12 feb 2020

Per il 70. compleanno del mio amico Peter

È così! Domani, 13 febbraio, cade il 70. compleanno di Peter Gabriel.

In questo articolo di Maurizio Stefanini apparso su Linkiesta, l'interessante biografia di Gabriel... compreso il matrimonio fallito, la depressione, la rinascita... e tutte le iniziative umanitarie dell'ex Genesis.


 



















Prepariamoci fin da adesso a festeggiare il grande Peter!

Sul nostro blog Topolàin abbiamo trovato diversi articoli e post dove compare il nome Peter Gabriel, o anche quello della WOMAD, l'organizzazione da lui fondata per promuovere nel mondo la biodiversità in campo musicale. (WOMAD  - World of Music, Arts and Dance - è propriamente un festival internazionale d'arte.)


    Elenco degli articoli:












































10 feb 2020

Il Segno Del Comando

La lusinga della morte e i sotterranei pieni di ragnatele


Dove c'è Diego Banchero, lì si può stare tranquilli: la qualità è assicurata. Il Segno Del Comando sono un gruppo genovese il cui nome si rifà alla fortunata serie televisiva del 1971, tratta dall’omonimo romanzo di Giuseppe D’Agata. Ne parliamo perché sono attivi più che mai (il 5 febbraio hanno suonato insieme al Banco, al Politeama di Genova) e anche perché hanno un'identità ben precisa, una cifra stilistica riconoscibilissima. E i loro fan (lo sappiamo per certo) crescono di numero ogni giorno!

 Live nel febbraio 2020


Il gruppo esordì negli Anni Novanta per volontà anche dell'allora cantante Mercy. Ed è subito chiaro quali sono i poli entro cui si muovono: tra Van Der Graaf Generator e Goblin, tra rock psichedelico e fusion, con quella persistente tendenza dark, doom, che li caratterizzerà sempre. Il tutto ovviamente a base anche di organo di chiesa, non solo di moderne tastiere. Giusto per aumentare l'effetto thrilling.

In pratica la loro è tutta una colonna sonora... e che colonna sonora!



Del 1997 è il debutto Il Segno Del Comando. Un vero gioiello. Prova difficilmente eguagliabile. Eppure, riusciranno poi a fare di meglio...


Diego Banchero - basso elettrico
Mercy - voce
Andrea Romeo (tracks: B3) - sax
Carlo Opisso - batteria
Agostino Tavella - tastiere
Gabriele Grixoni - chitarra
Matteo Ricci - chitarra
Osvaldo Giordano (tracks: A2) - mellotron
Doriana Barbè - programming
Elena Menichini (tracks: B2), Patrizia Baldacci (tracks: A5) - vocals



Le tracce de Il Segno Del Comando

01. Tenebrose Presenze (1:15)
02. Il Segno Del Comando (10:05)
03. Salmo XVII Di Baldassarre Vitali O Della Doppia Morte (1:47)
04. Messaggero Di Pietra (9:04)
05. Ritratto Di Donna Velata (3:55)
06. Missa Nigra (7:30)
07. La Taverna Dell’Angelo (10:07)
08. Ghost Lovers In Villa Piuma (4:17)











Nel 2002 esce Der Golem (titolo che richiama a un altro mito "horror" per così dire, stavolta della mitologia ebraica: il Golem è il colosso d’argilla plasmato artificialmente dall’uomo tramite la magia; il romanzo di Gustav Meyrink è del 1915). La formazione de Il Segno Del Comando è mutata, con 4 dei 5 membri che provengono dai Malombra (in primis gli stessi Banchero e Mercy).



