bellissimo. Gradevole. Intelligente. E complimenti davvero al flautista, Milanese.


"L'Anno, il Posto, l'Ora 1972": il clou, probabilmente, di quest'album; il brano che spingerà L'alba della civiltà fin negli apparecchi riproduttori di molti amanti della musica (e non solo fans dei Pooh!). Il vero colpo di genio di Lorenzo Giovagnoli.


"Rasoi": questo è il pezzo che si sarebbe meritato di aprire l'album. È - di nuovo - un rock mediterraneo che a tratti ricorda la P.F.M. ma che ha anche l'energia hard rock che spesso caratterizza questo gruppo. Possiede le progressioni giuste; e la voce di Giovagnoli è in grande spolvero. Inoltre, all'organo sembra quasi di sentire Jon Lord (Deep Purple)...


"Nell'etere": la chiusura, tranquilla, è un calare il sipario in maniera rappacificata e rappacificante. Quasi zen.


Per ordinare: Lizard Records

      eMail Loris Furlan:  lizardopenmind@yahoo.it


eMail Lorenzo Giovagnoli: giovlor71@gmail.com




Dell'uscita dell'album avevamo già parlato qui:

 Odessa: sta per uscire il terzo album! ('L'alba della civiltà')

      Lorenzo Giovagnoli (Odessa) 

      'Stazione Getsemani' (Odessa)

                               Come annunciato... 'L'Alba della Civiltà' (Odessa)

       


12 mar 2022

Shake Me, gruppo italiano di 'gothik rock'

La bellezza nella musica è quando tu, ascoltandola, ti senti felice e depresso a un tempo. Lullaby for demons è un formidabile prodotto rock. 


 Un album creato con meticolosità e tanta passione


LULLABY FOR DEMONS

degli SHAKE ME

Editions: M.P. Edizioni Musicali - Distributed by: G.T. MUSIC DISTRIBUTION

Anno 2021

Prodotto da Luka "Shake Me" Albarella. 

Engineered, Mixed & Mastered by Fabio Calluori @ Sonic Temple Studio (Santa Tecla - Salerno).


Buy here!


Sebbene gli Shake Me (nella persona di Luka Albarella) si autodefiniscano una band di goth'n'roll, noi non ce la sentiamo di inserire questo loro nuovo album in una determinata categoria o sottocategoria musicale. Il disco, pur nella sua omogeneità stilistica, offre tante sfumature. 


Official teaser


Si parte già in quarta con "Alive" e subito si capisce che il target scelto è il mercato internazionale; e non solo per il cantato in inglese. Qui risuonano gli Anni '80 (e più avanti anche i '90). Le chitarre elettriche e la linea melodiosa sanno tanto di epic: tutto è energetico e nel contempo sognante... e stramaledettamente moderno, non soltanto evocativo della stagione d'oro del post punk e della dark wave.

 Un senso di sospensione quasi romantica ce lo offre la seconda traccia, "Savage Love", un hard rock corposo dalle inflessioni dark: l'apice compositivo, forse, del disco in questione. Questa canzone (ispirata al capolavoro di Stanley Kubrick Eyes Wide Shut) è l'autocelebrazione di una solitudine dal carattere lunare. Una possibile hit, arricchita da un meraviglioso video che in questo periodo sta girando sui social e che ci mostra scorci familiari e meno familiari della Serenissima. Sembra un pezzo di film della Gothic culture...


"Savage love"


E si continua con i suoni appartenenti alla gamma che va dal glam allo psychedelic rock. Spesso il tutto condito con effetti (ad inizio e/o in chiusura di ogni brano, a mo' di parentesi) che arricchiscono l'atmosfera sonora. A parte le chitarre (fortissime!), è eccellente il lavoro dei sintetizzatori e del sax. Eh sì: Lullaby for demons è davvero un regalo da fare a se stessi e... e a qualcuno che abbiamo molto a cuore. 


"Geisha"


Il disco è suonato fantasticamente ed è di qualità ineccepibile, dal suono poderoso e ben modulato. Il sassofono, occorre dirlo, nobilita veramente al massimo ogni brano in cui entra in azione. (Lo suona Antonio Farabella.) E la voce di Luka è straordinaria.