Cover, Artwork By – Danilo Capua

Vocals, Lyrics By – Mercy
Voice – Laconya (tracks: 4)
Bass – Diego Banchero
Drums – Francesco La Rosa
Guitar – Gabriele Grixoni, Livio Carusio, Regen Graves (tracks: 3, 6)
Piano, Strings, Keyboards – Franz Ekurn
Synthesizer [Moog] – Stefano Agnini (tracks: 8)
Accordion – Ennio Lagomarsino (tracks: 9)


01. Di Sogno In Sogno
02. Dal Diario Di Un Tagliatore Di Pietre (Canzone Dell'Amnesia)
03. Komplott Charousek (Canzone Dell'Etisia)
04. Funerale A Praga
05. Salon Loisitscheck
06. Golem
07. Giorni Di Neve
08. Myriam
09. Io Il Bagatto, Io L’Appeso
10 Il Segno Del Comando (Reprise)







Ugualmente criptico e vagamente cabalistico Il Volto Verde, del 2012. Anche questo ispirato a un romanzo esoterico di Gustav Meyrink. Ospiti eccezionali, in quest'album: Claudio Simonetti (Goblin, Daemonia), Gianni Leone (Il Balletto di Bronzo), Martin Grice (Delirium), Sophya Baccini (Presence), Vinz Aquarian (Ballo delle Castagne) e Freddy Delirio (Death SS).
Non c’è più Mercy alla voce, rimpiazzato principalmente da Maethelyah (Danse Society, Bloody Mask) e anche da David Kriegg e Sophya Baccini.
Il fantasma del Balletto di Bronzo aleggia in più occasioni – come in “Chidher il verde” e in “Il manoscritto” - ma il disco presenta anche diverse soluzioni sonore. È un bel rock comunque, di livello alto-altissimo (!).


Diego Banchero - basso, tastiere, theremin
Maethelyiah - voce
Giorgio Cesare Neri - chitarra
Fernando Cherchi - batteria
Maurizio Pustianaz - tastiere
Roberto Lucanato - chitarra
Davide Bruzzi - chitarra


01. Echi Dall'Ignoto
02. La Bottega Delle Meraviglie
03. Chidher Il Verde
04. Trenodia Delle Dolci Parole
05. Il Rituale
06. La Congrega Dello Zee Dyk
07. Il Manoscritto
08. L'Evocazione Di Eva
09. Retrospettiva Di Un Amore
10. Usibepu
11. L'Apocalisse
12. Epilogo











Per L'Incanto Dello Zero (2018) Banchero rimescola le carte: si affida al cantante Riccardo Morello, ai chitarristi Roberto Lucanato e Davide Bruzzi, a Beppi Menozzi alle tastiere e Fernando Cherchi alla batteria.
Il concept è basato su un romanzo di Cristian Raimondi, da considerare un vero e proprio nuovo membro del gruppo. (Così come Peter Sinfield, nella stagione d'oro del prog, fu paroliere e ispiratore dei King Crimson, degli E,L & P, della PFM...) Quelli di Raimondi sono deliri che gli vengono dettati da una voce interiore che lui definisce “la voce di Dio”. Cosa c'è di meglio di tale arcana, trascendentale ispirazione, per poter spingere in avanti e ravvivare la musica di una band come Il Segno Del Comando?


01. Intro  - Il Senza Ombra
02. Il Calice Dell'Oblio
03. La Grande Quercia 
04. Sulla Via Della Veglia
05. Al Cospetto Dell'Inatteso
06. Lo Scontro
07. Nel Labirinto Spirituale 
08. Le 4 A
09. Il Mio Nome E' Menzogna
10. Metamorfosi 
11. Outro - Aseità









Sempre nel 2018 esce un live in studio intitolato ...Al passato, al presente, al futuro... in un’edizione limitata e numerata di 100 copie. È una sorta di Best Of che abbraccia l’intera produzione del gruppo, con brani del primo, leggendario disco e anche di Der Golem e Il Volto Verde.


Tracce:

01. Komplott Charousek
02. Golem
03. Usibepu
04. Retrospettiva Di Un Amore
05. La Taverna Dell'Angelo
06. Il Segno Del Comando



Painting – Danilo Capua
Artwork By – Marina Larcher

Bass, Backing Vocals – Diego Banchero
Voice, Keyboards – Riccardo Morello
Drums – Fernando Cherchi
Guitar – Roberto Lucanato
Guitar, Keyboards, Backing Vocals – Davide Bruzzi






9 feb 2020

Riascolta i progrock-podcast di...

Ci sono diverse trasmissioni dedicate alla buona musica rock, rock progressivo in primis, che vengono poi replicate (e tenute in archivio per sempre o per qualche tempo) per la delizia di chi ha perso la live e vuole godersele a posteriori, magari spilluzzicandosele.

È il caso di Prog & Dintorni, diretta ogni venerdì sera, su RadioVertigo, da Gianmaria Zanier.

Il link per ascoltare il podcast è: radiovertigo1.com/progedintorni.html







Altra trasmissione-clou dedicata al prog è Prog Polis, di Max M., il cui podcast (comprese tutte le puntate passate) è presente qui: https://www.mixcloud.com/maxmurd/rock-polis-822-060220-prologo-di-paradisiaci-franti/

Il programma viene trasmesso live su Radio Godot (www.radiogodot.it)



Una webradio perennemente dedicata al progressive rock è Progrock.com, che trasmette - appunto - 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana. www.progrock.com






Forse ancora più impegnata e completa la vetusta Morow: www.morow.com

Qui ad esempio sul canale Youtube di Morow c'è un'intervista del 2017 a Mike Portnoy dei Sons Of Apollo (interessante da risentire in concomitanza con l'uscita del loro nuovo album MMXX).


***

Infine, una menzione particolare a "Mach 3 - il progressive rock che non ti aspetti" che va in onda ogni domenica dalle 20 alle 22 su Radio City Trieste (www.radiocitytrieste.it). Mach 3 si distingue dagli altri programmi perché manda in onda, in gran parte, perle completamente o quasi completamente sconosciute (ed anche "esotiche"!) del rock progressivo di tutti i decenni. Per approfondire, visita la pagina Facebook della trasmissione.






 Prog & Dintorni (su Facebook)








8 feb 2020

Colosseum - Reunion Concert (Cologne 1994)




Jon Hiseman, il batterista, era scettico o addirittura riluttante quando, negli Anni Novanta, gli proposero di riformare la band; fatto sta che l'interesse per i Colosseum era ancora vivo e, anzi, a distanza di vent'anni dagli album "classici", tale interesse risultava addirittura aumentato grazie agli eccellenti lavori dei vecchi componenti con nuove, svariate formazioni. Una volta, Hiseman si trovava in tournée in Germania quando lo convinsero a cedere alle insistenze degli appassionati. Così il gruppo rinacque, e lo fece con uno storico "Reunion Concert" al festival-tenda di Friburgo nel giugno 1994, seguito da un concerto all'E-Werk di Colonia.

 


La storia dei Colosseum (I & II)

I britannici Colosseum devono essere ascritti più al blues/jazz rock che al progressive, ma vengono riportati nelle enciclopedie di entrambi i generi musicali. Fu il gruppo che servì da pedana di lancio per il tastierista Dave Greenslade, il drummer Jon Hiseman cui abbiamo già accennato, il sassofonista Dick Heckstall-Smith, il chitarrista James Litherland e il bassista Tony Reeves: tutti nomi che poi avrebbero fatto un percorso straordinario sotto altre egide e con altri compagni di viaggio. 
I primi due album vengono tuttora reputati i migliori dei primi Colosseum: Those About To Die Salute You (1969) e Valentyne Suite (stesso anno).


Hiseman si era fatto le ossa nel power blues di John Mayall e la sua specialità era sposare il suono blues con una solida sezione ritmica di impronta rock. Praticamente i Colosseum fecero col blues ciò che i Soft Machine di Third avrebbero fatto (o stavano già per fare) col jazz. Mentre ancora Those About To Die Salute You sa troppo di blues, il secondo album, Valentyne Suite, offre un gruppo maturo e up-to-date, più aperto alle sperimentazioni e con sfumature psichedeliche.
Ai Colosseum I si devono anche Daughter of Time ('70), Grass Is Greener ('70: è l'album "americano"), Colosseum Live ('71), Collector's Colosseum ('71).
Per referenze e similitudini, vedi Greenslade, Mogul Thrash, Tempest. (I Tempest furono la parentesi "hard" della carriera di Jon Hiseman.)
Da notare ancora che nel 1969 si cominciava appena a parlare di rock progressivo... (Il primo disco prog in assoluto viene da molti considerato In the Court of the Crimson King, celebre debutto dei King Crimson.)