     Band:

Luka – Voce

James Castellano, Ricky Portera, Alex De Rosso, Fabio Calluori, Joe Nocerino, Dario Crocetta, Anthes Aliberti, Gabriele Spagnuolo – chitarre

Ricky Portera, Angelo Napoli – basso

Mark Basile, Andrea Barone, Nunzio Bisogno – tastiere

Antonio Farabella – sax

Joey Coppola – batteria


"Lonely cell"   


NOTE:

James Castellano ha suonato per Piero Pelù, Elisa, Gianna Nannini, Raf; Ricky Portera per Stadio, Lucio Dalla, Loredana Bertè, Nek. Ci sono inoltre il prestigioso Alex De Rosso (padovano con un piede in America: ha militato nei Dark Lord e nei Dokken: glam metal), Fabio Calluori (altro apprezzato chitarrista, che ha suonato con gli Heimdall - power metal - ed è titolare del Sonic Temple Studio nei pressi di Salerno) e il tastierista Mark Basile (della band di progressive metal DGM).


“Laid So Low”, la sesta traccia, è una riuscitissima cover dell'omonima canzone dei Tears For Fears.


Luka Albarella, voce e produttore degli Shake Me, diede la stura al suo progetto nel 2009 e Lullaby for demons è il secondo capitolo della saga, dopo il precedente L’inquietudine (con testi in italiano) del 2012. 

 

    Dall'album L'Inquietitudine del 2012: "Ombre" 


"Roses of lies" 


Luka Albarella è anche l'organizzatore del festival rock 'Rock In Flames' nella sua Salerno.

 

                         


        Intervista con Luka Albarella su Allroundmetal 

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Shake Me su Facebook 


Canale Youtube degli Shake Me



"Restless"



Tracklist:


01. Alive (feat Mark Basile) (5:34)

02. Savage Love (feat Giacomo Castellano) (5:00)

03. Shadows (4:41)

04. Lascivious (feat Ricky Portera) (4:27)

05. The Heretical (feat Alex De Rosso) (4:04)

06. Laid So Low (Tears For Fears Cover) (5:12)

07. Evil Road (3:28)

08. Roses of Liess (4:52)

09. Lonely Cell (4:35)

10. Restless (4:44)

11. Geisha (4:29)

12. Shadows (Elettro-lounge-version) (4:13)

22 gen 2022

Meat Loaf


 Questo ragazzo grasso di Dallas venne maltrattato dal padre e rimase orfano di madre ben presto. Dopo un debutto discografico di non grande conto, interpretò "Eddie" nel film di culto The Rocky Horror Picture Show (1975), dove cantò "Hot Patootie - Bless My Soul". E da lì iniziò la sua fama.


Il suo secondo album Bat Out of Hell (1977), prodotto da Todd Rundgren e contenente canzoni scritte da Jim Steinman, richiese quattro anni per essere realizzato. Bat Out of Hell è un disco di rock'n'roll con inserti da opera rock (Jim Steinman veniva dal mondo dei musical) che riscontrò un enorme successo commerciale: ha infatti venduto infatti più di 43.000.000 di copie, con una media di 200.000 esemplari all'anno.

R.I.P. Meat Loaf

"Bat Out of Hell"



#rock #music 

Meat Loaf raggiunse presto una grandissima popolarità in Europa, soprattutto in Gran Bretagna - dove fu classificato 23º come artista più a lungo presente nelle classifiche settimanali... e il suo album non è mai uscito dalle classifiche! - e anche in Germania, dove raggiunse la massima popolarità dopo l'uscita di Bat Out of Hell II.


È apparso in almeno cinquanta tra film e spettacoli televisivi: oltre al Rocky Horror Picture Show, prese parte ai film Roadie - La via del rock (1980) di Alan Rudolph, Fight Club (1999) e Tenacious D e il destino del rock (2006, accanto a Jack Black).


"Paradise By The Dashboard Light"


Tra fallimenti economici, infortuni e malattie (venne operato al cuore per infarto, cadde dal palco durante un'esibizione...) e in più un divorzio, la sua vita fu come una corsa sull'otto volante: proprio come si addice al rocker "cattivo" che era solito interpretare sul palco.


Riposa In Pace, "Polpettone!"




 Meat Loaf, live at Rockpalast (Frankfurt am Main, West Germany), 1978


01 Bolero                                     

02 Bat Out Of Hell                           

03 You Took The Words Right Out Of My Mouth   

04 All Revved Up With No Place To Go         

05 Paradise By The Dashboard Light           

06 Johnny B. Goode                            

07 River Deep Mountain High                   

08 REPRISE: Johnny B. Goode                   

09 2 Out Of 3 Ain't Bad                       

10 REPRISE: All Revved Up                     


Meat Loaf - lead vocals
Jim Steinman - piano
  Bob Kulick - guitar
  Bruce Kulick - guitar
  Steve Buslowe - bass
  Joe Stefko - drums
  Paul Glanz - keyboards
  Karla De Vito - lead and backing vocals
  Rory Dodd - backing vocals


 (1947-2022)

 

20 gen 2022

Pink Floyd - 'Animals'

Gennaio 1977, Inghilterra. Esce Animals.