I Colosseum II (quelli senza Greensdale, per intenderci) sono responsabili di un fusion/progressive tipo Brand X, Arti+Mestieri e simili. A me ricordano occasionalmente i Tangerine Dream.
Gli album di questa (seconda) formazione, che tra le loro fila vedeva Don Airey alle tastiere, Gary Moore alle chitarre, John Hiseman alla batteria e John Mole al basso, sono: Strange New Flesh ('76), Electric Savage ('77), Wardance ('77), Variations ('78).
Tra i nomi che rotearono attorno ai Colosseum II c'è da aggiungere quello del cantante Mike Starrs. Sebbene la musica del gruppo fosse prevalentemente strumentale, Starrs partecipò a Strange New Flesh. I primi tre album dei Colosseum II sono considerati una trilogia. Il quarto album (Variations) consiste in arrangiamenti di un tema di Nicolò Paganini; alla sua realizzazione presero parte anche Rod Argent, Phil Collins e Herbie Flowers.

Suonarono con i Colosseum (I e/o II) Chris Farlowe (voce; dal 1970), Mark Clarke (basso e voce; dal 1970), Clem Clempson (chitarra e voce; dalla fine del 1969), Barbara Thompson (dal 2004; vedi poco sotto).



Come abbiamo visto, il gruppo tornò a riunirsi nel 1994 in occasione della registrazione di un doppio album + DVD dal vivo a Colonia, e lo fecero con gli stessi musicisti presenti in The Grass Is Greener del 1970 (il disco "americano"). Vennero ripubblicate anche versioni estese di Valentyne Suite e di Colosseum Live (disco del 1971 secondo me tra i migliori 10 mai realizzati in assoluto), nonché diverse "compilation".
La moglie di Hiseman, la sassofonista Barbara Thompson, si unì alla band dopo la morte di Dick Heckstall-Smith nel 2004.

I Colosseum III, per così dire: quelli con la Thompson

1 feb 2020

Accidenti, no! È prog!

Questo è un progetto che va sotto il nome di un solista, ma l'ascoltatore si augura che il gruppo che ha accompagnato Gianni Nicola rimanga sempre insieme. Oh No, It's Prog! (titolo intelligentemente autoironico) è un album piacevole e mai banale, dotato di accorgimenti tecnici che non possono non essere definiti "progressive". 


Inizia con un organo pompante, ansante (rimembranza di "Strawberry Fields Forever") e si va avanti in maniera beatlesiana fino al minuto 3 ca., allorché si passa a un rock più vicino agli stilemi odierni. 
Ecco che il beat trasluce delle sonorità del Terzo Millennio... 





In preponderanza si tratta di symphonic rock, spesso in 'midtempo' e con armonizzazioni non troppo intricate. Ma la strumentazione elettrica si riscalda a puntino quando arriva uno 'speeder', galvanizzando e inebriando, e il ritmo - che da binario si fa chissà cosa -, e insieme al ritmo l'altalena di emozioni, fungono da principio unificatore delle strutture tonali. Oh, no! È proprio prog!


"It's a sunny day"




Soprattutto nelle parti chitarristiche ci sono echi dei Pink Floyd, ma alla fin fine l'opera mantiene un'identità propria. Vincente l'idea del flauto sulla track centrale, ovvero la lunga suite "The Dream", e il suo impiego anche sul componimento successivo... uso obbligatorio, quest'ultimo, in quanto si tratta di fare "una passeggiata con Jethro" ("Taking A  Stroll With Jethro").



Ma accennavamo all'ensemble. Un fior fiore di musicisti, maestri e insegnanti dei loro rispettivi strumenti. Oltre a Gianni Nicola (alle chitarre) abbiamo Emanuele Bosco alla batteria, Luca Pisu al basso, Paolo Gambino alle tastiere e Ariel Verosto al flauto.
Particolare menzione per Alessandra Turri, la cantante. Instancabile! È espressiva quanto basta nelle sezioni ariose, emozionante dove la musica sfiora il lirismo... e la sua voce sa rendersi potente là dove il rock si fa pesante.






L'inizio, "Happy Song", è la descrizione di una ricerca che dà la stura al "viaggio" cui ci prepara Nicola, una ricerca che si indovina travagliata ma - come dice il titolo - non è né infelice né dolorosa. È un'interrogazione di Sé e del Senso. Un'investigazione che si svolge sotto l'egida dei Fab Four, e ci sono alcuni accenni che hanno a che fare con Ringo Starr, la figura apparentemente meno appariscente del quartetto di Liverpool (incontriamo, nel testo della canzone, il tricheco o "Walrus", un richiamo al celebre brano di Ringo; e il cavernicolo o "Caveman", che rimanda a una pellicola slapstick interpretata dal batterista).

Analizzare i testi minuziosamente può essere comunque controproducente quando a farla da padrona è la musica. Basti dire che il concept è incentrato sulla quotidianità di un uomo che lavora. E così "Early Morning Musings" ci presenta le tristi elucubrazioni di chi ogni giorno deve alzarsi presto per andare a guadagnarsi la vita in una prigione a ore. La complessa "The Dream" è invece una fantasmagoria a cavallo tra l'incubo e una salutare evacuazione della psiche ("Leave me alone you bunch of fools!")... 

E poi arriva "Take A Stroll With Jethro".

La grandezza di "The Dream", il composito brano centrale, non si discute, ma, per Topolàin, è quello seguente il pezzo migliore. Poi - è naturale! - l'album occorre ascoltarlo per intero. Tuttavia... "Take A Stroll With Jethro" possiede una magia davvero non comune. Niente dunque contro gli assoli di chitarra e le modulazioni tastieristiche che arricchiscono i vari brani ("The Dream" in primis), ma è il flauto lo strumento che decide l'impronta stilistica della storia narrata in Oh No, It's Prog!. Insieme al flauto si mettono in evidenza, nel particolare instrumental che è palesemente dedicato ai Jethro Tull, la chitarra e il keyboard (fraseggi magistrali di Gambino!). 

Ora, se le prime due tracce possono essere vendute come brani di taglio AOR, essendo sicuramente radio-friendly (e, se ci fosse qualche network di buona volontà, le si potrebbe senz'altro lanciare sulle frequenze destinate alla massa), "Take A Stroll With Jethro" è candidato a divenire il pezzo puramente strumentale da trasmettere in ogni trasmissione dedicata al progressive rock! O da scegliere come sigla di qualche programma culturale.


Facit: Oh No, It's Prog! è la prima grande sorpresa vera di questo 2020. Un'impresa dall'esito felice. Un album che dispensa gioia a chi ama il rock progressivo dei Genesis (e poi dei Marillon), ma anche il neoprog degli IQ e dei Riverside.





Una piccola osservazione a proposito della copertina, spartana quasi quanto quella di Duke, album dei Genesis. Vi si vede una caricatura de L’urlo, strafamosa opera pittorica di Edvard Munch. Ebbene, tale omino dalla bocca spalancata sta a sottolineare la reazione che molti giovani avevano negli Anni Ottanta - e oltre - quando qualcuno si presentava con un'audiocassetta a base di rock progressivo. "Accidenti, no! È prog!" 

Appunto...



>> Al fine di registrare al meglio i brani mi sono avvalso della collaborazione di alcuni musicisti professionisti che vivono nella provincia di Torino. Il bassista, Luca Pisu, alterna la sua attività di insegnante e turnista con quella di bassista e frontman della rock band i Fiori e di bassista nei Fratelli di Soledad. Paolo Gambino, il tastierista, vanta una collaborazione decennale con il noto cantautore Eugenio Finardi. Ha suonato nel musical Jesus Christ Superstar, è tastierista dei Funk It e dei 60/70 (cover band dei Deep Purple) e da qualche anno accompagna il Sunshine Gospel Choir. Alessandra Turri è una cantante ed insegnante molto preparata che ha militato nei Disco Inferno, negli House of Noises, Eva Jeans and the Cats, Rockstar the Rock Tribute. Alla sua carriera di cantante/insegnante ha affiancato da anni anche quella di turnista per produzioni di alto livello nel panorama del pop italiano. Alla batteria ho chiamato Emanuele Bosco che, pur non facendo della musica la sua attività di sostentamento primaria, è dotato di un groove solidissimo e di una conoscenza molto approfondita del Progressive Rock. In due brani compare un ospite. Si tratta di Ariel Verosto, flautista e turnista di origini argentine che vive a Torino. <<
             (Gianni Nicola)