Il suono "industriale" di quest'opera dei Pink Floyd richiama volutamente all'ambiente cupo e pieno di vacuità e terrore di una fabbrica. "Dogs", "Pigs" e "Sheep" (cani, porci e pecore) sono le tre classificazioni che Roger Waters fa degli umani (sulla scia di Orwell, autore de La fattoria degli animali). E l'intero racconto musicale - contraddistinto da un lavoro chitarristico superlativo - si basa su una satira della nuova società, costruita sulla schiavitù delle masse; con i "boss" che ormai non nascondono più di voler creare ibridi uomo-macchina.

Waters ha fatto la svolta: dai testi intimisti a quelli sociali (ma aveva iniziato già in Wish You Were Here), e i compagni della band lo seguono, credendoci.
L'album è inserito tra due pilastri della discografia pinkfloydiana quali Wish You Were Here e The Wall e per questo, all'inizio, molti non capirono che trattasi di ennesimo capolavoro.



0:00 Pigs on the Wing (Part 1) (Waters) 1:25 Dogs (Gilmour/Waters) 18:29 Pigs (Three Different Ones) (Waters) 29:56 Sheep (Waters) 40:15 Pigs on the Wing (Part 2) (Waters)

...


 Il grande maiale gonfiabile sopra la centrale elettrica di Battersea, sulla riva sud del Tamigi, a Londra




31 ott 2021

Genesis, discografia e note varie

Discografia

From Genesis To Revelation (Decca, 1969) 
Trespass (Charisma, 1970)
Nursery Crime (Charisma, 1971) 
Foxtrot (Charisma, 1972)  
Genesis Live (Charisma, 1973, live)   
Selling England By The Pound (Charisma, 1973) 
The Lamb Lies Down On Broadway (2 LP Charisma, 1974)       
  
Rock Roots (Decca, 1975, anthology, with unpublished tracks)
A Trick Of The Tail (Charisma, 1976) 
Wind And Wuthering (Charisma, 1976)                          
Seconds Out (2 LP Charisma, 1977, live)                       
...And Then There Were Three (Charisma, 1978) 
Duke (Charisma, 1980) 
The Story Of Genesis (2 LP Charisma, 1980, anthology)
ABACAB (Charisma, 1981) 
Three Sides Live (Virgin, 1982, live + studio)
Genesis  (Vertigo, 1983) 
Invisible Touch (Charisma / Virgin, 1986)
We Can't Dance (Virgin, 1991) 
Live - The Way We Walk Vol. 1 (Virgin, 1993, live) 
Live - The Way We Walk Vol. 2 (Virgin, 1993, live) 
Calling All Station (Virgin, 1997)                           
Genesis Archives Vol. 1, 1967-75 (Virgin, 1998) 
Turn It On Again: The Hits (Atlantic / Wea, 1999)            
Platinum Collection (Rhino / Wea, 2005) 



Io sono un aficionado del gruppo inglese ormai da una vita, ovvero da quando un mio cugino mi fece ascoltare Selling England By The Pound - allora su supporto magnetico; leggi: su audiocassetta. Le opere precedenti (Trespass, Nursery Cryme e Foxtrot, oltre all'album "black" - loro debutto - From Genesis To Revelation) arrivarono per me solo successivamente; ma confermarono la mia prima, immediata impressione: i Genesis erano la "mia" band. Comunicavano direttamente col mio cuore - o con la mia anima, se volete - e riuscivo a recepirli anche a livello di cerebro. Furono loro che dischiusero per me i cancelli dell'universo prog.
Il contesto musicale in cui Tony Banks utilizzava pianoforte, Hammond e Mellotron era qualcosa di unico. Ma tutt'e cinque (poi rimasero in quattro... infine in tre) lavoravano per un unico scopo: stupire, inebriare l'ascoltatore. La magia risultava dalla creatività, dalle melodie armonizzate, dall'evidente bellezza delle soluzioni musicali.
E non solo la loro musica sofisticata: anche i loro testi mi risultarono, fin da subito, assai accattivanti. Certo, diverse cose bisognava interpretarle (e non bastava un comune dizionario italiano-inglese per capirle!), ma a quell'epoca c'era il buon Armando Gallo (il più grande esperto italiano [o addirittura mondiale] di questo gruppo) che forniva puntualmente la traduzione con tanto di "note a pie' di pagina" su ogni involucro dei dischi "genesiani" destinati al Belpaese.