L'album si può ordinare presso: gianninicola@alice.it




25 gen 2020

Omaggio ad Asimov che passa l'esame dopo almeno due ascolti

Questo album del 2002 è da intendersi come ricerca sperimentale, similmente a Empire Tracks del 1997: i due unici output solisti di Fabio Liberatori (Roma, 15 giugno 1960). 




Liberatori, cofondatore degli Stadio (gruppo pop emiliano che agli esordi affiancò Lucio Dalla), ha scritto colonne sonore per diversi film di Verdone -- e non solo Verdone. Qui, si prende la licenza di presentare una partitura in gran parte fuori dai canoni popolari; di realizzare musica colta, insomma. E ci riesce anche grazie all'apporto di Artuno Stàlteri (pianista di conservatorio come lui e, come lui, amante degli scrittori del fantastico - Tolkien nel caso di Stàlteri) nonché della cantante Sonja Kristina, voce prestigiosa dello storico gruppo prog Curved Air (scuola canterburiana). 


Tra new age e jazz, The Asimov Assembly  (MP Records) deve inquadrarsi nella categoria "musica elettronica". Liberatori ha utilizzato alcuni sintetizzatori analogici degli anni settanta e ottanta oltre a tastiere di ultima generazione.

Con Stàlteri, l'autore del soundtrack di Borotalco aveva già forgiato il sunnominato Empire Tracks, che come tema aveva la storia e l'archittettura della caput mundi. In The Asimov Assembly ci sono almeno due brani che approdano al modale. Bravissima Sonja Kristina a interpretare la non agevole "Eyes Do More Than See" e la mirifica-stramba "Nightfall" (e in più "Nightfall Reprise", che chiude l'album). Una punta un tantino meno ostica è "The Galaxy Stock Exchange", cantata da Anthony Drago. Canzone, questa, che, con la sua atmosfera ossessiva e il ritmo insistente, incalzante, sarebbe senz'altro utile in ogni odierna discoteca (intesa come sala da ballo / da sballo). 
La traccia numero 7, “My Son, The Physicist”, ha trovato spazio nella colonna sonora del film di Verdone L’amore è eterno finché dura.


 La silloge di racconti che ha tenuto a battesimo il disco


A Topolàin piacciono "Strikebreaker" e la jazzata "Nobody Here But...", rispettivamente traccia n. 2 e n. 4. Sicuramente suggestive: "The Machine That Won The War" e "The Up-To-Date Sorcerer".




17 gen 2020

Gli Aliante... fedeli alla linea

Dopo il sorprendente Forme Libere (2017) e aver fatto aspettare forse un tantino più del necessario i loro non pochi apprezzatori, Gli Aliante se ne sono usciti, due anni dopo, con questa prova - anch'essa prettamente strumentale -  che a tratti sembra un tour de force meccanizzato da una certa urgenza, in altri un'opera meditata, ragionata, programmata con attenzione. Fatto sta che, così come per il primo album, abbiamo anche qui un misto di rock progressivo e jazzrock, tra pastelli un po' più relaxed - quasi ambient - e pennellate che virano verso il tempestoso.




Il disco si divide in due parti: "Sul confine" (a sua volta suddiviso in sette parti, che sono comunque vere e proprie canzoni a sé stanti e non frammenti di una suite) e "Nel cielo", che, con i suoi "appena" 4 minuti e rotti - è un finale degno dell'album.