Tutto ebbe inizio esattamente nel 1968, con From Genesis To Revelation: un gioiellino di musica pop con influenze R&B e soul. Melodie struggenti che già rivelano la qualità eccelsa del songwriting, sostenuta dall'urgenza emotiva. Alcune canzoni di From Genesis To Revelation sono talmente belle e senza tempo che sarebbero capaci ancora oggi di scalare le hit parade di mezzo mondo.
Due pezzi esclusi dalla prima edizione (il celebre "album nero") e aggiunti in molte delle successive ristampe, cioè "One Eyed Hound" e "The Silent Sun (single mix)", lasciano capire la voglia di "rockare" che avevano i quattro ragazzi inglesi, voglia inibita da una produzione troppo "morbida" di cui è responsabile Jonathan King. King era uno sfegatato fan dei Bee Gees prima maniera (tutti coretti e arrangiamenti di archi) e, a sua volta, un cantante melodico.
Le edizioni più recenti dell'album sono state arricchite da due demo di quell'epoca: "Image Blown Out" e "She's So Beautiful".

Trespass (1970) segna il passaggio dei Genesis dalla Decca alla Charisma e nel contempo la loro entrata nell'universo prog. In quel torno di tempo, il rock progressivo era considerato "la nuova musica classica", e non a caso fu denominato anche "art rock".
Trespass, prodotto da John Anthony, fu registrato ai Trident Studios.
Da "Looking for Someone" a "The Knife", è un fantastico susseguirsi di madrigali e trascinanti cavalcate guidate dalle tastiere di Tony Banks e dalle chitarre di Michael Rutherford e Anthony Phillips. La band lascia già intravedere in che cosa consiste la sua grandezza: pianissimi strizzacuori si inframezzano a crescendi inattesi dove spesso la chitarra distorta cinge il sintetizzatore in un dolce abbraccio. La voce di Peter Gabriel è brillantemente graffiante, "cattiva".
Durante la tournée per promuovere l'album, Gabriel saltò giù dal palcoscenico del Friar's Inn di Aylesbury (dove il gruppo era praticamente di casa) e si spezzò una caviglia; mentre i suoi compagni continuavano imperterriti a suonare, il cantante fu ritrascinato sullo stage a forza di braccia affinché portasse a termine l'esibizione...
Phillips e il batterista John Mayhew si congedarono dopo la registrazione di Trespass...




Leggi la presentazione e le recensioni degli album (fino a The Lamb...):

From Genesis To Revelation (1969)
Trespass (1970)
Nursery Cryme (1971)
Foxtrot (1972)
Selling England By The Pound (1973)
The Lamb Lies Down On Broadway (1974).


23 ott 2021

Mauro Mulas e... gli Entity

Prima di arrivare a Chiaroscuro (disco di jazz attuale del Mauro Mulas Trio), prendiamo in considerazione la pubblicazione - "tarda", purtroppo - de Il Falso Centro, album degli "storici" Entity, banco di prova progressive del tastierista, compositore e produttore sardo Mauro Mulas e di alcuni suoi accoliti di allora. Lo 'studio album' in questione venne realizzato tra il 2009 e il 2012 e, quando la Lizard (o meglio la Locanda del Vento, sua sottoetichetta) lo pubblicò nel 2013-2014, degli Entity in vero stavano pian piano svanendo le tracce: un altro capitolo assai interessante ma in pratica forse già chiuso di Mauro Mulas, il quale si muove in continuazione... per tornare ancora e sempre al suo grande amore, il jazz.


Il Falso Centro è un prodotto che vale la pena scoprire, un "concept" tipicamente progressive, una serie di brani che formano un'unica storia. La narrazione si accentra sul risveglio di coscienza di un uomo, un uomo che vuole reimpossessarsi della propria vita e, per farlo, sa che occorre abbattere l'ego, che è frutto dell'invadenza di una società che risucchia le persone nei propri meccanismi. Il cantato è in italiano.



Da un'intervista a Mauro Mulas su 'Arlequins' a proposito del progetto "prog" Entity.


"Come musicista hai qualche tastierista a cui ti ispiri, o che ti piace particolarmente?"


"A parte Keith Emerson, sicuramente Jan Hammer. Anche Chick Corea mi piace molto. Per restare in campo progressive, un altro è Rick Wakeman, anche se non apprezzo in particolare il suo modo di restare spesso ancorato a certe soluzioni barocche. Un lavoro che mi piace molto degli Yes è Tales from Topographic Ocean, che contiene a mio avviso molte idee originali."




Songs / Tracks Listing (album Il Falso Centro)

1. Davanti allo specchio (4:45)

2. Il Desiderio (16:37)

3. Il Tempo (8:41)

4. Il Trip dell'ego (5:26)

5. "ANT" (9:27)

6. L'armatura (12:42)

7. La Notte oscura dell'anima (5:59)


Total Time 63:47


Line-up / Musicians

- Sergio Calafiura / vocals

- Marco Panzino / drums

- Marcello Mulas / guitars

- Gigi Longu / bass

- Mauro Mulas / keyboards


Releases information

Label: Lizard Records/Locanda del Vento (LDV0000007)

Country: Italy

Release date: 1st February 2014


Su etichetta e distribuzione GT Music Distribution

Buy!



   Mauro Mulas omaggia Keith Emerson: "Manticore"



Quest'altro progetto (vedi video sottostante) si chiamava KTL, nato dalle idee del musicista e producer Marco Angioni, che con l'aiuto di Mulas e di parte dei componenti degli Entity ha portato quei pezzi nati in studio in concerto.
Nel 2001 KTL ha aperto il concerto dei Jethro Tull al Molo Ichnusa e nel 2006 il gruppo si è esibito nel festival "InProgress One" di Sestu.


A parte le cose con gli Entity e i KTL, Mulas vanta numerosi collaborazioni con artisti e gruppi non solo sardi. Ha partecipato all'album I racconti del mare degli Akroasis di Pierpaolo Meloni, organizzatore del festival InProgress One, rivisitando per pianoforte due loro tracce. Ha partecipato al progetto Colossus Iliad, di Marco Bernard, con due brani per pianoforte di propria composizione (vedi su Spotify: Iliad, a Grand Piano Extravaganza). C'è poi da segnalare l'album del M'Organ Quartet, con il chitarrista Massimo Ferra: un lavoro di jazz-rock con qualche influenza progressiva.

Ha inoltre realizzato una composizione per l'ambizioso progetto Colossus sul Decameron: una suite in quattro parti dove suona pianoforte e tastiere e dove si sentono anche il clarinetto di Marco Argiolas e la batteria di Marcello Mameli. 





1 ott 2021

La Decima di Beethoven

Un gruppo di musicologi e programmatori ha usato l’intelligenza artificiale per immaginare come avrebbe potuto essere la sinfonia che il compositore tedesco lasciò incompiuta




Quando Ludwig van Beethoven morì nel 1827, erano trascorsi tre anni dal completamento della sua Nona Sinfonia, per molti indiscutibilmente la sua opera magna. Beethoven aveva già iniziato a lavorare alla decima sinfonia ma, a causa del deterioramento della sua salute, non era stato in grado di fare molti progressi: tutto ciò che lasciò ai posteri furono alcuni schizzi musicali.

Da allora, i suoi fans così come i musicologi si sono chiesti che cosa avrebbe potuto essere l'ultima sinfonia del Maestro. Oggi, la visione del grande compositore ha preso vita.

Il tutto è avvenuto grazie alla startup Playform AI ("AI" = "Artificial Intelligence"). Un team di storici della musica e altri esperti (tra di loro ovviamente anche diversi esperti di informatica) ha insegnato a una macchina computatrice, a un calcolatore elettronico... sì, a un computer, sia l'intero lavoro di Beethoven che la sua metodologia creativa.




È stato un lavoro di oltre due anni; e per il 9 ottobre 2021 è fissata l'uscita ufficiale (su CD e non solo) dell'opera. Nella stesso giorno in cui è prevista la prima mondiale, a Bonn, città natia di Ludwig van. 



Ovviamente non è la prima volta che si tenta di "ricostruire" la Decima: nel 1988, il musicologo Barry Cooper provò a completare il primo e il secondo movimento (sui quattro complessivi), cercando di restare fedele a quella che pensava fosse stato il progetto di Beethoven. La composizione di Cooper è in realtà "la" composizione di Beethoven: Cooper ha messo insieme i frammenti, unendoli... Un'operazione che ha convinto non pochi ascoltatori, i quali davvero credono di sentire "la mano" di Beethoven in questo spartito. Ma che - ed era inevitabile - ha sollevato anche dubbi e polemiche.



... Ed ecco qui, invece, la Decima "composta" dall'IA, dall'intelligenza artificiale. Questo è solo una breve clip.



Segue una video-documentazione un po' più lunga.