Troviamo qui il trio toscano alle prese con motivi vari ("La rana"... "Cigno nero"... quadretti fortemente impressionistici) che, tutti insieme, sembrano momenti e istantanee di un viaggio. È un viaggio, e, se l'album reca l'appellativo Sul confine, è proprio perché viene tematizzata una condizione - descritta come felice - tra due sponde, tra due terre, tra due o più culture. Vedere le note di copertina per approfondire. Non è difficile, ad ogni modo, ipotizzare anche un senso traslato del titolo: la musica stessa è musica di frontiera, con passaggi, transits, tra più mondi sonori, narrati dall'hammond e dal synth (Filippi), ben rincalzati dalla sezione ritmica (Giusti & Capasso). Cambi di tonalità ed effetti sonori ad hoc decorano le melodie portanti, e uno o più brani vengono sublimati grazie a gocce pianistiche (anche da new cool jazz).







Opera seconda da assaporare a lungo... andando a rispolverare magari Forme libere per capire appieno dove sono le corrispondenze e quale elaborazione ulteriore Gli Aliante si sono addossati per cercare di deliziare le orecchie amiche nonché i critici, sviluppando la propria arte in coerente progressione.

Brani preferiti da Topolàin: "Metzada" e - davvero vertiginoso! - "Il quadrato"





Tracklist

1 Sul confine 48:08


1a Viaggio nel vento 8:50
1b Metzada 8:49
1c Ai confini del mondo 6:39
1d La rana 5:49
1e Cigno nero 7:00
1f Il quadrato 6:15
1g Tenente Drogo 4:46


2 Nel Cielo 4:17



Distributed By – G.T. Music Distribution

***

Gli Aliante sono:

Jacopo Giusti (batteria, percussioni)
Alfonso Capasso (basso, effetti)
Enrico Filippi (keyboards, pianoforte)

Il violino presente nella traccia 1c, "Ai confini del mondo", è suonato da Marianna Vuocolo.

Producer: Vannuccio Zanella


***




Qui su Topolàin, in un "vecchio" post c'è un accenno a Forme libere e l'annuncio per il nuovo album



Gli Aliante su Amazon:




P.S.: Ammettiamo la nostra ignoranza! È stato necessario "googlare" le  parole "tenente Drogo" (vedi scaletta dei brani, brano 1g) per apprendere/ricordarsi che si tratta del personaggio principale del capolavoro letterario di Dino Buzzati, Il deserto dei Tartari.


                                            (-:


12 gen 2020

'A piedi nudi sull'Arcobaleno'

A piedi nudi sull'Arcobaleno è il nuovo album dei Sintonia Distorta.
In uscita il 29 febbraio per la Lizard Records. E con Fabio Zuffanti alla produzione artistica.




Le tracce:


01. Solo un Sogno (...dimmi che ti basta)
feat. Roberto Tiranti
02. A piedi nudi sull'Arcobaleno
feat. Luca Colombo
03. Alibi
04. Sabri
05. La rivincita di Orfeo
feat. Paolo Viani
06. Madre Luna
feat. I Musici Cantori di Milano


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Lo avevamo gia annunciato qualche mese fa. Ecco il post uscito allora su Topolàin, sotto il titolo

Novità Sintonia Distorta:



Dopo tre... anzi: quattro anni...

Presto il nuovo album dei lodigiani Sintonia Distorta, che (di nuovo) si avvalgono di un direttore artistico d'eccezione: Fabio Zuffanti. È stata inoltre annunciata la presenza  di alcuni special guest (di prossima ufficializzazione).



Qui in un video del 2016



https://www.hamelinprog.com/sintonia-distorta-frammenti-dincanto/ Un articolo più completo (+ recensione del primo album) - su Hamelinprog


"Anthemyiees"









Il cantante dei Sintonia Distorta, Simone Pesatori (alias Émonis), ha un side project, che si chiama "Seventh Season". (Rintracciabile su Spotify.)

E qui la presentazione del suo primo single. 

Il single del debutto solista di Émonis



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Gli altri membri della band

Fabio Tavazzi (basso)
Giampiero Manenti (pianoforte, tastiere)
Claudio Marchiori (chitarre)
Marco Miceli (flauto, sax)
Giovanni Zeffiro (batteria)






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